Nino: al bambino che siamo. 

Questo albo mi commuove sempre.
E spero davvero faccia lo stesso effetto a tutti coloro che si occupano di educazione…confido in voi, e soprattutto nella connessione tra il vostro bambino interno e loro, coloro di cui vi occupate.

E’ un libro prezioso perchè offre spunti di riflessione profonda per adulti interessati a comprendere, scoprire e conoscere il mondo dell’infanzia…a stupirsi anche della meravigliosa complessità e profondità oltre che dalle competenze spesso sottovalutate di questi piccoli esseri appane affacciati alla vita.

Trovate qui il sito dedicato: Nino

Nino è un piccolo esserino piombato da non-si-sa-dove…

apre domande e curiosità: da dove è venuto? Dov’era prima? Domande che, volendo, possiamo offrire ai bambini…che possiamo anche alvorare in un gruppo sulla genitorialità…e sul mondo della genitorialità adottiva….

L’albo prosegue descrivendo le diverse caratteristiche e competenze del piccolo Nino…l’ironia è a portata di mano…e la sottigliezza con la quale Isol ci descrive le particolarità dei bambini è squisita:

Questo slideshow richiede JavaScript.

ci aiuta, da genitori, a riderci un pò su…a meglio tollerare le poche ore di sonno, le urla incomprensibili dei primi giorni…

Ma questo albo è prezioso perchè fa decisamente di più… e su questo vorrei soffermarmi:

  1. NINO REGISTRATORE

Nino vede e sente più di quanto sembra. E guardate che questa frase è profondissima e richiama a tutti gli studi di pedagogia, psicologia e chi più ne ha più ne metta. i bambini piccolissimi, in particolare quelli che ancora non “hanno parole”, hanno la capacità potentissima di 2assorbire l’umore dell’ambiente circostante” e di sentirlo. Gli educatori che lavorano con i cosiddetti lattanti, mettendosi in osservazione di se stessi e del clima classe, possono presto rendersi conto che se, malauguratamente, sono partiti nervosi da casa…con molte probabilità i più piccoli e sensibili gireranno loro facilmente alla larga o saranno “stranamente” nervosi. Questa annotazione è importantissima e andrebbe sempre tenuta a mente e ricordata anche da genitori…si tende a sottovalutare il bambino molto piccolo perchè, come ben ci ricorda il testo, ancora non comunica nella nostra lingua. Il fatto è che non è perchè non parlano che sono insensibili o sciocchi…solo non hanno ancora le nostre parole per dirlo (parole che acquisiscono appositamente per “venirci incontro”)

Stern ci parla di sintonizzazione affettiva, e vi assicuro che non è unidirezionale…anzi.

2. NINO SPECCHIO

Nino è uno specchio: un concetto psicoanalitico importantissimo e molto delicato. Le teorie ci insegnano principlamente che è l’adulto che si offre come contenitore (Winnicott) e traduttore (Bion) dell’esperienza del bambino, traducendo in espressioni e parole quanto il bambino sta vivendo, facendosi dunque specchio riflettente e riflessivo, evitando di mettere contributo troppo personale (farsi spazio e fare spazio alla possibilità del bambino di riflettersi) Per es: “ma come sei sorridente sembri felice” sorridendo…ecc

Questo albo ci offre la possibilità di cambiare punto di vista e di approfondire, prendere meglio coscienza, con un linguaggio immediato e diretto come quello di queste poche parole e delle illustrazioni, di una qualità dei bambini.

Visto che, come ci spiega poco sopra, i Nino sono in grado di registrare le emozioni che si muovono nell’ambiente circostante (per così dire di pancia, quindi ad un livello non consapevole e cognitivo ma di “vissuto non pensato” Racalbuto) sono anche in grado di riflettere al caregiver quanto lui stesso porta nella relazione,non solo di accorgersene ma anche di rimandarlo. Per farvi un esempio semplice ed anche un pò superficiale: avete mai provato a “guardare brutto” un piccolo? Probabilmente, anche se sorridente, a poco a poco cambierà espressione “ripetendo” la vostra. Ecco possiamo pensare che questa sia un’adesione “semplicemente estetica” all’emozione dell’altro ma, se riflettiamo su quanto il piccolo sente, su quanto noi mettiamo emotivamente in circolo, possiamo capire anche quanto sia possibile, in una relazione affettivamente importante tra adulti e bambini, rispecchiarsi vicendevolmente.

Stiamoci dunque attenti, abbiamo davanti dei registratori emotivi che non sono ancora in grado, per conformazione e sviluppo, di tradurre in pensieri logici, razionali, cognitivamente rassicuranti quanto stanno sentendo. E’ come se registrassero tutto senza poter dare una categorizzazione ed un senso. Insomma come scottarsi la mano, sentirne il dolore ma non saper capire la fonte.

Compito dunque di noi adulti, TUTTI, è di fare un lavoro su noi stessi prima ancora di metterci in relazione e nel mentre, durante. Di, continuamente, porsi in osservazione ma anche e soprattutto in auto osservazione così da poter distinguere e dare senso alle varie emozioni che inviamo e riceviamo.

 

Lo so che è difficilissimo ma facciamolo per loro, è nostra responsabilità.

Mi raccomando eh??

Annunci

Lo yeti

Lo Yeti,

la presenza certa di ció che non si vede,
una sensazione costante che qualcosa ci sia ma non si sa nè dove nè come.

Forse è dentro di noi,
nel lavoro quotidiano di lettura del mondo…

…quando proviamo a cercare la giusta direzione nel quotidiano…


Forse bisogna mettersi in viaggio e cercarlo…E chissà se un giorno, 

Raggiunta le vetta della nostra ricerca, 

Voltandoci vedremo qualcosa di diverso, di nuovo…


Un albo per adulti ed adolescenti
per chi è alla ricerca di qualcosa,
che sia dentro o fuori da sè,
per chi crede sempre in quel che non si vede,
per chi sa che solo mettendosi in viaggio si possono raggiungere nuove vette, nuove domande…

Un albo magistralmente illustrato, tra l’altro, dalla Dautremer da me amatissima.

Poche parole a seguire il ritmico andare di questa donna…

Usatelo in terapia, usatelo per credere in voi e nel mistero che vi appartiene…

Incontri, disincontri.

Terre di mezzo.  Jmmy Liao.

IncontriDisincontri700

Tutto di questo albo fa di lui un imperdibile per adulti riflessivi e romantici, cinici e arrabbiati, stanchi ed abitudinari, creativi, illusi e/o sognatori, per adulti troppo adulti e per quelli per sempre bambini….insomma per tutti…

Quante volte ad un’occasione mancata avete riflettuto sui SE che vi hanno condotto a perderla? E quante altre, guardando a ritroso, invece, avete trovato dei fili intrecciati che, passo, passo, vi hanno portato esattamente in quel punto?

