Il fatto è – Capitombolo

Il fatto è  e  Capitombolo – Lapis Edizioni.

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Il fatto è…. “che nessuno può obbligare una paperetta a tuffarsi in acqua se non è pronta” dice imperiosa mia figlia giocando a fare la lettrice ad alta voce ai suoi bambini.

Lo dice con quel tono di fierezza e solennità che solo i bambini e il loro senso del vero sanno dare ai contenuti più che alle parole.

Potremmo finire così il riassunto di questo, a mio avviso, meraviglioso albo (adatto anche per le prime letture dato che è scritto in stampato maiuscolo – come anche Capitombolo)

La storia di Il fatto è si svolge ai bordi di uno specchio d’acqua al quale si affaccia tranquilla una paperetta…la pace della scena è interrotta dall’arrivo, in successione, di un’anatra, un gatto, un cane e un tacchino i quali provano in tutti i modi a spingere in acqua la piccola.
“Che non si spostava di un millimetro”

“E quando sembrò che la sua resistenza potesse venir meno, il tacchino cominciò a urlare: al lupo! al lupo!” e tutti si tuffarono nello stagno.

No, non tutti, naturalmente: la paperetta rimase al suo posto”.

— e qui attenzione perchè si insinua una seconda grande lezione sulla visione “dei piccoli” a confronto con quella stereotipata dei grandi —

Tutti urlavano alla paperetta di tuffarsi, per mettersi in salvo, “ma la paperetta non vedeva per niente il lupo: vedeva un animale grosso, brutto e peloso le cui intenzioni, per lei, erano fin troppo evidenti: spingerla in acqua”.

La faccenda pericolosa finisce con un morso al naso del lupo, messo in fuga e un bel tuffo rigenerante della paperetta alla quale, visto che la giornata si era fatta bella, “nulla sembrò più opportuno che farsi un bel bagnetto nello stagno”

il fatto è lupo

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Questo albo, da aggiungere alla collezione sul tema Bambino: un mondo da conoscere,

si apre a tantissime interpretazioni ed utilizzi. A me viene naturale associare la figura della paperetta a quella dei bambini, meravigliose creative. E la banda di animali agli adulti.

Innanzitutto posso dirvi che a mio avviso qui possiamo ben vedere quanto e come spesso le idee degli adulti sul comportamento infantile si trasformino in pressioni e spinte ad “imbuto”:

  • i grandi decidono quando è opportuno che i piccoli agiscano in una o l’altra direzione
  • e non solo lo decidono ma spingono, obbligando.
  • i grandi offrono schemi interpretativi del reale.

Per i miei (appunto) schemi in campo pedagogico ed educativo questi tre punti basterebbero per avviare un lungo, denso, importante corso di formazione sulla capacità/disponibilità degli adulti di permettere e favorire uno sviluppo autonomo del bambino.

[Sviluppo autonomo–> inteso come possibilità del bambino di incontrare proposte che gli permettano di esprimere il proprio potenziale e di colmare le proprie difficoltà e lacune.

Dice la famosissima Montessori: “il compito dell’adulto è quello di sviluppare e accrescere le attività spontanee del bambino, di suscitarne l’entusiasmo e di aiutarlo a liberarsi degli ostacoli che si frappongono sulla strada della sua crescita autonoma

Pikler conferma “il “dono” più grande che il bambino può ricevere dall’’adulto che si prende cura di lui fin dalla primissima età sono uno spazio e un tempo sufficienti per sperimentare le proprie possibilità autonome di apprendimento, in completa armonia con il proprio livello di maturità, con gli interessi e le iniziative di ogni momento

Il concetto di fondo è, a mio avviso, quello del rispetto: del pensiero del bambino, della sua capacità intellettiva e di quella di autoregolazione e conoscenza.

L’’aiuto dell’’adulto alla crescita del bambino si trasforma da una forma di manipolazione, di forgiatura o riempimento, giustificata da una considerazione di incapacità, a una forma di tutela e di supporto ad un delicato e basilare processo di maturazione che il bambino continua a fare dopo la fase di gestazione e la nascita.

E’ quindi importante, sempre, riflettere, su quale sia il ruolo che l’adulto può assumere. Il mio ideale corrisponde ad un educatore attento, creativo, seduto ad osservare, capace, in sede di collettivo di lavoro, di progettare, programmare e mantenere attiva la verifica e il rilancio continui….troppo?

Vorrei anche proporvi di osservare il comportamento della paperetta. Non trovo affatto che la paperetta sia maleducata, ostinata o scanzonata con l’accezione tipicamente negativa che viene data a questi aggettivi (trovati nella descrizione di capitombolo, sul sito di Lapis) . Trovo che la paperetta sia consapevole e determinata nel portare avanti la propria posizione nonostante l’insistenza pressante degli adulti. Oltre a questo amo particolarmente il dettaglio inserito proprio dove uno meno se lo aspetta, che apre uno spaccato ampio e importante sulla visione bambina: “la paperetta non vedeva per niente un lupo: ma un animale…” con determinate sua specifiche caratteristiche. Ecco cosa dovremmo imparare dai piccoli: l’osservazione analitica NON pregiudizievole.

Lascio a voi altri spunti di riflessione, e vi ricordo che testo ed illustrazioni sono ad opera del grande Gek Tessaro.

Una bella lettura ad alta voce di Il fatto è: https://www.youtube.com/watch?v=yQtfx4fXxN0

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Capitombolo è il proseguo naturale e forse più scanzonato del libro precedente.

Una paperetta di poco più grande (o forse così mi piace pensarla) sale su un ramo attivando così la preoccupazione – azione protettiva di tutta la fila di animali che, salendo uno su l’altro, seguono la salita vertiginosa della piccola avventurosa tutt’altro che convinta a scendere. Il finale è esilarante per tutti i lettori: la pila di animali , acchiappata la piccola, precipita rovinosamente a terra senza alcun danno – dice il libro – almeno per la paperetta la quale, per tutta risposta, saltella sulle pance all’aria degli animali…e PUF risale sul ramo.

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Insomma…se Il fatto è non ci fosse bastato a comprendere che le forzature e i consigli da buoni bravi saggi adulti  (se pur nella buona fede di “fare il bene”, con la presunzione di sapere sempre cosa è meglio) proprio sono da evitare…urge trovare altre vie decisamente EDUCATIVE per essere adulti adeguati alla grande creatività e competenza dei più piccoli.

BUONA SCUOLA dunque… 😉

 

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Per amore: un po’ di me. 

