Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Mi hanno scritto una mail per chiedermi “ha recensito Il pentolino di Antonino”?

“No”

“Peccato”

Quel peccato mi è risuonato fino ad oggi…fino a che non ho riflettuto abbastanza sul perchè non avessi mai recensito un albo così importante per chi cammina al fianco dei bambini.E forse davvero per tutti…

Mi sono risposta che è un albo che tutti conoscono, dotato anche di una guida alla lettura scritta direttamente dalla casa editrice, e che sarebbe ridondante parlarne ancora. Ma forse la verità è che questo albo mi apre tante domande su quanto c’è ancora da fare sul mondo degli adulti, di quanto poco sento di riuscire a fare ancora e di come vorrei che l’educazione si approcciasse ad ogni bambino.

Ma…questo albo è speciale e merita una menzione in un blog che ha l’arroganza, la pretesa e l’illusione di parlare di educazione.

Cito dalla pagine di Kite edizioni “Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perché.Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro”

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Prima di continuare la descrizione vorrei  fare una piccola annotazione:

innanzitutto questo albo viene spessissimo utilizzato per parlare della e spiegare la disabilità, certamente il modo e il tono sono adeguati, delicati al punto giusto per trattare un argomento così delicato…ma a me piacerebbe che prendessimo in considerazione che questo albo parla di molto molto di più…e lo verificheremo passo passo.

  • Per prima cosa…questo albo parla di noi.

Di ognuno di noi, delle nostre piccole o grandi difficoltà che a volte diventano ingombranti e fastidiose per noi, e agli occhi di chi ci guarda.

“Gli è caduto sulla testa” –> non abbiamo scelto e non lo hanno scelto i genitori dei piccoli ai quali vengono spesso diagnosticate difficoltà di varia gravità. Eppure loro – le difficoltà – ci sono, ci piombano nella testa insieme alla diagnosi, o davanti allo specchio o, ancor peggio, davanti agli occhi di chi ci guarda. E piombano nella vita dei bambini che vivono le loro fatiche e quelle, di riflesso,  degli adulti che li accompagnano. Allora forse dovremmo ricordarcene quando ci avviciniamo alle famiglie, quando abbiamo l’impulso di dire “possibile che non se ne accorgano?!”, “possibile che non vogliano fare nulla?”…dovremmo proprio pensare alla nostra fatica nell’accettare noi stessi con i nostri limiti e provare per un attimo a cosa devono aver provato bambini e genitori davanti alla diagnosi scritta nero su bianco, o ancora..a quelle famiglie che iniziano a notare delle prepotenti differenze tra coloro che sono considerati normali e  loro. Un trauma che va a modificare non solo la visione di quel bambino, la sua identità, lo schema di catalogazione nel mondo…ma anche e fortemente l’identità della famiglia stessa, che smuove sensi di colpa, limiti e fragilità individuali, di coppia laddove ce ne sia una, che SEGNA creando un solco così profondo che, spesso, e soprattutto inizialmente, impedisce a chi ha ricevuto in testa il pentolino di vedere alternative…blocca il pensiero creativo e apre a quello che io ho denominato “pensiero tragico”.

A me appartiene molto…il pensiero tragico dico….quando mi capita qualcosa di emotivamente rilevante…per qualche tempo tutto in me si blocca, riesco solo a vedere un’alternativa e non è mai nè quella creativa nè quella evolutiva. Poi passa…reagisco, urlo, mi metto in moto, esplodo di idee di fare…mi affollo di pensieri, notti insonni,…fino a che non individuo un percorso possibile.

Ognuno poi reagisce come può…e qui…in questo “come può” si inserisce il meraviglioso proseguo dell’albo…

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    • “Fortunatamente esistono persone straordinarie…basta incontrarne una…”

di cosa abbiamo bisogno quando andiamo in crisi? A me la risposta arriva immediata e semplice: degli amici. Di quelle persone che non solo sanno capirci ma anche spronarci ad affrontare le crisi evolutive.

