Con la voce: LO SGUARDO

Nel percorso di vita dei nostri piccoli nascituri , abbiamo detto, abbiamo la possibilità di mettere la nostra voce a supporto del loro percorso di costituzione identitaria, che parte, naturalmente, dai confini del corpo, ancor prima e come fondamento, dei confini del sè.

Qui l’articolo sulla voce: La vostra voce: amarsi prima di vedersi 

Ora, dopo aver invitato alla vita il piccolo, grazie la vostra voce che farà, per lui, da filo conduttore profondo e inconscio, per tutta la vita..possiamo dire che a questa vostra competenza e abilità genitoriale si aggiunge la forza propulsiva e super stratificata dello SGUARDO.

Lo sguardo definisce:

  • delinea i confini del corpo
  • raccoglie gli ideali impliciti di chi osserva
  • offre sicurezza affettiva (o no) al bambino che si sente così sicuro di mettere distanza ed esplorare in sicurezza l’ambiente circostante.
  • permette la sintonizzazione affettiva (Stern)

Lo sguardo dell’adulto che guarda il bambino raccoglie, dunque, tutto il carico emotivo e immaginifico dell’adulto ma necessita anche di farsi spazio per diventare specchio del bambino stesso, modulando e controllando la quantità di “re-invii” che facciamo. E’ certamente importante che l’adulto guardi il bambino credendo in lui e nel suo futuro, raccogliendo anche dentro di sè tutte le aspettative e le speranze che nutre per e su di lui MA non deve dimenticare primariamente di far spazio al bambino reale che ha davanti e lasciare che nasca, cresca e si formi nella sua inclinazione identitaria…come? Facendo anche un lavoro importante su di sè.

 

Insieme allo sguardo ci sono, ovviamente, anche le parole che sono un passo ancora ulteriore, diverse dalla voce, diverse dallo sguardo: i primi due definenti ma indefiniti nella loro struttura fisiologica, le parole, invece, confinanti e confinate. Ma ne parleremo…

 

Vi suggerisco alcuni albi dei quali magari ho già parlato ed altri, nuovi, in cui questo sguardo ha esattamente il senso che vi ho descritto qui sopra.

Nino: al bambino che siamo.  

Bambino: un mondo da conoscere

Non è una scatola

Il fatto è – Capitombolo

Chiedimi cosa mi piace 

Vi cito anche Grande gatto Piccolo gatto edito Minibombo –> Grande Gatto Piccolo Gatto

 

Vorrei riferirmi un attimo al processo di separazione individuazione di Mhaler e al concetto di sintonizzazione affettiva il cui maggior rappresentante è Stern ma che, con nomi diversi, concetti simili, percorre tutta la psicoanalisi..

Vorrei provaste un attimo a seguirmi in questa immagine…

Pensate ad una stanza di nido, (o al vostro salotto di casa) e immaginate l’adulto educatore attento seduto a terra. L’atteggiamento interiore di questo professionista dell’educazione (se siete genitori siete esenti dalle mie feroci critiche…voi siete maggiormente coinvolti!! Amate i vostri figli con tutti voi stessi…e sarete perfetti. Gli educatori, invece, hanno il dovere di porsi come proposte educanti in grado di discernere dentro di sè le parti personali da quelle professionali. Sono figure formate, preparate alle quali richiedo tanto! Tanta attenzione, tanta preparazione e lavoro su di sè!)

dicevo…l’atteggiamento…chi si occupa di educazione ha l’arduo compito di porsi come proposta- modello propulsivo e positivo: dico questo perchè incontriamo tutti i giorni bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che provengono da famiglie difficili, complesse, frastagliate e frantumate….i cosiddetti (termine che ODIO) “casi difficili”, ossia tutta quella fetta di infanzia che non ha famiglie “sufficientemente buone” (detto nel senso di Winnicott sia chiaro), che ha una vita frantumata che ha bisogno di qualcuno, in un contesto sano, che si proponga come modello, come specchio che rimandi possibilità positive e non – vi prego e NON – etichette preformanti.

Questo l’atteggiamento che – scusatemi – pretendo da voi educatori…lavorate le vostre difficoltà, i vostri preconcetti…fate formazione, studiate, parlatene con adulti competenti…ma quando vi sedete a terra a guardare i bambini per i quali lavorate ponetevi con quell’atteggiamento interno che si fa spazio al loro potenziale, a quello che ancora nemmeno loro vedono. E’ importante che crediate in loro, in ognuno di loro. e questo è solo il primo passo ma è grandissimo.

