Lo yeti

Lo Yeti,

la presenza certa di ció che non si vede,
una sensazione costante che qualcosa ci sia ma non si sa nè dove nè come.

Forse è dentro di noi,
nel lavoro quotidiano di lettura del mondo…

…quando proviamo a cercare la giusta direzione nel quotidiano…


Forse bisogna mettersi in viaggio e cercarlo…E chissà se un giorno, 

Raggiunta le vetta della nostra ricerca, 

Voltandoci vedremo qualcosa di diverso, di nuovo…


Un albo per adulti ed adolescenti
per chi è alla ricerca di qualcosa,
che sia dentro o fuori da sè,
per chi crede sempre in quel che non si vede,
per chi sa che solo mettendosi in viaggio si possono raggiungere nuove vette, nuove domande…

Un albo magistralmente illustrato, tra l’altro, dalla Dautremer da me amatissima.

Poche parole a seguire il ritmico andare di questa donna…

Usatelo in terapia, usatelo per credere in voi e nel mistero che vi appartiene…

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Incontri, disincontri.

Terre di mezzo.  Jmmy Liao.

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Tutto di questo albo fa di lui un imperdibile per adulti riflessivi e romantici, cinici e arrabbiati, stanchi ed abitudinari, creativi, illusi e/o sognatori, per adulti troppo adulti e per quelli per sempre bambini….insomma per tutti…

Quante volte ad un’occasione mancata avete riflettuto sui SE che vi hanno condotto a perderla? E quante altre, guardando a ritroso, invece, avete trovato dei fili intrecciati che, passo, passo, vi hanno portato esattamente in quel punto?

Sarà che questo albo arriva ad uno snodo particolare della mia vita, con tanti SE e qualche occasione mancata che, ho il dubbio, avrei fatto bene a cogliere…sarà che le illustrazioni sono semplici, intense e ricche di dettagli come piacciono a me… ma…sono rimasta fin dal primo momento colpita e aggrappata, pagina dopo pagina, alla storia (nonostante devo dire l’albo sia alquanto lungo).

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Lei gira sempre a destra.

Lui sempre a sinistra.

Destinati, insomma a non incontrarsi mai.

O forse no?

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La vita non è quasi mai lineare…sperarlo e crederlo non è infantile o da sognatori poco sopra citati…ma da scellerati. La sua bellezza, infatti, sta nel fatto che spesso fa curve ampissime, giri immensi, sale colline e vette, e ci fa ruzzolare senza fiato in qualche profondo burrone, scontrare in qualche circolo vizioso o svoltare in un giro di boa…dicono ci serva tutto per crescere…le chiamano sfide evolutive come a dirci che se rimaniamo fermi e seduti rischiamo di atrofizzare cervello e sentimenti.

Chi lo dice, riconoscibilissimo ottimista e motivatore che secondo me ognuno di noi incontra prima o poi nel suo gruppo di vicinanza, è un saggio e poeta, un pò fastidioso da avere vicino quando si è in piena crisi…ma utile a ricordarci che ce la possiamo fare, sempre (o quasi).

Comunque, prima di addentrarmi in discorsi filosofici che non mi competono, ben lontani dal mio carattere un pò cinico e molto pratico, …dicevamo…

i due si incontrano:

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“woooow” diranno a gran voce i sognatori…

calma calma…si tratta di un incontro in un giorno di pioggia…e di vento…

vi immaginate scrivere in un foglietto di carta il vostro numero di telefono in una giornata simile e offrirlo al vostro “incontroappenaincontrato”?

eh….infatti….

La potenza di questo albo sta nel suo profondo approccio alla vita, nel farci incantare tavola dopo tavola con dettagli e attimi….attimi che ci fanno sobbalzare sulla sedia, chiamare a gran voce e dire “giraaati!!”, sperare, stare col fiato sospeso…

Questo albo lo avvicino ad altri bellissimi come:

e ovviamente c’è una ricca filmografia sul tema…io sono rimasta affascinata da

  • “La casa sul lago del tempo” di Agresti.
  • e da “La corrispondenza”di Tornatore
  • ma guardate che anche “Le fate ignoranti”  di Ozpetek ci dice molto sul tema…. 😉

 

L’incanto sta nel saperci descrivere come ogni passo della nostra vita sia un attimo composto di accadimento e no, di incontri e disincontri.

Disincontri: trovo la parola così siginificativa e ricca da racchiudere  tanti filoni di riflessione filosofica, psicoanalitica… perfetta.

Si parla di persone che abbiamo incontrato così tante volte senza soffermarci, senza coglierle da disincontrarle ogni volta.

Si parla di scelte, di direzioni, di focus attentivi…

Si parla di te e di me che non ci siamo mai conosciuti davvero
e di te che “ti ricordi quella volta quando…?”

Insomma questo albo e gli altri che vi ho suggerito…raccontano il possibile.
Ma anche no…e per poco.
Troppo poco…una parola, un gesto, uno sguardo mancati…

Potete non crederci
o lottare con tutte le vostre forze per cambiare a ritroso le cose,

 

ma la vita sta accadendo adesso:

prestatele attenzione e…

BUONI INCONTRI.

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Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Mi hanno scritto una mail per chiedermi “ha recensito Il pentolino di Antonino”?

“No”

“Peccato”

Quel peccato mi è risuonato fino ad oggi…fino a che non ho riflettuto abbastanza sul perchè non avessi mai recensito un albo così importante per chi cammina al fianco dei bambini.E forse davvero per tutti…

Mi sono risposta che è un albo che tutti conoscono, dotato anche di una guida alla lettura scritta direttamente dalla casa editrice, e che sarebbe ridondante parlarne ancora. Ma forse la verità è che questo albo mi apre tante domande su quanto c’è ancora da fare sul mondo degli adulti, di quanto poco sento di riuscire a fare ancora e di come vorrei che l’educazione si approcciasse ad ogni bambino.

Ma…questo albo è speciale e merita una menzione in un blog che ha l’arroganza, la pretesa e l’illusione di parlare di educazione.