Perchè leggere?
Abbiamo risposto milioni di volte…dico abbiamo perchè molto prima di me e delle mie “teorie” …sia Nati per leggere sia neuroscienziati e pediatri si sono lungamente espressi…

Ma sul perchè IO leggo…mai nessuno ha detto tanto come la mia mente stamane mentre riordinavo in fila la mini nuova collezione di casa, appena resa tale da Babbo Natale e Befana ma soprattutto dalla passione incondizionata di mia figlia (e solo successivamente mia, dico davvero!) per Dahl.img_7540-1

 

Mi sono trovata davanti a questa preziosità e d’un colpo piccola, precipitata ai piedi dell’unica libreria di casa, in camera mia, a tre mensole dall’unica possibilità di lettura disponibile oltre alla gazzetta e al Il mattino: l’enciclopedia “i quindici”.

Bordatura rossa con piccola riga nera e numero color oro.

In casa mia nessuno leggeva per me.
Mia madre malata, stesa sul divano, si dedicava, sempre meno, ad Harmony,
mio padre allo sport e alla politica.

Erano buoni genitori.

Ma non erano i cosiddetti “Nati per leggere”.

Ognuno, in casa, leggeva quello che gradiva.

Non io.

Che appena imparato a leggere mi ritrovavo a salire sulle mensole per raggiungere l’unico volume dei quindici dotato di immagini con scritte filastrocche che sapevo ormai a memoria.

Le storie in casa mi si raccontavano: alcune erano fatte di silenzi profondi, altre della voce calda e lenta della mia nonna materna che mi aspettava per i riposi pomeridiani, nel lettone, solo per raccontarmi favole ad occhi aperti.

Ecco…mi ricordo la sete che avevo di lettura, di libri, di conoscere altri spazi oltre a quelli di quelle tre mensole…ricordo così bene quella sensazione di bisogno che, non appena potei comprare da sola i libri,..non smisi piu.
All’inizio erano libri che l’insegnante ci consigliava per le vacanze, poi divenni cosi autonoma da sedare il bisogno ogni volta che esso si ripresentava (spesso) raggiungendo biblioteche e, sempre volentieri, librerie.

Ecco alcune immagini della nostra “raccolta”:

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Perchè leggo?

E soprattutto perchè LE leggo?

Per amore dunque.
Perchè amo pensarmi raggiungere sempre nuove mensole, in cui la sete derivi da desiderio di sempre nuovo e non da senso di privazione.
Perchè amo vederla con quei suoi occhi grandi desiderare nuove pagine, nuove strade, nuove possibili storie…

Perchè ai piedi di quello scaffale,

Con i quindici schierati davanti,

Per anni sentii uno strano bisogno

Di cose buone…

Di libri di qualità, che non mi ha mai più abbandonata.

 

 

Per approfondire con gli articoli dei quali vi parlavo:

http://www.fanoperbambini.it/web/category/rubriche/dillo_con_un_libro/

IL VIAGGIO: che poi sono tanti, inifiniti e magici…sempre.

Amo questo tema (e i viaggi) da quando la mia prof di letteratura si fissò ad affrontarlo per un progetto triennale…

…la odiarono tutti…io NO.

Moby dick, Operette Morali, Divina Commedia..letti con l’ottica di un rapporto eterno, potente e spesso prepotente con la Natura (con la N maiuscola) intesa come processo naturale ed essere naturale… questo progetto scavò in me il tarlo dell’amore per la letteratura e per il tema.

“Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine” Paul Wühr

Ora…per proporre questa area tematica ai bambini direi che possiamo tralasciare Dante, e tenere lì sotto banco la storia di Moby Dick …perchè di albi e modi per viaggiare con i piccolissimi ne abbiamo a disposizione diversi e già pronti ad incontrare gusti e linguaggi adeguati all’età con la quale lavoriamo.

Come sempre…alcune domande:

  • ci siamo posti la domanda di che cosa significa viaggiare per i bambini?
  • in quanti e quali modi si può viaggiare?
  • è possibile viaggiare rimanendo a scuola?

la mia proposta è limitata…sono certa che con i bambini e le bambine saprete fare molto meglio!!

Naturalmente, viste le mie inclinazioni, non potevo che adorare gli albi che ci aprono gli occhi sullo sguardo bambino (il gioco di parole è voluto…chiedo venia…le parole..ahhh che meraviglia!!) e che ci permettono, da adulti, di intuire una concezione del viaggiare del tutto naturale per i bambini: viaggiare con la fantasia.

Viaggiare con la fantasia –> ossia andare dove non si può, dove non esiste, dove fisicamente non si arriva, dove tutto è possibile, …Insomma una di quelle cosine che salvano la vita in tempi e momenti di crisi, che permettono di mantenere una mente aperta ai controfattuali, e ci esercita ad essere abili nel problem solving…vi pare poco?

e allora….partiamo….ai bambini basta poco…un poco che è tantissimo: uno scatolone vuoto, un pennarello magico, un foglio bianco…

a me è bastato sfogliare questo albo per amarlo sedutastante:

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ma, ovviamente…sul tema ce ne sono diversi di rilevanti:

– Immancabile, che, quando lo leggo, mi da sempre la pelle d’oca è Nel paese dei mostri selvaggi. Babalibri.

A caccia dell’orso. Mondadori.

Luna e la camera blu. Babalibri.

Non è una scatola. Kalandraka (cliccate sul titolo per leggerne la recensione)

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. Rizzoli

Zoo. di Susy Lee …in attesa di ristampa con Corraini

Mirror. di Susy Lee Edizioni Corraini

Ombra. di Susy Lee Edizioni Corraini

 Scoperta. Feltrinelli

Divertenti e irriverenti.

Celeste combinaguai. La Margherita edizioni.

Io sono un artista. Emme edizioni.

Quello che vi sto proponendo…forse lo avrete capito… è di prendere in considerazione che i bambini hanno un nucleo creativo interno così ampio, complesso e magico che, quando progettate, quando elaborate proposte laboratoriali, non potete non tenerne conto o pecchereste di sottovalutazione nei confronti di quelle meravigliose creature con le quali avete l’onore di lavorare.

Naturalmente ci sono viaggi più o meno fantastici, più o meno “dentro o fuori” (e i fuori sono sempre anche dentro mi raccomando!!), ci sono viaggi sotto o sopra, verso il micro o verso il macro, per terra, mare, monti o cielo…insomma sbizzarritevi.

