Incontri, disincontri.

Terre di mezzo.  Jmmy Liao.

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Tutto di questo albo fa di lui un imperdibile per adulti riflessivi e romantici, cinici e arrabbiati, stanchi ed abitudinari, creativi, illusi e/o sognatori, per adulti troppo adulti e per quelli per sempre bambini….insomma per tutti…

Quante volte ad un’occasione mancata avete riflettuto sui SE che vi hanno condotto a perderla? E quante altre, guardando a ritroso, invece, avete trovato dei fili intrecciati che, passo, passo, vi hanno portato esattamente in quel punto?

Sarà che questo albo arriva ad uno snodo particolare della mia vita, con tanti SE e qualche occasione mancata che, ho il dubbio, avrei fatto bene a cogliere…sarà che le illustrazioni sono semplici, intense e ricche di dettagli come piacciono a me… ma…sono rimasta fin dal primo momento colpita e aggrappata, pagina dopo pagina, alla storia (nonostante devo dire l’albo sia alquanto lungo).

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Lei gira sempre a destra.

Lui sempre a sinistra.

Destinati, insomma a non incontrarsi mai.

O forse no?

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La vita non è quasi mai lineare…sperarlo e crederlo non è infantile o da sognatori poco sopra citati…ma da scellerati. La sua bellezza, infatti, sta nel fatto che spesso fa curve ampissime, giri immensi, sale colline e vette, e ci fa ruzzolare senza fiato in qualche profondo burrone, scontrare in qualche circolo vizioso o svoltare in un giro di boa…dicono ci serva tutto per crescere…le chiamano sfide evolutive come a dirci che se rimaniamo fermi e seduti rischiamo di atrofizzare cervello e sentimenti.

Chi lo dice, riconoscibilissimo ottimista e motivatore che secondo me ognuno di noi incontra prima o poi nel suo gruppo di vicinanza, è un saggio e poeta, un pò fastidioso da avere vicino quando si è in piena crisi…ma utile a ricordarci che ce la possiamo fare, sempre (o quasi).

Comunque, prima di addentrarmi in discorsi filosofici che non mi competono, ben lontani dal mio carattere un pò cinico e molto pratico, …dicevamo…

i due si incontrano:

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“woooow” diranno a gran voce i sognatori…

calma calma…si tratta di un incontro in un giorno di pioggia…e di vento…

vi immaginate scrivere in un foglietto di carta il vostro numero di telefono in una giornata simile e offrirlo al vostro “incontroappenaincontrato”?

eh….infatti….

La potenza di questo albo sta nel suo profondo approccio alla vita, nel farci incantare tavola dopo tavola con dettagli e attimi….attimi che ci fanno sobbalzare sulla sedia, chiamare a gran voce e dire “giraaati!!”, sperare, stare col fiato sospeso…

Questo albo lo avvicino ad altri bellissimi come:

e ovviamente c’è una ricca filmografia sul tema…io sono rimasta affascinata da

  • “La casa sul lago del tempo” di Agresti.
  • e da “La corrispondenza”di Tornatore
  • ma guardate che anche “Le fate ignoranti”  di Ozpetek ci dice molto sul tema…. 😉

 

L’incanto sta nel saperci descrivere come ogni passo della nostra vita sia un attimo composto di accadimento e no, di incontri e disincontri.

Disincontri: trovo la parola così siginificativa e ricca da racchiudere  tanti filoni di riflessione filosofica, psicoanalitica… perfetta.

Si parla di persone che abbiamo incontrato così tante volte senza soffermarci, senza coglierle da disincontrarle ogni volta.

Si parla di scelte, di direzioni, di focus attentivi…

Si parla di te e di me che non ci siamo mai conosciuti davvero
e di te che “ti ricordi quella volta quando…?”

Insomma questo albo e gli altri che vi ho suggerito…raccontano il possibile.
Ma anche no…e per poco.
Troppo poco…una parola, un gesto, uno sguardo mancati…

Potete non crederci
o lottare con tutte le vostre forze per cambiare a ritroso le cose,

 

ma la vita sta accadendo adesso:

prestatele attenzione e…

BUONI INCONTRI.

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Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Mi hanno scritto una mail per chiedermi “ha recensito Il pentolino di Antonino”?

“No”

“Peccato”

Quel peccato mi è risuonato fino ad oggi…fino a che non ho riflettuto abbastanza sul perchè non avessi mai recensito un albo così importante per chi cammina al fianco dei bambini.E forse davvero per tutti…

Mi sono risposta che è un albo che tutti conoscono, dotato anche di una guida alla lettura scritta direttamente dalla casa editrice, e che sarebbe ridondante parlarne ancora. Ma forse la verità è che questo albo mi apre tante domande su quanto c’è ancora da fare sul mondo degli adulti, di quanto poco sento di riuscire a fare ancora e di come vorrei che l’educazione si approcciasse ad ogni bambino.

