Lo yeti

Lo Yeti,

la presenza certa di ció che non si vede,
una sensazione costante che qualcosa ci sia ma non si sa nè dove nè come.

Forse è dentro di noi,
nel lavoro quotidiano di lettura del mondo…

…quando proviamo a cercare la giusta direzione nel quotidiano…


Forse bisogna mettersi in viaggio e cercarlo…E chissà se un giorno, 

Raggiunta le vetta della nostra ricerca, 

Voltandoci vedremo qualcosa di diverso, di nuovo…


Un albo per adulti ed adolescenti
per chi è alla ricerca di qualcosa,
che sia dentro o fuori da sè,
per chi crede sempre in quel che non si vede,
per chi sa che solo mettendosi in viaggio si possono raggiungere nuove vette, nuove domande…

Un albo magistralmente illustrato, tra l’altro, dalla Dautremer da me amatissima.

Poche parole a seguire il ritmico andare di questa donna…

Usatelo in terapia, usatelo per credere in voi e nel mistero che vi appartiene…

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IL VIAGGIO: che poi sono tanti, inifiniti e magici…sempre.

Amo questo tema (e i viaggi) da quando la mia prof di letteratura si fissò ad affrontarlo per un progetto triennale…

…la odiarono tutti…io NO.

Moby dick, Operette Morali, Divina Commedia..letti con l’ottica di un rapporto eterno, potente e spesso prepotente con la Natura (con la N maiuscola) intesa come processo naturale ed essere naturale… questo progetto scavò in me il tarlo dell’amore per la letteratura e per il tema.

“Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine” Paul Wühr

Ora…per proporre questa area tematica ai bambini direi che possiamo tralasciare Dante, e tenere lì sotto banco la storia di Moby Dick …perchè di albi e modi per viaggiare con i piccolissimi ne abbiamo a disposizione diversi e già pronti ad incontrare gusti e linguaggi adeguati all’età con la quale lavoriamo.

Come sempre…alcune domande:

  • ci siamo posti la domanda di che cosa significa viaggiare per i bambini?
  • in quanti e quali modi si può viaggiare?
  • è possibile viaggiare rimanendo a scuola?

la mia proposta è limitata…sono certa che con i bambini e le bambine saprete fare molto meglio!!

Naturalmente, viste le mie inclinazioni, non potevo che adorare gli albi che ci aprono gli occhi sullo sguardo bambino (il gioco di parole è voluto…chiedo venia…le parole..ahhh che meraviglia!!) e che ci permettono, da adulti, di intuire una concezione del viaggiare del tutto naturale per i bambini: viaggiare con la fantasia.

Viaggiare con la fantasia –> ossia andare dove non si può, dove non esiste, dove fisicamente non si arriva, dove tutto è possibile, …Insomma una di quelle cosine che salvano la vita in tempi e momenti di crisi, che permettono di mantenere una mente aperta ai controfattuali, e ci esercita ad essere abili nel problem solving…vi pare poco?

e allora….partiamo….ai bambini basta poco…un poco che è tantissimo: uno scatolone vuoto, un pennarello magico, un foglio bianco…

a me è bastato sfogliare questo albo per amarlo sedutastante:

viaggio

ma, ovviamente…sul tema ce ne sono diversi di rilevanti:

– Immancabile, che, quando lo leggo, mi da sempre la pelle d’oca è Nel paese dei mostri selvaggi. Babalibri.

A caccia dell’orso. Mondadori.

Luna e la camera blu. Babalibri.

Non è una scatola. Kalandraka (cliccate sul titolo per leggerne la recensione)

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. Rizzoli

Zoo. di Susy Lee …in attesa di ristampa con Corraini

Mirror. di Susy Lee Edizioni Corraini

Ombra. di Susy Lee Edizioni Corraini

 Scoperta. Feltrinelli

Divertenti e irriverenti.

Celeste combinaguai. La Margherita edizioni.

Io sono un artista. Emme edizioni.

Quello che vi sto proponendo…forse lo avrete capito… è di prendere in considerazione che i bambini hanno un nucleo creativo interno così ampio, complesso e magico che, quando progettate, quando elaborate proposte laboratoriali, non potete non tenerne conto o pecchereste di sottovalutazione nei confronti di quelle meravigliose creature con le quali avete l’onore di lavorare.

Naturalmente ci sono viaggi più o meno fantastici, più o meno “dentro o fuori” (e i fuori sono sempre anche dentro mi raccomando!!), ci sono viaggi sotto o sopra, verso il micro o verso il macro, per terra, mare, monti o cielo…insomma sbizzarritevi.

Io qui vi faccio solo una carellata di alcuni spunti che riguardano per lo più i viaggi che dall’interno partono per mondi interiori proiettati..grazie all’uso della fantasia e dell’immaginazione creativa dove un oggetto di uso comune si trasforma, prende vita, si apre a mondi nuovi, diversi, ampli…fuori dalle porte della stanza dove ci si trova (che è il potenziale che ogni buon libro ha a mio avviso)

“M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole” Paul Valéry

In alcuni di questi albi (che proverò a recensire uno ad uno con i miei soliti tempi biblici – quindi tornate a visitare quest’area e a cliccare sui futuri titoli linkati ;-)) ci sono “strumenti stimolo”: un colore come nel caso di Viaggio, una porta, uno specchio…in altri l’autore non si preoccupa di porre tra il lettore, il protagonista e il mondo fantastico qualcosa di fisicamente rintracciabile…ci lascia liberi di entrare a capofitto nelle pagine e nelle illustrazioni (che sono già mediatori..)…

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Quale che sia il vostro modo di accedere alla fantasia e ai mondi che ne scaturiscono…non tentate di influenzare i bambini indirizzandoli su quella via..ognuno ha il suo modo di aprire la porta della mente”, per cui la mia idea è…offrite, come l’autore, strumenti stimolo, o anche semplicemente letture, come queste, di qualità.