Io qui vi faccio solo una carellata di alcuni spunti che riguardano per lo più i viaggi che dall’interno partono per mondi interiori proiettati..grazie all’uso della fantasia e dell’immaginazione creativa dove un oggetto di uso comune si trasforma, prende vita, si apre a mondi nuovi, diversi, ampli…fuori dalle porte della stanza dove ci si trova (che è il potenziale che ogni buon libro ha a mio avviso)

“M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole” Paul Valéry

In alcuni di questi albi (che proverò a recensire uno ad uno con i miei soliti tempi biblici – quindi tornate a visitare quest’area e a cliccare sui futuri titoli linkati ;-)) ci sono “strumenti stimolo”: un colore come nel caso di Viaggio, una porta, uno specchio…in altri l’autore non si preoccupa di porre tra il lettore, il protagonista e il mondo fantastico qualcosa di fisicamente rintracciabile…ci lascia liberi di entrare a capofitto nelle pagine e nelle illustrazioni (che sono già mediatori..)…

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Quale che sia il vostro modo di accedere alla fantasia e ai mondi che ne scaturiscono…non tentate di influenzare i bambini indirizzandoli su quella via..ognuno ha il suo modo di aprire la porta della mente”, per cui la mia idea è…offrite, come l’autore, strumenti stimolo, o anche semplicemente letture, come queste, di qualità.

Il resto lo faranno loro.

per i viaggi nel mondo naturale…vi ho già ampiamente scritto qui

Quello che a me piace fare è lasciare delle tracce spunto ai bambini poi sedermi con carta penna e macchina fotografica ad osservarli…se volete trattare il tema del viaggio…credo dobbiate, voi in primis, avere il coraggio professionale di lasciarvi condurre da loro…i bambini e le bambine che stanno conducendo parte del loro percorso di vita con voi, nella scuola dove lavorate insieme, in quel preciso momento storico-culturale, con quelle risorse, potenzialità, difficoltà e famiglie.

NB = tracce –> per me possono essere: offrire ai bambini materiali “poveri” destrutturati e naturali, far trovare loro uno scatolone pieno e /o vuoto (e se pieno…di cosa?), fare un’uscita, donare loro un cesto con alcuni oggetti chiave (lente di ingrandimento, macchine fotografiche, foto….mettetici fantasia….), presentare loro una storia, fare un lavoro allo specchio….abbinare queste ed altre idee… 😉

BUON LAVORO!!

E perdonate la mia prolissa energia…scrivetemi se pensate abbia tralsciato qualcosa o se, semplicemente, avete idee, domande, critiche!!

Grazie.

Mondo naturale: progetto esempio

Scegliete una sottocategoria. Fatevi guidare dai bambini, dai loro interessi, dalle vostre conoscenze, aggiornatevi, studiate, siate curiosi.

A me, per esempio, ha sempre colpito questo libro fotografico edito L’Ippocampocorteccequindi non ho ragionato sulla sottocategoria, lì per lì, non ho programmato mi sono solo fatta guidare da un mio interesse (e pensate che voi di persone interessate davanti ne avete almeno altre…quante? 7…25…150 ?)

…lo so che “Cortecce” ha poco a che fare con i tipici progetti educativi da nido o infanzia, ma provate a pensare…

_ dotiamo i bambini di lente di ingrandimento, sacchettino per raccogliere, matite colorate, cerette, fogli.

_dotiamoci di macchina fotografica

_ usciamo.

Il nostro progetto educativo può vertere sull’inserimento di materiale ligneo all’interno della scuola in sostituzione e/o aggiunta ai materiali già presenti ma ha, ovviamente, anche tanti altri obiettivi:

  • sviluppo delle capacità osservative
  • sviluppo della motricità fine
  • sviluppo del senso civico (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo –> vedi Il Tagliaboschi )
  • appronfondimento “scientifico” dell’evoluzione del materiale naturale (il legno è un materiale di notevole consistenza che continua a vivere anche dopo il taglio; infatti si gonfia con l’umidità e il calore, si ritira in inverno producendo crepe, si brucia e si può trasformare…)
  • sviluppo del “mapping” (collocamento geografico dei vari tipi di alberi in funzione dei luoghi riproduttivi più idonei)

Partendo da questo libro e dall’idea che il mondo fuori, intorno e dentro la scuola è prezioso si possono fare delle considerazioni iniziali:

  • la corteccia di ogni albero e anche dello stesso albero, in punti diversi, è differente: cambia forme, consistenze e colori.
  • il legno si presta a tantissimi usi all’interno della scuola.

Entrare nel mondo del legno permette, dunque, di esplorare tanti campi di interesse:

– la storia (l’evoluzione dell’utilizzo del legno, il ciclo della produzione del legno);

– le scienze ( la struttura dell’albero);

– la geografia ( l’ambiente idoneo per la crescita delle piante);

– l’educazione civica (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo);

– l’arte ( l’utilizzo del materiale naturale nell’arte e per produrre arte).

[Tengo a dire, facendo così le mie solite parentesi quadre, che queste informazioni servono agli adulti educatori per comunicare il senso del progetto e la sua importanza pedagogica ai “non addetti ai lavori” come per esempio alle famiglie. Mi sembra assolutamente superfluo dirvi che al nido non ci metteremo mai a raccontare “la storia” di come è stato utilizzato il legno…..ma possiamo raccontare e sperimentare, per esempio, da dove nasce l’albero…(odio dirvelo ma esiste una canzoncina non poco famosa che fa al caso nostro) offrendo così ai bambini anche tanti altri spunti fotografici e attraverso albi illustrati. Possiamo anche sequenziare noi la storia dei diversi passaggi dell’uso del legno, per esempio in un cartellone a tasche che preveda, all’interno di ogni tasca, il materiale rappresentato (per esempio la ruota)…sbizzaritevi insomma…]

Come potete verificare da soli lavorando con i bambini…anche una sottocategoria così ristretta vi riporta ad un immane lavoro (volendo) su tantissimi ambiti. Collegandovi infatti all’arte, alla geografia, al senso civico (io non sono affatto fissata nè con le schede nè con le discipline…categorizzo per ridurre il discorso e farmi capire) …vi allacciate in modo del tutto naturale non solo alle altre categorie da me esemplificate in “Esploratori del mondo” ma anche a tanti altri campi.

