Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Mi hanno scritto una mail per chiedermi “ha recensito Il pentolino di Antonino”?

“No”

“Peccato”

Quel peccato mi è risuonato fino ad oggi…fino a che non ho riflettuto abbastanza sul perchè non avessi mai recensito un albo così importante per chi cammina al fianco dei bambini.E forse davvero per tutti…

Mi sono risposta che è un albo che tutti conoscono, dotato anche di una guida alla lettura scritta direttamente dalla casa editrice, e che sarebbe ridondante parlarne ancora. Ma forse la verità è che questo albo mi apre tante domande su quanto c’è ancora da fare sul mondo degli adulti, di quanto poco sento di riuscire a fare ancora e di come vorrei che l’educazione si approcciasse ad ogni bambino.

Ma…questo albo è speciale e merita una menzione in un blog che ha l’arroganza, la pretesa e l’illusione di parlare di educazione.

Cito dalla pagine di Kite edizioni “Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perché.Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro”

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Prima di continuare la descrizione vorrei  fare una piccola annotazione:

innanzitutto questo albo viene spessissimo utilizzato per parlare della e spiegare la disabilità, certamente il modo e il tono sono adeguati, delicati al punto giusto per trattare un argomento così delicato…ma a me piacerebbe che prendessimo in considerazione che questo albo parla di molto molto di più…e lo verificheremo passo passo.

  • Per prima cosa…questo albo parla di noi.

Di ognuno di noi, delle nostre piccole o grandi difficoltà che a volte diventano ingombranti e fastidiose per noi, e agli occhi di chi ci guarda.

“Gli è caduto sulla testa” –> non abbiamo scelto e non lo hanno scelto i genitori dei piccoli ai quali vengono spesso diagnosticate difficoltà di varia gravità. Eppure loro – le difficoltà – ci sono, ci piombano nella testa insieme alla diagnosi, o davanti allo specchio o, ancor peggio, davanti agli occhi di chi ci guarda. E piombano nella vita dei bambini che vivono le loro fatiche e quelle, di riflesso,  degli adulti che li accompagnano. Allora forse dovremmo ricordarcene quando ci avviciniamo alle famiglie, quando abbiamo l’impulso di dire “possibile che non se ne accorgano?!”, “possibile che non vogliano fare nulla?”…dovremmo proprio pensare alla nostra fatica nell’accettare noi stessi con i nostri limiti e provare per un attimo a cosa devono aver provato bambini e genitori davanti alla diagnosi scritta nero su bianco, o ancora..a quelle famiglie che iniziano a notare delle prepotenti differenze tra coloro che sono considerati normali e  loro. Un trauma che va a modificare non solo la visione di quel bambino, la sua identità, lo schema di catalogazione nel mondo…ma anche e fortemente l’identità della famiglia stessa, che smuove sensi di colpa, limiti e fragilità individuali, di coppia laddove ce ne sia una, che SEGNA creando un solco così profondo che, spesso, e soprattutto inizialmente, impedisce a chi ha ricevuto in testa il pentolino di vedere alternative…blocca il pensiero creativo e apre a quello che io ho denominato “pensiero tragico”.

A me appartiene molto…il pensiero tragico dico….quando mi capita qualcosa di emotivamente rilevante…per qualche tempo tutto in me si blocca, riesco solo a vedere un’alternativa e non è mai nè quella creativa nè quella evolutiva. Poi passa…reagisco, urlo, mi metto in moto, esplodo di idee di fare…mi affollo di pensieri, notti insonni,…fino a che non individuo un percorso possibile.

Ognuno poi reagisce come può…e qui…in questo “come può” si inserisce il meraviglioso proseguo dell’albo…

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    • “Fortunatamente esistono persone straordinarie…basta incontrarne una…”

di cosa abbiamo bisogno quando andiamo in crisi? A me la risposta arriva immediata e semplice: degli amici. Di quelle persone che non solo sanno capirci ma anche spronarci ad affrontare le crisi evolutive.

Ma quando si tratta di difficoltà che superano le nostre naturali capacità individuali di chi abbiamo bisogno? Di persone competenti, preparate e sensibili ( e tutte queste caratteristiche nessuna esclusa!)

Nel caso di Antonino possiamo ben dire che ha incontrato un adulto davvero ideale, che nel mio immaginario è un insegnante, un educatore.

Lei, vestito a fiori, ha un simpaticissimo pentolino in tasca che antonino ha l’onore di poter vedere…è lei a mostrarglielo nel tentativo, forse, nel momento in cui si è due etranei, di riconoscersi un pò ( a questo proposito, scusate i miei voli pindarici, vi invito a vedere questo video)

Lei vede un bambino. (come in Capitombolo la paperette vede un animale)

Un bambino con un potenziale inespresso, che ha bisogno di essere accompagnato a trovare il proprio linguaggio creativo-espressivo. E lei è a fianco di Antonino per questo.