Cito dalla pagine di Kite edizioni “Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perché.Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro”

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Prima di continuare la descrizione vorrei  fare una piccola annotazione:

innanzitutto questo albo viene spessissimo utilizzato per parlare della e spiegare la disabilità, certamente il modo e il tono sono adeguati, delicati al punto giusto per trattare un argomento così delicato…ma a me piacerebbe che prendessimo in considerazione che questo albo parla di molto molto di più…e lo verificheremo passo passo.

  • Per prima cosa…questo albo parla di noi.

Di ognuno di noi, delle nostre piccole o grandi difficoltà che a volte diventano ingombranti e fastidiose per noi, e agli occhi di chi ci guarda.

“Gli è caduto sulla testa” –> non abbiamo scelto e non lo hanno scelto i genitori dei piccoli ai quali vengono spesso diagnosticate difficoltà di varia gravità. Eppure loro – le difficoltà – ci sono, ci piombano nella testa insieme alla diagnosi, o davanti allo specchio o, ancor peggio, davanti agli occhi di chi ci guarda. E piombano nella vita dei bambini che vivono le loro fatiche e quelle, di riflesso,  degli adulti che li accompagnano. Allora forse dovremmo ricordarcene quando ci avviciniamo alle famiglie, quando abbiamo l’impulso di dire “possibile che non se ne accorgano?!”, “possibile che non vogliano fare nulla?”…dovremmo proprio pensare alla nostra fatica nell’accettare noi stessi con i nostri limiti e provare per un attimo a cosa devono aver provato bambini e genitori davanti alla diagnosi scritta nero su bianco, o ancora..a quelle famiglie che iniziano a notare delle prepotenti differenze tra coloro che sono considerati normali e  loro. Un trauma che va a modificare non solo la visione di quel bambino, la sua identità, lo schema di catalogazione nel mondo…ma anche e fortemente l’identità della famiglia stessa, che smuove sensi di colpa, limiti e fragilità individuali, di coppia laddove ce ne sia una, che SEGNA creando un solco così profondo che, spesso, e soprattutto inizialmente, impedisce a chi ha ricevuto in testa il pentolino di vedere alternative…blocca il pensiero creativo e apre a quello che io ho denominato “pensiero tragico”.

A me appartiene molto…il pensiero tragico dico….quando mi capita qualcosa di emotivamente rilevante…per qualche tempo tutto in me si blocca, riesco solo a vedere un’alternativa e non è mai nè quella creativa nè quella evolutiva. Poi passa…reagisco, urlo, mi metto in moto, esplodo di idee di fare…mi affollo di pensieri, notti insonni,…fino a che non individuo un percorso possibile.

Ognuno poi reagisce come può…e qui…in questo “come può” si inserisce il meraviglioso proseguo dell’albo…

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    • “Fortunatamente esistono persone straordinarie…basta incontrarne una…”

di cosa abbiamo bisogno quando andiamo in crisi? A me la risposta arriva immediata e semplice: degli amici. Di quelle persone che non solo sanno capirci ma anche spronarci ad affrontare le crisi evolutive.

Ma quando si tratta di difficoltà che superano le nostre naturali capacità individuali di chi abbiamo bisogno? Di persone competenti, preparate e sensibili ( e tutte queste caratteristiche nessuna esclusa!)

Nel caso di Antonino possiamo ben dire che ha incontrato un adulto davvero ideale, che nel mio immaginario è un insegnante, un educatore.

Lei, vestito a fiori, ha un simpaticissimo pentolino in tasca che antonino ha l’onore di poter vedere…è lei a mostrarglielo nel tentativo, forse, nel momento in cui si è due etranei, di riconoscersi un pò ( a questo proposito, scusate i miei voli pindarici, vi invito a vedere questo video)

Lei vede un bambino. (come in Capitombolo la paperette vede un animale)

Un bambino con un potenziale inespresso, che ha bisogno di essere accompagnato a trovare il proprio linguaggio creativo-espressivo. E lei è a fianco di Antonino per questo.

Antonino impara a comprendere che vivere con il suo pentolino è possibile, che non solo si può “tenere in borsa” e fare molte delle cose che pensava gli fossero impedite ma che il pentolino è spesso un’utile risorsa creativa in un mondo tendenzialmente omologato ed omologante…

Grazie all’intervento esperto e competente di quello che è il mio educatore ideale

( –> ossia colui che interviene solo per offrire strumenti adeguati e nuovi punti di vista evolutivi a persone che stanno affrontanto la prorpia montagna personale, e che nel resto del tempo osserva, annota, lascia spazio e tempi di riflessione e di espressione…)

Antonino, e tutti noi in momenti di particolare difficoltà, scopre non solo, come spesso detto, la potenza della resilienza, ma anche la felicità…ossia la possibilità di essere se stesso, senza imbarazzi.

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L’educatore offre, insomma, la possibilità a tutti di essere diversi, ossia speciali, in un mondo che per osmosi tende al grigio e che invece ha davvero bisogno di persone creative, geniali, diversamente abili per renderlo un luogo accogliente, evolutivo, educativo senza esclusioni e, dunque, violenza. (secondo la mia personale teoria che violento è chi esclude e forse chi si sente escluso…ci diventa [con se stesso o col mondo]. In tantissime accezioni possibili)

Questo albo tocca le corde profonde di me, del mio essere donna, professionista in campo educativo, mamma. Mi commuove, mi smuove, mi sprona sempre e ancora a guardare all’altro nel suo potenziale e mai e non solo nelle sue difficoltà.

Abbiamo un compito arduo, davvero difficile, noi…educatori, genitori, professionisti che ci occupiamo di difficoltà cognitive, comportamentali, emotive, di disabilità, di famiglie e bambini… Il compito di guardare oltre i pentolini, di permettere ad ognuno di essere protagonista di se stesso e della propria storia, pentolini inclusi, in un mondo che tenderebbe invece ad escludere le sfumature pur avendone una grande urgenza.

Si potrebbe scriverne per ore…di sociologia, di politica, di psicologia più o meno spicciola…si potrebbe parlare tanto su temi di inclusione (parola che odio), integrazione, accoglienza, scambio…sarebbe bello se gli albi diventassero strumenti in mano ad adulti in grado di tradurli in pratiche educative e dialogiche…perchè cambierebbero il mondo.