Sarà che questo albo arriva ad uno snodo particolare della mia vita, con tanti SE e qualche occasione mancata che, ho il dubbio, avrei fatto bene a cogliere…sarà che le illustrazioni sono semplici, intense e ricche di dettagli come piacciono a me… ma…sono rimasta fin dal primo momento colpita e aggrappata, pagina dopo pagina, alla storia (nonostante devo dire l’albo sia alquanto lungo).

Incontri-Disincontri-Jimmy-Liao-Terre-di-mezzo-libricino-libri-fiabe-favole-per-bambini-ragazzi-news-blog-recensioni-4-1

Lei gira sempre a destra.

Lui sempre a sinistra.

Destinati, insomma a non incontrarsi mai.

O forse no?

Jimmy-Liao-Incontri-disincontri-Terredimezzo-11_

La vita non è quasi mai lineare…sperarlo e crederlo non è infantile o da sognatori poco sopra citati…ma da scellerati. La sua bellezza, infatti, sta nel fatto che spesso fa curve ampissime, giri immensi, sale colline e vette, e ci fa ruzzolare senza fiato in qualche profondo burrone, scontrare in qualche circolo vizioso o svoltare in un giro di boa…dicono ci serva tutto per crescere…le chiamano sfide evolutive come a dirci che se rimaniamo fermi e seduti rischiamo di atrofizzare cervello e sentimenti.

Chi lo dice, riconoscibilissimo ottimista e motivatore che secondo me ognuno di noi incontra prima o poi nel suo gruppo di vicinanza, è un saggio e poeta, un pò fastidioso da avere vicino quando si è in piena crisi…ma utile a ricordarci che ce la possiamo fare, sempre (o quasi).

Comunque, prima di addentrarmi in discorsi filosofici che non mi competono, ben lontani dal mio carattere un pò cinico e molto pratico, …dicevamo…

i due si incontrano:

Jimmy-Liao-Incontri-disincontri-Terredimezzo-12_

“woooow” diranno a gran voce i sognatori…

calma calma…si tratta di un incontro in un giorno di pioggia…e di vento…

vi immaginate scrivere in un foglietto di carta il vostro numero di telefono in una giornata simile e offrirlo al vostro “incontroappenaincontrato”?

eh….infatti….

La potenza di questo albo sta nel suo profondo approccio alla vita, nel farci incantare tavola dopo tavola con dettagli e attimi….attimi che ci fanno sobbalzare sulla sedia, chiamare a gran voce e dire “giraaati!!”, sperare, stare col fiato sospeso…

Questo albo lo avvicino ad altri bellissimi come:

e ovviamente c’è una ricca filmografia sul tema…io sono rimasta affascinata da

  • “La casa sul lago del tempo” di Agresti.
  • e da “La corrispondenza”di Tornatore
  • ma guardate che anche “Le fate ignoranti”  di Ozpetek ci dice molto sul tema…. 😉

 

L’incanto sta nel saperci descrivere come ogni passo della nostra vita sia un attimo composto di accadimento e no, di incontri e disincontri.

Disincontri: trovo la parola così siginificativa e ricca da racchiudere  tanti filoni di riflessione filosofica, psicoanalitica… perfetta.

Si parla di persone che abbiamo incontrato così tante volte senza soffermarci, senza coglierle da disincontrarle ogni volta.

Si parla di scelte, di direzioni, di focus attentivi…

Si parla di te e di me che non ci siamo mai conosciuti davvero
e di te che “ti ricordi quella volta quando…?”

Insomma questo albo e gli altri che vi ho suggerito…raccontano il possibile.
Ma anche no…e per poco.
Troppo poco…una parola, un gesto, uno sguardo mancati…

Potete non crederci
o lottare con tutte le vostre forze per cambiare a ritroso le cose,

 

ma la vita sta accadendo adesso:

prestatele attenzione e…

BUONI INCONTRI.

850cc668b06f336a6d824f258692011a

 

Zero-sei questo sconosciuto: atto secondo

Mi sono chiesta numerose volte se aveva senso scrivere un articolo sul percorso di questo famoso “zerosei” che si aggira, come un fantasma, per le vie impervie della legge.

Mi sono studiata la 107,
e il decreto attuativo del sistema zerosei n. 380, cercando di trovare dei punti dai quali partire per costruire percorsi di senso fattibili, realizzabili con le poche risorse che hanno i comuni, le scuole, i piccoli centri educativi dove mandare i bambini al nido sembra essere ancora un’elite.

Lì per lì mi sono preoccupata quando ho letto che sarebbe stato lo Stato a lanciare le linee guida nazionali per il curricolo del nido. Sono nata come educatrice e credo di avere in me una certa resistenza instillata dalla “nicchia”, all’insinuarsi dello Stato in ambienti così delicati…ma la verità è che le indicazioni nazionali per il curricolo dell’infanzia sono scritte bene, davvero bene

…è l’applicazione che fa acqua da tutte le parti.

Ho visto scuole dell’infanzia con la cattedra e i banchi disposti in fila a due a due che nemmeno alla scuola primaria si usa più,

scuole dell’infanzia proporre schede con la vivisezione della carpa d’acqua dolce, in zone di mare con il porto a pochi passi e nonni pescatori già dentro la scuola (ignorati ovviamente)…

schede di ogni genere e tipo, istruzione anzichè educazione,

prerequisiti alle invalsi piuttosto che promozione dello sviluppo naturale in zona prossimale…

Insomma ho riflettuto un attimo e mi sono detta che il problema non è lo Stato (non questa volta almeno) ma le prassi mantenute stabili e fedeli nei secoli da personale poco motivato e affatto formato (e non lo dico dando contro al personale)…e se qualcosa ho da rimproverare a questa nuova legge sono i famosi 500 euro lanciati dalla finestra al personale lasciandogli la responsabilità di formarsi…senza una linea comune, senza una selezione di qualità delle offerte formative, senza identificare, nei percorsi, una linea pedagogica riconoscibile e uniforme. Va benissimo la libertà d’insegnamento ma si dimenticano i bambini, si dimenticano ancora una volta le dinamiche dei gruppi di lavoro…si frantuma lo stile educativo e lo si appiattisce.

Si dimentica che anche il personale ha bisogno di riconoscersi, di avere dei riferimenti, di affidarsi quando ci sono delle difficoltà, di avere riferimenti teorici vicini al quotidiano…

Bellissima idea il bonus per acquistare libri, recarsi a teatro, visitare mostre….la cultura e l’educazione sono necessariamente intrecciate e si nutrono a vicenda ma questo non basta,

e ben venga l’istituzione del coordinamento pedagogico territoriale…abbiamo riferimenti importanti in Italia, da coordinatrice pedagogica (senza arte nè parte contrattuale) credo fortemente in questo ruolo ma reputo indispensabile

costruire equipe di coordinamento psicopedagogico capillari che riescano a raggiungere tutti gli istituti, che si formino insieme, che abbiano percorsi adeguati per sostenersi nella crescita ( e i 500 credetemi non bastano), che la formazione sia continua in itinere per tutti: per coordinatori (specifica) e per educatori ed insegnanti (insieme ai coordinatori).

