Zero-sei questo sconosciuto: atto secondo

Mi sono chiesta numerose volte se aveva senso scrivere un articolo sul percorso di questo famoso “zerosei” che si aggira, come un fantasma, per le vie impervie della legge.

Mi sono studiata la 107,
e il decreto attuativo del sistema zerosei n. 380, cercando di trovare dei punti dai quali partire per costruire percorsi di senso fattibili, realizzabili con le poche risorse che hanno i comuni, le scuole, i piccoli centri educativi dove mandare i bambini al nido sembra essere ancora un’elite.

Lì per lì mi sono preoccupata quando ho letto che sarebbe stato lo Stato a lanciare le linee guida nazionali per il curricolo del nido. Sono nata come educatrice e credo di avere in me una certa resistenza instillata dalla “nicchia”, all’insinuarsi dello Stato in ambienti così delicati…ma la verità è che le indicazioni nazionali per il curricolo dell’infanzia sono scritte bene, davvero bene

…è l’applicazione che fa acqua da tutte le parti.

Ho visto scuole dell’infanzia con la cattedra e i banchi disposti in fila a due a due che nemmeno alla scuola primaria si usa più,

scuole dell’infanzia proporre schede con la vivisezione della carpa d’acqua dolce, in zone di mare con il porto a pochi passi e nonni pescatori già dentro la scuola (ignorati ovviamente)…

schede di ogni genere e tipo, istruzione anzichè educazione,

prerequisiti alle invalsi piuttosto che promozione dello sviluppo naturale in zona prossimale…

Insomma ho riflettuto un attimo e mi sono detta che il problema non è lo Stato (non questa volta almeno) ma le prassi mantenute stabili e fedeli nei secoli da personale poco motivato e affatto formato (e non lo dico dando contro al personale)…e se qualcosa ho da rimproverare a questa nuova legge sono i famosi 500 euro lanciati dalla finestra al personale lasciandogli la responsabilità di formarsi…senza una linea comune, senza una selezione di qualità delle offerte formative, senza identificare, nei percorsi, una linea pedagogica riconoscibile e uniforme. Va benissimo la libertà d’insegnamento ma si dimenticano i bambini, si dimenticano ancora una volta le dinamiche dei gruppi di lavoro…si frantuma lo stile educativo e lo si appiattisce.

Si dimentica che anche il personale ha bisogno di riconoscersi, di avere dei riferimenti, di affidarsi quando ci sono delle difficoltà, di avere riferimenti teorici vicini al quotidiano…

Bellissima idea il bonus per acquistare libri, recarsi a teatro, visitare mostre….la cultura e l’educazione sono necessariamente intrecciate e si nutrono a vicenda ma questo non basta,

e ben venga l’istituzione del coordinamento pedagogico territoriale…abbiamo riferimenti importanti in Italia, da coordinatrice pedagogica (senza arte nè parte contrattuale) credo fortemente in questo ruolo ma reputo indispensabile

costruire equipe di coordinamento psicopedagogico capillari che riescano a raggiungere tutti gli istituti, che si formino insieme, che abbiano percorsi adeguati per sostenersi nella crescita ( e i 500 credetemi non bastano), che la formazione sia continua in itinere per tutti: per coordinatori (specifica) e per educatori ed insegnanti (insieme ai coordinatori).

Insisto sul coordinamento psicopedagogico non solo perchè la realtà in cui vivo mi sottolinea quotidianamente lo frastagliamento in questo ambito (nonostante si stia organizzando dal basso, con non poche fatiche, un nucleo operativo regionale) ma anche perchè in quanto membro del Gruppo Nazionale Nidi ed Infanzia mi accorgo che questa disomogenea presenza qualitativa di coordinatori e relativo riconoscimento sono problemi diffusi un pò in tutta Italia.

Le prassi operative sono dure a cambiare se non si prende insieme una linea comune sulla quale lavorare e ciò è possibile certamente grazie ad una formazione di qualità (scelta che non si può ragionevolmente lasciare in mano al singolo individuo) ma anche e soprattutto grazie alla presenza costante e importante di coordinatori pedagogici all’interno delle scuole: figure alle quali le insegnanti possano affidarsi, con le quali costruire insieme nuovi modi di stare insieme a scuola, con uno sguardo che è dentro le equipe di lavoro delle scuole ma anche fuori, che è con loro ma anche super partes, che indirizza, supervisiona ma che accompagna, pazienta, si fa ponte.

Mi sto dilungando…è vero.

Penso ai poli scolastici…e al loro potenziale…e mi domando se qualcuno abbia pensato di affiancare, all’illuminato ingegnere, coordinatori pedagogici e/o formatori in campo educativo che possano ammodellare le idee ingegneristiche ed archittetoniche con uno sguardo rivolto a chi, dentro a quelle mura, dovrà poi lavorare e giocare.

