Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Mi hanno scritto una mail per chiedermi “ha recensito Il pentolino di Antonino”?

“No”

“Peccato”

Quel peccato mi è risuonato fino ad oggi…fino a che non ho riflettuto abbastanza sul perchè non avessi mai recensito un albo così importante per chi cammina al fianco dei bambini.E forse davvero per tutti…

Mi sono risposta che è un albo che tutti conoscono, dotato anche di una guida alla lettura scritta direttamente dalla casa editrice, e che sarebbe ridondante parlarne ancora. Ma forse la verità è che questo albo mi apre tante domande su quanto c’è ancora da fare sul mondo degli adulti, di quanto poco sento di riuscire a fare ancora e di come vorrei che l’educazione si approcciasse ad ogni bambino.

Ma…questo albo è speciale e merita una menzione in un blog che ha l’arroganza, la pretesa e l’illusione di parlare di educazione.

Cito dalla pagine di Kite edizioni “Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perché.Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro”

Questo slideshow richiede JavaScript.

Prima di continuare la descrizione vorrei  fare una piccola annotazione:

innanzitutto questo albo viene spessissimo utilizzato per parlare della e spiegare la disabilità, certamente il modo e il tono sono adeguati, delicati al punto giusto per trattare un argomento così delicato…ma a me piacerebbe che prendessimo in considerazione che questo albo parla di molto molto di più…e lo verificheremo passo passo.

  • Per prima cosa…questo albo parla di noi.

Di ognuno di noi, delle nostre piccole o grandi difficoltà che a volte diventano ingombranti e fastidiose per noi, e agli occhi di chi ci guarda.

“Gli è caduto sulla testa” –> non abbiamo scelto e non lo hanno scelto i genitori dei piccoli ai quali vengono spesso diagnosticate difficoltà di varia gravità. Eppure loro – le difficoltà – ci sono, ci piombano nella testa insieme alla diagnosi, o davanti allo specchio o, ancor peggio, davanti agli occhi di chi ci guarda. E piombano nella vita dei bambini che vivono le loro fatiche e quelle, di riflesso,  degli adulti che li accompagnano. Allora forse dovremmo ricordarcene quando ci avviciniamo alle famiglie, quando abbiamo l’impulso di dire “possibile che non se ne accorgano?!”, “possibile che non vogliano fare nulla?”…dovremmo proprio pensare alla nostra fatica nell’accettare noi stessi con i nostri limiti e provare per un attimo a cosa devono aver provato bambini e genitori davanti alla diagnosi scritta nero su bianco, o ancora..a quelle famiglie che iniziano a notare delle prepotenti differenze tra coloro che sono considerati normali e  loro. Un trauma che va a modificare non solo la visione di quel bambino, la sua identità, lo schema di catalogazione nel mondo…ma anche e fortemente l’identità della famiglia stessa, che smuove sensi di colpa, limiti e fragilità individuali, di coppia laddove ce ne sia una, che SEGNA creando un solco così profondo che, spesso, e soprattutto inizialmente, impedisce a chi ha ricevuto in testa il pentolino di vedere alternative…blocca il pensiero creativo e apre a quello che io ho denominato “pensiero tragico”.

A me appartiene molto…il pensiero tragico dico….quando mi capita qualcosa di emotivamente rilevante…per qualche tempo tutto in me si blocca, riesco solo a vedere un’alternativa e non è mai nè quella creativa nè quella evolutiva. Poi passa…reagisco, urlo, mi metto in moto, esplodo di idee di fare…mi affollo di pensieri, notti insonni,…fino a che non individuo un percorso possibile.

Ognuno poi reagisce come può…e qui…in questo “come può” si inserisce il meraviglioso proseguo dell’albo…

pentolino foto 8

    • “Fortunatamente esistono persone straordinarie…basta incontrarne una…”

di cosa abbiamo bisogno quando andiamo in crisi? A me la risposta arriva immediata e semplice: degli amici. Di quelle persone che non solo sanno capirci ma anche spronarci ad affrontare le crisi evolutive.

Ma quando si tratta di difficoltà che superano le nostre naturali capacità individuali di chi abbiamo bisogno? Di persone competenti, preparate e sensibili ( e tutte queste caratteristiche nessuna esclusa!)

Nel caso di Antonino possiamo ben dire che ha incontrato un adulto davvero ideale, che nel mio immaginario è un insegnante, un educatore.

Lei, vestito a fiori, ha un simpaticissimo pentolino in tasca che antonino ha l’onore di poter vedere…è lei a mostrarglielo nel tentativo, forse, nel momento in cui si è due etranei, di riconoscersi un pò ( a questo proposito, scusate i miei voli pindarici, vi invito a vedere questo video)

Lei vede un bambino. (come in Capitombolo la paperette vede un animale)

Un bambino con un potenziale inespresso, che ha bisogno di essere accompagnato a trovare il proprio linguaggio creativo-espressivo. E lei è a fianco di Antonino per questo.

Antonino impara a comprendere che vivere con il suo pentolino è possibile, che non solo si può “tenere in borsa” e fare molte delle cose che pensava gli fossero impedite ma che il pentolino è spesso un’utile risorsa creativa in un mondo tendenzialmente omologato ed omologante…

Grazie all’intervento esperto e competente di quello che è il mio educatore ideale

( –> ossia colui che interviene solo per offrire strumenti adeguati e nuovi punti di vista evolutivi a persone che stanno affrontanto la prorpia montagna personale, e che nel resto del tempo osserva, annota, lascia spazio e tempi di riflessione e di espressione…)

Antonino, e tutti noi in momenti di particolare difficoltà, scopre non solo, come spesso detto, la potenza della resilienza, ma anche la felicità…ossia la possibilità di essere se stesso, senza imbarazzi.

blogger-image--777298379

L’educatore offre, insomma, la possibilità a tutti di essere diversi, ossia speciali, in un mondo che per osmosi tende al grigio e che invece ha davvero bisogno di persone creative, geniali, diversamente abili per renderlo un luogo accogliente, evolutivo, educativo senza esclusioni e, dunque, violenza. (secondo la mia personale teoria che violento è chi esclude e forse chi si sente escluso…ci diventa [con se stesso o col mondo]. In tantissime accezioni possibili)

Questo albo tocca le corde profonde di me, del mio essere donna, professionista in campo educativo, mamma. Mi commuove, mi smuove, mi sprona sempre e ancora a guardare all’altro nel suo potenziale e mai e non solo nelle sue difficoltà.

Abbiamo un compito arduo, davvero difficile, noi…educatori, genitori, professionisti che ci occupiamo di difficoltà cognitive, comportamentali, emotive, di disabilità, di famiglie e bambini… Il compito di guardare oltre i pentolini, di permettere ad ognuno di essere protagonista di se stesso e della propria storia, pentolini inclusi, in un mondo che tenderebbe invece ad escludere le sfumature pur avendone una grande urgenza.

Si potrebbe scriverne per ore…di sociologia, di politica, di psicologia più o meno spicciola…si potrebbe parlare tanto su temi di inclusione (parola che odio), integrazione, accoglienza, scambio…sarebbe bello se gli albi diventassero strumenti in mano ad adulti in grado di tradurli in pratiche educative e dialogiche…perchè cambierebbero il mondo.

Il fatto è – Capitombolo

Il fatto è  e  Capitombolo – Lapis Edizioni.

00000255

Il fatto è…. “che nessuno può obbligare una paperetta a tuffarsi in acqua se non è pronta” dice imperiosa mia figlia giocando a fare la lettrice ad alta voce ai suoi bambini.

Lo dice con quel tono di fierezza e solennità che solo i bambini e il loro senso del vero sanno dare ai contenuti più che alle parole.