Il resto lo faranno loro.

per i viaggi nel mondo naturale…vi ho già ampiamente scritto qui

Quello che a me piace fare è lasciare delle tracce spunto ai bambini poi sedermi con carta penna e macchina fotografica ad osservarli…se volete trattare il tema del viaggio…credo dobbiate, voi in primis, avere il coraggio professionale di lasciarvi condurre da loro…i bambini e le bambine che stanno conducendo parte del loro percorso di vita con voi, nella scuola dove lavorate insieme, in quel preciso momento storico-culturale, con quelle risorse, potenzialità, difficoltà e famiglie.

NB = tracce –> per me possono essere: offrire ai bambini materiali “poveri” destrutturati e naturali, far trovare loro uno scatolone pieno e /o vuoto (e se pieno…di cosa?), fare un’uscita, donare loro un cesto con alcuni oggetti chiave (lente di ingrandimento, macchine fotografiche, foto….mettetici fantasia….), presentare loro una storia, fare un lavoro allo specchio….abbinare queste ed altre idee… 😉

BUON LAVORO!!

E perdonate la mia prolissa energia…scrivetemi se pensate abbia tralsciato qualcosa o se, semplicemente, avete idee, domande, critiche!!

Grazie.

Mondo naturale: progetto esempio

Scegliete una sottocategoria. Fatevi guidare dai bambini, dai loro interessi, dalle vostre conoscenze, aggiornatevi, studiate, siate curiosi.

A me, per esempio, ha sempre colpito questo libro fotografico edito L’Ippocampocorteccequindi non ho ragionato sulla sottocategoria, lì per lì, non ho programmato mi sono solo fatta guidare da un mio interesse (e pensate che voi di persone interessate davanti ne avete almeno altre…quante? 7…25…150 ?)

…lo so che “Cortecce” ha poco a che fare con i tipici progetti educativi da nido o infanzia, ma provate a pensare…

_ dotiamo i bambini di lente di ingrandimento, sacchettino per raccogliere, matite colorate, cerette, fogli.

_dotiamoci di macchina fotografica

_ usciamo.

Il nostro progetto educativo può vertere sull’inserimento di materiale ligneo all’interno della scuola in sostituzione e/o aggiunta ai materiali già presenti ma ha, ovviamente, anche tanti altri obiettivi:

  • sviluppo delle capacità osservative
  • sviluppo della motricità fine
  • sviluppo del senso civico (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo –> vedi Il Tagliaboschi )
  • appronfondimento “scientifico” dell’evoluzione del materiale naturale (il legno è un materiale di notevole consistenza che continua a vivere anche dopo il taglio; infatti si gonfia con l’umidità e il calore, si ritira in inverno producendo crepe, si brucia e si può trasformare…)
  • sviluppo del “mapping” (collocamento geografico dei vari tipi di alberi in funzione dei luoghi riproduttivi più idonei)

Partendo da questo libro e dall’idea che il mondo fuori, intorno e dentro la scuola è prezioso si possono fare delle considerazioni iniziali:

  • la corteccia di ogni albero e anche dello stesso albero, in punti diversi, è differente: cambia forme, consistenze e colori.
  • il legno si presta a tantissimi usi all’interno della scuola.

Entrare nel mondo del legno permette, dunque, di esplorare tanti campi di interesse:

– la storia (l’evoluzione dell’utilizzo del legno, il ciclo della produzione del legno);

– le scienze ( la struttura dell’albero);

– la geografia ( l’ambiente idoneo per la crescita delle piante);

– l’educazione civica (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo);

– l’arte ( l’utilizzo del materiale naturale nell’arte e per produrre arte).

[Tengo a dire, facendo così le mie solite parentesi quadre, che queste informazioni servono agli adulti educatori per comunicare il senso del progetto e la sua importanza pedagogica ai “non addetti ai lavori” come per esempio alle famiglie. Mi sembra assolutamente superfluo dirvi che al nido non ci metteremo mai a raccontare “la storia” di come è stato utilizzato il legno…..ma possiamo raccontare e sperimentare, per esempio, da dove nasce l’albero…(odio dirvelo ma esiste una canzoncina non poco famosa che fa al caso nostro) offrendo così ai bambini anche tanti altri spunti fotografici e attraverso albi illustrati. Possiamo anche sequenziare noi la storia dei diversi passaggi dell’uso del legno, per esempio in un cartellone a tasche che preveda, all’interno di ogni tasca, il materiale rappresentato (per esempio la ruota)…sbizzaritevi insomma…]

Come potete verificare da soli lavorando con i bambini…anche una sottocategoria così ristretta vi riporta ad un immane lavoro (volendo) su tantissimi ambiti. Collegandovi infatti all’arte, alla geografia, al senso civico (io non sono affatto fissata nè con le schede nè con le discipline…categorizzo per ridurre il discorso e farmi capire) …vi allacciate in modo del tutto naturale non solo alle altre categorie da me esemplificate in “Esploratori del mondo” ma anche a tanti altri campi.

Sulla “Trasformazione dei materiali” sarebbe possibile fare anche tutto un lavoro sulla carta con visita guidata, per esempio, alla fabbrica di produzione e a quella di riciclo. (e non pensate sempre che i bambini siano TROPPO piccoli per fare esperienze così, la loro meraviglia sarà prova tangibile del grande lavoro che, insieme a loro, state facendo). Mi viene anche in mente che potete poi lavorare con la carta pesta alla costruzione di oggetti, accompagnarli in qualche laboratorio di lavorazione di questo tipo…ecc…

Certo è che…il lavoro va ben PROGETTATO. Poche cose ben fatte, lineari, e creative certo ma senza spaesamenti. Se sapete dove volete arrivare e come saprete anche trovare modalità creative all’interno di un percorso comunque definito [non come me che tergiverso sempre e vi confondo]

Urge dunque una scaletta (potete riprendere il modello proposto qui) con:

  • obiettivi e micro obiettivi per età omogenee
  • materiali
  • proposte laboratoriali per età omogenee
  • proposte uscite esperenziali
  • modalità

Tenete conto che il tema scelto si deve respirare in ogni vostra azione ed intervento all’interno della scuola: dalla festa (se la fate) al tipo di documentazione, al bigliettino che utilizzate per invitare i genitori alla riunione (per esempio un cerchietto di legno con un foro, un piccolo nastrino di raffia color naturale e il bigliettino appeso con luogo ed ora)…è interessante globalizzare l’idea progettuale non per rendere tutto banale, noioso e monotematico ma per coinvolgere quanto più possibile tutti nel senso profondo del lavoro quotidiano che stiamo facendo.