Ma quando si tratta di difficoltà che superano le nostre naturali capacità individuali di chi abbiamo bisogno? Di persone competenti, preparate e sensibili ( e tutte queste caratteristiche nessuna esclusa!)

Nel caso di Antonino possiamo ben dire che ha incontrato un adulto davvero ideale, che nel mio immaginario è un insegnante, un educatore.

Lei, vestito a fiori, ha un simpaticissimo pentolino in tasca che antonino ha l’onore di poter vedere…è lei a mostrarglielo nel tentativo, forse, nel momento in cui si è due etranei, di riconoscersi un pò ( a questo proposito, scusate i miei voli pindarici, vi invito a vedere questo video)

Lei vede un bambino. (come in Capitombolo la paperette vede un animale)

Un bambino con un potenziale inespresso, che ha bisogno di essere accompagnato a trovare il proprio linguaggio creativo-espressivo. E lei è a fianco di Antonino per questo.

Antonino impara a comprendere che vivere con il suo pentolino è possibile, che non solo si può “tenere in borsa” e fare molte delle cose che pensava gli fossero impedite ma che il pentolino è spesso un’utile risorsa creativa in un mondo tendenzialmente omologato ed omologante…

Grazie all’intervento esperto e competente di quello che è il mio educatore ideale

( –> ossia colui che interviene solo per offrire strumenti adeguati e nuovi punti di vista evolutivi a persone che stanno affrontanto la prorpia montagna personale, e che nel resto del tempo osserva, annota, lascia spazio e tempi di riflessione e di espressione…)

Antonino, e tutti noi in momenti di particolare difficoltà, scopre non solo, come spesso detto, la potenza della resilienza, ma anche la felicità…ossia la possibilità di essere se stesso, senza imbarazzi.

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L’educatore offre, insomma, la possibilità a tutti di essere diversi, ossia speciali, in un mondo che per osmosi tende al grigio e che invece ha davvero bisogno di persone creative, geniali, diversamente abili per renderlo un luogo accogliente, evolutivo, educativo senza esclusioni e, dunque, violenza. (secondo la mia personale teoria che violento è chi esclude e forse chi si sente escluso…ci diventa [con se stesso o col mondo]. In tantissime accezioni possibili)

Questo albo tocca le corde profonde di me, del mio essere donna, professionista in campo educativo, mamma. Mi commuove, mi smuove, mi sprona sempre e ancora a guardare all’altro nel suo potenziale e mai e non solo nelle sue difficoltà.

Abbiamo un compito arduo, davvero difficile, noi…educatori, genitori, professionisti che ci occupiamo di difficoltà cognitive, comportamentali, emotive, di disabilità, di famiglie e bambini… Il compito di guardare oltre i pentolini, di permettere ad ognuno di essere protagonista di se stesso e della propria storia, pentolini inclusi, in un mondo che tenderebbe invece ad escludere le sfumature pur avendone una grande urgenza.

Si potrebbe scriverne per ore…di sociologia, di politica, di psicologia più o meno spicciola…si potrebbe parlare tanto su temi di inclusione (parola che odio), integrazione, accoglienza, scambio…sarebbe bello se gli albi diventassero strumenti in mano ad adulti in grado di tradurli in pratiche educative e dialogiche…perchè cambierebbero il mondo.

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Il fatto è – Capitombolo

Il fatto è  e  Capitombolo – Lapis Edizioni.

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Il fatto è…. “che nessuno può obbligare una paperetta a tuffarsi in acqua se non è pronta” dice imperiosa mia figlia giocando a fare la lettrice ad alta voce ai suoi bambini.

Lo dice con quel tono di fierezza e solennità che solo i bambini e il loro senso del vero sanno dare ai contenuti più che alle parole.