Potremmo finire così il riassunto di questo, a mio avviso, meraviglioso albo (adatto anche per le prime letture dato che è scritto in stampato maiuscolo – come anche Capitombolo)

La storia di Il fatto è si svolge ai bordi di uno specchio d’acqua al quale si affaccia tranquilla una paperetta…la pace della scena è interrotta dall’arrivo, in successione, di un’anatra, un gatto, un cane e un tacchino i quali provano in tutti i modi a spingere in acqua la piccola.
“Che non si spostava di un millimetro”

“E quando sembrò che la sua resistenza potesse venir meno, il tacchino cominciò a urlare: al lupo! al lupo!” e tutti si tuffarono nello stagno.

No, non tutti, naturalmente: la paperetta rimase al suo posto”.

— e qui attenzione perchè si insinua una seconda grande lezione sulla visione “dei piccoli” a confronto con quella stereotipata dei grandi —

Tutti urlavano alla paperetta di tuffarsi, per mettersi in salvo, “ma la paperetta non vedeva per niente il lupo: vedeva un animale grosso, brutto e peloso le cui intenzioni, per lei, erano fin troppo evidenti: spingerla in acqua”.

La faccenda pericolosa finisce con un morso al naso del lupo, messo in fuga e un bel tuffo rigenerante della paperetta alla quale, visto che la giornata si era fatta bella, “nulla sembrò più opportuno che farsi un bel bagnetto nello stagno”

il fatto è lupo

IMG_8483

Questo albo, da aggiungere alla collezione sul tema Bambino: un mondo da conoscere,

si apre a tantissime interpretazioni ed utilizzi. A me viene naturale associare la figura della paperetta a quella dei bambini, meravigliose creative. E la banda di animali agli adulti.

Innanzitutto posso dirvi che a mio avviso qui possiamo ben vedere quanto e come spesso le idee degli adulti sul comportamento infantile si trasformino in pressioni e spinte ad “imbuto”:

  • i grandi decidono quando è opportuno che i piccoli agiscano in una o l’altra direzione
  • e non solo lo decidono ma spingono, obbligando.
  • i grandi offrono schemi interpretativi del reale.

Per i miei (appunto) schemi in campo pedagogico ed educativo questi tre punti basterebbero per avviare un lungo, denso, importante corso di formazione sulla capacità/disponibilità degli adulti di permettere e favorire uno sviluppo autonomo del bambino.

[Sviluppo autonomo–> inteso come possibilità del bambino di incontrare proposte che gli permettano di esprimere il proprio potenziale e di colmare le proprie difficoltà e lacune.

Dice la famosissima Montessori: “il compito dell’adulto è quello di sviluppare e accrescere le attività spontanee del bambino, di suscitarne l’entusiasmo e di aiutarlo a liberarsi degli ostacoli che si frappongono sulla strada della sua crescita autonoma

Pikler conferma “il “dono” più grande che il bambino può ricevere dall’’adulto che si prende cura di lui fin dalla primissima età sono uno spazio e un tempo sufficienti per sperimentare le proprie possibilità autonome di apprendimento, in completa armonia con il proprio livello di maturità, con gli interessi e le iniziative di ogni momento

Il concetto di fondo è, a mio avviso, quello del rispetto: del pensiero del bambino, della sua capacità intellettiva e di quella di autoregolazione e conoscenza.

L’’aiuto dell’’adulto alla crescita del bambino si trasforma da una forma di manipolazione, di forgiatura o riempimento, giustificata da una considerazione di incapacità, a una forma di tutela e di supporto ad un delicato e basilare processo di maturazione che il bambino continua a fare dopo la fase di gestazione e la nascita.

E’ quindi importante, sempre, riflettere, su quale sia il ruolo che l’adulto può assumere. Il mio ideale corrisponde ad un educatore attento, creativo, seduto ad osservare, capace, in sede di collettivo di lavoro, di progettare, programmare e mantenere attiva la verifica e il rilancio continui….troppo?

Vorrei anche proporvi di osservare il comportamento della paperetta. Non trovo affatto che la paperetta sia maleducata, ostinata o scanzonata con l’accezione tipicamente negativa che viene data a questi aggettivi (trovati nella descrizione di capitombolo, sul sito di Lapis) . Trovo che la paperetta sia consapevole e determinata nel portare avanti la propria posizione nonostante l’insistenza pressante degli adulti. Oltre a questo amo particolarmente il dettaglio inserito proprio dove uno meno se lo aspetta, che apre uno spaccato ampio e importante sulla visione bambina: “la paperetta non vedeva per niente un lupo: ma un animale…” con determinate sua specifiche caratteristiche. Ecco cosa dovremmo imparare dai piccoli: l’osservazione analitica NON pregiudizievole.

Lascio a voi altri spunti di riflessione, e vi ricordo che testo ed illustrazioni sono ad opera del grande Gek Tessaro.

Una bella lettura ad alta voce di Il fatto è: https://www.youtube.com/watch?v=yQtfx4fXxN0

capitombolo copertina

Capitombolo è il proseguo naturale e forse più scanzonato del libro precedente.

Una paperetta di poco più grande (o forse così mi piace pensarla) sale su un ramo attivando così la preoccupazione – azione protettiva di tutta la fila di animali che, salendo uno su l’altro, seguono la salita vertiginosa della piccola avventurosa tutt’altro che convinta a scendere. Il finale è esilarante per tutti i lettori: la pila di animali , acchiappata la piccola, precipita rovinosamente a terra senza alcun danno – dice il libro – almeno per la paperetta la quale, per tutta risposta, saltella sulle pance all’aria degli animali…e PUF risale sul ramo.

interno-450x326

Insomma…se Il fatto è non ci fosse bastato a comprendere che le forzature e i consigli da buoni bravi saggi adulti  (se pur nella buona fede di “fare il bene”, con la presunzione di sapere sempre cosa è meglio) proprio sono da evitare…urge trovare altre vie decisamente EDUCATIVE per essere adulti adeguati alla grande creatività e competenza dei più piccoli.

BUONA SCUOLA dunque… 😉

 

IL VIAGGIO: che poi sono tanti, inifiniti e magici…sempre.

Amo questo tema (e i viaggi) da quando la mia prof di letteratura si fissò ad affrontarlo per un progetto triennale…

…la odiarono tutti…io NO.

Moby dick, Operette Morali, Divina Commedia..letti con l’ottica di un rapporto eterno, potente e spesso prepotente con la Natura (con la N maiuscola) intesa come processo naturale ed essere naturale… questo progetto scavò in me il tarlo dell’amore per la letteratura e per il tema.

“Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine” Paul Wühr

Ora…per proporre questa area tematica ai bambini direi che possiamo tralasciare Dante, e tenere lì sotto banco la storia di Moby Dick …perchè di albi e modi per viaggiare con i piccolissimi ne abbiamo a disposizione diversi e già pronti ad incontrare gusti e linguaggi adeguati all’età con la quale lavoriamo.

Come sempre…alcune domande:

  • ci siamo posti la domanda di che cosa significa viaggiare per i bambini?
  • in quanti e quali modi si può viaggiare?
  • è possibile viaggiare rimanendo a scuola?

la mia proposta è limitata…sono certa che con i bambini e le bambine saprete fare molto meglio!!

Naturalmente, viste le mie inclinazioni, non potevo che adorare gli albi che ci aprono gli occhi sullo sguardo bambino (il gioco di parole è voluto…chiedo venia…le parole..ahhh che meraviglia!!) e che ci permettono, da adulti, di intuire una concezione del viaggiare del tutto naturale per i bambini: viaggiare con la fantasia.