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Idee laboratoriali che rispondano alle aree di sviluppo e competenza:

0-6 –> manipolazione del materiale naturale, osservazione, costruzione libera, “frottage”, costruzione di “inventari” personalizzati, riproduzione grafica di vario tipo con diversi materiali, seriazione per caratteristiche, ascolto di letture ad alta voce, riconoscimento di sequenze di eventi, esperienze in esterna, narrazione…

6 anni  (oltre al resto)–> seriazione e comparazione dei materiali tra loro per differenti caratteristiche (tipologia al tatto, alla vista, all’olfatto…ecc…), disegno dal vivo, fotografia, mappature, creare plastici…. alcuni altri suggerimenti  home made qui

Per le attività di pregrafismo e precalcolo io prendo sempre spunto da attività di munariana memoria o montessoriana ispirazione…questo perchè ODIO le schede e AMO assecondare le naturali inclinazioni dei bambini studiando come amplificarle, farle “esplodere” ossia come e-ducerle e spronarne di nuove.

 

Suggerimenti di lettura:

 

Tutti gli inventari illustrati editi l’ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

Andiamo fuori a giocare?, Il castoro.

Arte e natura, Rivista Dada, Artebambini.

Concerto per alberi, Terre di mezzo.

Disegnare un albero, Munari, ed. Corraini.

Facciamo i colori. Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, edizioni Francoangeli.

Giardinieri in erba, ed. Editoriale scienza.

I colori della natura, ed L’ippocampo.

Il piccolo bruco maisazio pop up, ed Mondadori.

L’albero, Iela Mari, ed. Babalibri.

L’onda, ed. Corraini.

Mare, ed. Rizzoli.

Montagna, ed Rizzoli.

Nella foresta del bradipo,

Raccontare gli alberi, ed Rizzoli.

Respira piccolo albero… respira, ed. Gruppo Abele.

Saremo alberi,ed. Artebambini.

Soffio di vento, ed. Federazione nazionale delle istituzioni pro ciechi.

Uffa quanto manca, Il castoro.

 

In una parola (forse qualcuna in più)….USCIAMO in giardino, dagli schematismi, nel mondo.

 

Non è una scatola

nonèunascatola

Strumento a dir poco indispensabile ed immancabile in tutte le librerie di insegnanti ed operatori del settore scolastico (dove per settore scolastico intendo TUTTI coloro che si occupano di educazione ed insegnamento, non solo lo 0-6).

Questo albo, insieme ad altri come “Sulla mia testa” e “Che cos’è un bambino” che trovate qui : Bambino: un mondo da conoscere,  ci fa a lungo riflettere sul potere immenso dell’immaginazione (che non è solo fantasia ma vera costruzione creativa di mondi e di visuali del mondo “reale”)  dei bambini e delle bambine.

“Non è una scatola” è un prontuario per adulti, come un paio di occhiali magici che permettono di vedere quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

E, ci tengo a sottolinearlo, quello che abbiamo smesso di vedere da un pò…

  • non è soltato il mondo immaginativo che abbiamo il potere di creare se lasciati liberi di sperimentarci e sperimentare materiali
  • ma abbiamo smesso anche di considerare il valore soggettivo di ogni persona, ci siamo adattati all’incasellamento precostituito consumistico e riduttivo che toglie valore al potenziale di ognuno, che lo sminuisce, inscatolandolo, appunto, in etichette.

Un coniglio ed una scatola: una voce fuori campo che sottolinea l’insensatezza nell’utilizzo di una banale scatola di cartone, e il coniglio, “voce bambina”, che ci apre gli occhi. La scatola non è quello che appare agli occhi di chi guarda, è molto di più…e il coniglio è “costretto” a ribadirlo a gran voce fino alla fine…fino a dover estirpare il nome stesso all’oggetto per riuscire a ridefinirlo, svincolandolo dal giudizio restrittivo che gli era stato abbinato.

Ho citato  spesso questo albo  perchè lo utilizzo davvero tanto sia con i bambini che con gli adulti in vari ambiti.

Serve agli adulti a ricordare di quanto sono capaci i bambini, ai bambini per essere confermati nel loro potere e per notare che ci sono adulti che se ne ricordano…

Utilissimo anche per strutturare progetti educativi anche 0-6 (ve  ne ho parlato qui Lo 0-6 questo sconosciuto. e trovate un progetto della scuola dell’infanzia e del raccordo Zizzi del Comune per il quale lavoro ben presentato qui: Kalandraka – un progetto con un albo )

fenomenale per azzardare un cambio di materiali all’interno della scuola, per ragionare su quanto “inutili” siano alcuni degli oggetti che offriamo ai bambini credendo siano giocattoli per loro utili e che invece, come direbbe la dott.ssa Chokler, “sono giocattoli che giocano da soli” bloccando la creatività del bambino anzichè valorizzarla.

Nell’albo possiamo notare, e così osservare anche nel gioco attivo ed autonomo dei bambini che abbiamo nelle nostre case, scuole, giardini…che meno il materiale è predefinito e strutturato, e quindi più è destrutturato, “povero” e “naturale” e più i bambini spaziano con la loro immaginazione utilizzando il materiale in modo assolutamente inaspettato, creativo, variabile a seconda delle necessità, ricompattandolo, ricostruendolo, destrutturandolo o ristrutturandolo a seconda della visione che in quel momento stanno “mettendo in gioco”.