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Cosa accade in questo albo?

Questo adulto – supponiamo sia il babbo – lascia alla bambina lo spazio di azione necessario, ancor prima di analizzare le parole…possiamo guardare la prossemica, lo spazio, il modo di porsi…che ci dice molto su “Che cos’è un bambino” per questo adulto.

Lo sguardo è sempre con… accompagna. Non è mai un’azione su, sopra.

E’ lo sguardo che si sintonizza affettivamente con il potenziale della bambina la quale, sintonizzata a sua volta, ne coglie la fiducia e si sente libera di esplorare.

 

Torniamo all’immagine che, tergiversando vi proponevo…l’educatore seduto a terra in una tranquilla mattina novembrina in una sezione di nido. Gli inserimenti sono finiti…la fiducia di base con i genitori e i bambini si è impiantata e va ora costituita, affermata…

l’educatore seduto con questo spazio interno, aperto a sorprendersi, guarda i bambini muoversi nella stanza…ad alcuni serve tempo per sentirsi sicuri e allontanarsi un pò, altri sono già sicuri ma tutti, tutti, uno ad uno, hanno bisogno che l’educatore sia esattamente lì con quell’atteggiamento interiore a credere in loro…

Quella sicurezza permette ai bambini di mettere le basi per la propria autonomia. Mahler ci descrive questo percorso interno di fiducia in modo magistrale. Autori poi come Bowlby, Spitz, Winnicott e Bion completano il quadro raccontandci come la capacità dell’adulto di credere e sostenere il potenziale interno del bambino permette a questo potenziale di emergere e al bambino di individuarsi (di farsi persona).

Il babbo di “Chiedimi cosa mi piace” sia nei fatti che nelle parole non si sostituisce mai alla bambina, anzi, il suo modo operativo è simile a quanto descritto nell’immagine che vi ho proposto: un passo indietro, in attenta osservazione accogliente di curiosità e bisogni della bambina, favorente l’esplorazione e la scoperta.

Fiducia la parola chiave: in se stessi come educatori sostenenti e nei bambini persone autonome e ricche.

La grande quantità di albi che ci vengono proposti, negli ultimi anni, con questo “intendere l’atteggiamento adulto” e “l’essere bambino” sono tantissimi: penso anche solo ai libri interattivi di Tullet Hervé, ultimo arrivato “Un libro che fa dei suoni” l’evoluzione 2017, impossibile non cantarla e suonarla,  di Un libro.

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Sono albi che danno al bambino la percezione di competenza che vogliamo trasmettergli,

albi che gli narrano che crediamo in lui e nel suo “saper e poter fare”, senza lezioncine preconfezionate o didattiche..

Penso a Apri bene gli occhi, a tutta la produzione di il Castoro con Reginald e Tina e a tutti gli albi che in questo blog trovate qua e là citati. Nessuno escluso (vi pare che citerei qualcosa che non includa quest’ottica?! 😉

Diffidate dagli albi didattici, pronti all’uso, che trattano la manutenzione dei bambini (come togliere ciucci, pannolini…), e che ingabbiano il bambino in una visione di sè ubbidiente, statica e sottomessa. Fateci caso…

Non solo alle parole…ma anche e soprattutto allo sguardo.

Lo sguardo, lo avrete capito, deve aprire possibilità mai chiuderle, deve tenere dentro  il possibile, lo spazio transizionale dell’altro e farlo con una fiducia incondizionata.

Va oltre il guardare, è un osservare ed osservarsi, è denso di emozioni ma anche controllato e modulato, è un dialogo di fiducia ancor prima delle parole.

Siate l’educatore ideale di voi stessi…e per qualcuno –>  Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

 

NB= l’immagine in evidenza è presa da Mamme ed. Rizzoli.

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Parola di bambini! 

Grazie al bellissimo lavoro che ho modo di fare vengo continuamente a contatto con i bambini e le bambine della fascia 0-6 anni. 

La loro saggezza insegna sempre a tutti…quest’area è dedicata alle conversazioni, gli spunti, le idee che vengono direttamente dalla loro voce! 