Antonino impara a comprendere che vivere con il suo pentolino è possibile, che non solo si può “tenere in borsa” e fare molte delle cose che pensava gli fossero impedite ma che il pentolino è spesso un’utile risorsa creativa in un mondo tendenzialmente omologato ed omologante…

Grazie all’intervento esperto e competente di quello che è il mio educatore ideale

( –> ossia colui che interviene solo per offrire strumenti adeguati e nuovi punti di vista evolutivi a persone che stanno affrontanto la prorpia montagna personale, e che nel resto del tempo osserva, annota, lascia spazio e tempi di riflessione e di espressione…)

Antonino, e tutti noi in momenti di particolare difficoltà, scopre non solo, come spesso detto, la potenza della resilienza, ma anche la felicità…ossia la possibilità di essere se stesso, senza imbarazzi.

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L’educatore offre, insomma, la possibilità a tutti di essere diversi, ossia speciali, in un mondo che per osmosi tende al grigio e che invece ha davvero bisogno di persone creative, geniali, diversamente abili per renderlo un luogo accogliente, evolutivo, educativo senza esclusioni e, dunque, violenza. (secondo la mia personale teoria che violento è chi esclude e forse chi si sente escluso…ci diventa [con se stesso o col mondo]. In tantissime accezioni possibili)

Questo albo tocca le corde profonde di me, del mio essere donna, professionista in campo educativo, mamma. Mi commuove, mi smuove, mi sprona sempre e ancora a guardare all’altro nel suo potenziale e mai e non solo nelle sue difficoltà.

Abbiamo un compito arduo, davvero difficile, noi…educatori, genitori, professionisti che ci occupiamo di difficoltà cognitive, comportamentali, emotive, di disabilità, di famiglie e bambini… Il compito di guardare oltre i pentolini, di permettere ad ognuno di essere protagonista di se stesso e della propria storia, pentolini inclusi, in un mondo che tenderebbe invece ad escludere le sfumature pur avendone una grande urgenza.

Si potrebbe scriverne per ore…di sociologia, di politica, di psicologia più o meno spicciola…si potrebbe parlare tanto su temi di inclusione (parola che odio), integrazione, accoglienza, scambio…sarebbe bello se gli albi diventassero strumenti in mano ad adulti in grado di tradurli in pratiche educative e dialogiche…perchè cambierebbero il mondo.

Bambino: un mondo da conoscere

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Che cos’è un bambino?

Beatrice Alemagna risponde magistralmente: “è una persona piccola”

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Potrei chiudere qui questo intervento…sottolineando, mettendo in evidenza, proponendo una gigantografia della parola “PERSONA”… ma pare non bastare mai…

ci si dimentica spesso di considerare i bambini e le bambine come persone quindi dotate di capacità, potenzialità, autonomiee e limiti (ovviamente, come tutti). Ci si dimentica adirittura di considerarli speciali uno ad uno e li si mette tutti nel calderone “infanzia” come se non esistessero differenze, sfumature, particolarità. Come se, anche banalmente, un bambino di 3 mesi nato al nord Italia da famiglia benestante in pieno centro città fosse uguale ad uno di 10 anni emigrato con la propria famiglia da un paese di guerra, o ad un altro di 4 settimane nato in Svezia.. Come se esistesse al mondo una persona uguale ad un’altra.

Quello che mi preme dire è che i bambini e le bambine vanno osservati, va loro dato spazio di parola, di espressione creativa, di movimento nel pieno rispetto dei loro ritmi…e non perchè la fretta al mondo non esista e ci si debba sentire adulti tremendi se al mattino, per andare a scuola e lavoro, si corre più del solito sulle routine. Non è questo il concetto…

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L’idea è che se facciamo un passo indietro e li guardiamo…allora possiamo davvero comprendere il loro potenziale e predisporci per favorirne la massima espressione.

La psico-pedagogia, a partire da menti geniali come Montessori, Vygotskij, Chokler, Pikler, Mhaler, Goldschmied, Munari (…),  ricorda agli educatori che il loro ruolo è quello di muoversi, per così dire, nell’ “area prossimale dello sviluppo” intuendo, osservando, il potenziale del bambino, annotandone limiti e difficoltà così da preparare un ambiente idoneo affinchè le potenzialità del bambino vengano messe nelle condizioni di svilupparsi ed esprimersi. Si sottolinea, insomma, che il ruolo dell’adulto è quello del regista che osserva, prende in esame le condizioni iniziali da cui partire per predisporre il set all’interno del quale il vero protagonista, la persona bambino, possa muoversi, incontrando sfide evolutive a lui adeguate, sempre leggermente sopra le sue aspettative così da essere propulsive, motivo di esplorazione, scoperta e meraviglia per il bambino.

Il fatto è…

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…che nessuno può far nuotare una paperetta se non è lei a sentirsi pronta per un tuffo…nemmeno il lupo in persona!! (qui la recensione Il fatto è – Capitombolo )

Cosa possiamo fare allora ?

Metterci in ascolto.

I bambini sanno indicarci la strada dei loro bisogni. Ci basta considerarli degli ottimi interlocutori per accorgercene..