Cercando di accorciare la polemica…la legge ha dei buonissimi spunti. Dobbiamo ora aspettare di capire come si muoveranno le regioni (ho un pò paura lo confesso).

Cosa possiamo fare nel frattempo?

Rispondo con : avviare percorsi di riflessione.

Vi dirò che ci stiamo provando qui…gruppi di lavoro di intercollettivo complessi, densi, ricchi…dopo e solo dopo aver fatto un lungo percorso di formazione di due anni (che andrà avanti ancora) con Zeroseiup e tre formatrici di alto livello.

Vi dirò che le educatrici e le insegnanti si sono messe in discussione e molto e che tra i tanti percorsi avviati ve ne posso raccontare uno che sta davvero funzionando.

Ma prima vorrei sottolineare che se non ci sono percorsi che unificano l’idea di educazione, di bambino, di autonomia e gioco difficilmente si potrà lavorare bene con i bambini, di qualunque età li pensiate.

La rivoluzione, presso il comune per il quale lavoro, è iniziata con la formazione con la dott.ssa Malavasi L., la quale non ci ha fornito soluzioni ma semmai domande, dubbi, messa in discussione passo passo sempre più profonda e densa. Il principale dubbio che ci ha insinuato è stata una domanda che si è aperta nelle nostre menti “Che tipo di bambino stiamo crescendo?”

Un bambino capace di scegliere individualmente quale strada percorrere perchè consapevole dei propri bisogni e desideri, in grado di muoversi nel proprio ambiente scolastico e nella propria città riconoscendo i tratti storici principali, le funzioni e i vari ruoli, consapevole di sè e rispettoso degli altri (leggendo il profilo dello studente è questa la descrizione che si evince!)  o un bambino ubbidiente, istruito ad eseguire i compiti, adattato alle regole sociali così bene da anticiparle, pulito, composto, silenzioso se non interrogato…un bambino che eccelle in invalsi ma ha difficoltà a contenere e/o riconoscere le proprie emozioni perchè trattenute troppo a lungo da diventare esplosive….un bambino tenuto seduto per ore a compilare schede in virtù di un addestramento alla scuola primaria, che vede foglie sempre uguali e stagioni preconfezionate su schede del “si è sempre fatto così” e si perde la natura, quella vera, lì fuori…?

Lo so…sono polemica, perdonatemi, parlo ad alta voce con il senno del poi e il senso di colpa anche…domandandomi quante volte ho privato un bambino della possibilità di fare esperienza autentica di se stesso e sperimentazione vera con il naturale ed il mondo reale.

Siamo diventati insegnanti protettivi più di noi stessi (schiacciati dalle normative e procedure amministrative) e delle ansie genitoriali più che dello sviluppo autentico? Mi rifiuto di dirlo e anche di crederlo…eppure…

Osservando la giornata tipo e la linea del tempo passato a scuola ci siamo accorte che, nonostante le nostre (dico nostre mettendomi con le educatrici) convinzioni di stare lavorando per l’autonomia, stavamo lavorando in altre direzioni:

difficile dettagliarvi i percorsi di pensiero…

avevamo organizzato le giornate dei bambini,
avvalendoci del sacrosanto principio che le routines sono fondamentali,
come delle caserme.

  1. dalle 8 alle 9.30 tutti dentro
  2. 9.30 9.40 tutti in bagno a far pipì
  3. 9.43 tutti seduti a far merenda
  4. 9.50 tutti seduti sul tappeto per il cerchio (o, nel caso del nido, per le canzoncine e filastrocche)
  5. 10.15 tutti seduti a fare attività guidate
  6. 11.30 tutti in bagno a far pipì e lavare le mani
  7. 12 tutti a pranzo
  8. 13 tutti a nanna, a casa, o in silenzio
  9. e via così..

Forse vi fa ridere una lista cosi…ma credetemi a rileggere che anche il momento pipì è stato istituzionalizzato a me ha sempre fatto accaponare la pelle.Siamo sicuri che le routine siano queste? E quale è il senso?

La riflessione è iniziata così..

Che bambino abbiamo in mente? Cosa vogliamo ottenere da queste sue giornate a scuola? E’ importante ai fini dell’autonomia che faccia pipì e che mangi quando glielo diciamo noi? O conta maggiormente educarlo ad arrivare al bagno da solo quando gli scappa? E a riconoscere i morsi della fame e le quantità di cibo adatte alla sua pancia?