Viaggiare con la fantasia –> ossia andare dove non si può, dove non esiste, dove fisicamente non si arriva, dove tutto è possibile, …Insomma una di quelle cosine che salvano la vita in tempi e momenti di crisi, che permettono di mantenere una mente aperta ai controfattuali, e ci esercita ad essere abili nel problem solving…vi pare poco?

e allora….partiamo….ai bambini basta poco…un poco che è tantissimo: uno scatolone vuoto, un pennarello magico, un foglio bianco…

a me è bastato sfogliare questo albo per amarlo sedutastante:

viaggio

ma, ovviamente…sul tema ce ne sono diversi di rilevanti:

– Immancabile, che, quando lo leggo, mi da sempre la pelle d’oca è Nel paese dei mostri selvaggi. Babalibri.

A caccia dell’orso. Mondadori.

Luna e la camera blu. Babalibri.

Non è una scatola. Kalandraka (cliccate sul titolo per leggerne la recensione)

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. Rizzoli

Zoo. di Susy Lee …in attesa di ristampa con Corraini

Mirror. di Susy Lee Edizioni Corraini

Ombra. di Susy Lee Edizioni Corraini

 Scoperta. Feltrinelli

Divertenti e irriverenti.

Celeste combinaguai. La Margherita edizioni.

Io sono un artista. Emme edizioni.

Quello che vi sto proponendo…forse lo avrete capito… è di prendere in considerazione che i bambini hanno un nucleo creativo interno così ampio, complesso e magico che, quando progettate, quando elaborate proposte laboratoriali, non potete non tenerne conto o pecchereste di sottovalutazione nei confronti di quelle meravigliose creature con le quali avete l’onore di lavorare.

Naturalmente ci sono viaggi più o meno fantastici, più o meno “dentro o fuori” (e i fuori sono sempre anche dentro mi raccomando!!), ci sono viaggi sotto o sopra, verso il micro o verso il macro, per terra, mare, monti o cielo…insomma sbizzarritevi.

Io qui vi faccio solo una carellata di alcuni spunti che riguardano per lo più i viaggi che dall’interno partono per mondi interiori proiettati..grazie all’uso della fantasia e dell’immaginazione creativa dove un oggetto di uso comune si trasforma, prende vita, si apre a mondi nuovi, diversi, ampli…fuori dalle porte della stanza dove ci si trova (che è il potenziale che ogni buon libro ha a mio avviso)

“M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole” Paul Valéry

In alcuni di questi albi (che proverò a recensire uno ad uno con i miei soliti tempi biblici – quindi tornate a visitare quest’area e a cliccare sui futuri titoli linkati ;-)) ci sono “strumenti stimolo”: un colore come nel caso di Viaggio, una porta, uno specchio…in altri l’autore non si preoccupa di porre tra il lettore, il protagonista e il mondo fantastico qualcosa di fisicamente rintracciabile…ci lascia liberi di entrare a capofitto nelle pagine e nelle illustrazioni (che sono già mediatori..)…

Questo slideshow richiede JavaScript.

Quale che sia il vostro modo di accedere alla fantasia e ai mondi che ne scaturiscono…non tentate di influenzare i bambini indirizzandoli su quella via..ognuno ha il suo modo di aprire la porta della mente”, per cui la mia idea è…offrite, come l’autore, strumenti stimolo, o anche semplicemente letture, come queste, di qualità.

Il resto lo faranno loro.

per i viaggi nel mondo naturale…vi ho già ampiamente scritto qui

Quello che a me piace fare è lasciare delle tracce spunto ai bambini poi sedermi con carta penna e macchina fotografica ad osservarli…se volete trattare il tema del viaggio…credo dobbiate, voi in primis, avere il coraggio professionale di lasciarvi condurre da loro…i bambini e le bambine che stanno conducendo parte del loro percorso di vita con voi, nella scuola dove lavorate insieme, in quel preciso momento storico-culturale, con quelle risorse, potenzialità, difficoltà e famiglie.

NB = tracce –> per me possono essere: offrire ai bambini materiali “poveri” destrutturati e naturali, far trovare loro uno scatolone pieno e /o vuoto (e se pieno…di cosa?), fare un’uscita, donare loro un cesto con alcuni oggetti chiave (lente di ingrandimento, macchine fotografiche, foto….mettetici fantasia….), presentare loro una storia, fare un lavoro allo specchio….abbinare queste ed altre idee… 😉

BUON LAVORO!!

E perdonate la mia prolissa energia…scrivetemi se pensate abbia tralsciato qualcosa o se, semplicemente, avete idee, domande, critiche!!

Grazie.

Mondo naturale: progetto esempio

Scegliete una sottocategoria. Fatevi guidare dai bambini, dai loro interessi, dalle vostre conoscenze, aggiornatevi, studiate, siate curiosi.

A me, per esempio, ha sempre colpito questo libro fotografico edito L’Ippocampocorteccequindi non ho ragionato sulla sottocategoria, lì per lì, non ho programmato mi sono solo fatta guidare da un mio interesse (e pensate che voi di persone interessate davanti ne avete almeno altre…quante? 7…25…150 ?)

…lo so che “Cortecce” ha poco a che fare con i tipici progetti educativi da nido o infanzia, ma provate a pensare…

_ dotiamo i bambini di lente di ingrandimento, sacchettino per raccogliere, matite colorate, cerette, fogli.

_dotiamoci di macchina fotografica

_ usciamo.

Il nostro progetto educativo può vertere sull’inserimento di materiale ligneo all’interno della scuola in sostituzione e/o aggiunta ai materiali già presenti ma ha, ovviamente, anche tanti altri obiettivi:

  • sviluppo delle capacità osservative
  • sviluppo della motricità fine
  • sviluppo del senso civico (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo –> vedi Il Tagliaboschi )
  • appronfondimento “scientifico” dell’evoluzione del materiale naturale (il legno è un materiale di notevole consistenza che continua a vivere anche dopo il taglio; infatti si gonfia con l’umidità e il calore, si ritira in inverno producendo crepe, si brucia e si può trasformare…)
  • sviluppo del “mapping” (collocamento geografico dei vari tipi di alberi in funzione dei luoghi riproduttivi più idonei)

Partendo da questo libro e dall’idea che il mondo fuori, intorno e dentro la scuola è prezioso si possono fare delle considerazioni iniziali:

  • la corteccia di ogni albero e anche dello stesso albero, in punti diversi, è differente: cambia forme, consistenze e colori.
  • il legno si presta a tantissimi usi all’interno della scuola.

Entrare nel mondo del legno permette, dunque, di esplorare tanti campi di interesse:

– la storia (l’evoluzione dell’utilizzo del legno, il ciclo della produzione del legno);

– le scienze ( la struttura dell’albero);

– la geografia ( l’ambiente idoneo per la crescita delle piante);

– l’educazione civica (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo);

– l’arte ( l’utilizzo del materiale naturale nell’arte e per produrre arte).

[Tengo a dire, facendo così le mie solite parentesi quadre, che queste informazioni servono agli adulti educatori per comunicare il senso del progetto e la sua importanza pedagogica ai “non addetti ai lavori” come per esempio alle famiglie. Mi sembra assolutamente superfluo dirvi che al nido non ci metteremo mai a raccontare “la storia” di come è stato utilizzato il legno…..ma possiamo raccontare e sperimentare, per esempio, da dove nasce l’albero…(odio dirvelo ma esiste una canzoncina non poco famosa che fa al caso nostro) offrendo così ai bambini anche tanti altri spunti fotografici e attraverso albi illustrati. Possiamo anche sequenziare noi la storia dei diversi passaggi dell’uso del legno, per esempio in un cartellone a tasche che preveda, all’interno di ogni tasca, il materiale rappresentato (per esempio la ruota)…sbizzaritevi insomma…]

Come potete verificare da soli lavorando con i bambini…anche una sottocategoria così ristretta vi riporta ad un immane lavoro (volendo) su tantissimi ambiti. Collegandovi infatti all’arte, alla geografia, al senso civico (io non sono affatto fissata nè con le schede nè con le discipline…categorizzo per ridurre il discorso e farmi capire) …vi allacciate in modo del tutto naturale non solo alle altre categorie da me esemplificate in “Esploratori del mondo” ma anche a tanti altri campi.