Insisto sul coordinamento psicopedagogico non solo perchè la realtà in cui vivo mi sottolinea quotidianamente lo frastagliamento in questo ambito (nonostante si stia organizzando dal basso, con non poche fatiche, un nucleo operativo regionale) ma anche perchè in quanto membro del Gruppo Nazionale Nidi ed Infanzia mi accorgo che questa disomogenea presenza qualitativa di coordinatori e relativo riconoscimento sono problemi diffusi un pò in tutta Italia.

Le prassi operative sono dure a cambiare se non si prende insieme una linea comune sulla quale lavorare e ciò è possibile certamente grazie ad una formazione di qualità (scelta che non si può ragionevolmente lasciare in mano al singolo individuo) ma anche e soprattutto grazie alla presenza costante e importante di coordinatori pedagogici all’interno delle scuole: figure alle quali le insegnanti possano affidarsi, con le quali costruire insieme nuovi modi di stare insieme a scuola, con uno sguardo che è dentro le equipe di lavoro delle scuole ma anche fuori, che è con loro ma anche super partes, che indirizza, supervisiona ma che accompagna, pazienta, si fa ponte.

Mi sto dilungando…è vero.

Penso ai poli scolastici…e al loro potenziale…e mi domando se qualcuno abbia pensato di affiancare, all’illuminato ingegnere, coordinatori pedagogici e/o formatori in campo educativo che possano ammodellare le idee ingegneristiche ed archittetoniche con uno sguardo rivolto a chi, dentro a quelle mura, dovrà poi lavorare e giocare.

Cercando di accorciare la polemica…la legge ha dei buonissimi spunti. Dobbiamo ora aspettare di capire come si muoveranno le regioni (ho un pò paura lo confesso).

Cosa possiamo fare nel frattempo?

Rispondo con : avviare percorsi di riflessione.

Vi dirò che ci stiamo provando qui…gruppi di lavoro di intercollettivo complessi, densi, ricchi…dopo e solo dopo aver fatto un lungo percorso di formazione di due anni (che andrà avanti ancora) con Zeroseiup e tre formatrici di alto livello.

Vi dirò che le educatrici e le insegnanti si sono messe in discussione e molto e che tra i tanti percorsi avviati ve ne posso raccontare uno che sta davvero funzionando.

Ma prima vorrei sottolineare che se non ci sono percorsi che unificano l’idea di educazione, di bambino, di autonomia e gioco difficilmente si potrà lavorare bene con i bambini, di qualunque età li pensiate.

La rivoluzione, presso il comune per il quale lavoro, è iniziata con la formazione con la dott.ssa Malavasi L., la quale non ci ha fornito soluzioni ma semmai domande, dubbi, messa in discussione passo passo sempre più profonda e densa. Il principale dubbio che ci ha insinuato è stata una domanda che si è aperta nelle nostre menti “Che tipo di bambino stiamo crescendo?”

Un bambino capace di scegliere individualmente quale strada percorrere perchè consapevole dei propri bisogni e desideri, in grado di muoversi nel proprio ambiente scolastico e nella propria città riconoscendo i tratti storici principali, le funzioni e i vari ruoli, consapevole di sè e rispettoso degli altri (leggendo il profilo dello studente è questa la descrizione che si evince!)  o un bambino ubbidiente, istruito ad eseguire i compiti, adattato alle regole sociali così bene da anticiparle, pulito, composto, silenzioso se non interrogato…un bambino che eccelle in invalsi ma ha difficoltà a contenere e/o riconoscere le proprie emozioni perchè trattenute troppo a lungo da diventare esplosive….un bambino tenuto seduto per ore a compilare schede in virtù di un addestramento alla scuola primaria, che vede foglie sempre uguali e stagioni preconfezionate su schede del “si è sempre fatto così” e si perde la natura, quella vera, lì fuori…?

Lo so…sono polemica, perdonatemi, parlo ad alta voce con il senno del poi e il senso di colpa anche…domandandomi quante volte ho privato un bambino della possibilità di fare esperienza autentica di se stesso e sperimentazione vera con il naturale ed il mondo reale.

Siamo diventati insegnanti protettivi più di noi stessi (schiacciati dalle normative e procedure amministrative) e delle ansie genitoriali più che dello sviluppo autentico? Mi rifiuto di dirlo e anche di crederlo…eppure…

Osservando la giornata tipo e la linea del tempo passato a scuola ci siamo accorte che, nonostante le nostre (dico nostre mettendomi con le educatrici) convinzioni di stare lavorando per l’autonomia, stavamo lavorando in altre direzioni:

difficile dettagliarvi i percorsi di pensiero…

avevamo organizzato le giornate dei bambini,
avvalendoci del sacrosanto principio che le routines sono fondamentali,
come delle caserme.

  1. dalle 8 alle 9.30 tutti dentro
  2. 9.30 9.40 tutti in bagno a far pipì
  3. 9.43 tutti seduti a far merenda
  4. 9.50 tutti seduti sul tappeto per il cerchio (o, nel caso del nido, per le canzoncine e filastrocche)
  5. 10.15 tutti seduti a fare attività guidate
  6. 11.30 tutti in bagno a far pipì e lavare le mani
  7. 12 tutti a pranzo
  8. 13 tutti a nanna, a casa, o in silenzio
  9. e via così..

Forse vi fa ridere una lista cosi…ma credetemi a rileggere che anche il momento pipì è stato istituzionalizzato a me ha sempre fatto accaponare la pelle.Siamo sicuri che le routine siano queste? E quale è il senso?

La riflessione è iniziata così..

Che bambino abbiamo in mente? Cosa vogliamo ottenere da queste sue giornate a scuola? E’ importante ai fini dell’autonomia che faccia pipì e che mangi quando glielo diciamo noi? O conta maggiormente educarlo ad arrivare al bagno da solo quando gli scappa? E a riconoscere i morsi della fame e le quantità di cibo adatte alla sua pancia?

Ai fini del suo sviluppo armonico e consapevole è importante che impari ubbidientemente a stare seduto o vale di più che si appassioni a qualcosa che stimoli la sua attenzione focalizzata?

Un bambino di un anno è piccolo per decidere quanto mangiare (per esempio)? Allora perchè da nenonato lasciamo che sia lui ad autoregolarsi con la suzione al seno del latte? Come mai ci lasciamo guidare quando è in fasce e poi improvvisamente ci intromettiamo e lo reputiamo troppo piccolo? Confondiamo forse la capacità di autoregolazione con la consapevolezza cognitiva? Sono concetti differenti.

Cosa intendiamo per routine? Sono azioni, momenti e attimi fondanti la struttura organizzativa della giornata a scuola dei bambini o colonne inossidabili e inattacabili il cui contenuto e senso ormai ci sfugge? E’ possibile pensare di spostare il cerchio in un orario che sia successivo ad una mattinata di gioco autoregolato dei bambini? Così che abbiano davvero qualcosa da raccontarci e raccontarsi? che noi possiamo osservarli per una mattina intera e poi restituire loro qualcosa che rilanci quanto hanno fatto?