Ai fini del suo sviluppo armonico e consapevole è importante che impari ubbidientemente a stare seduto o vale di più che si appassioni a qualcosa che stimoli la sua attenzione focalizzata?

Un bambino di un anno è piccolo per decidere quanto mangiare (per esempio)? Allora perchè da nenonato lasciamo che sia lui ad autoregolarsi con la suzione al seno del latte? Come mai ci lasciamo guidare quando è in fasce e poi improvvisamente ci intromettiamo e lo reputiamo troppo piccolo? Confondiamo forse la capacità di autoregolazione con la consapevolezza cognitiva? Sono concetti differenti.

Cosa intendiamo per routine? Sono azioni, momenti e attimi fondanti la struttura organizzativa della giornata a scuola dei bambini o colonne inossidabili e inattacabili il cui contenuto e senso ormai ci sfugge? E’ possibile pensare di spostare il cerchio in un orario che sia successivo ad una mattinata di gioco autoregolato dei bambini? Così che abbiano davvero qualcosa da raccontarci e raccontarsi? che noi possiamo osservarli per una mattina intera e poi restituire loro qualcosa che rilanci quanto hanno fatto?

Perchè farlo alle 9.30 del mattino? Per segnare il capofila! Per dire loro cosa devono fare dopo! Per segnare il tempo che fa e gli assenti!

E’ possibile pensare che i bambini imparino a riconoscere i segnali del prorpio corpo così da andare in bagno da soli, quando serve?

E’ possibile unificare le prassi tra nido e infanzia?

Penso ad Ausbel e al concetto di apprendimento per scoperta e a Dewey e alla sua teorizzazione sullo stile educativo basato sulla ricerca, la sperimentazione attraverso l’indagine ipotetica per esperienza e verifica. Questo tipo di approcci ci permettono di avvicinarci a tutti i bambini. E quando dico tutti mi riferisco anche a quei bambini, accompagnati da insegnanti preparate ed attente, che hanno più difficoltà o disabilità.

Se consideriamo il bambino come fautore del proprio percorso di crescita in un rapporto di esplorazione con il mondo, sostenuto da educatori che predispongono materiali e spazi, allora possiamo pensare allo zero sei con facilità.

E veniamo allora all’esperienza di cui vi accennavo poco sopra:

immaginate una scuola dell’infanzia classica–> armadietti in ingresso, salone di accoglienza, sezioni organizzate per centri di interesse.

immaginate anche un raccordo–> due piccole stanze, luminose, intime ben organizzate.

Ora togliete tutto. Armadietti via, sezioni via, aprite le porte e…organizzate il salone in zone di interesse ad accesso libero, le sezioni in ampie sale laboratoriali mono stile, nelle varie aree togliete la maggior parte dei materiali strutturati e abbondate di materiali destrutturati, di recupero. E sedetevi a godervi lo spettacolo.

No. Non è affatto così semplice a dire la verità…ma è possibile. Ed è stato possibile grazie alla formazione, alla sommaria presenza del coordinamento pedagogico (che ha troppi servizi e poche pedagogiste) e un gruppo di lavoro affiatato e motivato, in grado di sorprendersi e di prendersi il rischio del cambiamento (che, sapete, è un rischio solo perchè apre altre domande e dialoghi da affrontare e la possibilità di dover dire “ci siamo sbagliate”…che quindi, rischio non è. Si chiama crescere, abitare il dubbio, osservare e verificare, mettersi professionalmente in gioco).

Quali sono i cardini dello zero sei quindi?

  • la disponibilità a mettersi in gioco (quello vero, come sanno fare i bambini e i professionisti in campo educativo)
  • la formazione continua in servizio, unanime e coesa
  • il coordinamento psicopedagogico ben distribuito, a copertura totale e abbondante: competente, formato, riconosciuto, in rete.

Avete notato che non ho accennato a soldi? Ne servono si…per la formazione e il personale…ma sarebbero ben investiti, e non lanciati dalla finestra a 1/10 della popolazione educativa (vi ricordo che ai 500 euro hanno accesso solo gli statali e che la scuola non è fatta solo da loro).

La legge c’è dunque, e non è così malfatta…solo che non ci offre delle prassi preconfezionate…dobbiamo costruirle.

Io partirei così:

  • istituire i coordinamenti scuola per scuola, rendendoli obbligatori non solo allo zero-sei, per poi arrivare a quelli territoriali-regionali. A stratificazione
  • formazione
  • lavoro di discussione e riflessione in gruppi di lavoro interscuola.

Forse questo articolo c entra poco con gli albi illustrati (anche se fanno parte della mia borsa lavoro quanto i libri di Malavasi, Pikler ecc…) ma avevo bisogno di riordinare le idee qui con voi e sperare di avere un confronto su questo tema…per capire meglio che direzioni pratiche, percorribili da adesso…sono possibili.