Per amore: un po’ di me. 

Perchè leggere?
Abbiamo risposto milioni di volte…dico abbiamo perchè molto prima di me e delle mie “teorie” …sia Nati per leggere sia neuroscienziati e pediatri si sono lungamente espressi…

Ma sul perchè IO leggo…mai nessuno ha detto tanto come la mia mente stamane mentre riordinavo in fila la mini nuova collezione di casa, appena resa tale da Babbo Natale e Befana ma soprattutto dalla passione incondizionata di mia figlia (e solo successivamente mia, dico davvero!) per Dahl.img_7540-1

 

Mi sono trovata davanti a questa preziosità e d’un colpo piccola, precipitata ai piedi dell’unica libreria di casa, in camera mia, a tre mensole dall’unica possibilità di lettura disponibile oltre alla gazzetta e al Il mattino: l’enciclopedia “i quindici”.

Bordatura rossa con piccola riga nera e numero color oro.

In casa mia nessuno leggeva per me.
Mia madre malata, stesa sul divano, si dedicava, sempre meno, ad Harmony,
mio padre allo sport e alla politica.

Erano buoni genitori.

Ma non erano i cosiddetti “Nati per leggere”.

Ognuno, in casa, leggeva quello che gradiva.

Non io.

Che appena imparato a leggere mi ritrovavo a salire sulle mensole per raggiungere l’unico volume dei quindici dotato di immagini con scritte filastrocche che sapevo ormai a memoria.

Le storie in casa mi si raccontavano: alcune erano fatte di silenzi profondi, altre della voce calda e lenta della mia nonna materna che mi aspettava per i riposi pomeridiani, nel lettone, solo per raccontarmi favole ad occhi aperti.

Ecco…mi ricordo la sete che avevo di lettura, di libri, di conoscere altri spazi oltre a quelli di quelle tre mensole…ricordo così bene quella sensazione di bisogno che, non appena potei comprare da sola i libri,..non smisi piu.
All’inizio erano libri che l’insegnante ci consigliava per le vacanze, poi divenni cosi autonoma da sedare il bisogno ogni volta che esso si ripresentava (spesso) raggiungendo biblioteche e, sempre volentieri, librerie.

Ecco alcune immagini della nostra “raccolta”:

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Perchè leggo?

E soprattutto perchè LE leggo?

Per amore dunque.
Perchè amo pensarmi raggiungere sempre nuove mensole, in cui la sete derivi da desiderio di sempre nuovo e non da senso di privazione.
Perchè amo vederla con quei suoi occhi grandi desiderare nuove pagine, nuove strade, nuove possibili storie…

Perchè ai piedi di quello scaffale,

Con i quindici schierati davanti,

Per anni sentii uno strano bisogno

Di cose buone…

Di libri di qualità, che non mi ha mai più abbandonata.

 

 

Per approfondire con gli articoli dei quali vi parlavo:

http://www.fanoperbambini.it/web/category/rubriche/dillo_con_un_libro/

IL VIAGGIO: che poi sono tanti, inifiniti e magici…sempre.

Amo questo tema (e i viaggi) da quando la mia prof di letteratura si fissò ad affrontarlo per un progetto triennale…

…la odiarono tutti…io NO.

Moby dick, Operette Morali, Divina Commedia..letti con l’ottica di un rapporto eterno, potente e spesso prepotente con la Natura (con la N maiuscola) intesa come processo naturale ed essere naturale… questo progetto scavò in me il tarlo dell’amore per la letteratura e per il tema.

“Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine” Paul Wühr

Ora…per proporre questa area tematica ai bambini direi che possiamo tralasciare Dante, e tenere lì sotto banco la storia di Moby Dick …perchè di albi e modi per viaggiare con i piccolissimi ne abbiamo a disposizione diversi e già pronti ad incontrare gusti e linguaggi adeguati all’età con la quale lavoriamo.

Come sempre…alcune domande:

  • ci siamo posti la domanda di che cosa significa viaggiare per i bambini?
  • in quanti e quali modi si può viaggiare?
  • è possibile viaggiare rimanendo a scuola?

la mia proposta è limitata…sono certa che con i bambini e le bambine saprete fare molto meglio!!

Naturalmente, viste le mie inclinazioni, non potevo che adorare gli albi che ci aprono gli occhi sullo sguardo bambino (il gioco di parole è voluto…chiedo venia…le parole..ahhh che meraviglia!!) e che ci permettono, da adulti, di intuire una concezione del viaggiare del tutto naturale per i bambini: viaggiare con la fantasia.

Viaggiare con la fantasia –> ossia andare dove non si può, dove non esiste, dove fisicamente non si arriva, dove tutto è possibile, …Insomma una di quelle cosine che salvano la vita in tempi e momenti di crisi, che permettono di mantenere una mente aperta ai controfattuali, e ci esercita ad essere abili nel problem solving…vi pare poco?

e allora….partiamo….ai bambini basta poco…un poco che è tantissimo: uno scatolone vuoto, un pennarello magico, un foglio bianco…

a me è bastato sfogliare questo albo per amarlo sedutastante:

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ma, ovviamente…sul tema ce ne sono diversi di rilevanti:

– Immancabile, che, quando lo leggo, mi da sempre la pelle d’oca è Nel paese dei mostri selvaggi. Babalibri.

A caccia dell’orso. Mondadori.

Luna e la camera blu. Babalibri.

Non è una scatola. Kalandraka (cliccate sul titolo per leggerne la recensione)

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. Rizzoli

Zoo. di Susy Lee …in attesa di ristampa con Corraini

Mirror. di Susy Lee Edizioni Corraini

Ombra. di Susy Lee Edizioni Corraini

 Scoperta. Feltrinelli

Divertenti e irriverenti.

Celeste combinaguai. La Margherita edizioni.

Io sono un artista. Emme edizioni.

Quello che vi sto proponendo…forse lo avrete capito… è di prendere in considerazione che i bambini hanno un nucleo creativo interno così ampio, complesso e magico che, quando progettate, quando elaborate proposte laboratoriali, non potete non tenerne conto o pecchereste di sottovalutazione nei confronti di quelle meravigliose creature con le quali avete l’onore di lavorare.