Ma…questo albo è speciale e merita una menzione in un blog che ha l’arroganza, la pretesa e l’illusione di parlare di educazione.

Cito dalla pagine di Kite edizioni “Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perché.Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro”

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Prima di continuare la descrizione vorrei  fare una piccola annotazione:

innanzitutto questo albo viene spessissimo utilizzato per parlare della e spiegare la disabilità, certamente il modo e il tono sono adeguati, delicati al punto giusto per trattare un argomento così delicato…ma a me piacerebbe che prendessimo in considerazione che questo albo parla di molto molto di più…e lo verificheremo passo passo.

  • Per prima cosa…questo albo parla di noi.

Di ognuno di noi, delle nostre piccole o grandi difficoltà che a volte diventano ingombranti e fastidiose per noi, e agli occhi di chi ci guarda.

“Gli è caduto sulla testa” –> non abbiamo scelto e non lo hanno scelto i genitori dei piccoli ai quali vengono spesso diagnosticate difficoltà di varia gravità. Eppure loro – le difficoltà – ci sono, ci piombano nella testa insieme alla diagnosi, o davanti allo specchio o, ancor peggio, davanti agli occhi di chi ci guarda. E piombano nella vita dei bambini che vivono le loro fatiche e quelle, di riflesso,  degli adulti che li accompagnano. Allora forse dovremmo ricordarcene quando ci avviciniamo alle famiglie, quando abbiamo l’impulso di dire “possibile che non se ne accorgano?!”, “possibile che non vogliano fare nulla?”…dovremmo proprio pensare alla nostra fatica nell’accettare noi stessi con i nostri limiti e provare per un attimo a cosa devono aver provato bambini e genitori davanti alla diagnosi scritta nero su bianco, o ancora..a quelle famiglie che iniziano a notare delle prepotenti differenze tra coloro che sono considerati normali e  loro. Un trauma che va a modificare non solo la visione di quel bambino, la sua identità, lo schema di catalogazione nel mondo…ma anche e fortemente l’identità della famiglia stessa, che smuove sensi di colpa, limiti e fragilità individuali, di coppia laddove ce ne sia una, che SEGNA creando un solco così profondo che, spesso, e soprattutto inizialmente, impedisce a chi ha ricevuto in testa il pentolino di vedere alternative…blocca il pensiero creativo e apre a quello che io ho denominato “pensiero tragico”.

A me appartiene molto…il pensiero tragico dico….quando mi capita qualcosa di emotivamente rilevante…per qualche tempo tutto in me si blocca, riesco solo a vedere un’alternativa e non è mai nè quella creativa nè quella evolutiva. Poi passa…reagisco, urlo, mi metto in moto, esplodo di idee di fare…mi affollo di pensieri, notti insonni,…fino a che non individuo un percorso possibile.

Ognuno poi reagisce come può…e qui…in questo “come può” si inserisce il meraviglioso proseguo dell’albo…

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    • “Fortunatamente esistono persone straordinarie…basta incontrarne una…”

di cosa abbiamo bisogno quando andiamo in crisi? A me la risposta arriva immediata e semplice: degli amici. Di quelle persone che non solo sanno capirci ma anche spronarci ad affrontare le crisi evolutive.

Ma quando si tratta di difficoltà che superano le nostre naturali capacità individuali di chi abbiamo bisogno? Di persone competenti, preparate e sensibili ( e tutte queste caratteristiche nessuna esclusa!)

Nel caso di Antonino possiamo ben dire che ha incontrato un adulto davvero ideale, che nel mio immaginario è un insegnante, un educatore.

Lei, vestito a fiori, ha un simpaticissimo pentolino in tasca che antonino ha l’onore di poter vedere…è lei a mostrarglielo nel tentativo, forse, nel momento in cui si è due etranei, di riconoscersi un pò ( a questo proposito, scusate i miei voli pindarici, vi invito a vedere questo video)

Lei vede un bambino. (come in Capitombolo la paperette vede un animale)

Un bambino con un potenziale inespresso, che ha bisogno di essere accompagnato a trovare il proprio linguaggio creativo-espressivo. E lei è a fianco di Antonino per questo.

