Nino: al bambino che siamo. 

Questo albo mi commuove sempre.
E spero davvero faccia lo stesso effetto a tutti coloro che si occupano di educazione…confido in voi, e soprattutto nella connessione tra il vostro bambino interno e loro, coloro di cui vi occupate.

E’ un libro prezioso perchè offre spunti di riflessione profonda per adulti interessati a comprendere, scoprire e conoscere il mondo dell’infanzia…a stupirsi anche della meravigliosa complessità e profondità oltre che dalle competenze spesso sottovalutate di questi piccoli esseri appane affacciati alla vita.

Trovate qui il sito dedicato: Nino

Nino è un piccolo esserino piombato da non-si-sa-dove…

apre domande e curiosità: da dove è venuto? Dov’era prima? Domande che, volendo, possiamo offrire ai bambini…che possiamo anche alvorare in un gruppo sulla genitorialità…e sul mondo della genitorialità adottiva….

L’albo prosegue descrivendo le diverse caratteristiche e competenze del piccolo Nino…l’ironia è a portata di mano…e la sottigliezza con la quale Isol ci descrive le particolarità dei bambini è squisita:

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ci aiuta, da genitori, a riderci un pò su…a meglio tollerare le poche ore di sonno, le urla incomprensibili dei primi giorni…

Ma questo albo è prezioso perchè fa decisamente di più… e su questo vorrei soffermarmi:

  1. NINO REGISTRATORE

Nino vede e sente più di quanto sembra. E guardate che questa frase è profondissima e richiama a tutti gli studi di pedagogia, psicologia e chi più ne ha più ne metta. i bambini piccolissimi, in particolare quelli che ancora non “hanno parole”, hanno la capacità potentissima di 2assorbire l’umore dell’ambiente circostante” e di sentirlo. Gli educatori che lavorano con i cosiddetti lattanti, mettendosi in osservazione di se stessi e del clima classe, possono presto rendersi conto che se, malauguratamente, sono partiti nervosi da casa…con molte probabilità i più piccoli e sensibili gireranno loro facilmente alla larga o saranno “stranamente” nervosi. Questa annotazione è importantissima e andrebbe sempre tenuta a mente e ricordata anche da genitori…si tende a sottovalutare il bambino molto piccolo perchè, come ben ci ricorda il testo, ancora non comunica nella nostra lingua. Il fatto è che non è perchè non parlano che sono insensibili o sciocchi…solo non hanno ancora le nostre parole per dirlo (parole che acquisiscono appositamente per “venirci incontro”)

Stern ci parla di sintonizzazione affettiva, e vi assicuro che non è unidirezionale…anzi.

2. NINO SPECCHIO

Nino è uno specchio: un concetto psicoanalitico importantissimo e molto delicato. Le teorie ci insegnano principlamente che è l’adulto che si offre come contenitore (Winnicott) e traduttore (Bion) dell’esperienza del bambino, traducendo in espressioni e parole quanto il bambino sta vivendo, facendosi dunque specchio riflettente e riflessivo, evitando di mettere contributo troppo personale (farsi spazio e fare spazio alla possibilità del bambino di riflettersi) Per es: “ma come sei sorridente sembri felice” sorridendo…ecc

Questo albo ci offre la possibilità di cambiare punto di vista e di approfondire, prendere meglio coscienza, con un linguaggio immediato e diretto come quello di queste poche parole e delle illustrazioni, di una qualità dei bambini.

Visto che, come ci spiega poco sopra, i Nino sono in grado di registrare le emozioni che si muovono nell’ambiente circostante (per così dire di pancia, quindi ad un livello non consapevole e cognitivo ma di “vissuto non pensato” Racalbuto) sono anche in grado di riflettere al caregiver quanto lui stesso porta nella relazione,non solo di accorgersene ma anche di rimandarlo. Per farvi un esempio semplice ed anche un pò superficiale: avete mai provato a “guardare brutto” un piccolo? Probabilmente, anche se sorridente, a poco a poco cambierà espressione “ripetendo” la vostra. Ecco possiamo pensare che questa sia un’adesione “semplicemente estetica” all’emozione dell’altro ma, se riflettiamo su quanto il piccolo sente, su quanto noi mettiamo emotivamente in circolo, possiamo capire anche quanto sia possibile, in una relazione affettivamente importante tra adulti e bambini, rispecchiarsi vicendevolmente.