Naturalmente ci sono viaggi più o meno fantastici, più o meno “dentro o fuori” (e i fuori sono sempre anche dentro mi raccomando!!), ci sono viaggi sotto o sopra, verso il micro o verso il macro, per terra, mare, monti o cielo…insomma sbizzarritevi.

Io qui vi faccio solo una carellata di alcuni spunti che riguardano per lo più i viaggi che dall’interno partono per mondi interiori proiettati..grazie all’uso della fantasia e dell’immaginazione creativa dove un oggetto di uso comune si trasforma, prende vita, si apre a mondi nuovi, diversi, ampli…fuori dalle porte della stanza dove ci si trova (che è il potenziale che ogni buon libro ha a mio avviso)

“M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole” Paul Valéry

In alcuni di questi albi (che proverò a recensire uno ad uno con i miei soliti tempi biblici – quindi tornate a visitare quest’area e a cliccare sui futuri titoli linkati ;-)) ci sono “strumenti stimolo”: un colore come nel caso di Viaggio, una porta, uno specchio…in altri l’autore non si preoccupa di porre tra il lettore, il protagonista e il mondo fantastico qualcosa di fisicamente rintracciabile…ci lascia liberi di entrare a capofitto nelle pagine e nelle illustrazioni (che sono già mediatori..)…

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Quale che sia il vostro modo di accedere alla fantasia e ai mondi che ne scaturiscono…non tentate di influenzare i bambini indirizzandoli su quella via..ognuno ha il suo modo di aprire la porta della mente”, per cui la mia idea è…offrite, come l’autore, strumenti stimolo, o anche semplicemente letture, come queste, di qualità.

Il resto lo faranno loro.

per i viaggi nel mondo naturale…vi ho già ampiamente scritto qui

Quello che a me piace fare è lasciare delle tracce spunto ai bambini poi sedermi con carta penna e macchina fotografica ad osservarli…se volete trattare il tema del viaggio…credo dobbiate, voi in primis, avere il coraggio professionale di lasciarvi condurre da loro…i bambini e le bambine che stanno conducendo parte del loro percorso di vita con voi, nella scuola dove lavorate insieme, in quel preciso momento storico-culturale, con quelle risorse, potenzialità, difficoltà e famiglie.

NB = tracce –> per me possono essere: offrire ai bambini materiali “poveri” destrutturati e naturali, far trovare loro uno scatolone pieno e /o vuoto (e se pieno…di cosa?), fare un’uscita, donare loro un cesto con alcuni oggetti chiave (lente di ingrandimento, macchine fotografiche, foto….mettetici fantasia….), presentare loro una storia, fare un lavoro allo specchio….abbinare queste ed altre idee… 😉

BUON LAVORO!!

E perdonate la mia prolissa energia…scrivetemi se pensate abbia tralsciato qualcosa o se, semplicemente, avete idee, domande, critiche!!

Grazie.

Un sasso nella strada

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Novità Minibombo
che tende a non smentirsi sulla qualità degli albi prodotti.
(ha la mia antipatia solo un premiatissimo Orso Buco)

Seguendo lo stile di Orso Buco, che fù di Piccolo Blu e Piccolo Giallo, l’albo si apre con l’immagine di una grande palla grigia che preclude il passaggio a diversi animali che, a mano a mano, si affacciano sulla strada chiedendosi da dove sarà arrivato questo enorme masso.

Quando decidono di coalizzarsi per spostarlo ecco che il lettore viene sopreso da uno starnuto…ed il colpo di scena inverte le parti.

Il grande masso si rivela essere un’anziana tartaruga che, raggiunta da quella che intuitivamente è la compagna, osserva con interesse i piccoli massi apparsi sul suo cammino…

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Chi non ha mai incontrato un sasso sulla propria strada?

E chi, fortunatamente, una volta affronatato da vicino, non si è poi reso conto che andava tutto ridimensionato? Prendendo atto anche che, un problema, affrontato insieme a qualcuno che ne condivide le preoccupazioni e i dubbi, si dimezza e si risolve più facilmente..?

Mi piace pensare che questo albo divertente e simpatico metta in campo anche queste tematiche:

lo stupore (e il rimanerci di sasso)

la coalizione

l’affrontare insieme un problema

l’inversione dei ruoli

i diversi punti di vista.

Oltre, ovviamente, che a giocare con il bambino sul “vedo-non vedo” e sul riconoscimento intuitivo colore-animale.

E’ un albo che si presta a molti usi:

  • per le letture ad alta voce
  • a scuola per giocare con colori, forme, giochi di ruolo…
  • in biblioteca e in altri luoghi per proporre laboratori creativi suggeriti anche da sito stesso di Minibombo che, per ogni albo prodotto, crea un minisito dedicato. (trovate il link qui)

 

 

Insomma…non perdetevelo!!

Mondo naturale: progetto esempio

Scegliete una sottocategoria. Fatevi guidare dai bambini, dai loro interessi, dalle vostre conoscenze, aggiornatevi, studiate, siate curiosi.

A me, per esempio, ha sempre colpito questo libro fotografico edito L’Ippocampocorteccequindi non ho ragionato sulla sottocategoria, lì per lì, non ho programmato mi sono solo fatta guidare da un mio interesse (e pensate che voi di persone interessate davanti ne avete almeno altre…quante? 7…25…150 ?)

…lo so che “Cortecce” ha poco a che fare con i tipici progetti educativi da nido o infanzia, ma provate a pensare…

_ dotiamo i bambini di lente di ingrandimento, sacchettino per raccogliere, matite colorate, cerette, fogli.

_dotiamoci di macchina fotografica

_ usciamo.