Tutto da me, un albo particolare grazie ad una “straordinaria combinazione di disegno e fotografia” , ce lo ricorda…”William Wondriska cattura con un tono leggero e spensierato l’emozione indescrivibile di un bambino nel fare una cosa “da solo”. ..Fra realtà e immaginazione, All by myself è stato fra i primi libri per bambini ad utilizzare al suo interno immagini fotografiche. Qui sono accostate alle esuberanti illustrazioni in vivo arancione grazie ad un’impaginazione dolce e curiosa, che accompagna la musicalità del testo” (cit. da http://www.corraini.com/it/catalogo/scheda_libro/421/Tutto-da-me)

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Nell’introduzione del prezioso libro di Agnès Szanto-Feder, L’osservazione del movimento nel bambino. Accompagnare lo sviluppo psico-motorio nella prima infanzia, Erikson, 2014, Emanuela Cocever presenta Emmi Pikler dice “Pikler vede in un neonato che si muove un soggetto impegnato in un’opera allo stesso tempo interna ed esterna, vede in atto, non solo in potenza, lo stesso lavorio  che si esprimerà, in seguito, con altri mezzi. […] Fin dalla nascita un bambino ha la capacità di attenzione e di azione, e tanto più accresce le sue capacità quanto più sperimenta il fatto che i suoi tentativi sono efficaci, sono accolti nell’ambiente e lo modificano. Qualsiasi adulto, anche il più sperimentato, non ha tutto quello che gli serve per lavorare con i bambini, ha bisogno di imparare da ogni nuovo bambino, e l’attività di un bambino che si muove di sua inizativa è la guida sicura per un adulto che voglia imparare”

Il punto di vista della moderna pedagogia quindi ci porta a guardare la persona bambino con un occhio molto attento, senza pregiudizio, considerando il suo comportamento come un indicatore del lavorio interno che sta compiendo e del suo potenziale. Il nostro osservare senza intervento dall’alto, senza forzature nè precostituzioni predefinite, permette al bambino di esprimersi in un ambiente percepito come accogliente e favorevole.

Non è una scatola, Celeste Combinaguai, Il punto, Se io fossi…, Io sono un artista, e tantissimi altri che mano a mano potremmo aggiungere, scoprire, citare… ci illustrano in modo assolutamente chiaro e prepotente quanto sia ricco e complesso (oltre che molto pensato!)  il gioco del bambino il quale mette in atto tutte le sue capacità immaginative e d’azione in un mix creativo spesso limitatamente comprensibile agli adulti!!

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Ci vengono in aiuto gli albi sopra citati per ricordarci e ricordare ai bambini che intuiamo e aprezziamo la loro ricchezza sempre in espansione. E possiamo continuamente sperimentare le loro abilità intuitive, progettuali, simboliche osservandoli nel loro agire ma anche colloquiando con loro, creando narrazioni su spunti di lettura… potrei raccontarvi il tantissimo lavoro che si fa all’interno di nidi e scuole dell’infanzia con gli albi illustrati e i silent book.

Si parte dalla lettura e si arriva alla creazione di ambientazioni, di storie, percorsi, di lavori progettati e costruiti dai bambini con la magistrale supervisione di educatori ed insegnanti sempre in continua formazione in collaborazione con il coordinatore pedagogico, i servizi bibliotecari e museali… insomma…stare al passo dei bambini e delle bambine è un lavorone..non lo sapete?!

Un esempio di quanto vi sto riportando lo trovate a questo link: No…non è una scatola!

 Che cos’è quindi un bambino?

Una persona unica e irripetibile.

Un mondo ricco e complesso.

Un interlocutore in grado di stimolare in noi crescita e cambiamento.

Non vi basta?

Guardate qui come ce lo presenta Settenove:

Io sono così — Premio Andersen 2015 —

http://www.settenove.it/articoli/io-sono-cosi/313

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Per concludere…vi suggerisco di sperimentarvi sia nell’osservazione attenta e non partecipata dei bambini che vi capita di frequentare e che avete l’onore di conoscere. Che siate i loro genitori o/e educatori.

Vi consiglio di leggere con loro, di darvi spazio di racconto e di scambio proponendovi alcuni suggerimenti che potete leggere qui: Libri come ponti

Spero questo primo percorso tematico vi sia utile…vorrei poterlo integrare, rinforzare, rimpolpare di suggerimenti quindi se ne avete scrivetemi!!

Io continuerò a metter in moto i miei neuroni !!

 

 

Bibliografia utile:

Celeste combinaguai – Yarlett Emma – Margherita edizioni

Che cos’è un bambino – Alemagna – Topipittori

Datemi tempo – Pikler

Il bambino è competente – Jesper Juul – Edizioni Feltrinelli

Il fatto è – Gek Tessaro – Lapis Edizioni

Il punto – Reynolds Peter H.- Ape Junior

Io sono un artista

Io sono così – Fulvia Dell’Innocenti – Settenove

L’osservazione del movimento nel bambino. Accompagnare lo sviluppo psico-motorio nella prima infanzia.  – Agnès Szanto-Feder – Erikson

Munari i libri

Persone da zero a tre anni – Goldschmied Elinor; Jackson Sonia – Junior Edizioni

Se io fossi il blu… – Sophie Fatus – Lapis

Si può – Guarenghi Sanna – Franco Cosimo Panini

Tutto da me – William Wondriska – Corraini Edizioni