Potremmo finire così il riassunto di questo, a mio avviso, meraviglioso albo (adatto anche per le prime letture dato che è scritto in stampato maiuscolo – come anche Capitombolo)

La storia di Il fatto è si svolge ai bordi di uno specchio d’acqua al quale si affaccia tranquilla una paperetta…la pace della scena è interrotta dall’arrivo, in successione, di un’anatra, un gatto, un cane e un tacchino i quali provano in tutti i modi a spingere in acqua la piccola.
“Che non si spostava di un millimetro”

“E quando sembrò che la sua resistenza potesse venir meno, il tacchino cominciò a urlare: al lupo! al lupo!” e tutti si tuffarono nello stagno.

No, non tutti, naturalmente: la paperetta rimase al suo posto”.

— e qui attenzione perchè si insinua una seconda grande lezione sulla visione “dei piccoli” a confronto con quella stereotipata dei grandi —

Tutti urlavano alla paperetta di tuffarsi, per mettersi in salvo, “ma la paperetta non vedeva per niente il lupo: vedeva un animale grosso, brutto e peloso le cui intenzioni, per lei, erano fin troppo evidenti: spingerla in acqua”.

La faccenda pericolosa finisce con un morso al naso del lupo, messo in fuga e un bel tuffo rigenerante della paperetta alla quale, visto che la giornata si era fatta bella, “nulla sembrò più opportuno che farsi un bel bagnetto nello stagno”

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Questo albo, da aggiungere alla collezione sul tema Bambino: un mondo da conoscere,

si apre a tantissime interpretazioni ed utilizzi. A me viene naturale associare la figura della paperetta a quella dei bambini, meravigliose creative. E la banda di animali agli adulti.

Innanzitutto posso dirvi che a mio avviso qui possiamo ben vedere quanto e come spesso le idee degli adulti sul comportamento infantile si trasformino in pressioni e spinte ad “imbuto”:

  • i grandi decidono quando è opportuno che i piccoli agiscano in una o l’altra direzione
  • e non solo lo decidono ma spingono, obbligando.
  • i grandi offrono schemi interpretativi del reale.

Per i miei (appunto) schemi in campo pedagogico ed educativo questi tre punti basterebbero per avviare un lungo, denso, importante corso di formazione sulla capacità/disponibilità degli adulti di permettere e favorire uno sviluppo autonomo del bambino.

[Sviluppo autonomo–> inteso come possibilità del bambino di incontrare proposte che gli permettano di esprimere il proprio potenziale e di colmare le proprie difficoltà e lacune.

Dice la famosissima Montessori: “il compito dell’adulto è quello di sviluppare e accrescere le attività spontanee del bambino, di suscitarne l’entusiasmo e di aiutarlo a liberarsi degli ostacoli che si frappongono sulla strada della sua crescita autonoma

Pikler conferma “il “dono” più grande che il bambino può ricevere dall’’adulto che si prende cura di lui fin dalla primissima età sono uno spazio e un tempo sufficienti per sperimentare le proprie possibilità autonome di apprendimento, in completa armonia con il proprio livello di maturità, con gli interessi e le iniziative di ogni momento

Il concetto di fondo è, a mio avviso, quello del rispetto: del pensiero del bambino, della sua capacità intellettiva e di quella di autoregolazione e conoscenza.

L’’aiuto dell’’adulto alla crescita del bambino si trasforma da una forma di manipolazione, di forgiatura o riempimento, giustificata da una considerazione di incapacità, a una forma di tutela e di supporto ad un delicato e basilare processo di maturazione che il bambino continua a fare dopo la fase di gestazione e la nascita.

E’ quindi importante, sempre, riflettere, su quale sia il ruolo che l’adulto può assumere. Il mio ideale corrisponde ad un educatore attento, creativo, seduto ad osservare, capace, in sede di collettivo di lavoro, di progettare, programmare e mantenere attiva la verifica e il rilancio continui….troppo?