Ovviamente il discorso si può ampliare tantissimo ripensando al materiale di tutta la scuola, ad una filosofia nella scelta di ogni oggetto che viene messo a disposizione, dentro e fuori, ai bambini a scuola (e questo a mio avviso è l’approccio ideale per trovare un’armoniosa fluidità nel lavoro di tutta un’equipe oltre che dei bambini: troviamo un accordo, un manifesto dell’idea di bambino e quindi, di conseguenza, accordi su attività laboratoriali e materiali che andremo a proporre)

ma

non sempre è possibile nell’immediato, o, spesso, ci sono resistenze nel fidarsi dei bambini e delle bambine e della loro immaginazione (ci vuole fiducia in loro – tanta – ed anche nelle nostre competenze nel sapere cavalcare le onde da loro proposte, sapendo gestire il lavoro complesso all’interno della scuola)…quindi…possiamo pensare, per esempio, di creare una stanza dedicata ai materiali destrutturati (e per stanza intendo anche il giardino) e vedere cosa accade. Possiamo insomma partire da un punto della scuola, metetrci in osservazione e verifica, e riflettere, in collettivo, su quanto emerge.

Io, che per indole e pensiero mi fido ciecamente dei bambini, sono certa che vi stupirete ma e solo se saprete stare in sospensione di giudizio e in attesa accogliente, senza intervenire SUI bambini. Preparate gli spazi, i materiali e fogli e penne per voi.

Ragionare prima, progettare e poi verificare in itinere è fondamentale per non ostacolare il lavoro dei bambini in corso d’opera. Se li lasciamo emergere non solo ci stupiranno (che a qualcuno può interessare e ad altri meno) ma si “riveleranno” ossia sapranno mostrarci il loro potenziale e le loro difficoltà così da permetterci di riflettere sul “da farsi educativo”

FIDIAMOCI DI LORO.

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vi lascio con il link a questo bellissimo video che gira in questi giorni su fb:

video “cosa vedono i bambini quando giocano”

 

e un link, molto più professionalmente interessante, ad una scuola davvero avanti, vicino a casa: Fondazione Gualandi

Oliver: un bambino davvero speciale…

oliver-224882 Valentina Edizioni

Oliver   ….si sentiva un pò diverso

…ma non gli importava. Oliver infatti aveva i suoi amici, pupazzi colorati dalle buffe facce simpatiche…”viveva nel suo mondo, felice, con i suoi amici”…con loro affrontava splendide avventure.

Qualche volta però i suoi amici dovevano stare fuori da alcune esperienze, oppure si dimostravano non sufficienti a colmare il senso di solitudine che pervadeva Oliver…e allora lui…si sentiva un pò diverso – punto.

Oliver un po diverso punto

Ma il libro, come nelle migliori favole, ci accompagna al risvolto positivo…infatti, un giorno, mentre Oliver giocava a tennis, come di consueto, contro se stesso…la pallina rimbalzò ben oltre la sua testa….e Oliver dovette, per riuscire a raggiungerla, valicare i propri confini sicuri, lanciandosi “davvero” (dice il libro) in una nuova avventura.

oliver tennis 1

Fino a qui le assonanze possibili sono tante:

  • Appena ho preso in mano questo albo delicatissimo ho pensato ad Antonino e al suo pentolino, per esempio, (Video: il pentolino di Antonino Kite edizioni ): un albo meraviglioso che illustra a grandi e piccini concetti come quelli di disabilità e resilienza; che utilizziamo spesso, spessissimo a scuola per corsi di aggiornamento ed incontri con insegnanti e genitori anche per spiegare meglio, con il potere delle immagini, il grande ed importante lavoro delle insegnanti di sostegno, e dei bambini con difficoltà che mettono tutto di se stessi per crescere.
  • Penso anche che , e il finale che qui tra poco vi mostrerò mi supporta in questo, tutti i bambini e le bambine siano speciali a modo loro e che basterebbe poco per accorgersene e valorizzarli…questo libro, per esempio, ci permette di osservare Oliver “da fuori” esattamente come potremmo fare a scuola, o a casa, mettendoci comodamente seduti in un punto della stanza, fermi ed in silenzio, avendo predisposto spazi e materiali affinchè i bambini si muovano liberamente.
  • Oliver ha caratteristiche davvero speciali, che spesso leggiamo ed etichettiamo in modo veloce a causa del nostro bisogno di chiudere in scatola, con nomi ben sicuri, quello che vediamo. Oliver vive nel suo mondo (quante volte lo abbiamo detto pensando di avere davanti bambini che vengono comunemente definiti autistici?). Oliver, nelle illustrazioni che ci vengono proposte, si isola dagli altri bambini, ha intolleranza per alcune situazioni sociali (guardate le facce di ogni personaggio presente nella scena e ditemi come vi sentireste voi….io come Oliver sapete?)  e sa, anche (ed è un anche che usiamo spesso per enfatizzare somme di sintomi) suonare il pianoforte..
  • MA… e sono questi i motivi per i quali amo questo albo… Oliver ha un senso di sè elevato, riconosce di essere speciale e questo, alcune volte, lo porta tristemente ad affacciarsi al mondo…a quello stesso mondo che sembra provare indifferenza per lui (vedete qualcuno che gli si avvicina? Che…forse…per alcune persone ci sia bisogno che siamo noi ad avvicinarci? A fungere da ponti? Carissimi insegnanti ed educatori ho a cuore il vostro lavoro….sentitevi di avvicinarvi, in punta di piedi, vi prego)          Oliver si confronta con la realtà…e non si arrende, non si sente sconfitto, triste o  impaurito…Oliver va e si lancia in un’ avventura che è fantastica ma anche e soprattutto reale… Rincorre la pallina…e…

oliver tennis 2

Lì…dall’altra parte del suo mondo…ne incontra un altro…diverso.

Il mondo di Olivia, diversa – come lui – e – da lui-.

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Amo le illustrazioni ricche di minuziosi dettagli, quasi timide nei colori e nell’accenno alle espressioni e alla rappresentazione delle emozioni. Le frasi sono brevi ma limpide, dirette..lasciano spazio al valore magico della fantasia dei bambini e degli adulti che leggono e guardano, accompagnano verso il finale, sperato e atteso quanto timorosamente messo in dubbio…(ce la farà Oliver a conciliare la vita felice nel suo mondo con quella reale? Bhe…sembra proprio di si che dite?)