Il nostro progetto educativo può vertere sull’inserimento di materiale ligneo all’interno della scuola in sostituzione e/o aggiunta ai materiali già presenti ma ha, ovviamente, anche tanti altri obiettivi:

  • sviluppo delle capacità osservative
  • sviluppo della motricità fine
  • sviluppo del senso civico (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo –> vedi Il Tagliaboschi )
  • appronfondimento “scientifico” dell’evoluzione del materiale naturale (il legno è un materiale di notevole consistenza che continua a vivere anche dopo il taglio; infatti si gonfia con l’umidità e il calore, si ritira in inverno producendo crepe, si brucia e si può trasformare…)
  • sviluppo del “mapping” (collocamento geografico dei vari tipi di alberi in funzione dei luoghi riproduttivi più idonei)

Partendo da questo libro e dall’idea che il mondo fuori, intorno e dentro la scuola è prezioso si possono fare delle considerazioni iniziali:

  • la corteccia di ogni albero e anche dello stesso albero, in punti diversi, è differente: cambia forme, consistenze e colori.
  • il legno si presta a tantissimi usi all’interno della scuola.

Entrare nel mondo del legno permette, dunque, di esplorare tanti campi di interesse:

– la storia (l’evoluzione dell’utilizzo del legno, il ciclo della produzione del legno);

– le scienze ( la struttura dell’albero);

– la geografia ( l’ambiente idoneo per la crescita delle piante);

– l’educazione civica (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo);

– l’arte ( l’utilizzo del materiale naturale nell’arte e per produrre arte).

[Tengo a dire, facendo così le mie solite parentesi quadre, che queste informazioni servono agli adulti educatori per comunicare il senso del progetto e la sua importanza pedagogica ai “non addetti ai lavori” come per esempio alle famiglie. Mi sembra assolutamente superfluo dirvi che al nido non ci metteremo mai a raccontare “la storia” di come è stato utilizzato il legno…..ma possiamo raccontare e sperimentare, per esempio, da dove nasce l’albero…(odio dirvelo ma esiste una canzoncina non poco famosa che fa al caso nostro) offrendo così ai bambini anche tanti altri spunti fotografici e attraverso albi illustrati. Possiamo anche sequenziare noi la storia dei diversi passaggi dell’uso del legno, per esempio in un cartellone a tasche che preveda, all’interno di ogni tasca, il materiale rappresentato (per esempio la ruota)…sbizzaritevi insomma…]

Come potete verificare da soli lavorando con i bambini…anche una sottocategoria così ristretta vi riporta ad un immane lavoro (volendo) su tantissimi ambiti. Collegandovi infatti all’arte, alla geografia, al senso civico (io non sono affatto fissata nè con le schede nè con le discipline…categorizzo per ridurre il discorso e farmi capire) …vi allacciate in modo del tutto naturale non solo alle altre categorie da me esemplificate in “Esploratori del mondo” ma anche a tanti altri campi.

Sulla “Trasformazione dei materiali” sarebbe possibile fare anche tutto un lavoro sulla carta con visita guidata, per esempio, alla fabbrica di produzione e a quella di riciclo. (e non pensate sempre che i bambini siano TROPPO piccoli per fare esperienze così, la loro meraviglia sarà prova tangibile del grande lavoro che, insieme a loro, state facendo). Mi viene anche in mente che potete poi lavorare con la carta pesta alla costruzione di oggetti, accompagnarli in qualche laboratorio di lavorazione di questo tipo…ecc…

Certo è che…il lavoro va ben PROGETTATO. Poche cose ben fatte, lineari, e creative certo ma senza spaesamenti. Se sapete dove volete arrivare e come saprete anche trovare modalità creative all’interno di un percorso comunque definito [non come me che tergiverso sempre e vi confondo]

Urge dunque una scaletta (potete riprendere il modello proposto qui) con:

  • obiettivi e micro obiettivi per età omogenee
  • materiali
  • proposte laboratoriali per età omogenee
  • proposte uscite esperenziali
  • modalità

Tenete conto che il tema scelto si deve respirare in ogni vostra azione ed intervento all’interno della scuola: dalla festa (se la fate) al tipo di documentazione, al bigliettino che utilizzate per invitare i genitori alla riunione (per esempio un cerchietto di legno con un foro, un piccolo nastrino di raffia color naturale e il bigliettino appeso con luogo ed ora)…è interessante globalizzare l’idea progettuale non per rendere tutto banale, noioso e monotematico ma per coinvolgere quanto più possibile tutti nel senso profondo del lavoro quotidiano che stiamo facendo.

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Idee laboratoriali che rispondano alle aree di sviluppo e competenza:

0-6 –> manipolazione del materiale naturale, osservazione, costruzione libera, “frottage”, costruzione di “inventari” personalizzati, riproduzione grafica di vario tipo con diversi materiali, seriazione per caratteristiche, ascolto di letture ad alta voce, riconoscimento di sequenze di eventi, esperienze in esterna, narrazione…

6 anni  (oltre al resto)–> seriazione e comparazione dei materiali tra loro per differenti caratteristiche (tipologia al tatto, alla vista, all’olfatto…ecc…), disegno dal vivo, fotografia, mappature, creare plastici…. alcuni altri suggerimenti  home made qui

Per le attività di pregrafismo e precalcolo io prendo sempre spunto da attività di munariana memoria o montessoriana ispirazione…questo perchè ODIO le schede e AMO assecondare le naturali inclinazioni dei bambini studiando come amplificarle, farle “esplodere” ossia come e-ducerle e spronarne di nuove.

 

Suggerimenti di lettura:

 

Tutti gli inventari illustrati editi l’ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

Andiamo fuori a giocare?, Il castoro.

Arte e natura, Rivista Dada, Artebambini.

Concerto per alberi, Terre di mezzo.

Disegnare un albero, Munari, ed. Corraini.

Facciamo i colori. Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, edizioni Francoangeli.

Giardinieri in erba, ed. Editoriale scienza.

I colori della natura, ed L’ippocampo.

Il piccolo bruco maisazio pop up, ed Mondadori.

L’albero, Iela Mari, ed. Babalibri.

L’onda, ed. Corraini.

Mare, ed. Rizzoli.

Montagna, ed Rizzoli.

Nella foresta del bradipo,

Raccontare gli alberi, ed Rizzoli.

Respira piccolo albero… respira, ed. Gruppo Abele.

Saremo alberi,ed. Artebambini.

Soffio di vento, ed. Federazione nazionale delle istituzioni pro ciechi.

Uffa quanto manca, Il castoro.

 

In una parola (forse qualcuna in più)….USCIAMO in giardino, dagli schematismi, nel mondo.