Vorrei anche proporvi di osservare il comportamento della paperetta. Non trovo affatto che la paperetta sia maleducata, ostinata o scanzonata con l’accezione tipicamente negativa che viene data a questi aggettivi (trovati nella descrizione di capitombolo, sul sito di Lapis) . Trovo che la paperetta sia consapevole e determinata nel portare avanti la propria posizione nonostante l’insistenza pressante degli adulti. Oltre a questo amo particolarmente il dettaglio inserito proprio dove uno meno se lo aspetta, che apre uno spaccato ampio e importante sulla visione bambina: “la paperetta non vedeva per niente un lupo: ma un animale…” con determinate sua specifiche caratteristiche. Ecco cosa dovremmo imparare dai piccoli: l’osservazione analitica NON pregiudizievole.

Lascio a voi altri spunti di riflessione, e vi ricordo che testo ed illustrazioni sono ad opera del grande Gek Tessaro.

Una bella lettura ad alta voce di Il fatto è: https://www.youtube.com/watch?v=yQtfx4fXxN0

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Capitombolo è il proseguo naturale e forse più scanzonato del libro precedente.

Una paperetta di poco più grande (o forse così mi piace pensarla) sale su un ramo attivando così la preoccupazione – azione protettiva di tutta la fila di animali che, salendo uno su l’altro, seguono la salita vertiginosa della piccola avventurosa tutt’altro che convinta a scendere. Il finale è esilarante per tutti i lettori: la pila di animali , acchiappata la piccola, precipita rovinosamente a terra senza alcun danno – dice il libro – almeno per la paperetta la quale, per tutta risposta, saltella sulle pance all’aria degli animali…e PUF risale sul ramo.

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Insomma…se Il fatto è non ci fosse bastato a comprendere che le forzature e i consigli da buoni bravi saggi adulti  (se pur nella buona fede di “fare il bene”, con la presunzione di sapere sempre cosa è meglio) proprio sono da evitare…urge trovare altre vie decisamente EDUCATIVE per essere adulti adeguati alla grande creatività e competenza dei più piccoli.

BUONA SCUOLA dunque… 😉

 

Chiedimi cosa mi piace

Chiedimi cosa mi piace.
Terre di mezzo edizioni

Con le splendide illustrazioni di Suzy Lee e il testo lieve e potente di Bernard Waber.

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Se cercate un libro sull’autunno bhe…mi dispiace deludervi, ma non è questo.
No. Disapprovo totalmente il processo che ha portato all’appiattimento di significati che questo albo contiene.
Questo libro non parla di autunno,
nemmeno lontanamente.
certo certo ci sono le foglie che cadono,
le persone che passeggiano e si stendono sul rosso tappeto
e il vento e gli animaletti…

Ma No. Non possiamo definirlo un libro sull’autunno senza così privarlo della sua magnifica ricchezza.

Questo albo si presta a parlare di tanto,
certamente anche (scusate – banalmente) di autunno.
ma contiene in se, a mio avviso,
soprattutto una finestra sulla relazione tra adulto e bambino
e tratta questo tema in modo davvero profondo e delicato
e forse anche insolito.

Dico insolito perchè in questo albo è la bambina protagonista a guidare l’adulto alle domande, a guidarlo ad uno sguardo attento e ricco, complesso nel suo approcciarsi ai dettagli..alla funzione delle cose, ai nomi e alle caratteristiche, anche emotive, degli oggetti inanimati ed animati del mondo..

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È sempre la bambina che, prendendo per mano l’adulto, lo conduce, a piccoli passi, dentro la sfera intima in cui ci si scopre capaci di grande passione e di amori, di creatività e domande.

E nel percorso riusciamo a respirare quanto sia profondo il legame tra questa bambina e l’adulto che con essa sa passeggiare leggero…

Un adulto che non risponde mai anticipando le domande, che cammina facendosi guidare, che sa di essere un punto importante senza per questo sovrastare o coprire con i propri desideri quelli della bambina. Un adulto che sa stare “al passo bambino” accompagnando alla crescita e alla conoscenza, favorendo la libera espressione della piccola.