La domanda che mi e vi pongo…considerato che tutti i bambini e le bambine, certamente qualcuno più di altri, sono portatori di diversità e in questo sanno essere speciali…siamo in grado noi adulti di accoglierli senza giudizi limitanti ed etichettanti? Siamo in grado di permettere loro di andare oltre i loro confini sicuri predispondendo piani educativi, spazi e materiali, progetti che favoriscano il loro aprirsi, davvero, a nuove avventure?

 

 

(io rispondo che sì…siamo in grado se ci disponiamo a farlo, se siamo costantemente formati e disponibili a formarci, anche cambiando….buon lavoro dunque!)

 

 

 

Il Tagliaboschi

Il tagliaboschi.
Ed Il leone Verde magistralmente illustrato da Alain Cancilleri

-Il-Tagliaboschi copertina

Un bosco su paesaggio innevato.

Ed una casa, con il camino acceso, quasi a vetta di una montagna.

E il silenzio……sembra di sentirlo.

il-tagliaboschi1

Un mattino presto l’uomo che abita la casa si sveglia, indossa caldi indumenti ed ecco che lo vediamo affacciarsi alla porta e, con volto assonnato, uscire… noi lo vediamo da fuori, non siamo invitati ad entrare in casa né a sapere cosa pensi quest’uomo e dove stia andando…

Ma il silent ci accompagna, per mano…a scoprirlo.

Appoggiata al muro della casa un’ascia, che l’uomo prende sulle spalle per iniziare poi il suo viaggio.

il-tagliaboschi 2

Dove va nel silenzio di un mattino innevato?

Poche pagine dopo lo sappiamo…quest’uomo è un tagliaboschi e lo capiamo perché dopo aver raggiunto un bosco lo osserviamo lasciare dietro di sé alberi spezzati alla base.

Un’ascia, un uomo ed una foresta in caduta libera.

Sembra di sentirlo il tonfo pesante e soffocato di ogni albero abbattuto, e serve un occhio bambino per notare che non siamo gli unici osservatori disarmati..

Un coniglio, uno scoiattolo ed un picchio..poco dopo un lombrico…inermi, anche stupiti, guardano…

Il-Tagliaboschi-3-

Ma forse il peggio deve ancora arrivare…e girando pagina una fitta raggiunge il cuore…

Vediamo il tagliaboschi, il mattino seguente, raggiungere nuovamente quella che era una foresta..

La pagina è disseminata di tronchi spezzati, solo un albero è rimasto in piedi ma a pochi passi l’uomo, con la sua ascia, lo sta già raggiungendo.

ultimo albero tagliaboschi

Girare pagina è quasi doloroso.

Il tagliaboschi è ai piedi dell’albero,

alza la sua ascia e nel farlo alza,

casualmente, il volto e…

…qualcosa di magico, di inaspettato, di perfetto come è perfetta la magia di ogni storia…accade.

tagliaboschi sorpresa

Tra i rami una gremita popolazione di animali guarda l’uomo. Volpi, un orso, scoiattoli, gufi, uccelli, un piccolo gnomo (dice mia figlia), un lombrico….sono tutti stretti uno all’altro sopra all’ultimo albero rimasto e guardano impauriti, interrogativi l’uomo che taglia i boshi.

Sì guardano l’uomo e anche noi lo stiamo guardando domandandoci cosa farà? Si renderà finalmente conto? Come è possibile che non si sia accorto di quello che stava facendo?

Giriamo pagina…

L’ascia è a terra, il volto dell’uomo è visibilmente scosso…e allora in noi si muove una rinnovata speranza, un sospiro di attesa positiva si fa spazio ed è irresistibile la voglia di girare le pagine e osservare l’uomo affrettarsi verso casa, bussare alla porta e fare un lungo discorso alla donna che abita con lui…..

Questo silent va goduto pagina dopo pagina fino al fondo della copertina, e arrivati alla fine va chiuso e rigirato dal titolo, alla copertina iniziale…perché, senza saperlo, abbiamo avuto tra le mani il futuro fin dall’inizio.

-Il-Tagliaboschi copertina

Interessante lo svelamento su più piani, i dettagli che si annidano qua e la tra le pagine.

Una storia di silenzio e natura (come cita il retrocopertina), di educazione al rispetto in continua sospensione tra quello che è necessario fare-  oppure no, tra quello che si può scegliere di fare-  oppure no, tra quello che si è e si può essere davvero.

Una storia di ritorno all’armonia con il naturale: con se stessi e con il mondo.

(in cui è una donna, alla fine, la mediatrice di vita, che porta con se il primo di tanti alberi da ripiantare)

Scopritelo…merita davvero!

Mia madre

Mia madre – Stèphane Servant, Emmanuelle Houdart.

Edizioni Logos


Di albi che parlano della Mamma (e attenzione all’uso differente del termine fin dal titolo) ce ne sono davvero tanti e anche di valore (penso a Mamme – Rizzoli edizioni) ma questo albo ha qualcosa di diverso…

Affronta il tema descrivendo la mamma nelle sue caratteristiche tangibili, senza idealizzazioni, scintillii di sorta…la Madre di Logos è una donna che ha “il cuore tra la luce del sole e il buio della notte, splendente come la luna e cupo come l’ala di un corvo”..

In questa donna e mamma io mi riconosco, riconosco la fatica, le preoccupazioni,  alcuni momenti di grande difficoltà che nella vita capitano sempre..riconosco la capacità di essere leggera, leggiadra, luminosa e forte e gli attimi di tristezza, buio e incertezza.

Riconosco anche, e il libro lo dice bene, che chi è fuori e quella donna la vive da madre spesso non sa quanto quel buio è profondo e quanto a lungo porterà via il sorriso… (E penso anche che questo albo possa esser di supporto ai miei “colleghi” terapeuti che trattano con la depressione, anche quella post partum)

Interessante il risvolto finale…in cui interviene la madre a rispondere alle preoccupazioni esposte dalla figlia (o dal figlio certo) rassicurandola sul fatto che “la strada che porta a te non potrei mai  dimenticarla”.