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IL VIAGGIO: che poi sono tanti, inifiniti e magici…sempre.

Amo questo tema (e i viaggi) da quando la mia prof di letteratura si fissò ad affrontarlo per un progetto triennale…

…la odiarono tutti…io NO.

Moby dick, Operette Morali, Divina Commedia..letti con l’ottica di un rapporto eterno, potente e spesso prepotente con la Natura (con la N maiuscola) intesa come processo naturale ed essere naturale… questo progetto scavò in me il tarlo dell’amore per la letteratura e per il tema.

“Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine” Paul Wühr

Ora…per proporre questa area tematica ai bambini direi che possiamo tralasciare Dante, e tenere lì sotto banco la storia di Moby Dick …perchè di albi e modi per viaggiare con i piccolissimi ne abbiamo a disposizione diversi e già pronti ad incontrare gusti e linguaggi adeguati all’età con la quale lavoriamo.

Come sempre…alcune domande:

  • ci siamo posti la domanda di che cosa significa viaggiare per i bambini?
  • in quanti e quali modi si può viaggiare?
  • è possibile viaggiare rimanendo a scuola?

la mia proposta è limitata…sono certa che con i bambini e le bambine saprete fare molto meglio!!

Naturalmente, viste le mie inclinazioni, non potevo che adorare gli albi che ci aprono gli occhi sullo sguardo bambino (il gioco di parole è voluto…chiedo venia…le parole..ahhh che meraviglia!!) e che ci permettono, da adulti, di intuire una concezione del viaggiare del tutto naturale per i bambini: viaggiare con la fantasia.

Viaggiare con la fantasia –> ossia andare dove non si può, dove non esiste, dove fisicamente non si arriva, dove tutto è possibile, …Insomma una di quelle cosine che salvano la vita in tempi e momenti di crisi, che permettono di mantenere una mente aperta ai controfattuali, e ci esercita ad essere abili nel problem solving…vi pare poco?

e allora….partiamo….ai bambini basta poco…un poco che è tantissimo: uno scatolone vuoto, un pennarello magico, un foglio bianco…

a me è bastato sfogliare questo albo per amarlo sedutastante:

viaggio

ma, ovviamente…sul tema ce ne sono diversi di rilevanti:

– Immancabile, che, quando lo leggo, mi da sempre la pelle d’oca è Nel paese dei mostri selvaggi. Babalibri.

A caccia dell’orso. Mondadori.

Luna e la camera blu. Babalibri.

Non è una scatola. Kalandraka (cliccate sul titolo per leggerne la recensione)

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. Rizzoli

Zoo. di Susy Lee …in attesa di ristampa con Corraini

Mirror. di Susy Lee Edizioni Corraini

Ombra. di Susy Lee Edizioni Corraini

 Scoperta. Feltrinelli

Divertenti e irriverenti.

Celeste combinaguai. La Margherita edizioni.

Io sono un artista. Emme edizioni.

Quello che vi sto proponendo…forse lo avrete capito… è di prendere in considerazione che i bambini hanno un nucleo creativo interno così ampio, complesso e magico che, quando progettate, quando elaborate proposte laboratoriali, non potete non tenerne conto o pecchereste di sottovalutazione nei confronti di quelle meravigliose creature con le quali avete l’onore di lavorare.

Naturalmente ci sono viaggi più o meno fantastici, più o meno “dentro o fuori” (e i fuori sono sempre anche dentro mi raccomando!!), ci sono viaggi sotto o sopra, verso il micro o verso il macro, per terra, mare, monti o cielo…insomma sbizzarritevi.

Io qui vi faccio solo una carellata di alcuni spunti che riguardano per lo più i viaggi che dall’interno partono per mondi interiori proiettati..grazie all’uso della fantasia e dell’immaginazione creativa dove un oggetto di uso comune si trasforma, prende vita, si apre a mondi nuovi, diversi, ampli…fuori dalle porte della stanza dove ci si trova (che è il potenziale che ogni buon libro ha a mio avviso)

“M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole” Paul Valéry

In alcuni di questi albi (che proverò a recensire uno ad uno con i miei soliti tempi biblici – quindi tornate a visitare quest’area e a cliccare sui futuri titoli linkati ;-)) ci sono “strumenti stimolo”: un colore come nel caso di Viaggio, una porta, uno specchio…in altri l’autore non si preoccupa di porre tra il lettore, il protagonista e il mondo fantastico qualcosa di fisicamente rintracciabile…ci lascia liberi di entrare a capofitto nelle pagine e nelle illustrazioni (che sono già mediatori..)…

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Quale che sia il vostro modo di accedere alla fantasia e ai mondi che ne scaturiscono…non tentate di influenzare i bambini indirizzandoli su quella via..ognuno ha il suo modo di aprire la porta della mente”, per cui la mia idea è…offrite, come l’autore, strumenti stimolo, o anche semplicemente letture, come queste, di qualità.