Un adulto presente emotivamente e fisicamente che sa accogliere le fantasie creative della bambina e metterle in campo per far evolvere il dialogo.
(Il mio adulto ideale).

Troviamo al contempo una piccola curiosa, in movimento esplorativo, sicura della presenza dell’altro. Una presenza fatta della storia che li accomuna, fatta di un attaccamento sicuro che permette di essere liberi sotto sguardo attento, fatta di conoscenza reciproca leggera, frizzante, autentica.

Insomma in questo albo troviamo i fondamenti del rapporto educante, affettivamente significativo, in cui l’adulto si fa condurre nel mondo dallo sguardo bambino per poter essere pilastro di riferimento, mano che accompagna, contenitore e rilancio di domande e mai di risposte se non quella, la più importante, “lo so, sono qui, non me ne dimenticherò”…come a dire “ci sono. Ci sono sempre stato e ci saró ancora”.

Ho scelto di non descriverlo nei dettagli, ho voglia di lasciarvelo scoprire o riscoprire (se lo avevate comprato SOLO per un progetto sull’autunno!).

Ottimo strumento sia per adulti-educatori (da educere: condurre fuori, cioè persone che permettano il naturale e creativo esprimersi del potenziale di ognuno) — genitori compresi quindi!!
ed
ottimo albo per una lettura intima ai propri figli, pieno com’è di amore reciproco.

Mi piacerebbe ora proporvi dei “mini-approfondimenti” su alcuni dettagli:

  • tutto l’albo è attraversato dalla meraviglia della scoperta ed in questo percorso i ruoli adulto- bambina sono da prendere a modello non solo nella vita familiare ma anche in quella scolastica, fin dal nido: la bambina si muove autonomamente nello spazio, sotto lo sguardo attento dell’adulto che sta fisicamente sempre ad una certa distanza, senza mai intervenire se non quando richiesto o per enfatizzare un’annotazione della bambina stessa (per esempio quando la bambina parla della sua passione per le storie di orsi). L’adulto quindi gioca un ruolo importantissimo lasciando che la bambina esplori l’ambiente, approfondendo dettagli e curiosità, senza interferire ma anzi enfatizzando e sostenendo.
  • proseguendo vorrei farvi notare quante finestre di approfondimento scientifico si aprono, e non è l’adulto ad introdurle. Ragion per cui…ci è possibile pensare di metterci nella condizione sopra descritta e accogliere, raccogliere e rilanciare gli spunti che vengono dai bambini? Per esempio il passaggio sulle rane (che non solo nuotano, ma anche saltano, o sulle api…)

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  • ancora…possiamo notare come la libera esplorazione porti ad una narrazione densa di collegamenti tra presente-passato-futuro? E non solo!! La mente della bambina si muove su diversi piani di realtà: quello della fantasia, quello del vissuto presente e passato, quello del desiderio e quello del sapere
  • l’albo offre ancora altri dettagli interessanti–> per esempio tutto il “lavoro” sulla memoria affettiva condivisa: ho coniato questo ensemble di termini per dire…che la bambina nel dire “ti ricordi” “lo so che lo sai…” si riferisce alla certezza interna della presenza emotiva dell’adulto e della sua conoscenza di fatti rilevanti vissuti insieme. La bambina sa (in senso imperativo interno) non solo che l’adulto che è con lei sa quello a cui lei si riferisce, ma dimostra di avere anche sicurezza dell’affetto che la tiene legata a questa persona.
  • una nota particolare va fatta al rapporto narrativo in cui ognuno lascia che l’altro racconti, faccia ipotesi e le condivida. Bellissimo il punto in cui la bambina dice “volevo lo raccontassi tu” pur sapendo rispondere alla domanda e avendo competenza scientifica sul tema, come a dire che alcune cose hanno bisogno della voce dell’adulto per essere ritradotte, conosciute di nuovo, insieme. (e su questo Bion – funzione alfa, Winnicot, Mhaler e diversi autori a stampo psicoanalitico hanno lavorato tantissimo per introdurre il concetto di Adulto come colui che si fa carico di tradurre in modo comprensibile e digeribile il reale di cui il bambino fa esperienza. Trovare parole è un dar senso, contenendo l’esperienza e donandole forma).