Scuola dell’infanzia, insegnante “non correre nel corridioio!!!!!!”
M, 5 anni, femmina “ma maestra allora perchè si chiama CORRI- doio?”

Oggi a scuola da mia figlia è arrivato I. un bimbo giunto in città grazie ai corridoi umanitari. La maestra ha detto il suo nome, che viene da lontano e che è un nuovo compagno da sostenere e aiutare (aveva bisogno di quaderni, colori e sorrisi). Mia figlia riassume perplessa “ha un bel sorriso, non sa stare molto seduto ma imparerà mamma, solo che…viene da lontano secondo me arriverà sempre in ritardo a scuola” 

“Io oggi divento più grande” 

“Ah! È il tuo compleanno?” 

Mi guarda con tono tra lo stupito e il rimproverante “no! Non lo sai che i bambini diventano grandi ogni giorno?” 

R. 4 anni, maschio. 
Un genio educante tipico dei bambini. 

#ehgià #sapevatelo #bambini #geni #tuttodaimparare

4 anni, femmina, seria. Entro a scuola e mi dice “ciao, sei una maestra?”

“Un’aiutante” (mi squadra come se sapesse che non è esattamente quello che sono)

“Io non abito qui ma il mio babbo lavora qui” 

“E quindi ti porta lui a scuola il mattino?”

“Si. E poi mi viene a prendere e torniamo a casa dove c è anche la mamma” 

3 anni femmina, frizzante “è llllloggico! Tutte le mamme abitano con i babbi” 

5 anni maschio, alzando la testa deciso “no” 

La treenne convinta ribadisce il concetto “si eccome!”

Lui “No. (Fermo, deciso…triste?) alcuni babbi se ne devono proprio andare ad abitare in altre case” 
Silenzio. (Mi pongo mille domande…se dire e cosa) 
Interviene lei, una quattreenne rimasta silente fino a questo momento, la voce autorevole che tutti aspettavamo “non importa dove abitano se ti amano” 
Bhe ragazzi….lavorare con i bambini è questo. E molto molto di più. 
#vocigrandideipiccoli

Non è una scatola

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Strumento a dir poco indispensabile ed immancabile in tutte le librerie di insegnanti ed operatori del settore scolastico (dove per settore scolastico intendo TUTTI coloro che si occupano di educazione ed insegnamento, non solo lo 0-6).

Questo albo, insieme ad altri come “Sulla mia testa” e “Che cos’è un bambino” che trovate qui : Bambino: un mondo da conoscere,  ci fa a lungo riflettere sul potere immenso dell’immaginazione (che non è solo fantasia ma vera costruzione creativa di mondi e di visuali del mondo “reale”)  dei bambini e delle bambine.

“Non è una scatola” è un prontuario per adulti, come un paio di occhiali magici che permettono di vedere quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

E, ci tengo a sottolinearlo, quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

  • non è soltato il mondo immaginativo che abbiamo il potere di creare se lasciati liberi di sperimentarci e sperimentare materiali
  • ma abbiamo smesso anche di considerare il valore soggettivo di ogni persona, ci siamo adattati all’incasellamento precostituito consumistico e riduttivo che toglie valore al potenziale di ognuno, che lo sminuisce, inscatolandolo, appunto, in etichette.

Un coniglio ed una scatola: una voce fuori campo che sottolinea l’insensatezza nell’utilizzo di una banale scatola di cartone, e il coniglio, “voce bambina”, che ci apre gli occhi. La scatola non è quello che appare agli occhi di chi guarda, è molto di più…e il coniglio è “costretto” a ribadirlo a gran voce fino alla fine…fino a dover estirpare il nome stesso all’oggetto per riuscire a ridefinirlo, svincolandolo dal giudizio restrittivo che gli era stato abbinato.

Ho citato  spesso questo albo  perchè lo utilizzo davvero tanto sia con i bambini che con gli adulti in vari ambiti.