Il resto lo faranno loro.

per i viaggi nel mondo naturale…vi ho già ampiamente scritto qui

Quello che a me piace fare è lasciare delle tracce spunto ai bambini poi sedermi con carta penna e macchina fotografica ad osservarli…se volete trattare il tema del viaggio…credo dobbiate, voi in primis, avere il coraggio professionale di lasciarvi condurre da loro…i bambini e le bambine che stanno conducendo parte del loro percorso di vita con voi, nella scuola dove lavorate insieme, in quel preciso momento storico-culturale, con quelle risorse, potenzialità, difficoltà e famiglie.

NB = tracce –> per me possono essere: offrire ai bambini materiali “poveri” destrutturati e naturali, far trovare loro uno scatolone pieno e /o vuoto (e se pieno…di cosa?), fare un’uscita, donare loro un cesto con alcuni oggetti chiave (lente di ingrandimento, macchine fotografiche, foto….mettetici fantasia….), presentare loro una storia, fare un lavoro allo specchio….abbinare queste ed altre idee… 😉

BUON LAVORO!!

E perdonate la mia prolissa energia…scrivetemi se pensate abbia tralsciato qualcosa o se, semplicemente, avete idee, domande, critiche!!

Grazie.

Mondo naturale: progetto esempio

Scegliete una sottocategoria. Fatevi guidare dai bambini, dai loro interessi, dalle vostre conoscenze, aggiornatevi, studiate, siate curiosi.

A me, per esempio, ha sempre colpito questo libro fotografico edito L’Ippocampocorteccequindi non ho ragionato sulla sottocategoria, lì per lì, non ho programmato mi sono solo fatta guidare da un mio interesse (e pensate che voi di persone interessate davanti ne avete almeno altre…quante? 7…25…150 ?)

…lo so che “Cortecce” ha poco a che fare con i tipici progetti educativi da nido o infanzia, ma provate a pensare…

_ dotiamo i bambini di lente di ingrandimento, sacchettino per raccogliere, matite colorate, cerette, fogli.

_dotiamoci di macchina fotografica

_ usciamo.

Il nostro progetto educativo può vertere sull’inserimento di materiale ligneo all’interno della scuola in sostituzione e/o aggiunta ai materiali già presenti ma ha, ovviamente, anche tanti altri obiettivi:

  • sviluppo delle capacità osservative
  • sviluppo della motricità fine
  • sviluppo del senso civico (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo –> vedi Il Tagliaboschi )
  • appronfondimento “scientifico” dell’evoluzione del materiale naturale (il legno è un materiale di notevole consistenza che continua a vivere anche dopo il taglio; infatti si gonfia con l’umidità e il calore, si ritira in inverno producendo crepe, si brucia e si può trasformare…)
  • sviluppo del “mapping” (collocamento geografico dei vari tipi di alberi in funzione dei luoghi riproduttivi più idonei)

Partendo da questo libro e dall’idea che il mondo fuori, intorno e dentro la scuola è prezioso si possono fare delle considerazioni iniziali:

  • la corteccia di ogni albero e anche dello stesso albero, in punti diversi, è differente: cambia forme, consistenze e colori.
  • il legno si presta a tantissimi usi all’interno della scuola.

Entrare nel mondo del legno permette, dunque, di esplorare tanti campi di interesse:

– la storia (l’evoluzione dell’utilizzo del legno, il ciclo della produzione del legno);

– le scienze ( la struttura dell’albero);

– la geografia ( l’ambiente idoneo per la crescita delle piante);

– l’educazione civica (l’impatto ambientale del disboscamento, l’importanza del riciclo);

– l’arte ( l’utilizzo del materiale naturale nell’arte e per produrre arte).