Questo albo è prezioso per tanti motivi:

– descrive una donna vera, con immense sfumature, “con una volpe rintanata  e una lupa acciambellata nel cuore” (e notate l’uso dei termini? La loro bellezza e ricercatezza?!)

– scuote le mamme e le madri che, spesso prese dal loro profondo, non valutano come vengono viste e vissute fuori (e si sa che al femminile uno specchio serve sempre – e lo dico in termini psicoanalitici)

– le illustrazioni…ahh quanto amo Houdart…ricche, dettagliate, minuziosamente ricercate che vanno guardate e gustate a lungo, avvcinate agli occhi per far loro raggiungere il cuore

..insomma…un albo secondo me da avere in casa, sugli scaffali delle librerie e su quelli degli studi che trattano il tema della maternità. Per tutte le Madri e le Mamme vere.

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Buchettino

buchettino

Buchettino…tratta da Le petit poucet di Charles Perrault,scritto da Chiara Guidi, illustrato magistralmente da Simone Massi, edizioni Orecchio Acerbo (casa editrice ed illustratore – garanzia!) non è soltanto un capolavoro nei contenuti ma anche nella formula espositiva degli stessi…

 

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parole che urlano, che sussurrano, che strisciano lungo la schiena insinuandosi tra le pieghe delle paure e dei dubbi, nel buio della stanza e dei pensieri…parole piccole o grandi, in grassetto o quasi trasparenti…suoni evocati attraverso il tratto…

parole che danzano, che girano, che si attorcigliano…movimenti che si fanno scrittura…

il tutto accompagnato da immagini a due colori…ricchissime prepotenti allo sguardo, intense per le emozioni che risvegliano, smuovono…evocano..

Simone Massi è un illustratore che io apprezzo tantissimo, nato e cresciuto nell’entroterra della provincia dove abito che, presto, spero di poter conoscere di persona. ogni volta che illustra una fiaba, una storia mi sembra di riviverla sulla pelle, di esserci, in prima persona, e di respirarne gli odori, i suoni, le ambientazioni…

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La storia è potente e nella prefazione del libro ci viene descritta una delle formule attraverso le quali viene presentata: a teatro, con gli spettatori sotto ad una coperta, ad occhi chiusi ad accogliere il suono della voce narrante.

Ed è proprio in quel suono, di una voce, ma familiare e calda e lenta, che mi cullo ogni qualvolta leggo una fiaba classica…torno anche io, idealmente ma tangibilmente, sotto alle lenzuola accanto a mia nonna che, nella penombra pomeridiana dei pomeriggi autunnali, racconta e racconta…fino a che il lieto fine mi accompagna a lasciarmi andare al sonno.

La fiaba ovviamente ha moltissimi elementi chiave: affronta temi delicatissimi come la povertà, la miseria di spirito ed economica, il potenziale creativo dei bambini (dei più piccoli soprattutto), il grado di svalutazione e sottovalutazione che gli adulti compiono nei confronti dei piccoli, il livello di pericolosità del mondo (c’è un Orco famelico che vuole mangiare i bambini e che si alza di notte, di nascosto dalla moglie che tenta di salvarli, per sgozzarli…ma al posto di uccidere i bambini “stranieri”, grazie ad uno stratagemma di Buchettino, il nostro protagonista, sgozza le figlie), la morte, la violenza e la prepotenza, l’inaspettato..il lieto fine atteso che apre alle possibilità della vita e che rivolge in positivo tutta la negatività e l’ombra fino a qui respirate.

Insomma…si sta con il fiato sospeso fino all’ultimo e guai a non arrivare al finale riparatore, lasciare in sospeso tanti e tali temi sarebbe, a mio avviso, far danno. Non è una fiaba, insomma, da leggere a bambini di due anni..ma semmai a quelli di 7-8 che hanno chiaro il limite tra fantastico e reale e che possono tollerare tensione e paura che il libro smuove diluendone l’allietamento, sapendo aspettare il finale.

Trovo che sia un albo imperdibile, pubblicato da una casa editrice che amo e alla quale chiedo di pubblicare tutte le fiabe classiche possibili…grazie.

 

Insieme al libro un codice personalizzato per effettuare il download della fiaba narrata dalla voce di Monica Demuru.

Qui trovate il link al pdf dell’anteprima: Anteprima

 

Lo 0-6 questo sconosciuto.

Una collega pedagogista mi ha chiesto di scrivere un articolo su questo misterioso tema attualissimo e ricco di insidie e resistenze…

Quello che mi propongo qui di fare non è quello di prendere parte alle varie tensioni e polemiche ma di cercare di suggerire modalità attuative pratiche nel “qui e adesso”…che non è esattamente “lo zerosei di domani”. Questo perchè in pochissimi in Italia, credo, siamo pronti ad applicare questo innovativo sistema..non perchè, come spesso si dice, non abbiamo gli spazi ma perchè ancora non ce l’abbiamo in testa.

Dunque penso ai servizi dei quali mi occupo e provo a lanciare degli spunti, anche facendo riferimenti a qualcosa di già in atto…in fieri, boccioli lavorabili potenzialmente anche in modo molto più complesso.

Esiste per esempio la possibilità di ragionare sugli spazi e sui materiali utilizzabili in comune? E’ possibile iniziare da qui…senza smuovere in modo prepotente equipe di lavoro che ancora non sono pronte e nemmeno noi sappiamo ancora adeguatamente supportare?

Penso alla possibilità di progettare insieme utilizzando strumenti come albi e silent book. Per esempio questi ultimi si aprono ad un lavoro infinito con i bambini di ogni fascia di età (anche con gli adulti).

so che quello che vado a proporre farà storcere un pò il naso agli “zerosei convinti”…ma credo sia necessario anche lavorare per gradi, avvicinarsi piano alla costruzione di un cambiamento che necessita di una ristrutturazione prima interna e poi globale. Pensiamo solo al diverso “concetto di bambino di 3 anni” che si attua tra nido e infanzia. Non è lo stesso bambino quello verso cui pretendiamo un rapporto 1:7 al nido rispetto a quello che si trova inserito, all’infanzia, ad 1.25?