Sulla “Trasformazione dei materiali” sarebbe possibile fare anche tutto un lavoro sulla carta con visita guidata, per esempio, alla fabbrica di produzione e a quella di riciclo. (e non pensate sempre che i bambini siano TROPPO piccoli per fare esperienze così, la loro meraviglia sarà prova tangibile del grande lavoro che, insieme a loro, state facendo). Mi viene anche in mente che potete poi lavorare con la carta pesta alla costruzione di oggetti, accompagnarli in qualche laboratorio di lavorazione di questo tipo…ecc…

Certo è che…il lavoro va ben PROGETTATO. Poche cose ben fatte, lineari, e creative certo ma senza spaesamenti. Se sapete dove volete arrivare e come saprete anche trovare modalità creative all’interno di un percorso comunque definito [non come me che tergiverso sempre e vi confondo]

Urge dunque una scaletta (potete riprendere il modello proposto qui) con:

  • obiettivi e micro obiettivi per età omogenee
  • materiali
  • proposte laboratoriali per età omogenee
  • proposte uscite esperenziali
  • modalità

Tenete conto che il tema scelto si deve respirare in ogni vostra azione ed intervento all’interno della scuola: dalla festa (se la fate) al tipo di documentazione, al bigliettino che utilizzate per invitare i genitori alla riunione (per esempio un cerchietto di legno con un foro, un piccolo nastrino di raffia color naturale e il bigliettino appeso con luogo ed ora)…è interessante globalizzare l’idea progettuale non per rendere tutto banale, noioso e monotematico ma per coinvolgere quanto più possibile tutti nel senso profondo del lavoro quotidiano che stiamo facendo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Idee laboratoriali che rispondano alle aree di sviluppo e competenza:

0-6 –> manipolazione del materiale naturale, osservazione, costruzione libera, “frottage”, costruzione di “inventari” personalizzati, riproduzione grafica di vario tipo con diversi materiali, seriazione per caratteristiche, ascolto di letture ad alta voce, riconoscimento di sequenze di eventi, esperienze in esterna, narrazione…

6 anni  (oltre al resto)–> seriazione e comparazione dei materiali tra loro per differenti caratteristiche (tipologia al tatto, alla vista, all’olfatto…ecc…), disegno dal vivo, fotografia, mappature, creare plastici…. alcuni altri suggerimenti  home made qui

Per le attività di pregrafismo e precalcolo io prendo sempre spunto da attività di munariana memoria o montessoriana ispirazione…questo perchè ODIO le schede e AMO assecondare le naturali inclinazioni dei bambini studiando come amplificarle, farle “esplodere” ossia come e-ducerle e spronarne di nuove.

 

Suggerimenti di lettura:

 

Tutti gli inventari illustrati editi l’ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

Andiamo fuori a giocare?, Il castoro.

Arte e natura, Rivista Dada, Artebambini.

Concerto per alberi, Terre di mezzo.

Disegnare un albero, Munari, ed. Corraini.

Facciamo i colori. Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, edizioni Francoangeli.

Giardinieri in erba, ed. Editoriale scienza.

I colori della natura, ed L’ippocampo.

Il piccolo bruco maisazio pop up, ed Mondadori.

L’albero, Iela Mari, ed. Babalibri.

L’onda, ed. Corraini.

Mare, ed. Rizzoli.

Montagna, ed Rizzoli.

Nella foresta del bradipo,

Raccontare gli alberi, ed Rizzoli.

Respira piccolo albero… respira, ed. Gruppo Abele.

Saremo alberi,ed. Artebambini.

Soffio di vento, ed. Federazione nazionale delle istituzioni pro ciechi.

Uffa quanto manca, Il castoro.

 

In una parola (forse qualcuna in più)….USCIAMO in giardino, dagli schematismi, nel mondo.

 

Esploratori del mondo

Cosa c’è di meglio, per educare i bambini al senso civico, al contatto con la natura, alla partecipazione sociale, al “sentirsi parte”, se non il portarli fuori, aprire le porte della scuola, e permttere loro di mappare e vivere il territorio nel quale risiedono?

Ci sono, ovviamente, milioni di modi per farlo. Milioni di approcci…e oserei dirvi che potete intitolare così un progetto pluriennale ed ogni volta focalizzarvi su un aspetto.

Cerco di spiegarmi meglio ed andare nell’ordine mentre le idee nella testa si affollano e si organizzano in diagrammi di flusso complessi tutti collegati tra loro…

Inizio con delle domande:

Cosa significa per il collettivo “essere esploratori del mondo”? Di quale mondo?

Quali obiettivi pedagogici ha il progetto? Siamo in grado di condividerli, sostenerli, portarli avanti con le famiglie?

La scuola ha un giardino? Lo intendete come laboratorio oppure, come lo chiamo io, come triste “area sgombero bambini”?

La vostra scuola dove è fisicamente collocata? Cosa c’è intorno? Siete inseriti in un quartiere? Il quartiere che servizi ha?

La vostra scuola è collegata con i servizi offerti all’infanzia in città? (biblioteche, musei, spazi verdi, luoghi di interesse artistico, monumenti…) e no, come potete fare in modo che lo diventi (a chi rivolgersi, cosa chiedere…)

Ci sono luoghi leggermente decentrati utilizzabili, esplorabili con i bambini? (aree verdi, zone archeologiche, boschi, zone naturalistiche protette, spiagge…)

Iniziamo:

Per prima cosa consideriamo che per essere in grado di assimilare e far proprie le esperienze di esplorazione bisogna anche, parallelemente, crescere in competenza emotiva. Quindi è fondamentale che un educatore NON dimentichi mai che, qualunque sia il tema scelto, ci si muove sempre su almeno due mondi esplorativi: quello interno del bambino che fa esperienza (emotivo, cognitivo, personologico..) e quello esterno. Questo perchè va SEMPRE tenuto in prezioso conto lo stato emotivo dei bambini con i quali lavoriamo, collaboriamo, facciamo esperienze;  va chiesto loro di raccontarsi, di esprimersi come possono, a seconda dell’età e delle competenze, e vanno accompagnati a trovare strumenti comunicativi per tradurre in pensiero astratto ed in parole quanto esperito con il corpo. Il fare esperienza, infatti, sarebbe puro corpo se non ci fosse il passaggio alla mente (e qui la psicologia dell’infanzia e la pedagogia moderna possono dirvi molto).

Mondi possibili, alcune idee:

  • Mondo emotivo (sempre!)
  • Mondo naturale. (qui) Declinabile in tanti modi (dall’orto al mare, dai colori della natura ai cambiamenti naturali, dalla trasformazione del bruco alla trasformazione degli elementi…insomma sbizzarritevi!)
  • “Progetto Mapping”: che permette la mappatura della città e dei suoi luoghi di interesse, vissuti a misura di bambini (biblioteche, musei, vie e viuzze con visita guidata, aree archeologiche, pinacoteche, case di artisti…….)
  • Mondo artistico. Per restringere ancora e diversificare…(si parte dalle opere artistiche di maggior interesse in città poi si passa al disegno dal vivo compiuto dai bambini per esempio, alla lavorazione di materiali come creta, legno ecc…magari proprio in case d’artista, con produzione di opere scultoree, pittoriche, artistiche personali dei bambini..)
  • Mondi possibili: che si collega, per esempio, con progetti come quelli della Città dei bambini e delle bambine e/o della filosofia per bambini. Che nella mia città hanno un particolare fiorire e rifiorire (  Libro; Il consiglio dei bambini ;     Fanoperbambini.it; Filosofiacoibambini ..)

 

Queste sono solo alcune idee…che ho messo in crescendo secondo la mia idea di complessità nella realizzazione e nella sperimentazione pratica.