Serve agli adulti a ricordare di quanto sono capaci i bambini, ai bambini per essere confermati nel loro potere e per notare che ci sono adulti che se ne ricordano…

Utilissimo anche per strutturare progetti educativi anche 0-6 (ve  ne ho parlato qui Lo 0-6 questo sconosciuto. e trovate un progetto della scuola dell’infanzia e del raccordo Zizzi del Comune per il quale lavoro ben presentato qui: Kalandraka – un progetto con un albo )

fenomenale per azzardare un cambio di materiali all’interno della scuola, per ragionare su quanto “inutili” siano alcuni degli oggetti che offriamo ai bambini credendo siano giocattoli per loro utili e che invece, come direbbe la dott.ssa Chokler, “sono giocattoli che giocano da soli” bloccando la creatività del bambino anzichè valorizzarla.

Nell’albo possiamo notare, e così osservare anche nel gioco attivo ed autonomo dei bambini che abbiamo nelle nostre case, scuole, giardini…che meno il materiale è predefinito e strutturato, e quindi più è destrutturato, “povero” e “naturale” e più i bambini spaziano con la loro immaginazione utilizzando il materiale in modo assolutamente inaspettato, creativo, variabile a seconda delle necessità, ricompattandolo, ricostruendolo, destrutturandolo o ristrutturandolo a seconda della visione che in quel momento stanno “mettendo in gioco”.

Ovviamente il discorso si può ampliare tantissimo ripensando al materiale di tutta la scuola, ad una filosofia nella scelta di ogni oggetto che viene messo a disposizione, dentro e fuori, ai bambini a scuola (e questo a mio avviso è l’approccio ideale per trovare un’armoniosa fluidità nel lavoro di tutta un’equipe oltre che dei bambini: troviamo un accordo, un manifesto dell’idea di bambino e quindi, di conseguenza, accordi su attività laboratoriali e materiali che andremo a proporre)

ma

non sempre è possibile nell’immediato, o, spesso, ci sono resistenze nel fidarsi dei bambini e delle bambine e della loro immaginazione (ci vuole fiducia in loro – tanta – ed anche nelle nostre competenze nel sapere cavalcare le onde da loro proposte, sapendo gestire il lavoro complesso all’interno della scuola)…quindi…possiamo pensare, per esempio, di creare una stanza dedicata ai materiali destrutturati (e per stanza intendo anche il giardino) e vedere cosa accade. Possiamo insomma partire da un punto della scuola, metetrci in osservazione e verifica, e riflettere, in collettivo, su quanto emerge.

Io, che per indole e pensiero mi fido ciecamente dei bambini, sono certa che vi stupirete ma e solo se saprete stare in sospensione di giudizio e in attesa accogliente, senza intervenire SUI bambini. Preparate gli spazi, i materiali e fogli e penne per voi.

Ragionare prima, progettare e poi verificare in itinere è fondamentale per non ostacolare il lavoro dei bambini in corso d’opera. Se li lasciamo emergere non solo ci stupiranno (che a qualcuno può interessare e ad altri meno) ma si “riveleranno” ossia sapranno mostrarci il loro potenziale e le loro difficoltà così da permetterci di riflettere sul “da farsi educativo”

FIDIAMOCI DI LORO.

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vi lascio con il link a questo bellissimo video che gira in questi giorni su fb:

video “cosa vedono i bambini quando giocano”

 

e un link, molto più professionalmente interessante, ad una scuola davvero avanti, vicino a casa: Fondazione Gualandi

Buchettino

buchettino

Buchettino…tratta da Le petit poucet di Charles Perrault,scritto da Chiara Guidi, illustrato magistralmente da Simone Massi, edizioni Orecchio Acerbo (casa editrice ed illustratore – garanzia!) non è soltanto un capolavoro nei contenuti ma anche nella formula espositiva degli stessi…

 

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parole che urlano, che sussurrano, che strisciano lungo la schiena insinuandosi tra le pieghe delle paure e dei dubbi, nel buio della stanza e dei pensieri…parole piccole o grandi, in grassetto o quasi trasparenti…suoni evocati attraverso il tratto…

parole che danzano, che girano, che si attorcigliano…movimenti che si fanno scrittura…

il tutto accompagnato da immagini a due colori…ricchissime prepotenti allo sguardo, intense per le emozioni che risvegliano, smuovono…evocano..

Simone Massi è un illustratore che io apprezzo tantissimo, nato e cresciuto nell’entroterra della provincia dove abito che, presto, spero di poter conoscere di persona. ogni volta che illustra una fiaba, una storia mi sembra di riviverla sulla pelle, di esserci, in prima persona, e di respirarne gli odori, i suoni, le ambientazioni…

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La storia è potente e nella prefazione del libro ci viene descritta una delle formule attraverso le quali viene presentata: a teatro, con gli spettatori sotto ad una coperta, ad occhi chiusi ad accogliere il suono della voce narrante.