Stiamoci dunque attenti, abbiamo davanti dei registratori emotivi che non sono ancora in grado, per conformazione e sviluppo, di tradurre in pensieri logici, razionali, cognitivamente rassicuranti quanto stanno sentendo. E’ come se registrassero tutto senza poter dare una categorizzazione ed un senso. Insomma come scottarsi la mano, sentirne il dolore ma non saper capire la fonte.

Compito dunque di noi adulti, TUTTI, è di fare un lavoro su noi stessi prima ancora di metterci in relazione e nel mentre, durante. Di, continuamente, porsi in osservazione ma anche e soprattutto in auto osservazione così da poter distinguere e dare senso alle varie emozioni che inviamo e riceviamo.

 

Lo so che è difficilissimo ma facciamolo per loro, è nostra responsabilità.

Mi raccomando eh??

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Trucas: un mostro d’arte…e non solo!

Risultati immagini per trucas logos edizioniAppena ho visto fare capolino, dalla copertina, questo buffo mostro verde, dalle lunghe orecchie e gli occhioni sgranati…ho desiderato averlo sul mio comodino (il mostro si!!), poi mi son detta che va bene acquistare albi d’impulso per innamoramento compulsivo da mostri ma che, a casa, di mostriciattola ne ho una anche io ed esigo che i libri che arrivano alla sua lettura siano assolutamenti “ottimi” (per le mie competenze valutative ovviamente)…
Così ho sfogliato questo meraviglioso ed esilarante silent book che, son certa, sarà davvero divertente leggere ad alta voce con bambini e bambine!

La narrazione inizia subito, e forse non si ha il tempo di capirlo se non si sfoglia accuratamente almeno un paio di volte tutto l’albo (io sono arrivata a dar senso e filo alla storia al quarto giro di boa….sarà anche per la simpatia che mi muove l’esserino verde e il sorriso che mi strappa ogni volta che lo fisso in copertina!!)

I silent in fondo sono così…densi e ricchi di dettagli che necessitano un attento studio ( almeno questo quello che penso dovrebbero fare gli adulti prima di proporre una lettura ai bambini)
Trucas sta dipingendo con i suoi tubetti di tempera, il suo capolavoro ci appare nella sua bellezza fin dal retro copertina e, ancora, sfogliando la prima pagina…
ma fino a che non arriviamo a quella che solitamente è la pagina di inizio narrazione…non ce ne accorgiamo…
Un indice indica rimproverante il piccolo imbrattato…e se ci domandiamo il perchè è in quel momento che intuiamo di dover andare a ritroso con le pagine, prima del titolo, per capire..
e così piano piano troviamo un filo conduttore…
Qualcuno, di grande, fa notare a Trucas il suo “stato colorato” e, pare non esserne del tutto contento, così lo solleva e ripone in una tinozza d’acqua:
 Il nostro affezionatissimo piccolo mostro però non ne è entusiasta ed anzi, umidiccio e imbronciato, si mette alla ricerca di qualcosa….la sua natura creativa ha bisogno di forme espressive…
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ciò che capita, come nelle migliori storie esilaranti, è un piccolo innocuo (si fa per dire!) inciampo…Trucas trova quella che ha tutta l’aria di essere una matita….
peccato però…non lo sia affatto.