Per ognuna di queste macro-aree ci sono tante possibili declinazioni in sottocategorie più piccole e comunque, sempre, significative. Dipende molto dalle vostre competenze progettuali e dal tipo di funzionamento del collettivo scegliere che tipo di tema affrontare. Paradossalmente si potrebbe lavorare un intero anno “solo” sull’inserimento di elementi naturali all’interno della scuola in sostituzione ai materiali precedentemente presenti (via la plastica avanti il legno!! per es.. 😉 ). Non sarebbe comunque un lavoro da poco sapete?

Mi piacerebbe lasciarvi una bibliografia con alcuni spunti e semmai mettere un paio di esempi progettuali per chi ne ha proprio proprio bisogno.

Riferimenti bibliografici:

Libri comuni:

COME DIVENTARE UN ESPLORATORE DEL MONDO di K. Smith, ed. Corraini.

KUBBE FA UN MUSEO di Johnsen Kanstad e V. Ponciroli, ed. Mondadori Electa.

LIBRI FOTOGRAFICI (es: ed L’Ippocampo)

IL PUNTO Ape Junior

Mondo emotivo:

L’ALFABETO DEI SENTIMENTI di Janna Carioli, Sonia M. L. Possentini, ed. Fatatrac.

CHE COS’è UN BAMBINO (cliccate per legegre l’articolo correlato)

EMOZIONI di Van Hout Mies, ed. A.L.

A CHE PENSI? di Laurent Moreau, ed Orecchio Acerbo.

I COLORI DELLE EMOZIONI. Pop up. Di Anna Llenas, ed. Gribaudo.

Un classico un pò maltrattato: CHE RABBIA! di Mireille D’Allancè, ed. Babalibri

SONO IO IL PIù FORTE di Mario Ramos, ed. Babalibri.

Mondo naturale: (cliccate sul titolo per i dettagli)

Tutti gli INVENTARI ILLUSTRATI editi L’Ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

I COLORI DELLA NATURA di Jean-Baptiste de Panafieu , G. Guerzoni, ed L’Ippocampo.

IL PICCOLO BRUCO MAISAZIO POP UP di Eric Carle, ed Mondadori.

RACCONTARE GLI ALBERI di P. Valentinis, M. Evangelista, ed Rizzoli.

NELLA FORESTA DEL BRADIPO di Anouck Boisrobert, Louis Rigaud, Sophie Strady

MONTAGNA di A. Conforti, Rizzoli.

MARE di C. Carminati, ed. Rizzoli.

FACCIAMO I COLORI.RICETTE E IDEE PER DIPINGERE E GIOCARE CON LA NATURA di H. Arendt e S. Crimi, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura  2015, edizioni FrancoAngeli.

SAREMO ALBERI di Mauro L. Evangelista,ed. Artebambini, 2010

L’ONDA di Suzie Lee, ed. Corraini, 2009

SOFFIO DI VENTO di Elisa Lodolo, ed. Federazione nazionale delle Istituzioni pro ciechi, 2009

GIARDINIERI IN ERBA di Emanuela Bussolati, ed. Editoriale Scienza, 2008

RESPIRA PICCOLO ALBERO… RESPIRA di Sandra Dema e Antonio Boffa, ed. Gruppo Abele, 2013

http://www.bambinienatura.it

“Progetto Mapping”:

per questo progetto potete recarvi negli uffici comunali di competenza per ritirare copie di cartine della città, potete uscire  ed accompagnare i bambini e le bambine nei luoghi di interesse e chiedete loro di costruire con voi mappe e plastici dei percorsi. Avvaletevi delle competenze di guide turistiche, guide museali, direttori di teatri…

MAPPE di A. Mizielinska e D. Mizielinski, ed Mondadori Electa.


INVENTARIO ILLUSTRATO DELLE MERAVIGLIE DEL MONDO di E. Tchoukriel, V. Aladjidi, ed. L’Ippocampo.

Mondo artistico:

Arte di ron van der meer, f. Whitford, ed. Artebambini.

Arte per crescere. Idee immagini laboratori di P. Ciarcià e M. Dallari, ed. Artebambini.

Collana PiPPo di Topipittori

Che sorpresa paul klee! Di paola franceschini, ed. Artebambini.

Con gli occhi di miro’ di pola franceschini, ed. Artebambini.

Il giro del cielo di j. Mirò e d. Pennac, ed. Salani.

Il museo immaginario di Gek Tessaro, ed Carthusia.

Io sono un artista di Marta altès, Emme Edizioni.

Jackson pollock  di f. Gilberti, ed. Corraini.

La fabbrica dei colori di t. Hervè, ed. L’ippocampo.

L’esperienza dell’arte. Laboratori ed attività creativi per l’infanzia di cristina francucci, ed lapis.

Libri fatti a mano di agnese baruzzi, ed. Artebambini.

Miro’ e l’arte contemporanea con gli occhi dei bambini e delle bambine di cooperativa sociale contestoinfanzia, ed. Artebambini.

 

Mondi possibili:

IL MONDO IMMAGINARIO DI… di K. Smith, ed. Corraini.

NON è UNA SCATOLA di A Portis, Ed. Kalandraka.

CELESTE COMBINAGUAI di Emma Yarlett, La Margherita edizioni.

FEDERICO di Leo Lionni, ed. Babalibri

Oliver: un bambino davvero speciale…

oliver-224882 Valentina Edizioni

Oliver   ….si sentiva un pò diverso

…ma non gli importava. Oliver infatti aveva i suoi amici, pupazzi colorati dalle buffe facce simpatiche…”viveva nel suo mondo, felice, con i suoi amici”…con loro affrontava splendide avventure.

Qualche volta però i suoi amici dovevano stare fuori da alcune esperienze, oppure si dimostravano non sufficienti a colmare il senso di solitudine che pervadeva Oliver…e allora lui…si sentiva un pò diverso – punto.

Oliver un po diverso punto

Ma il libro, come nelle migliori favole, ci accompagna al risvolto positivo…infatti, un giorno, mentre Oliver giocava a tennis, come di consueto, contro se stesso…la pallina rimbalzò ben oltre la sua testa….e Oliver dovette, per riuscire a raggiungerla, valicare i propri confini sicuri, lanciandosi “davvero” (dice il libro) in una nuova avventura.

oliver tennis 1

Fino a qui le assonanze possibili sono tante:

  • Appena ho preso in mano questo albo delicatissimo ho pensato ad Antonino e al suo pentolino, per esempio, (Video: il pentolino di Antonino Kite edizioni ): un albo meraviglioso che illustra a grandi e piccini concetti come quelli di disabilità e resilienza; che utilizziamo spesso, spessissimo a scuola per corsi di aggiornamento ed incontri con insegnanti e genitori anche per spiegare meglio, con il potere delle immagini, il grande ed importante lavoro delle insegnanti di sostegno, e dei bambini con difficoltà che mettono tutto di se stessi per crescere.
  • Penso anche che , e il finale che qui tra poco vi mostrerò mi supporta in questo, tutti i bambini e le bambine siano speciali a modo loro e che basterebbe poco per accorgersene e valorizzarli…questo libro, per esempio, ci permette di osservare Oliver “da fuori” esattamente come potremmo fare a scuola, o a casa, mettendoci comodamente seduti in un punto della stanza, fermi ed in silenzio, avendo predisposto spazi e materiali affinchè i bambini si muovano liberamente.
  • Oliver ha caratteristiche davvero speciali, che spesso leggiamo ed etichettiamo in modo veloce a causa del nostro bisogno di chiudere in scatola, con nomi ben sicuri, quello che vediamo. Oliver vive nel suo mondo (quante volte lo abbiamo detto pensando di avere davanti bambini che vengono comunemente definiti autistici?). Oliver, nelle illustrazioni che ci vengono proposte, si isola dagli altri bambini, ha intolleranza per alcune situazioni sociali (guardate le facce di ogni personaggio presente nella scena e ditemi come vi sentireste voi….io come Oliver sapete?)  e sa, anche (ed è un anche che usiamo spesso per enfatizzare somme di sintomi) suonare il pianoforte..
  • MA… e sono questi i motivi per i quali amo questo albo… Oliver ha un senso di sè elevato, riconosce di essere speciale e questo, alcune volte, lo porta tristemente ad affacciarsi al mondo…a quello stesso mondo che sembra provare indifferenza per lui (vedete qualcuno che gli si avvicina? Che…forse…per alcune persone ci sia bisogno che siamo noi ad avvicinarci? A fungere da ponti? Carissimi insegnanti ed educatori ho a cuore il vostro lavoro….sentitevi di avvicinarvi, in punta di piedi, vi prego)          Oliver si confronta con la realtà…e non si arrende, non si sente sconfitto, triste o  impaurito…Oliver va e si lancia in un’ avventura che è fantastica ma anche e soprattutto reale… Rincorre la pallina…e…