Ed è proprio in quel suono, di una voce, ma familiare e calda e lenta, che mi cullo ogni qualvolta leggo una fiaba classica…torno anche io, idealmente ma tangibilmente, sotto alle lenzuola accanto a mia nonna che, nella penombra pomeridiana dei pomeriggi autunnali, racconta e racconta…fino a che il lieto fine mi accompagna a lasciarmi andare al sonno.

La fiaba ovviamente ha moltissimi elementi chiave: affronta temi delicatissimi come la povertà, la miseria di spirito ed economica, il potenziale creativo dei bambini (dei più piccoli soprattutto), il grado di svalutazione e sottovalutazione che gli adulti compiono nei confronti dei piccoli, il livello di pericolosità del mondo (c’è un Orco famelico che vuole mangiare i bambini e che si alza di notte, di nascosto dalla moglie che tenta di salvarli, per sgozzarli…ma al posto di uccidere i bambini “stranieri”, grazie ad uno stratagemma di Buchettino, il nostro protagonista, sgozza le figlie), la morte, la violenza e la prepotenza, l’inaspettato..il lieto fine atteso che apre alle possibilità della vita e che rivolge in positivo tutta la negatività e l’ombra fino a qui respirate.

Insomma…si sta con il fiato sospeso fino all’ultimo e guai a non arrivare al finale riparatore, lasciare in sospeso tanti e tali temi sarebbe, a mio avviso, far danno. Non è una fiaba, insomma, da leggere a bambini di due anni..ma semmai a quelli di 7-8 che hanno chiaro il limite tra fantastico e reale e che possono tollerare tensione e paura che il libro smuove diluendone l’allietamento, sapendo aspettare il finale.

Trovo che sia un albo imperdibile, pubblicato da una casa editrice che amo e alla quale chiedo di pubblicare tutte le fiabe classiche possibili…grazie.

 

Insieme al libro un codice personalizzato per effettuare il download della fiaba narrata dalla voce di Monica Demuru.

Qui trovate il link al pdf dell’anteprima: Anteprima

 

La vostra voce: amarsi prima di vedersi

A “Filo di voce” questo il titolo dei due incontri (Incontro) dedicati al tema della voce e della lettura rivolti a genitori in attesa che ho avuto l’onore di tenere a Lacasatonda Fano  .

Quello che mi piacerebbe fare è riprendere questo discorso qui con voi, presentarvi alcune “scoperte in pillole” che ho incontrato preparandomi a questi incontri (si preparandomi…c’è sempre da studiare e da leggere, qualche nuova ricerca, un taglio più preciso su argomenti che si pensa già di conoscere…amo approfondire quando posso!!)

Mi permetto di riportare qui in toto l’intro ad un utilissimo testo sulla lettura

Leggimi Forte – Parla con Lui

Gli umani, appena nati, paiono esseri fragili e precari, in bilico sul ciglio della vita come sul crinale di una collina. Forse lo sono davvero, o forse è la nostra ansia di genitori che li vede così. Fatto sta che, a quel punto, noi prendiamo d’istinto a chiamarli, con voci e sorrisi, perché da quel crinale si lascino scivolare verso di noi, da questa parte e non da quella. La voce umana ha un potere grande e segreto, che assordati da molti apparecchi rischiamo di dimenticare.
Prima del senso c’è il suono, prima delle parole c’è la voce. Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all’umanità, le rende umane. Parliamo agli animali, che non conoscono parole, parliamo a una lapide, a una pianta, a uno specchio; a una persona in coma perché ricordi la vita umana, e vi ritorni.
E a un neonato perché si fidi e vi entri.
La voce echeggia come un canto di balena, in quell’oceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita, per dire tre sole sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui. I mesi e gli anni passeranno, quella voce prenderà forma di parole, perline di senso infilate in collane via via più fiorite e complesse: mangia, dormi, ridi, cresci, come stai? Ma sotto quella superficie variopinta, in certe ore del giorno, in certe condizioni di luce, di emozione, di sonno, noi siamo ancora in grado di sentirlo, quel suono senza senso, quella voce senza parole, che non “vuole dire” niente, ma genera umanità.