trucas 4

Le conseguenze sono quasi scontate….
trucas 5…se non che accade l’inaspettato, ciò che da una svolta  ricca di stupore alla storia…
Trucas scopre che questo spiacevole evento gli offre possibilità espressive nuove, mai sperimentate prima…l’espressione del suo volto cambia, si illumina di sorpresa e allo stesso tempo di “insight” creativo…ed ecco…il capolavoro!!
( arrivate fino all’ultima ultimissima pagina!)
Riflessioni: quello che ho subito pensato è  “wow finalmente qualcuno che ci dice che anche dagli eventi spiacevoli possiamo trarre qualcosa di creativo che ci serve per comprenderci meglio ed esprimere quello che siamo!”
Ho pensato poi a quanto è importante offrire ai bambini luoghi, spazi e materiali adeguati affinchè possano esprimere i loro bisogni, desideri, inclinazioni..senza dover poi ritrattare le carte e intervenire da adulti repressori.
Quanto sia anche importante evitare schematismi, rigidismi, schede compressive…e prevedere spazi (fisici e psicologici) ampi e flessibili che possano adattarsi all’esigenza dei bambini di spaziare, ma anche rimpicciolire, di aprire ma anche di chiudere e trovare confine…
Lo so, non è facile farsi guidare da loro…dar limite ma permettere spazi,
osservarli in silenzio e al contempo avere un milione di idee per offrire loro di più, di meglio…
di cosa hanno davvero bisogno i bambini?
Secondo me la risposta è “di fiducia”
e la intendo così, cercando di schematizzarla in frasi che mentalmente potremmo dire ai bambini:
– “Sono certo che sai fare quello che senti e desideri, che puoi esprimerlo e io mi siedo qui, se hai bisogno ci sono, ma fai da solo…”
– “Sono certo che nonostante le difficoltà riuscirai nell’intento, io sono qui, vicino a te, posso aiutarti, pensare a come modificare lo spazio, a quali materiali posso metterti a disposizione…tu aiutami”
– “Ho fiducia in te quanto in me, attraverseremo gli inciampi insieme: gli educatori, la tua famiglia, gli specialisti e tu al centro dei nostri passi”
– “Come adulto soni certo che il massimo della mia competenza e professionalità si realizza quando ho osservato a lungo e con occhio attento quello che sei nel contesto in cui siamo, ne ho ragionato con i colleghi e riflettuto su come migliorare”
…e così via….Fiducia in loro, nel nostro ruolo di regia, nel potere di un’educazione che favorisca l’espressione di bisogni e desideri senza reprimerli, inquadrarli o addirittura incanalarli.
Io tifo per Trucas e voi?

Mia madre

Mia madre – Stèphane Servant, Emmanuelle Houdart.

Edizioni Logos


Di albi che parlano della Mamma (e attenzione all’uso differente del termine fin dal titolo) ce ne sono davvero tanti e anche di valore (penso a Mamme – Rizzoli edizioni) ma questo albo ha qualcosa di diverso…

Affronta il tema descrivendo la mamma nelle sue caratteristiche tangibili, senza idealizzazioni, scintillii di sorta…la Madre di Logos è una donna che ha “il cuore tra la luce del sole e il buio della notte, splendente come la luna e cupo come l’ala di un corvo”..

In questa donna e mamma io mi riconosco, riconosco la fatica, le preoccupazioni,  alcuni momenti di grande difficoltà che nella vita capitano sempre..riconosco la capacità di essere leggera, leggiadra, luminosa e forte e gli attimi di tristezza, buio e incertezza.

Riconosco anche, e il libro lo dice bene, che chi è fuori e quella donna la vive da madre spesso non sa quanto quel buio è profondo e quanto a lungo porterà via il sorriso… (E penso anche che questo albo possa esser di supporto ai miei “colleghi” terapeuti che trattano con la depressione, anche quella post partum)

Interessante il risvolto finale…in cui interviene la madre a rispondere alle preoccupazioni esposte dalla figlia (o dal figlio certo) rassicurandola sul fatto che “la strada che porta a te non potrei mai  dimenticarla”.

Questo albo è prezioso per tanti motivi:

– descrive una donna vera, con immense sfumature, “con una volpe rintanata  e una lupa acciambellata nel cuore” (e notate l’uso dei termini? La loro bellezza e ricercatezza?!)

– scuote le mamme e le madri che, spesso prese dal loro profondo, non valutano come vengono viste e vissute fuori (e si sa che al femminile uno specchio serve sempre – e lo dico in termini psicoanalitici)

– le illustrazioni…ahh quanto amo Houdart…ricche, dettagliate, minuziosamente ricercate che vanno guardate e gustate a lungo, avvcinate agli occhi per far loro raggiungere il cuore

..insomma…un albo secondo me da avere in casa, sugli scaffali delle librerie e su quelli degli studi che trattano il tema della maternità. Per tutte le Madri e le Mamme vere.

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Rifugi


Chiudete gli occhi e pensate a questa parola “rifugi”.

..Rifugio…

Ognuno di noi penserà sedutastante ad un luogo, ma, forse e ancor prima, ad un groviglio di sensazioni…a quella certezza che lì, in quel preciso punto, siamo al sicuro e tutte le tensioni possono sciogliersi.