oliver tennis 2

Lì…dall’altra parte del suo mondo…ne incontra un altro…diverso.

Il mondo di Olivia, diversa – come lui – e – da lui-.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Amo le illustrazioni ricche di minuziosi dettagli, quasi timide nei colori e nell’accenno alle espressioni e alla rappresentazione delle emozioni. Le frasi sono brevi ma limpide, dirette..lasciano spazio al valore magico della fantasia dei bambini e degli adulti che leggono e guardano, accompagnano verso il finale, sperato e atteso quanto timorosamente messo in dubbio…(ce la farà Oliver a conciliare la vita felice nel suo mondo con quella reale? Bhe…sembra proprio di si che dite?)

La domanda che mi e vi pongo…considerato che tutti i bambini e le bambine, certamente qualcuno più di altri, sono portatori di diversità e in questo sanno essere speciali…siamo in grado noi adulti di accoglierli senza giudizi limitanti ed etichettanti? Siamo in grado di permettere loro di andare oltre i loro confini sicuri predispondendo piani educativi, spazi e materiali, progetti che favoriscano il loro aprirsi, davvero, a nuove avventure?

 

 

(io rispondo che sì…siamo in grado se ci disponiamo a farlo, se siamo costantemente formati e disponibili a formarci, anche cambiando….buon lavoro dunque!)

 

 

 

Il Tagliaboschi

Il tagliaboschi.
Ed Il leone Verde magistralmente illustrato da Alain Cancilleri

-Il-Tagliaboschi copertina

Un bosco su paesaggio innevato.

Ed una casa, con il camino acceso, quasi a vetta di una montagna.

E il silenzio……sembra di sentirlo.

il-tagliaboschi1

Un mattino presto l’uomo che abita la casa si sveglia, indossa caldi indumenti ed ecco che lo vediamo affacciarsi alla porta e, con volto assonnato, uscire… noi lo vediamo da fuori, non siamo invitati ad entrare in casa né a sapere cosa pensi quest’uomo e dove stia andando…

Ma il silent ci accompagna, per mano…a scoprirlo.

Appoggiata al muro della casa un’ascia, che l’uomo prende sulle spalle per iniziare poi il suo viaggio.

il-tagliaboschi 2

Dove va nel silenzio di un mattino innevato?

Poche pagine dopo lo sappiamo…quest’uomo è un tagliaboschi e lo capiamo perché dopo aver raggiunto un bosco lo osserviamo lasciare dietro di sé alberi spezzati alla base.

Un’ascia, un uomo ed una foresta in caduta libera.

Sembra di sentirlo il tonfo pesante e soffocato di ogni albero abbattuto, e serve un occhio bambino per notare che non siamo gli unici osservatori disarmati..

Un coniglio, uno scoiattolo ed un picchio..poco dopo un lombrico…inermi, anche stupiti, guardano…

Il-Tagliaboschi-3-

Ma forse il peggio deve ancora arrivare…e girando pagina una fitta raggiunge il cuore…

Vediamo il tagliaboschi, il mattino seguente, raggiungere nuovamente quella che era una foresta..

La pagina è disseminata di tronchi spezzati, solo un albero è rimasto in piedi ma a pochi passi l’uomo, con la sua ascia, lo sta già raggiungendo.

ultimo albero tagliaboschi

Girare pagina è quasi doloroso.

Il tagliaboschi è ai piedi dell’albero,

alza la sua ascia e nel farlo alza,

casualmente, il volto e…

…qualcosa di magico, di inaspettato, di perfetto come è perfetta la magia di ogni storia…accade.

tagliaboschi sorpresa

Tra i rami una gremita popolazione di animali guarda l’uomo. Volpi, un orso, scoiattoli, gufi, uccelli, un piccolo gnomo (dice mia figlia), un lombrico….sono tutti stretti uno all’altro sopra all’ultimo albero rimasto e guardano impauriti, interrogativi l’uomo che taglia i boshi.

Sì guardano l’uomo e anche noi lo stiamo guardando domandandoci cosa farà? Si renderà finalmente conto? Come è possibile che non si sia accorto di quello che stava facendo?

Giriamo pagina…

L’ascia è a terra, il volto dell’uomo è visibilmente scosso…e allora in noi si muove una rinnovata speranza, un sospiro di attesa positiva si fa spazio ed è irresistibile la voglia di girare le pagine e osservare l’uomo affrettarsi verso casa, bussare alla porta e fare un lungo discorso alla donna che abita con lui…..

Questo silent va goduto pagina dopo pagina fino al fondo della copertina, e arrivati alla fine va chiuso e rigirato dal titolo, alla copertina iniziale…perché, senza saperlo, abbiamo avuto tra le mani il futuro fin dall’inizio.

-Il-Tagliaboschi copertina

Interessante lo svelamento su più piani, i dettagli che si annidano qua e la tra le pagine.

Una storia di silenzio e natura (come cita il retrocopertina), di educazione al rispetto in continua sospensione tra quello che è necessario fare-  oppure no, tra quello che si può scegliere di fare-  oppure no, tra quello che si è e si può essere davvero.

Una storia di ritorno all’armonia con il naturale: con se stessi e con il mondo.

(in cui è una donna, alla fine, la mediatrice di vita, che porta con se il primo di tanti alberi da ripiantare)

Scopritelo…merita davvero!

Buchettino

buchettino

Buchettino…tratta da Le petit poucet di Charles Perrault,scritto da Chiara Guidi, illustrato magistralmente da Simone Massi, edizioni Orecchio Acerbo (casa editrice ed illustratore – garanzia!) non è soltanto un capolavoro nei contenuti ma anche nella formula espositiva degli stessi…

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

parole che urlano, che sussurrano, che strisciano lungo la schiena insinuandosi tra le pieghe delle paure e dei dubbi, nel buio della stanza e dei pensieri…parole piccole o grandi, in grassetto o quasi trasparenti…suoni evocati attraverso il tratto…

parole che danzano, che girano, che si attorcigliano…movimenti che si fanno scrittura…

il tutto accompagnato da immagini a due colori…ricchissime prepotenti allo sguardo, intense per le emozioni che risvegliano, smuovono…evocano..

Simone Massi è un illustratore che io apprezzo tantissimo, nato e cresciuto nell’entroterra della provincia dove abito che, presto, spero di poter conoscere di persona. ogni volta che illustra una fiaba, una storia mi sembra di riviverla sulla pelle, di esserci, in prima persona, e di respirarne gli odori, i suoni, le ambientazioni…

Questo slideshow richiede JavaScript.

La storia è potente e nella prefazione del libro ci viene descritta una delle formule attraverso le quali viene presentata: a teatro, con gli spettatori sotto ad una coperta, ad occhi chiusi ad accogliere il suono della voce narrante.