Perchè farlo alle 9.30 del mattino? Per segnare il capofila! Per dire loro cosa devono fare dopo! Per segnare il tempo che fa e gli assenti!

E’ possibile pensare che i bambini imparino a riconoscere i segnali del prorpio corpo così da andare in bagno da soli, quando serve?

E’ possibile unificare le prassi tra nido e infanzia?

Penso ad Ausbel e al concetto di apprendimento per scoperta e a Dewey e alla sua teorizzazione sullo stile educativo basato sulla ricerca, la sperimentazione attraverso l’indagine ipotetica per esperienza e verifica. Questo tipo di approcci ci permettono di avvicinarci a tutti i bambini. E quando dico tutti mi riferisco anche a quei bambini, accompagnati da insegnanti preparate ed attente, che hanno più difficoltà o disabilità.

Se consideriamo il bambino come fautore del proprio percorso di crescita in un rapporto di esplorazione con il mondo, sostenuto da educatori che predispongono materiali e spazi, allora possiamo pensare allo zero sei con facilità.

E veniamo allora all’esperienza di cui vi accennavo poco sopra:

immaginate una scuola dell’infanzia classica–> armadietti in ingresso, salone di accoglienza, sezioni organizzate per centri di interesse.

immaginate anche un raccordo–> due piccole stanze, luminose, intime ben organizzate.

Ora togliete tutto. Armadietti via, sezioni via, aprite le porte e…organizzate il salone in zone di interesse ad accesso libero, le sezioni in ampie sale laboratoriali mono stile, nelle varie aree togliete la maggior parte dei materiali strutturati e abbondate di materiali destrutturati, di recupero. E sedetevi a godervi lo spettacolo.

No. Non è affatto così semplice a dire la verità…ma è possibile. Ed è stato possibile grazie alla formazione, alla sommaria presenza del coordinamento pedagogico (che ha troppi servizi e poche pedagogiste) e un gruppo di lavoro affiatato e motivato, in grado di sorprendersi e di prendersi il rischio del cambiamento (che, sapete, è un rischio solo perchè apre altre domande e dialoghi da affrontare e la possibilità di dover dire “ci siamo sbagliate”…che quindi, rischio non è. Si chiama crescere, abitare il dubbio, osservare e verificare, mettersi professionalmente in gioco).

Quali sono i cardini dello zero sei quindi?

  • la disponibilità a mettersi in gioco (quello vero, come sanno fare i bambini e i professionisti in campo educativo)
  • la formazione continua in servizio, unanime e coesa
  • il coordinamento psicopedagogico ben distribuito, a copertura totale e abbondante: competente, formato, riconosciuto, in rete.

Avete notato che non ho accennato a soldi? Ne servono si…per la formazione e il personale…ma sarebbero ben investiti, e non lanciati dalla finestra a 1/10 della popolazione educativa (vi ricordo che ai 500 euro hanno accesso solo gli statali e che la scuola non è fatta solo da loro).

La legge c’è dunque, e non è così malfatta…solo che non ci offre delle prassi preconfezionate…dobbiamo costruirle.

Io partirei così:

  • istituire i coordinamenti scuola per scuola, rendendoli obbligatori non solo allo zero-sei, per poi arrivare a quelli territoriali-regionali. A stratificazione
  • formazione
  • lavoro di discussione e riflessione in gruppi di lavoro interscuola.

Forse questo articolo c entra poco con gli albi illustrati (anche se fanno parte della mia borsa lavoro quanto i libri di Malavasi, Pikler ecc…) ma avevo bisogno di riordinare le idee qui con voi e sperare di avere un confronto su questo tema…per capire meglio che direzioni pratiche, percorribili da adesso…sono possibili.

Trucas: un mostro d’arte…e non solo!

Risultati immagini per trucas logos edizioniAppena ho visto fare capolino, dalla copertina, questo buffo mostro verde, dalle lunghe orecchie e gli occhioni sgranati…ho desiderato averlo sul mio comodino (il mostro si!!), poi mi son detta che va bene acquistare albi d’impulso per innamoramento compulsivo da mostri ma che, a casa, di mostriciattola ne ho una anche io ed esigo che i libri che arrivano alla sua lettura siano assolutamenti “ottimi” (per le mie competenze valutative ovviamente)…
Così ho sfogliato questo meraviglioso ed esilarante silent book che, son certa, sarà davvero divertente leggere ad alta voce con bambini e bambine!

La narrazione inizia subito, e forse non si ha il tempo di capirlo se non si sfoglia accuratamente almeno un paio di volte tutto l’albo (io sono arrivata a dar senso e filo alla storia al quarto giro di boa….sarà anche per la simpatia che mi muove l’esserino verde e il sorriso che mi strappa ogni volta che lo fisso in copertina!!)

I silent in fondo sono così…densi e ricchi di dettagli che necessitano un attento studio ( almeno questo quello che penso dovrebbero fare gli adulti prima di proporre una lettura ai bambini)
Trucas sta dipingendo con i suoi tubetti di tempera, il suo capolavoro ci appare nella sua bellezza fin dal retro copertina e, ancora, sfogliando la prima pagina…
ma fino a che non arriviamo a quella che solitamente è la pagina di inizio narrazione…non ce ne accorgiamo…
Un indice indica rimproverante il piccolo imbrattato…e se ci domandiamo il perchè è in quel momento che intuiamo di dover andare a ritroso con le pagine, prima del titolo, per capire..
e così piano piano troviamo un filo conduttore…
Qualcuno, di grande, fa notare a Trucas il suo “stato colorato” e, pare non esserne del tutto contento, così lo solleva e ripone in una tinozza d’acqua:
 Il nostro affezionatissimo piccolo mostro però non ne è entusiasta ed anzi, umidiccio e imbronciato, si mette alla ricerca di qualcosa….la sua natura creativa ha bisogno di forme espressive…
unnamed
ciò che capita, come nelle migliori storie esilaranti, è un piccolo innocuo (si fa per dire!) inciampo…Trucas trova quella che ha tutta l’aria di essere una matita….
peccato però…non lo sia affatto.