La cosa fondamentale che questo libro dice a un genitore è dunque questa: parla a tuo figlio. Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro?

Parla con lui, con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli serve. E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste, che son fatte per questo: leggi un libro. “

Trovo che questa presentazione abbia al suo interno un’infinità di spunti e di riferimenti  alle più moderne teorie e ricerche sulla vita intrauterina oltre che riferimenti pedagogici, psicoanalitici, morali e filosofici. Insomma la adoro. La trovo perfetta…ma proverò ad esplicitare le mie motivazioni supportandole anche con teorie , accompagnandovi nel mio viaggio con Albi illustrati e tantissimi suggerimenti di lettura (che trovate in bibliografia qui allegata)

 …”Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all’umanità, le rende umane” …

Scrive Michel OdentLa salute dell’individuo inizia nel grembo materno […] Il bambino prenatale vive tutto ciò che vive la madre e sin dall’inizio…Durante la gestazione, dunque, non è sufficiente seguirne il buon andamento soltanto mediante esami ecografici, analisi cliniche e controlli medici per accertarsi del perfetto stato di salute di madre e bambino. Occorre preoccuparsi anche di alimentare correttamente la relazione madre-bambino-padre sul piano affettivo…
Attraverso il tatto (il bambino) è anche in grado di percepire i suoni prima che si sviluppi l’organo dell’udito […] Percepisce la voce della madre dall’esterno e dall’interno, attraverso i tessuti e le ossa, fino all’utero.Non comprende le parole, nel senso di afferrarne il senso, ma ne afferra la carica affettiva e identifica una intonazione ed un ritmo particolari, che dopo la nascita serviranno come punti di riferimento e gli daranno sicurezza tra le tante nuove sensazioni che dovrà affrontare venendo al mondo

Avete notato? Il dettaglio fondamentale…lì dove dice che il bambino intrauterino sente (con tutta la complessità dei significati di questo termine) ancor prima che il senso dell’udito si sviluppi. Ossia gli studi moderni e la psicoanalisi, praticamente da sempre, ci dicono che il bambino fin da quando si ambienta nell’utero materno riesce a percepire, attraverso il corpo, le onde sonore e che queste trasmettono non soltanto la voce della mamma ma significati molto più complessi quali un senso di esistenza e di confine (per approfondire leggere Winnicott) ..per riprendere le parole da il libro Leggimi forte “per dire tre sole sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui “.

Il bambino quindi è in una situazione di ascolto emotivo, tutto quello che gli arriva lo colpisce, lo attraversa, viene vissuto e non pensato (citando uno dei miei amatissimi professori Racalbuto – articolo, interessante il suo testo sul tema “Tra il fare e il dire” )

Che cosa significa questo esattamente? Sono concetti complessi presi dalla psicoanalisi ad origine bioniana che cerco di semplificare così: fino a che il bambino non sviluppa, dopo la nascita, intorno ai 24 mesi, la capacità cognitiva di simbolizzazione (ossia di associare ad immagini reali immagini mentali) tutto quello che vive, soprattutto nei mesi intrauterini e nei primi mesi post nascita, è vissuto-non-pensato, ossia escluso dalla simbolizzazione mentale (in fieri) ma che rimane impresso nel corpo come esperienza fatta ma non narrabile, senza parole insomma.

Ciò rende il caregiver  (ossia colui o coloro che si prendono cura) fondamentale: il ruolo dell’adulto è quello, infatti, di tradurre il reale mettendo parole, espressioni, posture…dando cioè una raffigurazione pensabile e “fatta di confini” “confinata” (perchè la parola, dando senso, limita anche ossia riduce il carico emotivo legato all’esperienza) (per approfondire leggere Bion)

e allora sono utilissimi, nei primi mesi di vita del bambino, tutti quei libri che nominano gli oggetti (un oggetto, un animale, una figura per pagina!!) e i libri sulle facce e le espressioni. Bellissimi e soprattutto degni di nota i libri a contrasto bianco/nero.