Rifugio…forse rimanda a qualcosa di ancestrale e profondo, al contenimento e ad un contenuto affettivo irrinunciabile, essenza relazionale e vitale.

Forse vi verrà in mente la tenda costruita con cuscini e lenzuola durante la vostra infanzia..

Forse un abbraccio..

Ma certo vi sentirete bene. Protetti.
In grado di rinascere e crescere…


 Ecco…questo albo ci descrive le caratteristiche imprescindibili di ogni rifugio in modo assolutamente asciutto e diretto, con illustrazioni spiazzanti, ma al tempo stesso rassicuranti, al limite tra il collage onirico e il reale sintetizzato in formule e simboli.

La sensazione è che più lo si osserva e più si possa trovare il proprio punto di vista in un dettaglio, in un angolo di pagina, in una frase…e che ogni illustrazione apra ad un infinito numero di rifugi possibili.

Ad ognuno il suo…e ancora…a perdersi immaginandone, sentendone profumi e sensazioni.

Si apre con un classico, che, però e sempre, si affaccia all’ancestrale, al segreto mistero che lega visceralmente una donna, una pancia e il bambino ivi contenuto.


Il materno.


Una meraviglia e al tempo stesso un’incognita.

Un legame e al tempo stesso una separata evoluzione.
Una nascita che inizia col perdere e perdersi…che separa ma mantiene.

Inutile dire che pochi rifugi superano quella sensazione di completezza che la pancia “emana”. Otto Rank affermò che sentiremo per tutta la vita una profonda angoscia primordiale legata al punto di separazione da quel luogo “quasi sacro” che fu il nostro rifugio primitivo e primordiale. (Elaborò il concetto di -Trauma della nascita – 1924)

L’albo però non si arrende ed, anzi, ci presenta forme e persone, luoghi ed immagini…accompagnandoci, pagina dopo pagina, tra abbracci di amici e familiari, tende e vasche da bagno ma…

Non basta sfogliarlo e leggere le brevi ed intense frasi per goderne appieno…

Fermatevi. Provate ad assaporare i dettagli di ogni illustrazione, datevi il tempo di respirarli, non solo di vederli frettelosamente.
Fatevi accogliere dal rifugio e dai suoi stratificati angoli…


Ecco, solo così si possono comprendere la complessità e la dolcezza e cogliere la molteplicità di spunti tematici contenuti in un albo prezioso.

Da usare come mantra sul comodino, in terapia familiare, in terapia di coppia ma anche no, con e per adolescenti, per chi è solo…

…da avere per non perdere il legame profondo con il ricordo di quella sensazione chiara e potente che sa risvegliare.

Godetevelo!!

#Rifugi – #LogosEdizioni – per TUTTI.

J

Un piccolo Cappuccetto Rosso

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Eccola…piccola, indifesa, ingenua Cappuccettino vagare tutta sola per il bosco…
e, inevitabilmente…eccolo, lui, il più forte (cit. da “Sono io il più forte” Ramos- Babalibri), il più cattivo e, qui, affamatissimo lupo cattivo…

Piccolo dettaglio….di cui il qui sopra famelico ancora non è a conoscenza…la nostra piccola e indifesa bimba dal cappuccio rosso…non è affatto così pronta a farsi sbranare.

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Interessante rivisitazione (tra le mie preferite in assoluto), snella nella scrittura, d’impatto scenico ma semplice nelle illustrazioni…insomma si comprende che mi piace moltissimo?

E’ bene che i lupi lo sappiano (e che la bambine lo imparino)…non ci sono più le Cappuccetto Rosso di una volta !!

La casa editrice @Logos è sempre da tenere sott’occhio per la produzione d’eccellenza…non dimenticatevene.

Qui un video di una lettura ad alta voce dedicata ai bambini e alle bambine:

mia  lettura ad alta voce  

e soprattutto dello splendido Alfonso Cuccurullo: lettura di Alfonso

 

Questo albo si presta a tantissimi usi: dalla lettura ad alta voce a gruppi eterogenei di bambini, ma anche alla terapia con adolescenti e non sarebbe da meno in un focus group sul tema della violenza per esempio…insomma scopritelo!! È un imperdibile!