trucas 4

Le conseguenze sono quasi scontate….
trucas 5…se non che accade l’inaspettato, ciò che da una svolta  ricca di stupore alla storia…
Trucas scopre che questo spiacevole evento gli offre possibilità espressive nuove, mai sperimentate prima…l’espressione del suo volto cambia, si illumina di sorpresa e allo stesso tempo di “insight” creativo…ed ecco…il capolavoro!!
( arrivate fino all’ultima ultimissima pagina!)
Riflessioni: quello che ho subito pensato è  “wow finalmente qualcuno che ci dice che anche dagli eventi spiacevoli possiamo trarre qualcosa di creativo che ci serve per comprenderci meglio ed esprimere quello che siamo!”
Ho pensato poi a quanto è importante offrire ai bambini luoghi, spazi e materiali adeguati affinchè possano esprimere i loro bisogni, desideri, inclinazioni..senza dover poi ritrattare le carte e intervenire da adulti repressori.
Quanto sia anche importante evitare schematismi, rigidismi, schede compressive…e prevedere spazi (fisici e psicologici) ampi e flessibili che possano adattarsi all’esigenza dei bambini di spaziare, ma anche rimpicciolire, di aprire ma anche di chiudere e trovare confine…
Lo so, non è facile farsi guidare da loro…dar limite ma permettere spazi,
osservarli in silenzio e al contempo avere un milione di idee per offrire loro di più, di meglio…
di cosa hanno davvero bisogno i bambini?
Secondo me la risposta è “di fiducia”
e la intendo così, cercando di schematizzarla in frasi che mentalmente potremmo dire ai bambini:
– “Sono certo che sai fare quello che senti e desideri, che puoi esprimerlo e io mi siedo qui, se hai bisogno ci sono, ma fai da solo…”
– “Sono certo che nonostante le difficoltà riuscirai nell’intento, io sono qui, vicino a te, posso aiutarti, pensare a come modificare lo spazio, a quali materiali posso metterti a disposizione…tu aiutami”
– “Ho fiducia in te quanto in me, attraverseremo gli inciampi insieme: gli educatori, la tua famiglia, gli specialisti e tu al centro dei nostri passi”
– “Come adulto soni certo che il massimo della mia competenza e professionalità si realizza quando ho osservato a lungo e con occhio attento quello che sei nel contesto in cui siamo, ne ho ragionato con i colleghi e riflettuto su come migliorare”
…e così via….Fiducia in loro, nel nostro ruolo di regia, nel potere di un’educazione che favorisca l’espressione di bisogni e desideri senza reprimerli, inquadrarli o addirittura incanalarli.
Io tifo per Trucas e voi?

Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Mi hanno scritto una mail per chiedermi “ha recensito Il pentolino di Antonino”?

“No”

“Peccato”

Quel peccato mi è risuonato fino ad oggi…fino a che non ho riflettuto abbastanza sul perchè non avessi mai recensito un albo così importante per chi cammina al fianco dei bambini.E forse davvero per tutti…

Mi sono risposta che è un albo che tutti conoscono, dotato anche di una guida alla lettura scritta direttamente dalla casa editrice, e che sarebbe ridondante parlarne ancora. Ma forse la verità è che questo albo mi apre tante domande su quanto c’è ancora da fare sul mondo degli adulti, di quanto poco sento di riuscire a fare ancora e di come vorrei che l’educazione si approcciasse ad ogni bambino.

Ma…questo albo è speciale e merita una menzione in un blog che ha l’arroganza, la pretesa e l’illusione di parlare di educazione.

Cito dalla pagine di Kite edizioni “Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perché.Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro”

Questo slideshow richiede JavaScript.

Prima di continuare la descrizione vorrei  fare una piccola annotazione:

innanzitutto questo albo viene spessissimo utilizzato per parlare della e spiegare la disabilità, certamente il modo e il tono sono adeguati, delicati al punto giusto per trattare un argomento così delicato…ma a me piacerebbe che prendessimo in considerazione che questo albo parla di molto molto di più…e lo verificheremo passo passo.

  • Per prima cosa…questo albo parla di noi.

Di ognuno di noi, delle nostre piccole o grandi difficoltà che a volte diventano ingombranti e fastidiose per noi, e agli occhi di chi ci guarda.

“Gli è caduto sulla testa” –> non abbiamo scelto e non lo hanno scelto i genitori dei piccoli ai quali vengono spesso diagnosticate difficoltà di varia gravità. Eppure loro – le difficoltà – ci sono, ci piombano nella testa insieme alla diagnosi, o davanti allo specchio o, ancor peggio, davanti agli occhi di chi ci guarda. E piombano nella vita dei bambini che vivono le loro fatiche e quelle, di riflesso,  degli adulti che li accompagnano. Allora forse dovremmo ricordarcene quando ci avviciniamo alle famiglie, quando abbiamo l’impulso di dire “possibile che non se ne accorgano?!”, “possibile che non vogliano fare nulla?”…dovremmo proprio pensare alla nostra fatica nell’accettare noi stessi con i nostri limiti e provare per un attimo a cosa devono aver provato bambini e genitori davanti alla diagnosi scritta nero su bianco, o ancora..a quelle famiglie che iniziano a notare delle prepotenti differenze tra coloro che sono considerati normali e  loro. Un trauma che va a modificare non solo la visione di quel bambino, la sua identità, lo schema di catalogazione nel mondo…ma anche e fortemente l’identità della famiglia stessa, che smuove sensi di colpa, limiti e fragilità individuali, di coppia laddove ce ne sia una, che SEGNA creando un solco così profondo che, spesso, e soprattutto inizialmente, impedisce a chi ha ricevuto in testa il pentolino di vedere alternative…blocca il pensiero creativo e apre a quello che io ho denominato “pensiero tragico”.

A me appartiene molto…il pensiero tragico dico….quando mi capita qualcosa di emotivamente rilevante…per qualche tempo tutto in me si blocca, riesco solo a vedere un’alternativa e non è mai nè quella creativa nè quella evolutiva. Poi passa…reagisco, urlo, mi metto in moto, esplodo di idee di fare…mi affollo di pensieri, notti insonni,…fino a che non individuo un percorso possibile.

Ognuno poi reagisce come può…e qui…in questo “come può” si inserisce il meraviglioso proseguo dell’albo…

pentolino foto 8

    • “Fortunatamente esistono persone straordinarie…basta incontrarne una…”

di cosa abbiamo bisogno quando andiamo in crisi? A me la risposta arriva immediata e semplice: degli amici. Di quelle persone che non solo sanno capirci ma anche spronarci ad affrontare le crisi evolutive.

Ma quando si tratta di difficoltà che superano le nostre naturali capacità individuali di chi abbiamo bisogno? Di persone competenti, preparate e sensibili ( e tutte queste caratteristiche nessuna esclusa!)

Nel caso di Antonino possiamo ben dire che ha incontrato un adulto davvero ideale, che nel mio immaginario è un insegnante, un educatore.

Lei, vestito a fiori, ha un simpaticissimo pentolino in tasca che antonino ha l’onore di poter vedere…è lei a mostrarglielo nel tentativo, forse, nel momento in cui si è due etranei, di riconoscersi un pò ( a questo proposito, scusate i miei voli pindarici, vi invito a vedere questo video)

Lei vede un bambino. (come in Capitombolo la paperette vede un animale)

Un bambino con un potenziale inespresso, che ha bisogno di essere accompagnato a trovare il proprio linguaggio creativo-espressivo. E lei è a fianco di Antonino per questo.