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  • ed ancora…le illustrazioni. Suzy Lee mi stupisce e meraviglia sempre…bisogna osservare ogni pagina per scovare la ricchezza di dettagli e particolari di cui Suzy ci rende partecipi…avvicinandoci con occhio attento…incontriamo microstorie parallele che si attivano e realizzano all’interno di ogni pagina, in parallelo e in contemporanea al filone principale… La mamma che porta le foglie al bambino sul passeggino, il piccolo cane che tira così forte il guinzaglio da costringere la ragazza ad affannarsi, l’uomo dei gelati e dei palloncini (e la citazione – voluta o meno – a “L’uomo dei palloncini“mi sembra sublime), le foglie sul letto e sul pavimento della cameretta della bambina (filo rosso di memoria, continuità tra dentro e fuori…)… Amo, amo questa scelta…perdermi nei dettagli, scovarne di nuovi ad ogni lettura…

 

e tanto tanto altro…sì anche l’autunno…che colori, e i rumori? sembra di sentirli…quando i due protagonisti si stendono sul tappeto di foglie e il fruscio lieve delle foglie che scivolano tra le mani della mamma, e il crepitio di quelle che si rompono sotto i passi frettolosi del cagnolino…

Un albo imperdibile, lo avete capito?

😉

IL VIAGGIO: che poi sono tanti, inifiniti e magici…sempre.

Amo questo tema (e i viaggi) da quando la mia prof di letteratura si fissò ad affrontarlo per un progetto triennale…

…la odiarono tutti…io NO.

Moby dick, Operette Morali, Divina Commedia..letti con l’ottica di un rapporto eterno, potente e spesso prepotente con la Natura (con la N maiuscola) intesa come processo naturale ed essere naturale… questo progetto scavò in me il tarlo dell’amore per la letteratura e per il tema.

“Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine” Paul Wühr

Ora…per proporre questa area tematica ai bambini direi che possiamo tralasciare Dante, e tenere lì sotto banco la storia di Moby Dick …perchè di albi e modi per viaggiare con i piccolissimi ne abbiamo a disposizione diversi e già pronti ad incontrare gusti e linguaggi adeguati all’età con la quale lavoriamo.

Come sempre…alcune domande:

  • ci siamo posti la domanda di che cosa significa viaggiare per i bambini?
  • in quanti e quali modi si può viaggiare?
  • è possibile viaggiare rimanendo a scuola?

la mia proposta è limitata…sono certa che con i bambini e le bambine saprete fare molto meglio!!

Naturalmente, viste le mie inclinazioni, non potevo che adorare gli albi che ci aprono gli occhi sullo sguardo bambino (il gioco di parole è voluto…chiedo venia…le parole..ahhh che meraviglia!!) e che ci permettono, da adulti, di intuire una concezione del viaggiare del tutto naturale per i bambini: viaggiare con la fantasia.

Viaggiare con la fantasia –> ossia andare dove non si può, dove non esiste, dove fisicamente non si arriva, dove tutto è possibile, …Insomma una di quelle cosine che salvano la vita in tempi e momenti di crisi, che permettono di mantenere una mente aperta ai controfattuali, e ci esercita ad essere abili nel problem solving…vi pare poco?

e allora….partiamo….ai bambini basta poco…un poco che è tantissimo: uno scatolone vuoto, un pennarello magico, un foglio bianco…

a me è bastato sfogliare questo albo per amarlo sedutastante:

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ma, ovviamente…sul tema ce ne sono diversi di rilevanti:

– Immancabile, che, quando lo leggo, mi da sempre la pelle d’oca è Nel paese dei mostri selvaggi. Babalibri.