[Tengo a dire, facendo così le mie solite parentesi quadre, che queste informazioni servono agli adulti educatori per comunicare il senso del progetto e la sua importanza pedagogica ai “non addetti ai lavori” come per esempio alle famiglie. Mi sembra assolutamente superfluo dirvi che al nido non ci metteremo mai a raccontare “la storia” di come è stato utilizzato il legno…..ma possiamo raccontare e sperimentare, per esempio, da dove nasce l’albero…(odio dirvelo ma esiste una canzoncina non poco famosa che fa al caso nostro) offrendo così ai bambini anche tanti altri spunti fotografici e attraverso albi illustrati. Possiamo anche sequenziare noi la storia dei diversi passaggi dell’uso del legno, per esempio in un cartellone a tasche che preveda, all’interno di ogni tasca, il materiale rappresentato (per esempio la ruota)…sbizzaritevi insomma…]

Come potete verificare da soli lavorando con i bambini…anche una sottocategoria così ristretta vi riporta ad un immane lavoro (volendo) su tantissimi ambiti. Collegandovi infatti all’arte, alla geografia, al senso civico (io non sono affatto fissata nè con le schede nè con le discipline…categorizzo per ridurre il discorso e farmi capire) …vi allacciate in modo del tutto naturale non solo alle altre categorie da me esemplificate in “Esploratori del mondo” ma anche a tanti altri campi.

Sulla “Trasformazione dei materiali” sarebbe possibile fare anche tutto un lavoro sulla carta con visita guidata, per esempio, alla fabbrica di produzione e a quella di riciclo. (e non pensate sempre che i bambini siano TROPPO piccoli per fare esperienze così, la loro meraviglia sarà prova tangibile del grande lavoro che, insieme a loro, state facendo). Mi viene anche in mente che potete poi lavorare con la carta pesta alla costruzione di oggetti, accompagnarli in qualche laboratorio di lavorazione di questo tipo…ecc…

Certo è che…il lavoro va ben PROGETTATO. Poche cose ben fatte, lineari, e creative certo ma senza spaesamenti. Se sapete dove volete arrivare e come saprete anche trovare modalità creative all’interno di un percorso comunque definito [non come me che tergiverso sempre e vi confondo]

Urge dunque una scaletta (potete riprendere il modello proposto qui) con:

  • obiettivi e micro obiettivi per età omogenee
  • materiali
  • proposte laboratoriali per età omogenee
  • proposte uscite esperenziali
  • modalità

Tenete conto che il tema scelto si deve respirare in ogni vostra azione ed intervento all’interno della scuola: dalla festa (se la fate) al tipo di documentazione, al bigliettino che utilizzate per invitare i genitori alla riunione (per esempio un cerchietto di legno con un foro, un piccolo nastrino di raffia color naturale e il bigliettino appeso con luogo ed ora)…è interessante globalizzare l’idea progettuale non per rendere tutto banale, noioso e monotematico ma per coinvolgere quanto più possibile tutti nel senso profondo del lavoro quotidiano che stiamo facendo.

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Idee laboratoriali che rispondano alle aree di sviluppo e competenza:

0-6 –> manipolazione del materiale naturale, osservazione, costruzione libera, “frottage”, costruzione di “inventari” personalizzati, riproduzione grafica di vario tipo con diversi materiali, seriazione per caratteristiche, ascolto di letture ad alta voce, riconoscimento di sequenze di eventi, esperienze in esterna, narrazione…

6 anni  (oltre al resto)–> seriazione e comparazione dei materiali tra loro per differenti caratteristiche (tipologia al tatto, alla vista, all’olfatto…ecc…), disegno dal vivo, fotografia, mappature, creare plastici…. alcuni altri suggerimenti  home made qui

Per le attività di pregrafismo e precalcolo io prendo sempre spunto da attività di munariana memoria o montessoriana ispirazione…questo perchè ODIO le schede e AMO assecondare le naturali inclinazioni dei bambini studiando come amplificarle, farle “esplodere” ossia come e-ducerle e spronarne di nuove.

 

Suggerimenti di lettura:

 

Tutti gli inventari illustrati editi l’ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

Andiamo fuori a giocare?, Il castoro.

Arte e natura, Rivista Dada, Artebambini.

Concerto per alberi, Terre di mezzo.

Disegnare un albero, Munari, ed. Corraini.

Facciamo i colori. Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, edizioni Francoangeli.

Giardinieri in erba, ed. Editoriale scienza.

I colori della natura, ed L’ippocampo.

Il piccolo bruco maisazio pop up, ed Mondadori.

L’albero, Iela Mari, ed. Babalibri.

L’onda, ed. Corraini.

Mare, ed. Rizzoli.

Montagna, ed Rizzoli.

Nella foresta del bradipo,

Raccontare gli alberi, ed Rizzoli.

Respira piccolo albero… respira, ed. Gruppo Abele.

Saremo alberi,ed. Artebambini.

Soffio di vento, ed. Federazione nazionale delle istituzioni pro ciechi.

Uffa quanto manca, Il castoro.

 

In una parola (forse qualcuna in più)….USCIAMO in giardino, dagli schematismi, nel mondo.