Antonino impara a comprendere che vivere con il suo pentolino è possibile, che non solo si può “tenere in borsa” e fare molte delle cose che pensava gli fossero impedite ma che il pentolino è spesso un’utile risorsa creativa in un mondo tendenzialmente omologato ed omologante…

Grazie all’intervento esperto e competente di quello che è il mio educatore ideale

( –> ossia colui che interviene solo per offrire strumenti adeguati e nuovi punti di vista evolutivi a persone che stanno affrontanto la prorpia montagna personale, e che nel resto del tempo osserva, annota, lascia spazio e tempi di riflessione e di espressione…)

Antonino, e tutti noi in momenti di particolare difficoltà, scopre non solo, come spesso detto, la potenza della resilienza, ma anche la felicità…ossia la possibilità di essere se stesso, senza imbarazzi.

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L’educatore offre, insomma, la possibilità a tutti di essere diversi, ossia speciali, in un mondo che per osmosi tende al grigio e che invece ha davvero bisogno di persone creative, geniali, diversamente abili per renderlo un luogo accogliente, evolutivo, educativo senza esclusioni e, dunque, violenza. (secondo la mia personale teoria che violento è chi esclude e forse chi si sente escluso…ci diventa [con se stesso o col mondo]. In tantissime accezioni possibili)

Questo albo tocca le corde profonde di me, del mio essere donna, professionista in campo educativo, mamma. Mi commuove, mi smuove, mi sprona sempre e ancora a guardare all’altro nel suo potenziale e mai e non solo nelle sue difficoltà.

Abbiamo un compito arduo, davvero difficile, noi…educatori, genitori, professionisti che ci occupiamo di difficoltà cognitive, comportamentali, emotive, di disabilità, di famiglie e bambini… Il compito di guardare oltre i pentolini, di permettere ad ognuno di essere protagonista di se stesso e della propria storia, pentolini inclusi, in un mondo che tenderebbe invece ad escludere le sfumature pur avendone una grande urgenza.

Si potrebbe scriverne per ore…di sociologia, di politica, di psicologia più o meno spicciola…si potrebbe parlare tanto su temi di inclusione (parola che odio), integrazione, accoglienza, scambio…sarebbe bello se gli albi diventassero strumenti in mano ad adulti in grado di tradurli in pratiche educative e dialogiche…perchè cambierebbero il mondo.

Chiedimi cosa mi piace

Chiedimi cosa mi piace.
Terre di mezzo edizioni

Con le splendide illustrazioni di Suzy Lee e il testo lieve e potente di Bernard Waber.

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Se cercate un libro sull’autunno bhe…mi dispiace deludervi, ma non è questo.
No. Disapprovo totalmente il processo che ha portato all’appiattimento di significati che questo albo contiene.
Questo libro non parla di autunno,
nemmeno lontanamente.
certo certo ci sono le foglie che cadono,
le persone che passeggiano e si stendono sul rosso tappeto
e il vento e gli animaletti…

Ma No. Non possiamo definirlo un libro sull’autunno senza così privarlo della sua magnifica ricchezza.

Questo albo si presta a parlare di tanto,
certamente anche (scusate – banalmente) di autunno.
ma contiene in se, a mio avviso,
soprattutto una finestra sulla relazione tra adulto e bambino
e tratta questo tema in modo davvero profondo e delicato
e forse anche insolito.

Dico insolito perchè in questo albo è la bambina protagonista a guidare l’adulto alle domande, a guidarlo ad uno sguardo attento e ricco, complesso nel suo approcciarsi ai dettagli..alla funzione delle cose, ai nomi e alle caratteristiche, anche emotive, degli oggetti inanimati ed animati del mondo..

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È sempre la bambina che, prendendo per mano l’adulto, lo conduce, a piccoli passi, dentro la sfera intima in cui ci si scopre capaci di grande passione e di amori, di creatività e domande.

E nel percorso riusciamo a respirare quanto sia profondo il legame tra questa bambina e l’adulto che con essa sa passeggiare leggero…

Un adulto che non risponde mai anticipando le domande, che cammina facendosi guidare, che sa di essere un punto importante senza per questo sovrastare o coprire con i propri desideri quelli della bambina. Un adulto che sa stare “al passo bambino” accompagnando alla crescita e alla conoscenza, favorendo la libera espressione della piccola.

Un adulto presente emotivamente e fisicamente che sa accogliere le fantasie creative della bambina e metterle in campo per far evolvere il dialogo.
(Il mio adulto ideale).

Troviamo al contempo una piccola curiosa, in movimento esplorativo, sicura della presenza dell’altro. Una presenza fatta della storia che li accomuna, fatta di un attaccamento sicuro che permette di essere liberi sotto sguardo attento, fatta di conoscenza reciproca leggera, frizzante, autentica.

Insomma in questo albo troviamo i fondamenti del rapporto educante, affettivamente significativo, in cui l’adulto si fa condurre nel mondo dallo sguardo bambino per poter essere pilastro di riferimento, mano che accompagna, contenitore e rilancio di domande e mai di risposte se non quella, la più importante, “lo so, sono qui, non me ne dimenticherò”…come a dire “ci sono. Ci sono sempre stato e ci saró ancora”.