A caccia dell’orso. Mondadori.

Luna e la camera blu. Babalibri.

Non è una scatola. Kalandraka (cliccate sul titolo per leggerne la recensione)

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. Rizzoli

Zoo. di Susy Lee …in attesa di ristampa con Corraini

Mirror. di Susy Lee Edizioni Corraini

Ombra. di Susy Lee Edizioni Corraini

 Scoperta. Feltrinelli

Divertenti e irriverenti.

Celeste combinaguai. La Margherita edizioni.

Io sono un artista. Emme edizioni.

Quello che vi sto proponendo…forse lo avrete capito… è di prendere in considerazione che i bambini hanno un nucleo creativo interno così ampio, complesso e magico che, quando progettate, quando elaborate proposte laboratoriali, non potete non tenerne conto o pecchereste di sottovalutazione nei confronti di quelle meravigliose creature con le quali avete l’onore di lavorare.

Naturalmente ci sono viaggi più o meno fantastici, più o meno “dentro o fuori” (e i fuori sono sempre anche dentro mi raccomando!!), ci sono viaggi sotto o sopra, verso il micro o verso il macro, per terra, mare, monti o cielo…insomma sbizzarritevi.

Io qui vi faccio solo una carellata di alcuni spunti che riguardano per lo più i viaggi che dall’interno partono per mondi interiori proiettati..grazie all’uso della fantasia e dell’immaginazione creativa dove un oggetto di uso comune si trasforma, prende vita, si apre a mondi nuovi, diversi, ampli…fuori dalle porte della stanza dove ci si trova (che è il potenziale che ogni buon libro ha a mio avviso)

“M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole” Paul Valéry

In alcuni di questi albi (che proverò a recensire uno ad uno con i miei soliti tempi biblici – quindi tornate a visitare quest’area e a cliccare sui futuri titoli linkati ;-)) ci sono “strumenti stimolo”: un colore come nel caso di Viaggio, una porta, uno specchio…in altri l’autore non si preoccupa di porre tra il lettore, il protagonista e il mondo fantastico qualcosa di fisicamente rintracciabile…ci lascia liberi di entrare a capofitto nelle pagine e nelle illustrazioni (che sono già mediatori..)…

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Quale che sia il vostro modo di accedere alla fantasia e ai mondi che ne scaturiscono…non tentate di influenzare i bambini indirizzandoli su quella via..ognuno ha il suo modo di aprire la porta della mente”, per cui la mia idea è…offrite, come l’autore, strumenti stimolo, o anche semplicemente letture, come queste, di qualità.

Il resto lo faranno loro.

per i viaggi nel mondo naturale…vi ho già ampiamente scritto qui

Quello che a me piace fare è lasciare delle tracce spunto ai bambini poi sedermi con carta penna e macchina fotografica ad osservarli…se volete trattare il tema del viaggio…credo dobbiate, voi in primis, avere il coraggio professionale di lasciarvi condurre da loro…i bambini e le bambine che stanno conducendo parte del loro percorso di vita con voi, nella scuola dove lavorate insieme, in quel preciso momento storico-culturale, con quelle risorse, potenzialità, difficoltà e famiglie.

NB = tracce –> per me possono essere: offrire ai bambini materiali “poveri” destrutturati e naturali, far trovare loro uno scatolone pieno e /o vuoto (e se pieno…di cosa?), fare un’uscita, donare loro un cesto con alcuni oggetti chiave (lente di ingrandimento, macchine fotografiche, foto….mettetici fantasia….), presentare loro una storia, fare un lavoro allo specchio….abbinare queste ed altre idee… 😉

BUON LAVORO!!

E perdonate la mia prolissa energia…scrivetemi se pensate abbia tralsciato qualcosa o se, semplicemente, avete idee, domande, critiche!!

Grazie.