 

Esploratori del mondo

Cosa c’è di meglio, per educare i bambini al senso civico, al contatto con la natura, alla partecipazione sociale, al “sentirsi parte”, se non il portarli fuori, aprire le porte della scuola, e permttere loro di mappare e vivere il territorio nel quale risiedono?

Ci sono, ovviamente, milioni di modi per farlo. Milioni di approcci…e oserei dirvi che potete intitolare così un progetto pluriennale ed ogni volta focalizzarvi su un aspetto.

Cerco di spiegarmi meglio ed andare nell’ordine mentre le idee nella testa si affollano e si organizzano in diagrammi di flusso complessi tutti collegati tra loro…

Inizio con delle domande:

Cosa significa per il collettivo “essere esploratori del mondo”? Di quale mondo?

Quali obiettivi pedagogici ha il progetto? Siamo in grado di condividerli, sostenerli, portarli avanti con le famiglie?

La scuola ha un giardino? Lo intendete come laboratorio oppure, come lo chiamo io, come triste “area sgombero bambini”?

La vostra scuola dove è fisicamente collocata? Cosa c’è intorno? Siete inseriti in un quartiere? Il quartiere che servizi ha?

La vostra scuola è collegata con i servizi offerti all’infanzia in città? (biblioteche, musei, spazi verdi, luoghi di interesse artistico, monumenti…) e no, come potete fare in modo che lo diventi (a chi rivolgersi, cosa chiedere…)

Ci sono luoghi leggermente decentrati utilizzabili, esplorabili con i bambini? (aree verdi, zone archeologiche, boschi, zone naturalistiche protette, spiagge…)

Iniziamo:

Per prima cosa consideriamo che per essere in grado di assimilare e far proprie le esperienze di esplorazione bisogna anche, parallelemente, crescere in competenza emotiva. Quindi è fondamentale che un educatore NON dimentichi mai che, qualunque sia il tema scelto, ci si muove sempre su almeno due mondi esplorativi: quello interno del bambino che fa esperienza (emotivo, cognitivo, personologico..) e quello esterno. Questo perchè va SEMPRE tenuto in prezioso conto lo stato emotivo dei bambini con i quali lavoriamo, collaboriamo, facciamo esperienze;  va chiesto loro di raccontarsi, di esprimersi come possono, a seconda dell’età e delle competenze, e vanno accompagnati a trovare strumenti comunicativi per tradurre in pensiero astratto ed in parole quanto esperito con il corpo. Il fare esperienza, infatti, sarebbe puro corpo se non ci fosse il passaggio alla mente (e qui la psicologia dell’infanzia e la pedagogia moderna possono dirvi molto).

Mondi possibili, alcune idee:

  • Mondo emotivo (sempre!)
  • Mondo naturale. (qui) Declinabile in tanti modi (dall’orto al mare, dai colori della natura ai cambiamenti naturali, dalla trasformazione del bruco alla trasformazione degli elementi…insomma sbizzarritevi!)
  • “Progetto Mapping”: che permette la mappatura della città e dei suoi luoghi di interesse, vissuti a misura di bambini (biblioteche, musei, vie e viuzze con visita guidata, aree archeologiche, pinacoteche, case di artisti…….)
  • Mondo artistico. Per restringere ancora e diversificare…(si parte dalle opere artistiche di maggior interesse in città poi si passa al disegno dal vivo compiuto dai bambini per esempio, alla lavorazione di materiali come creta, legno ecc…magari proprio in case d’artista, con produzione di opere scultoree, pittoriche, artistiche personali dei bambini..)
  • Mondi possibili: che si collega, per esempio, con progetti come quelli della Città dei bambini e delle bambine e/o della filosofia per bambini. Che nella mia città hanno un particolare fiorire e rifiorire (  Libro; Il consiglio dei bambini ;     Fanoperbambini.it; Filosofiacoibambini ..)

 

Queste sono solo alcune idee…che ho messo in crescendo secondo la mia idea di complessità nella realizzazione e nella sperimentazione pratica.

Per ognuna di queste macro-aree ci sono tante possibili declinazioni in sottocategorie più piccole e comunque, sempre, significative. Dipende molto dalle vostre competenze progettuali e dal tipo di funzionamento del collettivo scegliere che tipo di tema affrontare. Paradossalmente si potrebbe lavorare un intero anno “solo” sull’inserimento di elementi naturali all’interno della scuola in sostituzione ai materiali precedentemente presenti (via la plastica avanti il legno!! per es.. 😉 ). Non sarebbe comunque un lavoro da poco sapete?

Mi piacerebbe lasciarvi una bibliografia con alcuni spunti e semmai mettere un paio di esempi progettuali per chi ne ha proprio proprio bisogno.