Antonino impara a comprendere che vivere con il suo pentolino è possibile, che non solo si può “tenere in borsa” e fare molte delle cose che pensava gli fossero impedite ma che il pentolino è spesso un’utile risorsa creativa in un mondo tendenzialmente omologato ed omologante…

Grazie all’intervento esperto e competente di quello che è il mio educatore ideale

( –> ossia colui che interviene solo per offrire strumenti adeguati e nuovi punti di vista evolutivi a persone che stanno affrontanto la prorpia montagna personale, e che nel resto del tempo osserva, annota, lascia spazio e tempi di riflessione e di espressione…)

Antonino, e tutti noi in momenti di particolare difficoltà, scopre non solo, come spesso detto, la potenza della resilienza, ma anche la felicità…ossia la possibilità di essere se stesso, senza imbarazzi.

blogger-image--777298379

L’educatore offre, insomma, la possibilità a tutti di essere diversi, ossia speciali, in un mondo che per osmosi tende al grigio e che invece ha davvero bisogno di persone creative, geniali, diversamente abili per renderlo un luogo accogliente, evolutivo, educativo senza esclusioni e, dunque, violenza. (secondo la mia personale teoria che violento è chi esclude e forse chi si sente escluso…ci diventa [con se stesso o col mondo]. In tantissime accezioni possibili)

Questo albo tocca le corde profonde di me, del mio essere donna, professionista in campo educativo, mamma. Mi commuove, mi smuove, mi sprona sempre e ancora a guardare all’altro nel suo potenziale e mai e non solo nelle sue difficoltà.

Abbiamo un compito arduo, davvero difficile, noi…educatori, genitori, professionisti che ci occupiamo di difficoltà cognitive, comportamentali, emotive, di disabilità, di famiglie e bambini… Il compito di guardare oltre i pentolini, di permettere ad ognuno di essere protagonista di se stesso e della propria storia, pentolini inclusi, in un mondo che tenderebbe invece ad escludere le sfumature pur avendone una grande urgenza.

Si potrebbe scriverne per ore…di sociologia, di politica, di psicologia più o meno spicciola…si potrebbe parlare tanto su temi di inclusione (parola che odio), integrazione, accoglienza, scambio…sarebbe bello se gli albi diventassero strumenti in mano ad adulti in grado di tradurli in pratiche educative e dialogiche…perchè cambierebbero il mondo.

Il fatto è – Capitombolo

Il fatto è  e  Capitombolo – Lapis Edizioni.

00000255

Il fatto è…. “che nessuno può obbligare una paperetta a tuffarsi in acqua se non è pronta” dice imperiosa mia figlia giocando a fare la lettrice ad alta voce ai suoi bambini.

Lo dice con quel tono di fierezza e solennità che solo i bambini e il loro senso del vero sanno dare ai contenuti più che alle parole.

Potremmo finire così il riassunto di questo, a mio avviso, meraviglioso albo (adatto anche per le prime letture dato che è scritto in stampato maiuscolo – come anche Capitombolo)

La storia di Il fatto è si svolge ai bordi di uno specchio d’acqua al quale si affaccia tranquilla una paperetta…la pace della scena è interrotta dall’arrivo, in successione, di un’anatra, un gatto, un cane e un tacchino i quali provano in tutti i modi a spingere in acqua la piccola.
“Che non si spostava di un millimetro”

“E quando sembrò che la sua resistenza potesse venir meno, il tacchino cominciò a urlare: al lupo! al lupo!” e tutti si tuffarono nello stagno.

No, non tutti, naturalmente: la paperetta rimase al suo posto”.

— e qui attenzione perchè si insinua una seconda grande lezione sulla visione “dei piccoli” a confronto con quella stereotipata dei grandi —

Tutti urlavano alla paperetta di tuffarsi, per mettersi in salvo, “ma la paperetta non vedeva per niente il lupo: vedeva un animale grosso, brutto e peloso le cui intenzioni, per lei, erano fin troppo evidenti: spingerla in acqua”.

La faccenda pericolosa finisce con un morso al naso del lupo, messo in fuga e un bel tuffo rigenerante della paperetta alla quale, visto che la giornata si era fatta bella, “nulla sembrò più opportuno che farsi un bel bagnetto nello stagno”

il fatto è lupo

IMG_8483

Questo albo, da aggiungere alla collezione sul tema Bambino: un mondo da conoscere,

si apre a tantissime interpretazioni ed utilizzi. A me viene naturale associare la figura della paperetta a quella dei bambini, meravigliose creative. E la banda di animali agli adulti.

Innanzitutto posso dirvi che a mio avviso qui possiamo ben vedere quanto e come spesso le idee degli adulti sul comportamento infantile si trasformino in pressioni e spinte ad “imbuto”:

  • i grandi decidono quando è opportuno che i piccoli agiscano in una o l’altra direzione
  • e non solo lo decidono ma spingono, obbligando.
  • i grandi offrono schemi interpretativi del reale.

Per i miei (appunto) schemi in campo pedagogico ed educativo questi tre punti basterebbero per avviare un lungo, denso, importante corso di formazione sulla capacità/disponibilità degli adulti di permettere e favorire uno sviluppo autonomo del bambino.

[Sviluppo autonomo–> inteso come possibilità del bambino di incontrare proposte che gli permettano di esprimere il proprio potenziale e di colmare le proprie difficoltà e lacune.

Dice la famosissima Montessori: “il compito dell’adulto è quello di sviluppare e accrescere le attività spontanee del bambino, di suscitarne l’entusiasmo e di aiutarlo a liberarsi degli ostacoli che si frappongono sulla strada della sua crescita autonoma

Pikler conferma “il “dono” più grande che il bambino può ricevere dall’’adulto che si prende cura di lui fin dalla primissima età sono uno spazio e un tempo sufficienti per sperimentare le proprie possibilità autonome di apprendimento, in completa armonia con il proprio livello di maturità, con gli interessi e le iniziative di ogni momento

Il concetto di fondo è, a mio avviso, quello del rispetto: del pensiero del bambino, della sua capacità intellettiva e di quella di autoregolazione e conoscenza.

L’’aiuto dell’’adulto alla crescita del bambino si trasforma da una forma di manipolazione, di forgiatura o riempimento, giustificata da una considerazione di incapacità, a una forma di tutela e di supporto ad un delicato e basilare processo di maturazione che il bambino continua a fare dopo la fase di gestazione e la nascita.

E’ quindi importante, sempre, riflettere, su quale sia il ruolo che l’adulto può assumere. Il mio ideale corrisponde ad un educatore attento, creativo, seduto ad osservare, capace, in sede di collettivo di lavoro, di progettare, programmare e mantenere attiva la verifica e il rilancio continui….troppo?

Vorrei anche proporvi di osservare il comportamento della paperetta. Non trovo affatto che la paperetta sia maleducata, ostinata o scanzonata con l’accezione tipicamente negativa che viene data a questi aggettivi (trovati nella descrizione di capitombolo, sul sito di Lapis) . Trovo che la paperetta sia consapevole e determinata nel portare avanti la propria posizione nonostante l’insistenza pressante degli adulti. Oltre a questo amo particolarmente il dettaglio inserito proprio dove uno meno se lo aspetta, che apre uno spaccato ampio e importante sulla visione bambina: “la paperetta non vedeva per niente un lupo: ma un animale…” con determinate sua specifiche caratteristiche. Ecco cosa dovremmo imparare dai piccoli: l’osservazione analitica NON pregiudizievole.