Ed è proprio in quel suono, di una voce, ma familiare e calda e lenta, che mi cullo ogni qualvolta leggo una fiaba classica…torno anche io, idealmente ma tangibilmente, sotto alle lenzuola accanto a mia nonna che, nella penombra pomeridiana dei pomeriggi autunnali, racconta e racconta…fino a che il lieto fine mi accompagna a lasciarmi andare al sonno.

La fiaba ovviamente ha moltissimi elementi chiave: affronta temi delicatissimi come la povertà, la miseria di spirito ed economica, il potenziale creativo dei bambini (dei più piccoli soprattutto), il grado di svalutazione e sottovalutazione che gli adulti compiono nei confronti dei piccoli, il livello di pericolosità del mondo (c’è un Orco famelico che vuole mangiare i bambini e che si alza di notte, di nascosto dalla moglie che tenta di salvarli, per sgozzarli…ma al posto di uccidere i bambini “stranieri”, grazie ad uno stratagemma di Buchettino, il nostro protagonista, sgozza le figlie), la morte, la violenza e la prepotenza, l’inaspettato..il lieto fine atteso che apre alle possibilità della vita e che rivolge in positivo tutta la negatività e l’ombra fino a qui respirate.

Insomma…si sta con il fiato sospeso fino all’ultimo e guai a non arrivare al finale riparatore, lasciare in sospeso tanti e tali temi sarebbe, a mio avviso, far danno. Non è una fiaba, insomma, da leggere a bambini di due anni..ma semmai a quelli di 7-8 che hanno chiaro il limite tra fantastico e reale e che possono tollerare tensione e paura che il libro smuove diluendone l’allietamento, sapendo aspettare il finale.

Trovo che sia un albo imperdibile, pubblicato da una casa editrice che amo e alla quale chiedo di pubblicare tutte le fiabe classiche possibili…grazie.

 

Insieme al libro un codice personalizzato per effettuare il download della fiaba narrata dalla voce di Monica Demuru.

Qui trovate il link al pdf dell’anteprima: Anteprima

 

Libri “interattivi”: risate assicurate

Premetto che tutti gli albi sono “interattivi” per definizione: si prestano alla lettura condivisa, chi legge può creare l’atmosfera di attesa, di trepidazione, di domanda…e “giocare” con i bambini a trovare senso, significati, finali…

I silent book per esempio sono l’ideale per questo tipo di scambio; vero è che bisogna avere una certa dimistichezza nella gestione dei gruppi di bambini…

…per questo esistono albi illustrati nati appositamente per essere interattivi e per offrire una guida a chi legge…

Vi presento i miei simpatici amici Reginad e Tina: un elefante iperteso dal cuore grande e una porcellina “fumantina” sempre in movimento. Astuti, simpatici e soprattutto attenti al loro pubblico di giovani lettori.

Fosse per me mi abbonerei ad ogni nuova loro uscita…

Siamo in un libro — il primo della serie — stupisce i bambini ad ogni lettura…perchè difficilmente si aspettano che personaggi del libro si accorgano di loro. Reginal e Tina, invece, non soltanto si rendono conto “di essere letti” ma, anche, giocano con il lettore facendogli nominare parole scelte. Tina con un’astuzia esilarante spiega a Reginald che, poichè l’incaricato alla lettura deve leggere tutto quello che è scritto (frase che si ripete praticamente identica nel Libro senza figure) è ovvio che se il fumetto di Tina dice “banana”…il lettore dirà ad alta voce esattamente quella parola.

Trovo sia un’arguzia editoriale notevole…non solo perchè procura un’ondata di stupore e risate nella platea di uditori ma anche perchè i personaggi del libro diventano consapevolmente i “produttori di storia”, non subiscono la lettura…la conducono!!

Questo e il resto della serie (meno sfacciatamente “interattiva”) si prestano benissimo alla lettura ad alta voce e  catturano l’attenzione sedutastante. Malleabili, perfetti per la lettura a due (o più) voci…divertentissimi per chi li legge e per chi ascolta.

Io ho una vera passione per “Hai un uccellino sulla testa”scopriteli…Edizioni Il castoro Su YouTube trovate le letture eseguite magistralmente dalla lettrice della casa editrice.Il Castoro editore

Altri albi simili sono i libri di Tullet , quelli di Minibombo ed  Il libro senza figure.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La cosa interessante di questi albi è che si prendono cura di chi li legge e li ascolta, gli si rivolgono, ammiccano, sorridono, invitano all’azione, offrono suggerimenti esilaranti su come utilizzare il tempo delle giornate, su come leggere le pagine seguenti…insomma…sono tesori da tenere sempre nella borsa del lettore…funziona anche (e soprattutto) con i gruppi mooolto indisciplinati 😉

NB = ricordatevi di considerare tutti i bambinie  le bambine presenti, di dar loro diritto di parola e di coinvolgerli nella lettura…altrimenti il risultato sarà fallimentare e parleranno sempre e solo i due bambini più arditi!!

 

 

 

 

Lo 0-6 questo sconosciuto.

Una collega pedagogista mi ha chiesto di scrivere un articolo su questo misterioso tema attualissimo e ricco di insidie e resistenze…

Quello che mi propongo qui di fare non è quello di prendere parte alle varie tensioni e polemiche ma di cercare di suggerire modalità attuative pratiche nel “qui e adesso”…che non è esattamente “lo zerosei di domani”. Questo perchè in pochissimi in Italia, credo, siamo pronti ad applicare questo innovativo sistema..non perchè, come spesso si dice, non abbiamo gli spazi ma perchè ancora non ce l’abbiamo in testa.

Dunque penso ai servizi dei quali mi occupo e provo a lanciare degli spunti, anche facendo riferimenti a qualcosa di già in atto…in fieri, boccioli lavorabili potenzialmente anche in modo molto più complesso.

Esiste per esempio la possibilità di ragionare sugli spazi e sui materiali utilizzabili in comune? E’ possibile iniziare da qui…senza smuovere in modo prepotente equipe di lavoro che ancora non sono pronte e nemmeno noi sappiamo ancora adeguatamente supportare?

Penso alla possibilità di progettare insieme utilizzando strumenti come albi e silent book. Per esempio questi ultimi si aprono ad un lavoro infinito con i bambini di ogni fascia di età (anche con gli adulti).

so che quello che vado a proporre farà storcere un pò il naso agli “zerosei convinti”…ma credo sia necessario anche lavorare per gradi, avvicinarsi piano alla costruzione di un cambiamento che necessita di una ristrutturazione prima interna e poi globale. Pensiamo solo al diverso “concetto di bambino di 3 anni” che si attua tra nido e infanzia. Non è lo stesso bambino quello verso cui pretendiamo un rapporto 1:7 al nido rispetto a quello che si trova inserito, all’infanzia, ad 1.25?