Riferimenti bibliografici:

Libri comuni:

COME DIVENTARE UN ESPLORATORE DEL MONDO di K. Smith, ed. Corraini.

KUBBE FA UN MUSEO di Johnsen Kanstad e V. Ponciroli, ed. Mondadori Electa.

LIBRI FOTOGRAFICI (es: ed L’Ippocampo)

IL PUNTO Ape Junior

Mondo emotivo:

L’ALFABETO DEI SENTIMENTI di Janna Carioli, Sonia M. L. Possentini, ed. Fatatrac.

CHE COS’è UN BAMBINO (cliccate per legegre l’articolo correlato)

EMOZIONI di Van Hout Mies, ed. A.L.

A CHE PENSI? di Laurent Moreau, ed Orecchio Acerbo.

I COLORI DELLE EMOZIONI. Pop up. Di Anna Llenas, ed. Gribaudo.

Un classico un pò maltrattato: CHE RABBIA! di Mireille D’Allancè, ed. Babalibri

SONO IO IL PIù FORTE di Mario Ramos, ed. Babalibri.

Mondo naturale: (cliccate sul titolo per i dettagli)

Tutti gli INVENTARI ILLUSTRATI editi L’Ippocampo (dei fiori, degli alberi, degli animali, degli insetti….)

I COLORI DELLA NATURA di Jean-Baptiste de Panafieu , G. Guerzoni, ed L’Ippocampo.

IL PICCOLO BRUCO MAISAZIO POP UP di Eric Carle, ed Mondadori.

RACCONTARE GLI ALBERI di P. Valentinis, M. Evangelista, ed Rizzoli.

NELLA FORESTA DEL BRADIPO di Anouck Boisrobert, Louis Rigaud, Sophie Strady

MONTAGNA di A. Conforti, Rizzoli.

MARE di C. Carminati, ed. Rizzoli.

FACCIAMO I COLORI.RICETTE E IDEE PER DIPINGERE E GIOCARE CON LA NATURA di H. Arendt e S. Crimi, ed. Terre di mezzo.

Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura  2015, edizioni FrancoAngeli.

SAREMO ALBERI di Mauro L. Evangelista,ed. Artebambini, 2010

L’ONDA di Suzie Lee, ed. Corraini, 2009

SOFFIO DI VENTO di Elisa Lodolo, ed. Federazione nazionale delle Istituzioni pro ciechi, 2009

GIARDINIERI IN ERBA di Emanuela Bussolati, ed. Editoriale Scienza, 2008

RESPIRA PICCOLO ALBERO… RESPIRA di Sandra Dema e Antonio Boffa, ed. Gruppo Abele, 2013

http://www.bambinienatura.it

“Progetto Mapping”:

per questo progetto potete recarvi negli uffici comunali di competenza per ritirare copie di cartine della città, potete uscire  ed accompagnare i bambini e le bambine nei luoghi di interesse e chiedete loro di costruire con voi mappe e plastici dei percorsi. Avvaletevi delle competenze di guide turistiche, guide museali, direttori di teatri…

MAPPE di A. Mizielinska e D. Mizielinski, ed Mondadori Electa.


INVENTARIO ILLUSTRATO DELLE MERAVIGLIE DEL MONDO di E. Tchoukriel, V. Aladjidi, ed. L’Ippocampo.

Mondo artistico:

Arte di ron van der meer, f. Whitford, ed. Artebambini.

Arte per crescere. Idee immagini laboratori di P. Ciarcià e M. Dallari, ed. Artebambini.

Collana PiPPo di Topipittori

Che sorpresa paul klee! Di paola franceschini, ed. Artebambini.

Con gli occhi di miro’ di pola franceschini, ed. Artebambini.

Il giro del cielo di j. Mirò e d. Pennac, ed. Salani.

Il museo immaginario di Gek Tessaro, ed Carthusia.

Io sono un artista di Marta altès, Emme Edizioni.

Jackson pollock  di f. Gilberti, ed. Corraini.

La fabbrica dei colori di t. Hervè, ed. L’ippocampo.

L’esperienza dell’arte. Laboratori ed attività creativi per l’infanzia di cristina francucci, ed lapis.

Libri fatti a mano di agnese baruzzi, ed. Artebambini.

Miro’ e l’arte contemporanea con gli occhi dei bambini e delle bambine di cooperativa sociale contestoinfanzia, ed. Artebambini.

 

Mondi possibili:

IL MONDO IMMAGINARIO DI… di K. Smith, ed. Corraini.

NON è UNA SCATOLA di A Portis, Ed. Kalandraka.

CELESTE COMBINAGUAI di Emma Yarlett, La Margherita edizioni.

FEDERICO di Leo Lionni, ed. Babalibri