Lascio a voi altri spunti di riflessione, e vi ricordo che testo ed illustrazioni sono ad opera del grande Gek Tessaro.

Una bella lettura ad alta voce di Il fatto è: https://www.youtube.com/watch?v=yQtfx4fXxN0

capitombolo copertina

Capitombolo è il proseguo naturale e forse più scanzonato del libro precedente.

Una paperetta di poco più grande (o forse così mi piace pensarla) sale su un ramo attivando così la preoccupazione – azione protettiva di tutta la fila di animali che, salendo uno su l’altro, seguono la salita vertiginosa della piccola avventurosa tutt’altro che convinta a scendere. Il finale è esilarante per tutti i lettori: la pila di animali , acchiappata la piccola, precipita rovinosamente a terra senza alcun danno – dice il libro – almeno per la paperetta la quale, per tutta risposta, saltella sulle pance all’aria degli animali…e PUF risale sul ramo.

interno-450x326

Insomma…se Il fatto è non ci fosse bastato a comprendere che le forzature e i consigli da buoni bravi saggi adulti  (se pur nella buona fede di “fare il bene”, con la presunzione di sapere sempre cosa è meglio) proprio sono da evitare…urge trovare altre vie decisamente EDUCATIVE per essere adulti adeguati alla grande creatività e competenza dei più piccoli.

BUONA SCUOLA dunque… 😉

 

Per amore: un po’ di me. 

Perchè leggere?
Abbiamo risposto milioni di volte…dico abbiamo perchè molto prima di me e delle mie “teorie” …sia Nati per leggere sia neuroscienziati e pediatri si sono lungamente espressi…

Ma sul perchè IO leggo…mai nessuno ha detto tanto come la mia mente stamane mentre riordinavo in fila la mini nuova collezione di casa, appena resa tale da Babbo Natale e Befana ma soprattutto dalla passione incondizionata di mia figlia (e solo successivamente mia, dico davvero!) per Dahl.img_7540-1

 

Mi sono trovata davanti a questa preziosità e d’un colpo piccola, precipitata ai piedi dell’unica libreria di casa, in camera mia, a tre mensole dall’unica possibilità di lettura disponibile oltre alla gazzetta e al Il mattino: l’enciclopedia “i quindici”.

Bordatura rossa con piccola riga nera e numero color oro.

In casa mia nessuno leggeva per me.
Mia madre malata, stesa sul divano, si dedicava, sempre meno, ad Harmony,
mio padre allo sport e alla politica.

Erano buoni genitori.

Ma non erano i cosiddetti “Nati per leggere”.

Ognuno, in casa, leggeva quello che gradiva.

Non io.

Che appena imparato a leggere mi ritrovavo a salire sulle mensole per raggiungere l’unico volume dei quindici dotato di immagini con scritte filastrocche che sapevo ormai a memoria.

Le storie in casa mi si raccontavano: alcune erano fatte di silenzi profondi, altre della voce calda e lenta della mia nonna materna che mi aspettava per i riposi pomeridiani, nel lettone, solo per raccontarmi favole ad occhi aperti.

Ecco…mi ricordo la sete che avevo di lettura, di libri, di conoscere altri spazi oltre a quelli di quelle tre mensole…ricordo così bene quella sensazione di bisogno che, non appena potei comprare da sola i libri,..non smisi piu.
All’inizio erano libri che l’insegnante ci consigliava per le vacanze, poi divenni cosi autonoma da sedare il bisogno ogni volta che esso si ripresentava (spesso) raggiungendo biblioteche e, sempre volentieri, librerie.

Ecco alcune immagini della nostra “raccolta”:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Perchè leggo?

E soprattutto perchè LE leggo?

Per amore dunque.
Perchè amo pensarmi raggiungere sempre nuove mensole, in cui la sete derivi da desiderio di sempre nuovo e non da senso di privazione.
Perchè amo vederla con quei suoi occhi grandi desiderare nuove pagine, nuove strade, nuove possibili storie…

Perchè ai piedi di quello scaffale,

Con i quindici schierati davanti,

Per anni sentii uno strano bisogno

Di cose buone…

Di libri di qualità, che non mi ha mai più abbandonata.

 

 

Per approfondire con gli articoli dei quali vi parlavo:

http://www.fanoperbambini.it/web/category/rubriche/dillo_con_un_libro/

Esploratori del mondo

Cosa c’è di meglio, per educare i bambini al senso civico, al contatto con la natura, alla partecipazione sociale, al “sentirsi parte”, se non il portarli fuori, aprire le porte della scuola, e permttere loro di mappare e vivere il territorio nel quale risiedono?

Ci sono, ovviamente, milioni di modi per farlo. Milioni di approcci…e oserei dirvi che potete intitolare così un progetto pluriennale ed ogni volta focalizzarvi su un aspetto.

Cerco di spiegarmi meglio ed andare nell’ordine mentre le idee nella testa si affollano e si organizzano in diagrammi di flusso complessi tutti collegati tra loro…

Inizio con delle domande:

Cosa significa per il collettivo “essere esploratori del mondo”? Di quale mondo?

Quali obiettivi pedagogici ha il progetto? Siamo in grado di condividerli, sostenerli, portarli avanti con le famiglie?

La scuola ha un giardino? Lo intendete come laboratorio oppure, come lo chiamo io, come triste “area sgombero bambini”?

La vostra scuola dove è fisicamente collocata? Cosa c’è intorno? Siete inseriti in un quartiere? Il quartiere che servizi ha?

La vostra scuola è collegata con i servizi offerti all’infanzia in città? (biblioteche, musei, spazi verdi, luoghi di interesse artistico, monumenti…) e no, come potete fare in modo che lo diventi (a chi rivolgersi, cosa chiedere…)

Ci sono luoghi leggermente decentrati utilizzabili, esplorabili con i bambini? (aree verdi, zone archeologiche, boschi, zone naturalistiche protette, spiagge…)

Iniziamo:

Per prima cosa consideriamo che per essere in grado di assimilare e far proprie le esperienze di esplorazione bisogna anche, parallelemente, crescere in competenza emotiva. Quindi è fondamentale che un educatore NON dimentichi mai che, qualunque sia il tema scelto, ci si muove sempre su almeno due mondi esplorativi: quello interno del bambino che fa esperienza (emotivo, cognitivo, personologico..) e quello esterno. Questo perchè va SEMPRE tenuto in prezioso conto lo stato emotivo dei bambini con i quali lavoriamo, collaboriamo, facciamo esperienze;  va chiesto loro di raccontarsi, di esprimersi come possono, a seconda dell’età e delle competenze, e vanno accompagnati a trovare strumenti comunicativi per tradurre in pensiero astratto ed in parole quanto esperito con il corpo. Il fare esperienza, infatti, sarebbe puro corpo se non ci fosse il passaggio alla mente (e qui la psicologia dell’infanzia e la pedagogia moderna possono dirvi molto).