Sulla “Trasformazione dei materiali” sarebbe possibile fare anche tutto un lavoro sulla carta con visita guidata, per esempio, alla fabbrica di produzione e a quella di riciclo. (e non pensate sempre che i bambini siano TROPPO piccoli per fare esperienze così, la loro meraviglia sarà prova tangibile del grande lavoro che, insieme a loro, state facendo). Mi viene anche in mente che potete poi lavorare con la carta pesta alla costruzione di oggetti, accompagnarli in qualche laboratorio di lavorazione di questo tipo…ecc…

Certo è che…il lavoro va ben PROGETTATO. Poche cose ben fatte, lineari, e creative certo ma senza spaesamenti. Se sapete dove volete arrivare e come saprete anche trovare modalità creative all’interno di un percorso comunque definito [non come me che tergiverso sempre e vi confondo]

Urge dunque una scaletta (potete riprendere il modello proposto qui) con:

  • obiettivi e micro obiettivi per età omogenee
  • materiali
  • proposte laboratoriali per età omogenee
  • proposte uscite esperenziali
  • modalità

Tenete conto che il tema scelto si deve respirare in ogni vostra azione ed intervento all’interno della scuola: dalla festa (se la fate) al tipo di documentazione, al bigliettino che utilizzate per invitare i genitori alla riunione (per esempio un cerchietto di legno con un foro, un piccolo nastrino di raffia color naturale e il bigliettino appeso con luogo ed ora)…è interessante globalizzare l’idea progettuale non per rendere tutto banale, noioso e monotematico ma per coinvolgere quanto più possibile tutti nel senso profondo del lavoro quotidiano che stiamo facendo.

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Idee laboratoriali che rispondano alle aree di sviluppo e competenza:

0-6 –> manipolazione del materiale naturale, osservazione, costruzione libera, “frottage”, costruzione di “inventari” personalizzati, riproduzione grafica di vario tipo con diversi materiali, seriazione per caratteristiche, ascolto di letture ad alta voce, riconoscimento di sequenze di eventi, esperienze in esterna, narrazione…

6 anni  (oltre al resto)–> seriazione e comparazione dei materiali tra loro per differenti caratteristiche (tipologia al tatto, alla vista, all’olfatto…ecc…), disegno dal vivo, fotografia, mappature, creare plastici…. alcuni altri suggerimenti  home made qui

Per le attività di pregrafismo e precalcolo io prendo sempre spunto da attività di munariana memoria o montessoriana ispirazione…questo perchè ODIO le schede e AMO assecondare le naturali inclinazioni dei bambini studiando come amplificarle, farle “esplodere” ossia come e-ducerle e spronarne di nuove.

 

Suggerimenti di lettura:

 

Tutti gli inventari illustrati editi l’ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

Andiamo fuori a giocare?, Il castoro.

Arte e natura, Rivista Dada, Artebambini.

Concerto per alberi, Terre di mezzo.

Disegnare un albero, Munari, ed. Corraini.

Facciamo i colori. Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, edizioni Francoangeli.

Giardinieri in erba, ed. Editoriale scienza.

I colori della natura, ed L’ippocampo.

Il piccolo bruco maisazio pop up, ed Mondadori.

L’albero, Iela Mari, ed. Babalibri.

L’onda, ed. Corraini.

Mare, ed. Rizzoli.

Montagna, ed Rizzoli.

Nella foresta del bradipo,

Raccontare gli alberi, ed Rizzoli.

Respira piccolo albero… respira, ed. Gruppo Abele.

Saremo alberi,ed. Artebambini.

Soffio di vento, ed. Federazione nazionale delle istituzioni pro ciechi.

Uffa quanto manca, Il castoro.

 

In una parola (forse qualcuna in più)….USCIAMO in giardino, dagli schematismi, nel mondo.

 

Non è una scatola

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Strumento a dir poco indispensabile ed immancabile in tutte le librerie di insegnanti ed operatori del settore scolastico (dove per settore scolastico intendo TUTTI coloro che si occupano di educazione ed insegnamento, non solo lo 0-6).

Questo albo, insieme ad altri come “Sulla mia testa” e “Che cos’è un bambino” che trovate qui : Bambino: un mondo da conoscere,  ci fa a lungo riflettere sul potere immenso dell’immaginazione (che non è solo fantasia ma vera costruzione creativa di mondi e di visuali del mondo “reale”)  dei bambini e delle bambine.

“Non è una scatola” è un prontuario per adulti, come un paio di occhiali magici che permettono di vedere quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

E, ci tengo a sottolinearlo, quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

  • non è soltato il mondo immaginativo che abbiamo il potere di creare se lasciati liberi di sperimentarci e sperimentare materiali
  • ma abbiamo smesso anche di considerare il valore soggettivo di ogni persona, ci siamo adattati all’incasellamento precostituito consumistico e riduttivo che toglie valore al potenziale di ognuno, che lo sminuisce, inscatolandolo, appunto, in etichette.

Un coniglio ed una scatola: una voce fuori campo che sottolinea l’insensatezza nell’utilizzo di una banale scatola di cartone, e il coniglio, “voce bambina”, che ci apre gli occhi. La scatola non è quello che appare agli occhi di chi guarda, è molto di più…e il coniglio è “costretto” a ribadirlo a gran voce fino alla fine…fino a dover estirpare il nome stesso all’oggetto per riuscire a ridefinirlo, svincolandolo dal giudizio restrittivo che gli era stato abbinato.

Ho citato  spesso questo albo  perchè lo utilizzo davvero tanto sia con i bambini che con gli adulti in vari ambiti.

Serve agli adulti a ricordare di quanto sono capaci i bambini, ai bambini per essere confermati nel loro potere e per notare che ci sono adulti che se ne ricordano…

Utilissimo anche per strutturare progetti educativi anche 0-6 (ve  ne ho parlato qui Lo 0-6 questo sconosciuto. e trovate un progetto della scuola dell’infanzia e del raccordo Zizzi del Comune per il quale lavoro ben presentato qui: Kalandraka – un progetto con un albo )

fenomenale per azzardare un cambio di materiali all’interno della scuola, per ragionare su quanto “inutili” siano alcuni degli oggetti che offriamo ai bambini credendo siano giocattoli per loro utili e che invece, come direbbe la dott.ssa Chokler, “sono giocattoli che giocano da soli” bloccando la creatività del bambino anzichè valorizzarla.

Nell’albo possiamo notare, e così osservare anche nel gioco attivo ed autonomo dei bambini che abbiamo nelle nostre case, scuole, giardini…che meno il materiale è predefinito e strutturato, e quindi più è destrutturato, “povero” e “naturale” e più i bambini spaziano con la loro immaginazione utilizzando il materiale in modo assolutamente inaspettato, creativo, variabile a seconda delle necessità, ricompattandolo, ricostruendolo, destrutturandolo o ristrutturandolo a seconda della visione che in quel momento stanno “mettendo in gioco”.