Qui sotto una piccola selezione prima di tornare al filone principale del nostro tema:

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Libri a contrasto, libri da toccare, libri che nominino la realtà, libri sonori

Ma torniamo al tema iniziale e scusate se ogni tanto prendo percorsi e vie traversi…

Laura Pigozzi in –A nuda voce. Vocalità, inconscio, sessualità(2008) – scrive “la voce ha uno statuto più antico e originario rispetto alla parola” “la voce è anche e soprattutto memoria” continua Imbasciati  : “è una memoria implicita; sganciata dunque da qualunque possibilità di ricordo. Anche qui c’è una distinzione, non ancora assimilata nella cultura generale: un conto è il ricordare, altro conto la memoria, nella sua piena estensione; il primo difficilmente corrisponde la secondo” – Nuove teorie sul funzionamento della mente. L’istituzione psicoanalitica e gli psicoanalisti, mbasciati, 2005.

E proseguo “Il feto impara (Manfredi, Imbasciati, 2004) in relazione a come la gestante (e il suo entourage e il suo stile di vita), modula ciò che gli incipienti organi sensoriali del feto possono recepire: è la modulazione materna che conferisce loro quella organizzazione che li costituisce come funzioni mentali (in primis percettive) passibili di essere memorizzate. Questa modulazione assume il carattere di un’effettiva comunicazione, vuoi ordinata e funzionale, vuoi disorganizzata e disfunzionale. La comunicazione gestante/feto è pertanto la matrice degli apprendimenti fetali e del costruirsi delle prime elementarissime funzioni mentali del feto”

 Lacan parla di Lalingua cheè quella dimensione del linguaggio che precede il linguaggio e che investe direttamente il corpo che parla. Lalangue è la dimensione carnale, primaria, originaria del linguaggio, rispetto alla quale il linguaggio sarebbe un’elucubrazione di sapereLalingua Lacan

Insomma…il suono della vostra voce (e Imbasciati ha dimostrato che il bambino-in-pancia riconosce e risponde in modo più attivo alla voce a lui direttametne rivolta), ancor prima del significato delle parole che dite, le emozioni che trasmettete ancor prima delle parole che utilizzate hanno un’importanza ed un interesse altissimo per i vostri bimbi in pancia e anche per i bimbi appena nati.

La componente prosodica della voce (ossia la ritmica e la melodica e qui Elisa Ridolfi può aiutarvi meglio di me)  è da considerare una vera e propria forma di contatto emozionale, una forma di abbraccio non corporeo.

Quindi? Dette tutte queste cose psicoanalitiche?! Bhe…quindi LEGGETE, LEGGETE, e ancora LEGGETE, CANTATE, osate con la vostra voce trasmettere tutto l’amore che provate per questo bambino.

Aucher ci ricorda che se i caregiver “parlano e cantano spesso al feto la carica affettiva dei loro messaggi risveglierà in lui un sentimento di fiducia nella vita”

Il bambino intrauterino pensa “per emozione e sentimento” dice Alfred Tomatis e allora leggere qualcosa che vi fa piacere, che vi fa star bene, parlare con lui è importantissimo.. in bibliografia trovate alcune proposte. Tenete conto che potete leggere anche Dante, mentre il vostro bambino è in pancia,…purchè questo a voi dia emozioni che desiderate trasmettere.

PS= Non ho aperto nè sfiorato il tema del desiderio (con tutto il carico di investimento, aspettative, disinvestimento ecc…) perchè ritengo che sia estremamente delicato e inadeguato ad un luogo virtuale come questo.

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Link utili:

Casa Casina

Bambino: un mondo da conoscere

Libri come ponti

Nati per leggere

Un grazie veramente speciale va a  Marta de il DragoFanfarone Fano
per la quantità di libri che ogni volta mi mette a disposizione.

A Livia Serrano e Valeria Patregnani per la collaborazione e gli spunti di riflessione che sempre mi offrono. L’una responsabile di http://www.fanoperbambini.it, l’altra responsabile dei servizi al pubblico della biblioteca. Insieme appassionate scriviamo Dillo con un libro.

E ovviamente ad Elisa di Lacasatonda per l’accoglienza e per aver pensato a me.

BIBLIOGRAFIA:

BIBLIOGRAFIA

Il cestino dei tesori

MOVIMENTI NEI PRIMI ANNI DI VITA DEL BAMBINO

Articolo non citato per questioni di brevità: Il corpo della voce, la voce dell’ascolto.  Biferale, Toti