Dunque..vado ad illustrarvi la mia VISIONE (e di tale si tratta essendo frutto della fantasia mescolata ad un pizzico di sperimentazione sul reale in isole felici dove personale di nidi e/o raccordo collabora in modo profiquo con quello dell’infanzia…che già è molto):

  • immagino il personale di nido ed infanzia, ad inizio anno, che si incontra per riflettere, ragionare e lavorare sulla strutturazione degli spazi, la disposizione dei mobili, l’uso comune di aree più o meno ampie della struttura.
  • immagino che ci si dedichi poi all’ambientamento dei nuovi iscritti e ci si metta in osservazione dei bambini, riflettendo, nei collettivi, sull’uso degli spazi, sugli indirizzi progettuali possibili.
  • questa riflessione continua deve, a mio avviso, portare il personale a rivedere l’organizzazione degli spazi inizialmente pensata, a formulare proposte operative con organizzazione di angoli dedicati a materiali vari con obiettivi specifici in funzione delle osservazioni.(verifica in itinere)

Si può scegliere, se questo facilita, di utilizzare un tema guida per accompagnare adulti e bambini a muoversi all’interno della struttura e delle proposte, per ritrovare un filo conduttore di stanza in stanza, un tema comune tra tutti i bambini, un contenitore creativo ricco di stimoli dal quale pescare per offrire nuovi slanci ai bambini…

penso ad albi come:

–> Non è una scatola (di cui vi ho già parlato qui: Bambino: un mondo da conoscere e qui Non è una scatola a scuola )utilissimo strumento adatto ad ogni fascia di età e a tutti i bambini anche con difficoltà. Si parla di affrontare il tema della fantasia creativa dei bambini offrendo loro un materiale poco strutturato come lo scatolone e osservarli nelle trasformazioni che vengono loro in mente. Ci stupiranno!! L’approccio al materiale è ragionevolmente diverso in funzione dell’età del bambino che vi si avvicina e del lavoro che l’educatore è in grado di sostenere insieme al bambino (e dovrebbe essere in grado di sostenerlo tutto a mio avviso) ma l’offerta base è la stessa. Per esempio svuotiamo la scuola da giocattoli di ogni genere e inseriamo scatole e scatoloni di ogni misura. In un angolo lasciamo a disposizione fogli, colori, scotch, forbici, stoffe… e rimaniamo ad osservare.

–> L’onda di Suzy Lee intrammontabile, magico, sempre creativo, flessibile agli usi più disparati…disposto anche a farsi musicare, narrare, rappresentare, maltrattare un pò tra le onde – vere – del mare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

–> Flashlight una scoperta, adottabile anche dalle pedagogiste come Laura Malavasi per mettere i puntini sulle i sulle modalità documentative e di osservazione (ossia…vediamo quello che illuminiamo…non tutto). Diamo in mano ai bambini una torcia, una lente di ingrandimento, dei binocoli…e scopriremo quante cose vedono loro (che noi spesso nemmeno notiamo!!). Creiamo per loro angoli da scoprire, accompagnamoli nei micro e macromondi intorno a noi (in giardino, in città, tra i sassi, tra l’erba, in un bosco…a naso in sù verso il cielo…) invitiamoli a fotografare, illustrare, creare mappe…

Questo slideshow richiede JavaScript.

 Potrei continuare all’infinito…con esempi e collegamenti tra uno e l’altro albo e tema..

per esempio il tema della NATURA può essere declinato in un milione di modi: i colori della natura, le trasformazioni in natura, le stagioni, i semi e i loro viaggi, la crescita, la morte (?! si parla di questo a scuola ?! apriamo capitoli eh!), le foglie, gli animali, le case/rifugio, le radici…ecc…

E su questi temi se ne aprono tanti tantissimi di molto profondi, filosofici, sul senso della vita per esempio, o sulle caratteristiche personali (con tutto il lavoro sul corpo e sul sè che i bambini fanno e che nelle scuole si fa), si aprono campi di sperimentazione manipolativa e pedipolativa oltre che simbolico immaginativa…si può parlare della casa, del rifugio, dell’ideale per noi, del reale, del fantastico…si possono raccontare storie di animali (e anche e quindi di persone, di bambini..) evidenziando qualità, differenze, somiglianze…nei modi di vivere, nelle famiglie, nelle impronte, nei cibi che mangiano, nel colore della pelliccia….ahhh quante ce ne sono di idee eh?!

Mi fa impazzire…e profondamente addolorare quando sento le maestre che dicono “fai il disegno della tua famiglia” come se questa fosse la cosa più banale del mondo. E inserisco qui questa non-parentesi perchè penso che basterebbe parlare d’altro (che altro non è) e lasciare parola ai bambini…parola ascoltata ed accolta con interesse, per far emergere racconti, disegni, immagini di quello che è per loro la famiglia, per loro il senso di affetto…

perchè, sapete, entrare nella vita e nel cuore di un bambino è “cosa” assai delicata, potente e importante. I bambini si fidano e si affidano in modo assoluto ed incondizionato…e noi dovremmo entrare nel loro mondo quasi volando basso…in punta leggerissima di piedi. Senza commenti, solo pronti allo stupore, alla meraviglia…e anche a farci male. Sì perchè le ferite dei bambini sono talmente reali, tangibili e forti che vanno a toccare le nostre (e anche qui avrei da parlarvi molto sulla mia idea sugli orrori che avvengono nelle scuole!),

E allora…perchè non iniziamo, per esempio, a prendere Albero di Iela Mari…e a notare che in alcune pagine ci sono nidi in costruzione, nidi vuoti, tane e rifugi di diversi tipi…e aggiungiamo a questo enciclopedie, filmati, osservazioni su animali veri e le loro case, e ci abbiniamo poi l’albo  Rifugi e via così…?!

Mi sono dilungata….

Spendo una parola per gli INVENTARI: li trovo strumenti splendidi, ricchissimi di spunti, enciclopedie a portata di bambino, bambina, insegnante…e credo fermamente che ogni bambino dovrebbe crearne di propri…raccogliere esplorare seriare osservare copiare…insomma…basterebbe uno solo di questi albi illustrati per creare meravigliosi percorsi nelle scuole da 0 a mille anni!

Questo slideshow richiede JavaScript.

E ricordo la potenza impattante e diretta che hanno le immagini per adulti e anche e soprattutto per i bambini quindi vi suggerisco sia di scegliere accuratamente albi illustrati di qualità sia di utilizzare ed acquistare per i vostri progetti a scuola e per i bambini lo strumento della fotografia, ci sono tantissimi LIBRI FOTOGRAFICI ben fatti che io utilizzo continuamente (amo quelli della Ippocampo e di National Geographic oltre che a scegliermi quelli di alcuni fotografi che amo) e di fare anche foto.

questo perchè esiste una differenza tra illustrazione e foto…entrambe sono immagini ma hanno impatto uso e funzioni diverse sia per i progetti educativi che per l’occhio dei bambini che le osservano…Interessante anche far fare ai bambini foto ed illustrazioni di quanto hanno osservato e raccolto…insomma..gli educatori sapranno certamente sbizzarrirsi più di me..e i bambini vi stupiranno…stupiscono sempre…per la loro capacità immaginativa e creativa…!!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dunque…mi vengono in mente troppe cose da dirvi, troppi albi da suggerirvi,..ve ne propongo qui sotto una selezione…tra pop up, silent ed albi veri e propri…cercando di suggerirvi soltanto e a bassa voce possibili percorsi…

Potrei scrivere pagine e pagine e finirei con l’annoiarvi e con scrivervi io i progetti eh eh quindi…attendo da voi spunti, domande, suggerimenti…e che questo zero-sei abbia inizio!!! Aprite le porte delle sezioni, organizzate spazi, angoli di interesse, aree con materiali di qualità selezionati e ben pensati e mettetevi ad osservare i meravigliosi bambini con i quali avete l’onore di lavorare!!

Buon lavoro carissimi educatori ed insegnanti…

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Ma ATTENZIONE: non è assolutamente mia intenzione suggerire di fissarsi con un solo strumento e di un solo tipo…anzi! Il mio suggerimento è quello di – se ne avete bisogno – scegliere uno strumento base che vi faccia da filo conduttore tematico e a quello di agganciare la complessità e la diversità di tanti altri strumenti e materiali. Non solo albi (e si sa un albo tira l’altro…e potrei dirvi che quelli sopra elencati possono benissimo collegarsi…) ma anche materiali diversi e stili documentativi differenti!! Se vi servono esempi…posso scriverne, parliamone, contattatemi: featherstonejblog@gmail.com

Mi trovate anche su FB: Pagina FB di FeatherstoneJ

 

 

Qui alcuni spunti di riflessione: Zerosei

Interessante approfondimento: Anna Bondioli