 

Esploratori del mondo

Cosa c’è di meglio, per educare i bambini al senso civico, al contatto con la natura, alla partecipazione sociale, al “sentirsi parte”, se non il portarli fuori, aprire le porte della scuola, e permttere loro di mappare e vivere il territorio nel quale risiedono?

Ci sono, ovviamente, milioni di modi per farlo. Milioni di approcci…e oserei dirvi che potete intitolare così un progetto pluriennale ed ogni volta focalizzarvi su un aspetto.

Cerco di spiegarmi meglio ed andare nell’ordine mentre le idee nella testa si affollano e si organizzano in diagrammi di flusso complessi tutti collegati tra loro…

Inizio con delle domande:

Cosa significa per il collettivo “essere esploratori del mondo”? Di quale mondo?

Quali obiettivi pedagogici ha il progetto? Siamo in grado di condividerli, sostenerli, portarli avanti con le famiglie?

La scuola ha un giardino? Lo intendete come laboratorio oppure, come lo chiamo io, come triste “area sgombero bambini”?

La vostra scuola dove è fisicamente collocata? Cosa c’è intorno? Siete inseriti in un quartiere? Il quartiere che servizi ha?

La vostra scuola è collegata con i servizi offerti all’infanzia in città? (biblioteche, musei, spazi verdi, luoghi di interesse artistico, monumenti…) e no, come potete fare in modo che lo diventi (a chi rivolgersi, cosa chiedere…)

Ci sono luoghi leggermente decentrati utilizzabili, esplorabili con i bambini? (aree verdi, zone archeologiche, boschi, zone naturalistiche protette, spiagge…)

Iniziamo:

Per prima cosa consideriamo che per essere in grado di assimilare e far proprie le esperienze di esplorazione bisogna anche, parallelemente, crescere in competenza emotiva. Quindi è fondamentale che un educatore NON dimentichi mai che, qualunque sia il tema scelto, ci si muove sempre su almeno due mondi esplorativi: quello interno del bambino che fa esperienza (emotivo, cognitivo, personologico..) e quello esterno. Questo perchè va SEMPRE tenuto in prezioso conto lo stato emotivo dei bambini con i quali lavoriamo, collaboriamo, facciamo esperienze;  va chiesto loro di raccontarsi, di esprimersi come possono, a seconda dell’età e delle competenze, e vanno accompagnati a trovare strumenti comunicativi per tradurre in pensiero astratto ed in parole quanto esperito con il corpo. Il fare esperienza, infatti, sarebbe puro corpo se non ci fosse il passaggio alla mente (e qui la psicologia dell’infanzia e la pedagogia moderna possono dirvi molto).

Mondi possibili, alcune idee:

  • Mondo emotivo (sempre!)
  • Mondo naturale. (qui) Declinabile in tanti modi (dall’orto al mare, dai colori della natura ai cambiamenti naturali, dalla trasformazione del bruco alla trasformazione degli elementi…insomma sbizzarritevi!)
  • “Progetto Mapping”: che permette la mappatura della città e dei suoi luoghi di interesse, vissuti a misura di bambini (biblioteche, musei, vie e viuzze con visita guidata, aree archeologiche, pinacoteche, case di artisti…….)
  • Mondo artistico. Per restringere ancora e diversificare…(si parte dalle opere artistiche di maggior interesse in città poi si passa al disegno dal vivo compiuto dai bambini per esempio, alla lavorazione di materiali come creta, legno ecc…magari proprio in case d’artista, con produzione di opere scultoree, pittoriche, artistiche personali dei bambini..)
  • Mondi possibili: che si collega, per esempio, con progetti come quelli della Città dei bambini e delle bambine e/o della filosofia per bambini. Che nella mia città hanno un particolare fiorire e rifiorire (  Libro; Il consiglio dei bambini ;     Fanoperbambini.it; Filosofiacoibambini ..)

 

Queste sono solo alcune idee…che ho messo in crescendo secondo la mia idea di complessità nella realizzazione e nella sperimentazione pratica.

Per ognuna di queste macro-aree ci sono tante possibili declinazioni in sottocategorie più piccole e comunque, sempre, significative. Dipende molto dalle vostre competenze progettuali e dal tipo di funzionamento del collettivo scegliere che tipo di tema affrontare. Paradossalmente si potrebbe lavorare un intero anno “solo” sull’inserimento di elementi naturali all’interno della scuola in sostituzione ai materiali precedentemente presenti (via la plastica avanti il legno!! per es.. 😉 ). Non sarebbe comunque un lavoro da poco sapete?

Mi piacerebbe lasciarvi una bibliografia con alcuni spunti e semmai mettere un paio di esempi progettuali per chi ne ha proprio proprio bisogno.

Riferimenti bibliografici:

Libri comuni:

COME DIVENTARE UN ESPLORATORE DEL MONDO di K. Smith, ed. Corraini.

KUBBE FA UN MUSEO di Johnsen Kanstad e V. Ponciroli, ed. Mondadori Electa.

LIBRI FOTOGRAFICI (es: ed L’Ippocampo)

IL PUNTO Ape Junior

Mondo emotivo:

L’ALFABETO DEI SENTIMENTI di Janna Carioli, Sonia M. L. Possentini, ed. Fatatrac.

CHE COS’è UN BAMBINO (cliccate per legegre l’articolo correlato)

EMOZIONI di Van Hout Mies, ed. A.L.

A CHE PENSI? di Laurent Moreau, ed Orecchio Acerbo.

I COLORI DELLE EMOZIONI. Pop up. Di Anna Llenas, ed. Gribaudo.

Un classico un pò maltrattato: CHE RABBIA! di Mireille D’Allancè, ed. Babalibri

SONO IO IL PIù FORTE di Mario Ramos, ed. Babalibri.

Mondo naturale: (cliccate sul titolo per i dettagli)

Tutti gli INVENTARI ILLUSTRATI editi L’Ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

I COLORI DELLA NATURA di Jean-Baptiste de Panafieu , G. Guerzoni, ed L’Ippocampo.

IL PICCOLO BRUCO MAISAZIO POP UP di Eric Carle, ed Mondadori.

RACCONTARE GLI ALBERI di P. Valentinis, M. Evangelista, ed Rizzoli.