Dunque..vado ad illustrarvi la mia VISIONE (e di tale si tratta essendo frutto della fantasia mescolata ad un pizzico di sperimentazione sul reale in isole felici dove personale di nidi e/o raccordo collabora in modo profiquo con quello dell’infanzia…che già è molto):

  • immagino il personale di nido ed infanzia, ad inizio anno, che si incontra per riflettere, ragionare e lavorare sulla strutturazione degli spazi, la disposizione dei mobili, l’uso comune di aree più o meno ampie della struttura.
  • immagino che ci si dedichi poi all’ambientamento dei nuovi iscritti e ci si metta in osservazione dei bambini, riflettendo, nei collettivi, sull’uso degli spazi, sugli indirizzi progettuali possibili.
  • questa riflessione continua deve, a mio avviso, portare il personale a rivedere l’organizzazione degli spazi inizialmente pensata, a formulare proposte operative con organizzazione di angoli dedicati a materiali vari con obiettivi specifici in funzione delle osservazioni.(verifica in itinere)

Si può scegliere, se questo facilita, di utilizzare un tema guida per accompagnare adulti e bambini a muoversi all’interno della struttura e delle proposte, per ritrovare un filo conduttore di stanza in stanza, un tema comune tra tutti i bambini, un contenitore creativo ricco di stimoli dal quale pescare per offrire nuovi slanci ai bambini…

penso ad albi come:

–> Non è una scatola (di cui vi ho già parlato qui: Bambino: un mondo da conoscere e qui Non è una scatola a scuola )utilissimo strumento adatto ad ogni fascia di età e a tutti i bambini anche con difficoltà. Si parla di affrontare il tema della fantasia creativa dei bambini offrendo loro un materiale poco strutturato come lo scatolone e osservarli nelle trasformazioni che vengono loro in mente. Ci stupiranno!! L’approccio al materiale è ragionevolmente diverso in funzione dell’età del bambino che vi si avvicina e del lavoro che l’educatore è in grado di sostenere insieme al bambino (e dovrebbe essere in grado di sostenerlo tutto a mio avviso) ma l’offerta base è la stessa. Per esempio svuotiamo la scuola da giocattoli di ogni genere e inseriamo scatole e scatoloni di ogni misura. In un angolo lasciamo a disposizione fogli, colori, scotch, forbici, stoffe… e rimaniamo ad osservare.

–> L’onda di Suzy Lee intrammontabile, magico, sempre creativo, flessibile agli usi più disparati…disposto anche a farsi musicare, narrare, rappresentare, maltrattare un pò tra le onde – vere – del mare.

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–> Flashlight una scoperta, adottabile anche dalle pedagogiste come Laura Malavasi per mettere i puntini sulle i sulle modalità documentative e di osservazione (ossia…vediamo quello che illuminiamo…non tutto). Diamo in mano ai bambini una torcia, una lente di ingrandimento, dei binocoli…e scopriremo quante cose vedono loro (che noi spesso nemmeno notiamo!!). Creiamo per loro angoli da scoprire, accompagnamoli nei micro e macromondi intorno a noi (in giardino, in città, tra i sassi, tra l’erba, in un bosco…a naso in sù verso il cielo…) invitiamoli a fotografare, illustrare, creare mappe…

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 Potrei continuare all’infinito…con esempi e collegamenti tra uno e l’altro albo e tema..

per esempio il tema della NATURA può essere declinato in un milione di modi: i colori della natura, le trasformazioni in natura, le stagioni, i semi e i loro viaggi, la crescita, la morte (?! si parla di questo a scuola ?! apriamo capitoli eh!), le foglie, gli animali, le case/rifugio, le radici…ecc…

E su questi temi se ne aprono tanti tantissimi di molto profondi, filosofici, sul senso della vita per esempio, o sulle caratteristiche personali (con tutto il lavoro sul corpo e sul sè che i bambini fanno e che nelle scuole si fa), si aprono campi di sperimentazione manipolativa e pedipolativa oltre che simbolico immaginativa…si può parlare della casa, del rifugio, dell’ideale per noi, del reale, del fantastico…si possono raccontare storie di animali (e anche e quindi di persone, di bambini..) evidenziando qualità, differenze, somiglianze…nei modi di vivere, nelle famiglie, nelle impronte, nei cibi che mangiano, nel colore della pelliccia….ahhh quante ce ne sono di idee eh?!

Mi fa impazzire…e profondamente addolorare quando sento le maestre che dicono “fai il disegno della tua famiglia” come se questa fosse la cosa più banale del mondo. E inserisco qui questa non-parentesi perchè penso che basterebbe parlare d’altro (che altro non è) e lasciare parola ai bambini…parola ascoltata ed accolta con interesse, per far emergere racconti, disegni, immagini di quello che è per loro la famiglia, per loro il senso di affetto…

perchè, sapete, entrare nella vita e nel cuore di un bambino è “cosa” assai delicata, potente e importante. I bambini si fidano e si affidano in modo assoluto ed incondizionato…e noi dovremmo entrare nel loro mondo quasi volando basso…in punta leggerissima di piedi. Senza commenti, solo pronti allo stupore, alla meraviglia…e anche a farci male. Sì perchè le ferite dei bambini sono talmente reali, tangibili e forti che vanno a toccare le nostre (e anche qui avrei da parlarvi molto sulla mia idea sugli orrori che avvengono nelle scuole!),

E allora…perchè non iniziamo, per esempio, a prendere Albero di Iela Mari…e a notare che in alcune pagine ci sono nidi in costruzione, nidi vuoti, tane e rifugi di diversi tipi…e aggiungiamo a questo enciclopedie, filmati, osservazioni su animali veri e le loro case, e ci abbiniamo poi l’albo  Rifugi e via così…?!

Mi sono dilungata….