Ovviamente il discorso si può ampliare tantissimo ripensando al materiale di tutta la scuola, ad una filosofia nella scelta di ogni oggetto che viene messo a disposizione, dentro e fuori, ai bambini a scuola (e questo a mio avviso è l’approccio ideale per trovare un’armoniosa fluidità nel lavoro di tutta un’equipe oltre che dei bambini: troviamo un accordo, un manifesto dell’idea di bambino e quindi, di conseguenza, accordi su attività laboratoriali e materiali che andremo a proporre)

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non sempre è possibile nell’immediato, o, spesso, ci sono resistenze nel fidarsi dei bambini e delle bambine e della loro immaginazione (ci vuole fiducia in loro – tanta – ed anche nelle nostre competenze nel sapere cavalcare le onde da loro proposte, sapendo gestire il lavoro complesso all’interno della scuola)…quindi…possiamo pensare, per esempio, di creare una stanza dedicata ai materiali destrutturati (e per stanza intendo anche il giardino) e vedere cosa accade. Possiamo insomma partire da un punto della scuola, metetrci in osservazione e verifica, e riflettere, in collettivo, su quanto emerge.

Io, che per indole e pensiero mi fido ciecamente dei bambini, sono certa che vi stupirete ma e solo se saprete stare in sospensione di giudizio e in attesa accogliente, senza intervenire SUI bambini. Preparate gli spazi, i materiali e fogli e penne per voi.

Ragionare prima, progettare e poi verificare in itinere è fondamentale per non ostacolare il lavoro dei bambini in corso d’opera. Se li lasciamo emergere non solo ci stupiranno (che a qualcuno può interessare e ad altri meno) ma si “riveleranno” ossia sapranno mostrarci il loro potenziale e le loro difficoltà così da permetterci di riflettere sul “da farsi educativo”

FIDIAMOCI DI LORO.

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vi lascio con il link a questo bellissimo video che gira in questi giorni su fb:

video “cosa vedono i bambini quando giocano”

 

e un link, molto più professionalmente interessante, ad una scuola davvero avanti, vicino a casa: Fondazione Gualandi

Il Tagliaboschi

Il tagliaboschi.
Ed Il leone Verde magistralmente illustrato da Alain Cancilleri

-Il-Tagliaboschi copertina

Un bosco su paesaggio innevato.

Ed una casa, con il camino acceso, quasi a vetta di una montagna.

E il silenzio……sembra di sentirlo.

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Un mattino presto l’uomo che abita la casa si sveglia, indossa caldi indumenti ed ecco che lo vediamo affacciarsi alla porta e, con volto assonnato, uscire… noi lo vediamo da fuori, non siamo invitati ad entrare in casa né a sapere cosa pensi quest’uomo e dove stia andando…

Ma il silent ci accompagna, per mano…a scoprirlo.

Appoggiata al muro della casa un’ascia, che l’uomo prende sulle spalle per iniziare poi il suo viaggio.

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Dove va nel silenzio di un mattino innevato?

Poche pagine dopo lo sappiamo…quest’uomo è un tagliaboschi e lo capiamo perché dopo aver raggiunto un bosco lo osserviamo lasciare dietro di sé alberi spezzati alla base.

Un’ascia, un uomo ed una foresta in caduta libera.

Sembra di sentirlo il tonfo pesante e soffocato di ogni albero abbattuto, e serve un occhio bambino per notare che non siamo gli unici osservatori disarmati..

Un coniglio, uno scoiattolo ed un picchio..poco dopo un lombrico…inermi, anche stupiti, guardano…

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Ma forse il peggio deve ancora arrivare…e girando pagina una fitta raggiunge il cuore…

Vediamo il tagliaboschi, il mattino seguente, raggiungere nuovamente quella che era una foresta..

La pagina è disseminata di tronchi spezzati, solo un albero è rimasto in piedi ma a pochi passi l’uomo, con la sua ascia, lo sta già raggiungendo.

ultimo albero tagliaboschi

Girare pagina è quasi doloroso.

Il tagliaboschi è ai piedi dell’albero,

alza la sua ascia e nel farlo alza,

casualmente, il volto e…

…qualcosa di magico, di inaspettato, di perfetto come è perfetta la magia di ogni storia…accade.

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Tra i rami una gremita popolazione di animali guarda l’uomo. Volpi, un orso, scoiattoli, gufi, uccelli, un piccolo gnomo (dice mia figlia), un lombrico….sono tutti stretti uno all’altro sopra all’ultimo albero rimasto e guardano impauriti, interrogativi l’uomo che taglia i boshi.

Sì guardano l’uomo e anche noi lo stiamo guardando domandandoci cosa farà? Si renderà finalmente conto? Come è possibile che non si sia accorto di quello che stava facendo?

Giriamo pagina…

L’ascia è a terra, il volto dell’uomo è visibilmente scosso…e allora in noi si muove una rinnovata speranza, un sospiro di attesa positiva si fa spazio ed è irresistibile la voglia di girare le pagine e osservare l’uomo affrettarsi verso casa, bussare alla porta e fare un lungo discorso alla donna che abita con lui…..

Questo silent va goduto pagina dopo pagina fino al fondo della copertina, e arrivati alla fine va chiuso e rigirato dal titolo, alla copertina iniziale…perché, senza saperlo, abbiamo avuto tra le mani il futuro fin dall’inizio.

-Il-Tagliaboschi copertina

Interessante lo svelamento su più piani, i dettagli che si annidano qua e la tra le pagine.

Una storia di silenzio e natura (come cita il retrocopertina), di educazione al rispetto in continua sospensione tra quello che è necessario fare-  oppure no, tra quello che si può scegliere di fare-  oppure no, tra quello che si è e si può essere davvero.

Una storia di ritorno all’armonia con il naturale: con se stessi e con il mondo.

(in cui è una donna, alla fine, la mediatrice di vita, che porta con se il primo di tanti alberi da ripiantare)

Scopritelo…merita davvero!

La vostra voce: amarsi prima di vedersi

A “Filo di voce” questo il titolo dei due incontri (Incontro) dedicati al tema della voce e della lettura rivolti a genitori in attesa che ho avuto l’onore di tenere a Lacasatonda Fano  .

Quello che mi piacerebbe fare è riprendere questo discorso qui con voi, presentarvi alcune “scoperte in pillole” che ho incontrato preparandomi a questi incontri (si preparandomi…c’è sempre da studiare e da leggere, qualche nuova ricerca, un taglio più preciso su argomenti che si pensa già di conoscere…amo approfondire quando posso!!)