NELLA FORESTA DEL BRADIPO di Anouck Boisrobert, Louis Rigaud, Sophie Strady

MONTAGNA di A. Conforti, Rizzoli.

MARE di C. Carminati, ed. Rizzoli.

FACCIAMO I COLORI.RICETTE E IDEE PER DIPINGERE E GIOCARE CON LA NATURA di H. Arendt e S. Crimi, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura  2015, edizioni FrancoAngeli.

SAREMO ALBERI di Mauro L. Evangelista,ed. Artebambini, 2010

L’ONDA di Suzie Lee, ed. Corraini, 2009

SOFFIO DI VENTO di Elisa Lodolo, ed. Federazione nazionale delle Istituzioni pro ciechi, 2009

GIARDINIERI IN ERBA di Emanuela Bussolati, ed. Editoriale Scienza, 2008

RESPIRA PICCOLO ALBERO… RESPIRA di Sandra Dema e Antonio Boffa, ed. Gruppo Abele, 2013

http://www.bambinienatura.it

“Progetto Mapping”:

per questo progetto potete recarvi negli uffici comunali di competenza per ritirare copie di cartine della città, potete uscire  ed accompagnare i bambini e le bambine nei luoghi di interesse e chiedete loro di costruire con voi mappe e plastici dei percorsi. Avvaletevi delle competenze di guide turistiche, guide museali, direttori di teatri…

MAPPE di A. Mizielinska e D. Mizielinski, ed Mondadori Electa.


INVENTARIO ILLUSTRATO DELLE MERAVIGLIE DEL MONDO di E. Tchoukriel, V. Aladjidi, ed. L’Ippocampo.

Mondo artistico:

Arte di ron van der meer, f. Whitford, ed. Artebambini.

Arte per crescere. Idee immagini laboratori di P. Ciarcià e M. Dallari, ed. Artebambini.

Collana PiPPo di Topipittori

Che sorpresa paul klee! Di paola franceschini, ed. Artebambini.

Con gli occhi di miro’ di pola franceschini, ed. Artebambini.

Il giro del cielo di j. Mirò e d. Pennac, ed. Salani.

Il museo immaginario di Gek Tessaro, ed Carthusia.

Io sono un artista di Marta altès, Emme Edizioni.

Jackson pollock  di f. Gilberti, ed. Corraini.

La fabbrica dei colori di t. Hervè, ed. L’ippocampo.

L’esperienza dell’arte. Laboratori ed attività creativi per l’infanzia di cristina francucci, ed lapis.

Libri fatti a mano di agnese baruzzi, ed. Artebambini.

Miro’ e l’arte contemporanea con gli occhi dei bambini e delle bambine di cooperativa sociale contestoinfanzia, ed. Artebambini.

 

Mondi possibili:

IL MONDO IMMAGINARIO DI… di K. Smith, ed. Corraini.

NON è UNA SCATOLA di A Portis, Ed. Kalandraka.

CELESTE COMBINAGUAI di Emma Yarlett, La Margherita edizioni.

FEDERICO di Leo Lionni, ed. Babalibri

Non è una scatola

nonèunascatola

Strumento a dir poco indispensabile ed immancabile in tutte le librerie di insegnanti ed operatori del settore scolastico (dove per settore scolastico intendo TUTTI coloro che si occupano di educazione ed insegnamento, non solo lo 0-6).

Questo albo, insieme ad altri come “Sulla mia testa” e “Che cos’è un bambino” che trovate qui : Bambino: un mondo da conoscere,  ci fa a lungo riflettere sul potere immenso dell’immaginazione (che non è solo fantasia ma vera costruzione creativa di mondi e di visuali del mondo “reale”)  dei bambini e delle bambine.

“Non è una scatola” è un prontuario per adulti, come un paio di occhiali magici che permettono di vedere quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

E, ci tengo a sottolinearlo, quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

  • non è soltato il mondo immaginativo che abbiamo il potere di creare se lasciati liberi di sperimentarci e sperimentare materiali
  • ma abbiamo smesso anche di considerare il valore soggettivo di ogni persona, ci siamo adattati all’incasellamento precostituito consumistico e riduttivo che toglie valore al potenziale di ognuno, che lo sminuisce, inscatolandolo, appunto, in etichette.

Un coniglio ed una scatola: una voce fuori campo che sottolinea l’insensatezza nell’utilizzo di una banale scatola di cartone, e il coniglio, “voce bambina”, che ci apre gli occhi. La scatola non è quello che appare agli occhi di chi guarda, è molto di più…e il coniglio è “costretto” a ribadirlo a gran voce fino alla fine…fino a dover estirpare il nome stesso all’oggetto per riuscire a ridefinirlo, svincolandolo dal giudizio restrittivo che gli era stato abbinato.

Ho citato  spesso questo albo  perchè lo utilizzo davvero tanto sia con i bambini che con gli adulti in vari ambiti.

Serve agli adulti a ricordare di quanto sono capaci i bambini, ai bambini per essere confermati nel loro potere e per notare che ci sono adulti che se ne ricordano…

Utilissimo anche per strutturare progetti educativi anche 0-6 (ve  ne ho parlato qui Lo 0-6 questo sconosciuto. e trovate un progetto della scuola dell’infanzia e del raccordo Zizzi del Comune per il quale lavoro ben presentato qui: Kalandraka – un progetto con un albo )

fenomenale per azzardare un cambio di materiali all’interno della scuola, per ragionare su quanto “inutili” siano alcuni degli oggetti che offriamo ai bambini credendo siano giocattoli per loro utili e che invece, come direbbe la dott.ssa Chokler, “sono giocattoli che giocano da soli” bloccando la creatività del bambino anzichè valorizzarla.

Nell’albo possiamo notare, e così osservare anche nel gioco attivo ed autonomo dei bambini che abbiamo nelle nostre case, scuole, giardini…che meno il materiale è predefinito e strutturato, e quindi più è destrutturato, “povero” e “naturale” e più i bambini spaziano con la loro immaginazione utilizzando il materiale in modo assolutamente inaspettato, creativo, variabile a seconda delle necessità, ricompattandolo, ricostruendolo, destrutturandolo o ristrutturandolo a seconda della visione che in quel momento stanno “mettendo in gioco”.