Ho scelto di non descriverlo nei dettagli, ho voglia di lasciarvelo scoprire o riscoprire (se lo avevate comprato SOLO per un progetto sull’autunno!).

Ottimo strumento sia per adulti-educatori (da educere: condurre fuori, cioè persone che permettano il naturale e creativo esprimersi del potenziale di ognuno) — genitori compresi quindi!!
ed
ottimo albo per una lettura intima ai propri figli, pieno com’è di amore reciproco.

Mi piacerebbe ora proporvi dei “mini-approfondimenti” su alcuni dettagli:

  • tutto l’albo è attraversato dalla meraviglia della scoperta ed in questo percorso i ruoli adulto- bambina sono da prendere a modello non solo nella vita familiare ma anche in quella scolastica, fin dal nido: la bambina si muove autonomamente nello spazio, sotto lo sguardo attento dell’adulto che sta fisicamente sempre ad una certa distanza, senza mai intervenire se non quando richiesto o per enfatizzare un’annotazione della bambina stessa (per esempio quando la bambina parla della sua passione per le storie di orsi). L’adulto quindi gioca un ruolo importantissimo lasciando che la bambina esplori l’ambiente, approfondendo dettagli e curiosità, senza interferire ma anzi enfatizzando e sostenendo.
  • proseguendo vorrei farvi notare quante finestre di approfondimento scientifico si aprono, e non è l’adulto ad introdurle. Ragion per cui…ci è possibile pensare di metterci nella condizione sopra descritta e accogliere, raccogliere e rilanciare gli spunti che vengono dai bambini? Per esempio il passaggio sulle rane (che non solo nuotano, ma anche saltano, o sulle api…)

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  • ancora…possiamo notare come la libera esplorazione porti ad una narrazione densa di collegamenti tra presente-passato-futuro? E non solo!! La mente della bambina si muove su diversi piani di realtà: quello della fantasia, quello del vissuto presente e passato, quello del desiderio e quello del sapere
  • l’albo offre ancora altri dettagli interessanti–> per esempio tutto il “lavoro” sulla memoria affettiva condivisa: ho coniato questo ensemble di termini per dire…che la bambina nel dire “ti ricordi” “lo so che lo sai…” si riferisce alla certezza interna della presenza emotiva dell’adulto e della sua conoscenza di fatti rilevanti vissuti insieme. La bambina sa (in senso imperativo interno) non solo che l’adulto che è con lei sa quello a cui lei si riferisce, ma dimostra di avere anche sicurezza dell’affetto che la tiene legata a questa persona.
  • una nota particolare va fatta al rapporto narrativo in cui ognuno lascia che l’altro racconti, faccia ipotesi e le condivida. Bellissimo il punto in cui la bambina dice “volevo lo raccontassi tu” pur sapendo rispondere alla domanda e avendo competenza scientifica sul tema, come a dire che alcune cose hanno bisogno della voce dell’adulto per essere ritradotte, conosciute di nuovo, insieme. (e su questo Bion – funzione alfa, Winnicot, Mhaler e diversi autori a stampo psicoanalitico hanno lavorato tantissimo per introdurre il concetto di Adulto come colui che si fa carico di tradurre in modo comprensibile e digeribile il reale di cui il bambino fa esperienza. Trovare parole è un dar senso, contenendo l’esperienza e donandole forma).

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  • ed ancora…le illustrazioni. Suzy Lee mi stupisce e meraviglia sempre…bisogna osservare ogni pagina per scovare la ricchezza di dettagli e particolari di cui Suzy ci rende partecipi…avvicinandoci con occhio attento…incontriamo microstorie parallele che si attivano e realizzano all’interno di ogni pagina, in parallelo e in contemporanea al filone principale… La mamma che porta le foglie al bambino sul passeggino, il piccolo cane che tira così forte il guinzaglio da costringere la ragazza ad affannarsi, l’uomo dei gelati e dei palloncini (e la citazione – voluta o meno – a “L’uomo dei palloncini“mi sembra sublime), le foglie sul letto e sul pavimento della cameretta della bambina (filo rosso di memoria, continuità tra dentro e fuori…)… Amo, amo questa scelta…perdermi nei dettagli, scovarne di nuovi ad ogni lettura…

 

e tanto tanto altro…sì anche l’autunno…che colori, e i rumori? sembra di sentirli…quando i due protagonisti si stendono sul tappeto di foglie e il fruscio lieve delle foglie che scivolano tra le mani della mamma, e il crepitio di quelle che si rompono sotto i passi frettolosi del cagnolino…

Un albo imperdibile, lo avete capito?

😉