Mi permetto di riportare qui in toto l’intro ad un utilissimo testo sulla lettura

Leggimi Forte – Parla con Lui

Gli umani, appena nati, paiono esseri fragili e precari, in bilico sul ciglio della vita come sul crinale di una collina. Forse lo sono davvero, o forse è la nostra ansia di genitori che li vede così. Fatto sta che, a quel punto, noi prendiamo d’istinto a chiamarli, con voci e sorrisi, perché da quel crinale si lascino scivolare verso di noi, da questa parte e non da quella. La voce umana ha un potere grande e segreto, che assordati da molti apparecchi rischiamo di dimenticare.
Prima del senso c’è il suono, prima delle parole c’è la voce. Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all’umanità, le rende umane. Parliamo agli animali, che non conoscono parole, parliamo a una lapide, a una pianta, a uno specchio; a una persona in coma perché ricordi la vita umana, e vi ritorni.
E a un neonato perché si fidi e vi entri.
La voce echeggia come un canto di balena, in quell’oceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita, per dire tre sole sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui. I mesi e gli anni passeranno, quella voce prenderà forma di parole, perline di senso infilate in collane via via più fiorite e complesse: mangia, dormi, ridi, cresci, come stai? Ma sotto quella superficie variopinta, in certe ore del giorno, in certe condizioni di luce, di emozione, di sonno, noi siamo ancora in grado di sentirlo, quel suono senza senso, quella voce senza parole, che non “vuole dire” niente, ma genera umanità.

La cosa fondamentale che questo libro dice a un genitore è dunque questa: parla a tuo figlio. Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro?

Parla con lui, con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli serve. E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste, che son fatte per questo: leggi un libro. “

Trovo che questa presentazione abbia al suo interno un’infinità di spunti e di riferimenti  alle più moderne teorie e ricerche sulla vita intrauterina oltre che riferimenti pedagogici, psicoanalitici, morali e filosofici. Insomma la adoro. La trovo perfetta…ma proverò ad esplicitare le mie motivazioni supportandole anche con teorie , accompagnandovi nel mio viaggio con Albi illustrati e tantissimi suggerimenti di lettura (che trovate in bibliografia qui allegata)

 …”Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all’umanità, le rende umane” …

Scrive Michel OdentLa salute dell’individuo inizia nel grembo materno […] Il bambino prenatale vive tutto ciò che vive la madre e sin dall’inizio…Durante la gestazione, dunque, non è sufficiente seguirne il buon andamento soltanto mediante esami ecografici, analisi cliniche e controlli medici per accertarsi del perfetto stato di salute di madre e bambino. Occorre preoccuparsi anche di alimentare correttamente la relazione madre-bambino-padre sul piano affettivo…
Attraverso il tatto (il bambino) è anche in grado di percepire i suoni prima che si sviluppi l’organo dell’udito […] Percepisce la voce della madre dall’esterno e dall’interno, attraverso i tessuti e le ossa, fino all’utero.Non comprende le parole, nel senso di afferrarne il senso, ma ne afferra la carica affettiva e identifica una intonazione ed un ritmo particolari, che dopo la nascita serviranno come punti di riferimento e gli daranno sicurezza tra le tante nuove sensazioni che dovrà affrontare venendo al mondo

Avete notato? Il dettaglio fondamentale…lì dove dice che il bambino intrauterino sente (con tutta la complessità dei significati di questo termine) ancor prima che il senso dell’udito si sviluppi. Ossia gli studi moderni e la psicoanalisi, praticamente da sempre, ci dicono che il bambino fin da quando si ambienta nell’utero materno riesce a percepire, attraverso il corpo, le onde sonore e che queste trasmettono non soltanto la voce della mamma ma significati molto più complessi quali un senso di esistenza e di confine (per approfondire leggere Winnicott) ..per riprendere le parole da il libro Leggimi forte “per dire tre sole sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui “.

Il bambino quindi è in una situazione di ascolto emotivo, tutto quello che gli arriva lo colpisce, lo attraversa, viene vissuto e non pensato (citando uno dei miei amatissimi professori Racalbuto – articolo, interessante il suo testo sul tema “Tra il fare e il dire” )

Che cosa significa questo esattamente? Sono concetti complessi presi dalla psicoanalisi ad origine bioniana che cerco di semplificare così: fino a che il bambino non sviluppa, dopo la nascita, intorno ai 24 mesi, la capacità cognitiva di simbolizzazione (ossia di associare ad immagini reali immagini mentali) tutto quello che vive, soprattutto nei mesi intrauterini e nei primi mesi post nascita, è vissuto-non-pensato, ossia escluso dalla simbolizzazione mentale (in fieri) ma che rimane impresso nel corpo come esperienza fatta ma non narrabile, senza parole insomma.

Ciò rende il caregiver  (ossia colui o coloro che si prendono cura) fondamentale: il ruolo dell’adulto è quello, infatti, di tradurre il reale mettendo parole, espressioni, posture…dando cioè una raffigurazione pensabile e “fatta di confini” “confinata” (perchè la parola, dando senso, limita anche ossia riduce il carico emotivo legato all’esperienza) (per approfondire leggere Bion)

e allora sono utilissimi, nei primi mesi di vita del bambino, tutti quei libri che nominano gli oggetti (un oggetto, un animale, una figura per pagina!!) e i libri sulle facce e le espressioni. Bellissimi e soprattutto degni di nota i libri a contrasto bianco/nero.

Qui sotto una piccola selezione prima di tornare al filone principale del nostro tema:

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Libri a contrasto, libri da toccare, libri che nominino la realtà, libri sonori

Ma torniamo al tema iniziale e scusate se ogni tanto prendo percorsi e vie traversi…

Laura Pigozzi in –A nuda voce. Vocalità, inconscio, sessualità(2008) – scrive “la voce ha uno statuto più antico e originario rispetto alla parola” “la voce è anche e soprattutto memoria” continua Imbasciati  : “è una memoria implicita; sganciata dunque da qualunque possibilità di ricordo. Anche qui c’è una distinzione, non ancora assimilata nella cultura generale: un conto è il ricordare, altro conto la memoria, nella sua piena estensione; il primo difficilmente corrisponde la secondo” – Nuove teorie sul funzionamento della mente. L’istituzione psicoanalitica e gli psicoanalisti, mbasciati, 2005.