Spendo una parola per gli INVENTARI: li trovo strumenti splendidi, ricchissimi di spunti, enciclopedie a portata di bambino, bambina, insegnante…e credo fermamente che ogni bambino dovrebbe crearne di propri…raccogliere esplorare seriare osservare copiare…insomma…basterebbe uno solo di questi albi illustrati per creare meravigliosi percorsi nelle scuole da 0 a mille anni!

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E ricordo la potenza impattante e diretta che hanno le immagini per adulti e anche e soprattutto per i bambini quindi vi suggerisco sia di scegliere accuratamente albi illustrati di qualità sia di utilizzare ed acquistare per i vostri progetti a scuola e per i bambini lo strumento della fotografia, ci sono tantissimi LIBRI FOTOGRAFICI ben fatti che io utilizzo continuamente (amo quelli della Ippocampo e di National Geographic oltre che a scegliermi quelli di alcuni fotografi che amo) e di fare anche foto.

questo perchè esiste una differenza tra illustrazione e foto…entrambe sono immagini ma hanno impatto uso e funzioni diverse sia per i progetti educativi che per l’occhio dei bambini che le osservano…Interessante anche far fare ai bambini foto ed illustrazioni di quanto hanno osservato e raccolto…insomma..gli educatori sapranno certamente sbizzarrirsi più di me..e i bambini vi stupiranno…stupiscono sempre…per la loro capacità immaginativa e creativa…!!

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Dunque…mi vengono in mente troppe cose da dirvi, troppi albi da suggerirvi,..ve ne propongo qui sotto una selezione…tra pop up, silent ed albi veri e propri…cercando di suggerirvi soltanto e a bassa voce possibili percorsi…

Potrei scrivere pagine e pagine e finirei con l’annoiarvi e con scrivervi io i progetti eh eh quindi…attendo da voi spunti, domande, suggerimenti…e che questo zero-sei abbia inizio!!! Aprite le porte delle sezioni, organizzate spazi, angoli di interesse, aree con materiali di qualità selezionati e ben pensati e mettetevi ad osservare i meravigliosi bambini con i quali avete l’onore di lavorare!!

Buon lavoro carissimi educatori ed insegnanti…

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Ma ATTENZIONE: non è assolutamente mia intenzione suggerire di fissarsi con un solo strumento e di un solo tipo…anzi! Il mio suggerimento è quello di – se ne avete bisogno – scegliere uno strumento base che vi faccia da filo conduttore tematico e a quello di agganciare la complessità e la diversità di tanti altri strumenti e materiali. Non solo albi (e si sa un albo tira l’altro…e potrei dirvi che quelli sopra elencati possono benissimo collegarsi…) ma anche materiali diversi e stili documentativi differenti!! Se vi servono esempi…posso scriverne, parliamone, contattatemi: featherstonejblog@gmail.com

Mi trovate anche su FB: Pagina FB di FeatherstoneJ

 

 

Qui alcuni spunti di riflessione: Zerosei

Interessante approfondimento: Anna Bondioli

Rifugi


Chiudete gli occhi e pensate a questa parola “rifugi”.

..Rifugio…

Ognuno di noi penserà sedutastante ad un luogo, ma, forse e ancor prima, ad un groviglio di sensazioni…a quella certezza che lì, in quel preciso punto, siamo al sicuro e tutte le tensioni possono sciogliersi.

Rifugio…forse rimanda a qualcosa di ancestrale e profondo, al contenimento e ad un contenuto affettivo irrinunciabile, essenza relazionale e vitale.

Forse vi verrà in mente la tenda costruita con cuscini e lenzuola durante la vostra infanzia..

Forse un abbraccio..

Ma certo vi sentirete bene. Protetti.
In grado di rinascere e crescere…


 Ecco…questo albo ci descrive le caratteristiche imprescindibili di ogni rifugio in modo assolutamente asciutto e diretto, con illustrazioni spiazzanti, ma al tempo stesso rassicuranti, al limite tra il collage onirico e il reale sintetizzato in formule e simboli.

La sensazione è che più lo si osserva e più si possa trovare il proprio punto di vista in un dettaglio, in un angolo di pagina, in una frase…e che ogni illustrazione apra ad un infinito numero di rifugi possibili.

Ad ognuno il suo…e ancora…a perdersi immaginandone, sentendone profumi e sensazioni.

Si apre con un classico, che, però e sempre, si affaccia all’ancestrale, al segreto mistero che lega visceralmente una donna, una pancia e il bambino ivi contenuto.


Il materno.


Una meraviglia e al tempo stesso un’incognita.

Un legame e al tempo stesso una separata evoluzione.
Una nascita che inizia col perdere e perdersi…che separa ma mantiene.

Inutile dire che pochi rifugi superano quella sensazione di completezza che la pancia “emana”. Otto Rank affermò che sentiremo per tutta la vita una profonda angoscia primordiale legata al punto di separazione da quel luogo “quasi sacro” che fu il nostro rifugio primitivo e primordiale. (Elaborò il concetto di -Trauma della nascita – 1924)

L’albo però non si arrende ed, anzi, ci presenta forme e persone, luoghi ed immagini…accompagnandoci, pagina dopo pagina, tra abbracci di amici e familiari, tende e vasche da bagno ma…

Non basta sfogliarlo e leggere le brevi ed intense frasi per goderne appieno…

Fermatevi. Provate ad assaporare i dettagli di ogni illustrazione, datevi il tempo di respirarli, non solo di vederli frettelosamente.
Fatevi accogliere dal rifugio e dai suoi stratificati angoli…


Ecco, solo così si possono comprendere la complessità e la dolcezza e cogliere la molteplicità di spunti tematici contenuti in un albo prezioso.

Da usare come mantra sul comodino, in terapia familiare, in terapia di coppia ma anche no, con e per adolescenti, per chi è solo…

…da avere per non perdere il legame profondo con il ricordo di quella sensazione chiara e potente che sa risvegliare.

Godetevelo!!

#Rifugi – #LogosEdizioni – per TUTTI.

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