Mondi possibili, alcune idee:

  • Mondo emotivo (sempre!)
  • Mondo naturale. (qui) Declinabile in tanti modi (dall’orto al mare, dai colori della natura ai cambiamenti naturali, dalla trasformazione del bruco alla trasformazione degli elementi…insomma sbizzarritevi!)
  • “Progetto Mapping”: che permette la mappatura della città e dei suoi luoghi di interesse, vissuti a misura di bambini (biblioteche, musei, vie e viuzze con visita guidata, aree archeologiche, pinacoteche, case di artisti…….)
  • Mondo artistico. Per restringere ancora e diversificare…(si parte dalle opere artistiche di maggior interesse in città poi si passa al disegno dal vivo compiuto dai bambini per esempio, alla lavorazione di materiali come creta, legno ecc…magari proprio in case d’artista, con produzione di opere scultoree, pittoriche, artistiche personali dei bambini..)
  • Mondi possibili: che si collega, per esempio, con progetti come quelli della Città dei bambini e delle bambine e/o della filosofia per bambini. Che nella mia città hanno un particolare fiorire e rifiorire (  Libro; Il consiglio dei bambini ;     Fanoperbambini.it; Filosofiacoibambini ..)

 

Queste sono solo alcune idee…che ho messo in crescendo secondo la mia idea di complessità nella realizzazione e nella sperimentazione pratica.

Per ognuna di queste macro-aree ci sono tante possibili declinazioni in sottocategorie più piccole e comunque, sempre, significative. Dipende molto dalle vostre competenze progettuali e dal tipo di funzionamento del collettivo scegliere che tipo di tema affrontare. Paradossalmente si potrebbe lavorare un intero anno “solo” sull’inserimento di elementi naturali all’interno della scuola in sostituzione ai materiali precedentemente presenti (via la plastica avanti il legno!! per es.. 😉 ). Non sarebbe comunque un lavoro da poco sapete?

Mi piacerebbe lasciarvi una bibliografia con alcuni spunti e semmai mettere un paio di esempi progettuali per chi ne ha proprio proprio bisogno.

Riferimenti bibliografici:

Libri comuni:

COME DIVENTARE UN ESPLORATORE DEL MONDO di K. Smith, ed. Corraini.

KUBBE FA UN MUSEO di Johnsen Kanstad e V. Ponciroli, ed. Mondadori Electa.

LIBRI FOTOGRAFICI (es: ed L’Ippocampo)

IL PUNTO Ape Junior

Mondo emotivo:

L’ALFABETO DEI SENTIMENTI di Janna Carioli, Sonia M. L. Possentini, ed. Fatatrac.

CHE COS’è UN BAMBINO (cliccate per legegre l’articolo correlato)

EMOZIONI di Van Hout Mies, ed. A.L.

A CHE PENSI? di Laurent Moreau, ed Orecchio Acerbo.

I COLORI DELLE EMOZIONI. Pop up. Di Anna Llenas, ed. Gribaudo.

Un classico un pò maltrattato: CHE RABBIA! di Mireille D’Allancè, ed. Babalibri

SONO IO IL PIù FORTE di Mario Ramos, ed. Babalibri.

Mondo naturale: (cliccate sul titolo per i dettagli)

Tutti gli INVENTARI ILLUSTRATI editi L’Ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

I COLORI DELLA NATURA di Jean-Baptiste de Panafieu , G. Guerzoni, ed L’Ippocampo.

IL PICCOLO BRUCO MAISAZIO POP UP di Eric Carle, ed Mondadori.

RACCONTARE GLI ALBERI di P. Valentinis, M. Evangelista, ed Rizzoli.

NELLA FORESTA DEL BRADIPO di Anouck Boisrobert, Louis Rigaud, Sophie Strady

MONTAGNA di A. Conforti, Rizzoli.

MARE di C. Carminati, ed. Rizzoli.

FACCIAMO I COLORI.RICETTE E IDEE PER DIPINGERE E GIOCARE CON LA NATURA di H. Arendt e S. Crimi, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura  2015, edizioni FrancoAngeli.

SAREMO ALBERI di Mauro L. Evangelista,ed. Artebambini, 2010

L’ONDA di Suzie Lee, ed. Corraini, 2009

SOFFIO DI VENTO di Elisa Lodolo, ed. Federazione nazionale delle Istituzioni pro ciechi, 2009

GIARDINIERI IN ERBA di Emanuela Bussolati, ed. Editoriale Scienza, 2008

RESPIRA PICCOLO ALBERO… RESPIRA di Sandra Dema e Antonio Boffa, ed. Gruppo Abele, 2013

http://www.bambinienatura.it

“Progetto Mapping”:

per questo progetto potete recarvi negli uffici comunali di competenza per ritirare copie di cartine della città, potete uscire  ed accompagnare i bambini e le bambine nei luoghi di interesse e chiedete loro di costruire con voi mappe e plastici dei percorsi. Avvaletevi delle competenze di guide turistiche, guide museali, direttori di teatri…

MAPPE di A. Mizielinska e D. Mizielinski, ed Mondadori Electa.


INVENTARIO ILLUSTRATO DELLE MERAVIGLIE DEL MONDO di E. Tchoukriel, V. Aladjidi, ed. L’Ippocampo.

Mondo artistico:

Arte di ron van der meer, f. Whitford, ed. Artebambini.

Arte per crescere. Idee immagini laboratori di P. Ciarcià e M. Dallari, ed. Artebambini.

Collana PiPPo di Topipittori

Che sorpresa paul klee! Di paola franceschini, ed. Artebambini.

Con gli occhi di miro’ di pola franceschini, ed. Artebambini.

Il giro del cielo di j. Mirò e d. Pennac, ed. Salani.

Il museo immaginario di Gek Tessaro, ed Carthusia.

Io sono un artista di Marta altès, Emme Edizioni.

Jackson pollock  di f. Gilberti, ed. Corraini.

La fabbrica dei colori di t. Hervè, ed. L’ippocampo.

L’esperienza dell’arte. Laboratori ed attività creativi per l’infanzia di cristina francucci, ed lapis.

Libri fatti a mano di agnese baruzzi, ed. Artebambini.

Miro’ e l’arte contemporanea con gli occhi dei bambini e delle bambine di cooperativa sociale contestoinfanzia, ed. Artebambini.

 

Mondi possibili:

IL MONDO IMMAGINARIO DI… di K. Smith, ed. Corraini.

NON è UNA SCATOLA di A Portis, Ed. Kalandraka.

CELESTE COMBINAGUAI di Emma Yarlett, La Margherita edizioni.

FEDERICO di Leo Lionni, ed. Babalibri