E proseguo “Il feto impara (Manfredi, Imbasciati, 2004) in relazione a come la gestante (e il suo entourage e il suo stile di vita), modula ciò che gli incipienti organi sensoriali del feto possono recepire: è la modulazione materna che conferisce loro quella organizzazione che li costituisce come funzioni mentali (in primis percettive) passibili di essere memorizzate. Questa modulazione assume il carattere di un’effettiva comunicazione, vuoi ordinata e funzionale, vuoi disorganizzata e disfunzionale. La comunicazione gestante/feto è pertanto la matrice degli apprendimenti fetali e del costruirsi delle prime elementarissime funzioni mentali del feto”

 Lacan parla di Lalingua cheè quella dimensione del linguaggio che precede il linguaggio e che investe direttamente il corpo che parla. Lalangue è la dimensione carnale, primaria, originaria del linguaggio, rispetto alla quale il linguaggio sarebbe un’elucubrazione di sapereLalingua Lacan

Insomma…il suono della vostra voce (e Imbasciati ha dimostrato che il bambino-in-pancia riconosce e risponde in modo più attivo alla voce a lui direttametne rivolta), ancor prima del significato delle parole che dite, le emozioni che trasmettete ancor prima delle parole che utilizzate hanno un’importanza ed un interesse altissimo per i vostri bimbi in pancia e anche per i bimbi appena nati.

La componente prosodica della voce (ossia la ritmica e la melodica e qui Elisa Ridolfi può aiutarvi meglio di me)  è da considerare una vera e propria forma di contatto emozionale, una forma di abbraccio non corporeo.

Quindi? Dette tutte queste cose psicoanalitiche?! Bhe…quindi LEGGETE, LEGGETE, e ancora LEGGETE, CANTATE, osate con la vostra voce trasmettere tutto l’amore che provate per questo bambino.

Aucher ci ricorda che se i caregiver “parlano e cantano spesso al feto la carica affettiva dei loro messaggi risveglierà in lui un sentimento di fiducia nella vita”

Il bambino intrauterino pensa “per emozione e sentimento” dice Alfred Tomatis e allora leggere qualcosa che vi fa piacere, che vi fa star bene, parlare con lui è importantissimo.. in bibliografia trovate alcune proposte. Tenete conto che potete leggere anche Dante, mentre il vostro bambino è in pancia,…purchè questo a voi dia emozioni che desiderate trasmettere.

PS= Non ho aperto nè sfiorato il tema del desiderio (con tutto il carico di investimento, aspettative, disinvestimento ecc…) perchè ritengo che sia estremamente delicato e inadeguato ad un luogo virtuale come questo.

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Link utili:

Casa Casina

Bambino: un mondo da conoscere

Libri come ponti

Nati per leggere

Un grazie veramente speciale va a  Marta de il DragoFanfarone Fano
per la quantità di libri che ogni volta mi mette a disposizione.

A Livia Serrano e Valeria Patregnani per la collaborazione e gli spunti di riflessione che sempre mi offrono. L’una responsabile di http://www.fanoperbambini.it, l’altra responsabile dei servizi al pubblico della biblioteca. Insieme appassionate scriviamo Dillo con un libro.

E ovviamente ad Elisa di Lacasatonda per l’accoglienza e per aver pensato a me.

BIBLIOGRAFIA:

BIBLIOGRAFIA

Il cestino dei tesori

MOVIMENTI NEI PRIMI ANNI DI VITA DEL BAMBINO

Articolo non citato per questioni di brevità: Il corpo della voce, la voce dell’ascolto.  Biferale, Toti

Bambino: un mondo da conoscere

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Che cos’è un bambino?

Beatrice Alemagna risponde magistralmente: “è una persona piccola”

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Potrei chiudere qui questo intervento…sottolineando, mettendo in evidenza, proponendo una gigantografia della parola “PERSONA”… ma pare non bastare mai…

ci si dimentica spesso di considerare i bambini e le bambine come persone quindi dotate di capacità, potenzialità, autonomiee e limiti (ovviamente, come tutti). Ci si dimentica adirittura di considerarli speciali uno ad uno e li si mette tutti nel calderone “infanzia” come se non esistessero differenze, sfumature, particolarità. Come se, anche banalmente, un bambino di 3 mesi nato al nord Italia da famiglia benestante in pieno centro città fosse uguale ad uno di 10 anni emigrato con la propria famiglia da un paese di guerra, o ad un altro di 4 settimane nato in Svezia.. Come se esistesse al mondo una persona uguale ad un’altra.

Quello che mi preme dire è che i bambini e le bambine vanno osservati, va loro dato spazio di parola, di espressione creativa, di movimento nel pieno rispetto dei loro ritmi…e non perchè la fretta al mondo non esista e ci si debba sentire adulti tremendi se al mattino, per andare a scuola e lavoro, si corre più del solito sulle routine. Non è questo il concetto…

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L’idea è che se facciamo un passo indietro e li guardiamo…allora possiamo davvero comprendere il loro potenziale e predisporci per favorirne la massima espressione.

La psico-pedagogia, a partire da menti geniali come Montessori, Vygotskij, Chokler, Pikler, Mhaler, Goldschmied, Munari (…),  ricorda agli educatori che il loro ruolo è quello di muoversi, per così dire, nell’ “area prossimale dello sviluppo” intuendo, osservando, il potenziale del bambino, annotandone limiti e difficoltà così da preparare un ambiente idoneo affinchè le potenzialità del bambino vengano messe nelle condizioni di svilupparsi ed esprimersi. Si sottolinea, insomma, che il ruolo dell’adulto è quello del regista che osserva, prende in esame le condizioni iniziali da cui partire per predisporre il set all’interno del quale il vero protagonista, la persona bambino, possa muoversi, incontrando sfide evolutive a lui adeguate, sempre leggermente sopra le sue aspettative così da essere propulsive, motivo di esplorazione, scoperta e meraviglia per il bambino.

Il fatto è…

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…che nessuno può far nuotare una paperetta se non è lei a sentirsi pronta per un tuffo…nemmeno il lupo in persona!! (qui la recensione Il fatto è – Capitombolo )

Cosa possiamo fare allora ?

Metterci in ascolto.

I bambini sanno indicarci la strada dei loro bisogni. Ci basta considerarli degli ottimi interlocutori per accorgercene..