Ovviamente il discorso si può ampliare tantissimo ripensando al materiale di tutta la scuola, ad una filosofia nella scelta di ogni oggetto che viene messo a disposizione, dentro e fuori, ai bambini a scuola (e questo a mio avviso è l’approccio ideale per trovare un’armoniosa fluidità nel lavoro di tutta un’equipe oltre che dei bambini: troviamo un accordo, un manifesto dell’idea di bambino e quindi, di conseguenza, accordi su attività laboratoriali e materiali che andremo a proporre)

ma

non sempre è possibile nell’immediato, o, spesso, ci sono resistenze nel fidarsi dei bambini e delle bambine e della loro immaginazione (ci vuole fiducia in loro – tanta – ed anche nelle nostre competenze nel sapere cavalcare le onde da loro proposte, sapendo gestire il lavoro complesso all’interno della scuola)…quindi…possiamo pensare, per esempio, di creare una stanza dedicata ai materiali destrutturati (e per stanza intendo anche il giardino) e vedere cosa accade. Possiamo insomma partire da un punto della scuola, metetrci in osservazione e verifica, e riflettere, in collettivo, su quanto emerge.

Io, che per indole e pensiero mi fido ciecamente dei bambini, sono certa che vi stupirete ma e solo se saprete stare in sospensione di giudizio e in attesa accogliente, senza intervenire SUI bambini. Preparate gli spazi, i materiali e fogli e penne per voi.

Ragionare prima, progettare e poi verificare in itinere è fondamentale per non ostacolare il lavoro dei bambini in corso d’opera. Se li lasciamo emergere non solo ci stupiranno (che a qualcuno può interessare e ad altri meno) ma si “riveleranno” ossia sapranno mostrarci il loro potenziale e le loro difficoltà così da permetterci di riflettere sul “da farsi educativo”

FIDIAMOCI DI LORO.

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vi lascio con il link a questo bellissimo video che gira in questi giorni su fb:

video “cosa vedono i bambini quando giocano”

 

e un link, molto più professionalmente interessante, ad una scuola davvero avanti, vicino a casa: Fondazione Gualandi

Il Tagliaboschi

Il tagliaboschi.
Ed Il leone Verde magistralmente illustrato da Alain Cancilleri

-Il-Tagliaboschi copertina

Un bosco su paesaggio innevato.

Ed una casa, con il camino acceso, quasi a vetta di una montagna.

E il silenzio……sembra di sentirlo.

il-tagliaboschi1

Un mattino presto l’uomo che abita la casa si sveglia, indossa caldi indumenti ed ecco che lo vediamo affacciarsi alla porta e, con volto assonnato, uscire… noi lo vediamo da fuori, non siamo invitati ad entrare in casa né a sapere cosa pensi quest’uomo e dove stia andando…

Ma il silent ci accompagna, per mano…a scoprirlo.

Appoggiata al muro della casa un’ascia, che l’uomo prende sulle spalle per iniziare poi il suo viaggio.

il-tagliaboschi 2

Dove va nel silenzio di un mattino innevato?

Poche pagine dopo lo sappiamo…quest’uomo è un tagliaboschi e lo capiamo perché dopo aver raggiunto un bosco lo osserviamo lasciare dietro di sé alberi spezzati alla base.

Un’ascia, un uomo ed una foresta in caduta libera.

Sembra di sentirlo il tonfo pesante e soffocato di ogni albero abbattuto, e serve un occhio bambino per notare che non siamo gli unici osservatori disarmati..

Un coniglio, uno scoiattolo ed un picchio..poco dopo un lombrico…inermi, anche stupiti, guardano…

Il-Tagliaboschi-3-

Ma forse il peggio deve ancora arrivare…e girando pagina una fitta raggiunge il cuore…

Vediamo il tagliaboschi, il mattino seguente, raggiungere nuovamente quella che era una foresta..

La pagina è disseminata di tronchi spezzati, solo un albero è rimasto in piedi ma a pochi passi l’uomo, con la sua ascia, lo sta già raggiungendo.

ultimo albero tagliaboschi

Girare pagina è quasi doloroso.

Il tagliaboschi è ai piedi dell’albero,

alza la sua ascia e nel farlo alza,

casualmente, il volto e…

…qualcosa di magico, di inaspettato, di perfetto come è perfetta la magia di ogni storia…accade.

tagliaboschi sorpresa

Tra i rami una gremita popolazione di animali guarda l’uomo. Volpi, un orso, scoiattoli, gufi, uccelli, un piccolo gnomo (dice mia figlia), un lombrico….sono tutti stretti uno all’altro sopra all’ultimo albero rimasto e guardano impauriti, interrogativi l’uomo che taglia i boshi.

Sì guardano l’uomo e anche noi lo stiamo guardando domandandoci cosa farà? Si renderà finalmente conto? Come è possibile che non si sia accorto di quello che stava facendo?

Giriamo pagina…

L’ascia è a terra, il volto dell’uomo è visibilmente scosso…e allora in noi si muove una rinnovata speranza, un sospiro di attesa positiva si fa spazio ed è irresistibile la voglia di girare le pagine e osservare l’uomo affrettarsi verso casa, bussare alla porta e fare un lungo discorso alla donna che abita con lui…..

Questo silent va goduto pagina dopo pagina fino al fondo della copertina, e arrivati alla fine va chiuso e rigirato dal titolo, alla copertina iniziale…perché, senza saperlo, abbiamo avuto tra le mani il futuro fin dall’inizio.

-Il-Tagliaboschi copertina

Interessante lo svelamento su più piani, i dettagli che si annidano qua e la tra le pagine.

Una storia di silenzio e natura (come cita il retrocopertina), di educazione al rispetto in continua sospensione tra quello che è necessario fare-  oppure no, tra quello che si può scegliere di fare-  oppure no, tra quello che si è e si può essere davvero.

Una storia di ritorno all’armonia con il naturale: con se stessi e con il mondo.

(in cui è una donna, alla fine, la mediatrice di vita, che porta con se il primo di tanti alberi da ripiantare)

Scopritelo…merita davvero!