Tutto da me, un albo particolare grazie ad una “straordinaria combinazione di disegno e fotografia” , ce lo ricorda…”William Wondriska cattura con un tono leggero e spensierato l’emozione indescrivibile di un bambino nel fare una cosa “da solo”. ..Fra realtà e immaginazione, All by myself è stato fra i primi libri per bambini ad utilizzare al suo interno immagini fotografiche. Qui sono accostate alle esuberanti illustrazioni in vivo arancione grazie ad un’impaginazione dolce e curiosa, che accompagna la musicalità del testo” (cit. da http://www.corraini.com/it/catalogo/scheda_libro/421/Tutto-da-me)

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Nell’introduzione del prezioso libro di Agnès Szanto-Feder, L’osservazione del movimento nel bambino. Accompagnare lo sviluppo psico-motorio nella prima infanzia, Erikson, 2014, Emanuela Cocever presenta Emmi Pikler dice “Pikler vede in un neonato che si muove un soggetto impegnato in un’opera allo stesso tempo interna ed esterna, vede in atto, non solo in potenza, lo stesso lavorio  che si esprimerà, in seguito, con altri mezzi. […] Fin dalla nascita un bambino ha la capacità di attenzione e di azione, e tanto più accresce le sue capacità quanto più sperimenta il fatto che i suoi tentativi sono efficaci, sono accolti nell’ambiente e lo modificano. Qualsiasi adulto, anche il più sperimentato, non ha tutto quello che gli serve per lavorare con i bambini, ha bisogno di imparare da ogni nuovo bambino, e l’attività di un bambino che si muove di sua inizativa è la guida sicura per un adulto che voglia imparare”

Il punto di vista della moderna pedagogia quindi ci porta a guardare la persona bambino con un occhio molto attento, senza pregiudizio, considerando il suo comportamento come un indicatore del lavorio interno che sta compiendo e del suo potenziale. Il nostro osservare senza intervento dall’alto, senza forzature nè precostituzioni predefinite, permette al bambino di esprimersi in un ambiente percepito come accogliente e favorevole.

Non è una scatola, Celeste Combinaguai, Il punto, Se io fossi…, Io sono un artista, e tantissimi altri che mano a mano potremmo aggiungere, scoprire, citare… ci illustrano in modo assolutamente chiaro e prepotente quanto sia ricco e complesso (oltre che molto pensato!)  il gioco del bambino il quale mette in atto tutte le sue capacità immaginative e d’azione in un mix creativo spesso limitatamente comprensibile agli adulti!!

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Ci vengono in aiuto gli albi sopra citati per ricordarci e ricordare ai bambini che intuiamo e aprezziamo la loro ricchezza sempre in espansione. E possiamo continuamente sperimentare le loro abilità intuitive, progettuali, simboliche osservandoli nel loro agire ma anche colloquiando con loro, creando narrazioni su spunti di lettura… potrei raccontarvi il tantissimo lavoro che si fa all’interno di nidi e scuole dell’infanzia con gli albi illustrati e i silent book.

Si parte dalla lettura e si arriva alla creazione di ambientazioni, di storie, percorsi, di lavori progettati e costruiti dai bambini con la magistrale supervisione di educatori ed insegnanti sempre in continua formazione in collaborazione con il coordinatore pedagogico, i servizi bibliotecari e museali… insomma…stare al passo dei bambini e delle bambine è un lavorone..non lo sapete?!

Un esempio di quanto vi sto riportando lo trovate a questo link: No…non è una scatola!

 Che cos’è quindi un bambino?

Una persona unica e irripetibile.

Un mondo ricco e complesso.

Un interlocutore in grado di stimolare in noi crescita e cambiamento.

Non vi basta?

Guardate qui come ce lo presenta Settenove:

Io sono così — Premio Andersen 2015 —

http://www.settenove.it/articoli/io-sono-cosi/313

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Per concludere…vi suggerisco di sperimentarvi sia nell’osservazione attenta e non partecipata dei bambini che vi capita di frequentare e che avete l’onore di conoscere. Che siate i loro genitori o/e educatori.

Vi consiglio di leggere con loro, di darvi spazio di racconto e di scambio proponendovi alcuni suggerimenti che potete leggere qui: Libri come ponti

Spero questo primo percorso tematico vi sia utile…vorrei poterlo integrare, rinforzare, rimpolpare di suggerimenti quindi se ne avete scrivetemi!!

Io continuerò a metter in moto i miei neuroni !!

 

 

Bibliografia utile:

Celeste combinaguai – Yarlett Emma – Margherita edizioni

Che cos’è un bambino – Alemagna – Topipittori

Datemi tempo – Pikler

Il bambino è competente – Jesper Juul – Edizioni Feltrinelli

Il fatto è – Gek Tessaro – Lapis Edizioni

Il punto – Reynolds Peter H.- Ape Junior

Io sono un artista

Io sono così – Fulvia Dell’Innocenti – Settenove

L’osservazione del movimento nel bambino. Accompagnare lo sviluppo psico-motorio nella prima infanzia.  – Agnès Szanto-Feder – Erikson

Munari i libri

Persone da zero a tre anni – Goldschmied Elinor; Jackson Sonia – Junior Edizioni

Se io fossi il blu… – Sophie Fatus – Lapis

Si può – Guarenghi Sanna – Franco Cosimo Panini

Tutto da me – William Wondriska – Corraini Edizioni

Casa Casina

casa-casina

Casa capanna
Casa riparo,
casa di roccia…

casa-casina-risguardi

Ho conosciuto questo albo preparando un paio di incontri sul tema della VOCE (e mi piacerebbe parlarvene e scriverne,se ci andrà) dedicati a  genitori in attesa

…e me ne sono subito innamorata.

Non ho  molti libri in rima a casa, non perchè non ne riconosca il valore ma perchè non li so proprio leggere…ho poca dimestichezza con il mio orecchio sonoro. Io sono più una donna di parole e cuore, da testi o da immagini..

Poi ho incontrato Casa Casina…e vi potrei dire che ho pensato subito a Rifugi 

Il tema è importante e mi tocca particolarmente..questo albo ci si avvicina con delicatezza descrivendo, pagina dopo pagina, tantissime tipologie di casa anche quelle di cui ci dimentichiamo, che ignoriamo, che sottovalutiamo…

…dalla casa di chi una casa non ce l’ha, al grembo materno, alla casa potenziale che tutti i bambini dovrebbero avere… Piccole brevi descrizioni in rima che creano evocative immagini mentali, avvicinandosi al cuore piano piano…partendo dal conosciuto e accompagnandoci verso lo sconosciuto.

Denunciando agli occhi e ai sentimenti
alcune mancanze delle quali, forse, siamo responsabili
ed umanamente tenuti a tener conto..

Microstorie, macromondi
visti con l’occhio meravigliato e stupito del bambino
che scopre senza giudizio…

Casa panchina di chi non ha un tetto,
Casa valigia di viaggiatore,
Casa, ogni bimbo ne avrebbe diritto!

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…non solo blog

Vi propongo qui il link ad un articolo scritto in collaborazione con la responsabile dei servizi bibliotecari della città nella quale lavoro…
grazie a Livia e al suo sito abbiamo aperto una rubrica: DILLO CON UN LIBRO della quale vado davvero tanto fiera.

Buona lettura!! 

Libri come ponti: http://www.fanoperbambini.it/web/dillo-con-un-libro-le-parole-come-ponte-emotivo/

Rimanete aggiornati!!