“Dobbiamo passarci in mezzo”

A caccia dell’orso – di Michael Rosen, Helen Oxenbury,‎ C. Carminati (Traduttore)  – edizioni Mondadori

Si, perdonatemi…lo so che scrivere su “A caccia dell’orso” è come bere dell’acqua dal santo Graal senza averne titolarità alcuna ma…ho promesso questa recensione ad una carissima amica del blog che mi incoraggia e sostiene anche quando io sono sul punto di rinunciare…per cui…

Cara Anna, e cari amici che con lei state continuando la lettura,

di a caccia dell’orso ci sono video, recensioni, racconti infiniti…è un albo meraviglioso, duttile che si presta ad esser lavorato in tantissimi sensi, musicato perfino, teatralizzato, messo in campo per progetti sulle emozioni, sui ricordi d’infanzia con gli adulti, sul senso di famiglia (notate bene che nell’albo nessuno da titolo a nessuno…potrebbero essere scout, amici…eppure a noi sembrano proprio una famiglia), sul viaggio, sulla natura, sul linguaggio con tutte le sue onomatopee…

E allora io…vorrei concentrarmi sul filone un pò più “filosofico” che racchidue tutti i precedenti e tanti altri.

Sul senso di quella bella canzoncina che tutti insieme cantano affrontando e attraversando (soprattutto) ogni catastrofe naturale sporchevole e spacca ossa che ci venga in mente…(tragedia naturale che ogni bambino sano e felice incontrerà attraversando e vivendo la natura…fortunato!!!)

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“Dobbiamo passarci in mezzo” (e lo facciamo insieme dico io)
Ecco sì…non importa, davvero non importa, cosa accada, cosa incontreremo camminando insieme in questo viaggio…dovremo passarci in mezzo, e lo faremo insieme.
Non vi sembra un pò questo il senso di questa canzone? di questo albo?
Quella mano che si tende, quelle braccia che sostengono, gli sguardi di intesa…
Osservate…in ogni pagina c’è sempre qualcuno che aiuta, sostiene, che si guarda, si cerca, sta vicino…

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Potete farne un albo sull’affrontare le paure…sì certo lo è…è adatto e perfetto, e allora mi raccomando MI RACCOMANDOOOOO mostrate ai bambini anche l’ultima pagina di copertina…quella dove la paura, quella brutta brutta che ci siamo quasi portati a casa, in camera, se ne va…vi prego…altrimenti la paura resta lì e non si sa dove va ok? Se lo usate per questo scopo progettuale….usatelo bene!

L’immagine è questa:

04 “ciaooo orsoooo” e via…la paura se ne va!

Ma vi sembra che sia solo questo? No.

Leggendo questo albo state dicendo a quei bambini che quelle paure, quelle difficoltà della vita, gli ostacoli da affrontare, gli inciampi, il fango che ci prende alle caviglie, l’acqua che arriva alla gola (vi sembrano metafore abbastanza adeguate per descrivere le difficoltà della vita?), tutto ciò….gli state dicendo…lo affronterete con loro!

Ecco..mi sembra questo:

“Dobbiamo passarci per forza in mezzo, sapete, alle difficoltà che accadono, che ci si palesano davanti, ma lo faremo insieme e ce la faremo! Avremo tutti paura, ma insieme sarà meno difficile, e alla fine, ci riusciremo. Aiutandoci, sostenendoci, stando vicini”

Mi sembra un albo splendido…fatto di solidarietà, di sostegno e condivisione. Abbiamo tutti paura di qualcosa, troviamo tutti difficoltà in qualche momento della vita o in qualche compito evolutivo…ma se abbiamo persone care vicine, importanti, allora sarà meno difficile.

Leggetelo, cantatelo..non smettete di crederci, di essere quegli adulti sostenenti…

E se vi va…scoprite altri adulti così in queste recensioni:

Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Chiedimi cosa mi piace

Anna, amici…grazie di questa possibilità.

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Con la voce: LO SGUARDO

Nel percorso di vita dei nostri piccoli nascituri , abbiamo detto, abbiamo la possibilità di mettere la nostra voce a supporto del loro percorso di costituzione identitaria, che parte, naturalmente, dai confini del corpo, ancor prima e come fondamento, dei confini del sè.

Qui l’articolo sulla voce: La vostra voce: amarsi prima di vedersi 

Ora, dopo aver invitato alla vita il piccolo, grazie la vostra voce che farà, per lui, da filo conduttore profondo e inconscio, per tutta la vita..possiamo dire che a questa vostra competenza e abilità genitoriale si aggiunge la forza propulsiva e super stratificata dello SGUARDO.

Lo sguardo definisce:

  • delinea i confini del corpo
  • raccoglie gli ideali impliciti di chi osserva
  • offre sicurezza affettiva (o no) al bambino che si sente così sicuro di mettere distanza ed esplorare in sicurezza l’ambiente circostante.
  • permette la sintonizzazione affettiva (Stern)

Lo sguardo dell’adulto che guarda il bambino raccoglie, dunque, tutto il carico emotivo e immaginifico dell’adulto ma necessita anche di farsi spazio per diventare specchio del bambino stesso, modulando e controllando la quantità di “re-invii” che facciamo. E’ certamente importante che l’adulto guardi il bambino credendo in lui e nel suo futuro, raccogliendo anche dentro di sè tutte le aspettative e le speranze che nutre per e su di lui MA non deve dimenticare primariamente di far spazio al bambino reale che ha davanti e lasciare che nasca, cresca e si formi nella sua inclinazione identitaria…come? Facendo anche un lavoro importante su di sè.

 

Insieme allo sguardo ci sono, ovviamente, anche le parole che sono un passo ancora ulteriore, diverse dalla voce, diverse dallo sguardo: i primi due definenti ma indefiniti nella loro struttura fisiologica, le parole, invece, confinanti e confinate. Ma ne parleremo…

 

Vi suggerisco alcuni albi dei quali magari ho già parlato ed altri, nuovi, in cui questo sguardo ha esattamente il senso che vi ho descritto qui sopra.

Nino: al bambino che siamo.  

Bambino: un mondo da conoscere

Non è una scatola

Il fatto è – Capitombolo

Chiedimi cosa mi piace 

Vi cito anche Grande gatto Piccolo gatto edito Minibombo –> Grande Gatto Piccolo Gatto

 

Vorrei riferirmi un attimo al processo di separazione individuazione di Mhaler e al concetto di sintonizzazione affettiva il cui maggior rappresentante è Stern ma che, con nomi diversi, concetti simili, percorre tutta la psicoanalisi..

Vorrei provaste un attimo a seguirmi in questa immagine…

Pensate ad una stanza di nido, (o al vostro salotto di casa) e immaginate l’adulto educatore attento seduto a terra. L’atteggiamento interiore di questo professionista dell’educazione (se siete genitori siete esenti dalle mie feroci critiche…voi siete maggiormente coinvolti!! Amate i vostri figli con tutti voi stessi…e sarete perfetti. Gli educatori, invece, hanno il dovere di porsi come proposte educanti in grado di discernere dentro di sè le parti personali da quelle professionali. Sono figure formate, preparate alle quali richiedo tanto! Tanta attenzione, tanta preparazione e lavoro su di sè!)

dicevo…l’atteggiamento…chi si occupa di educazione ha l’arduo compito di porsi come proposta- modello propulsivo e positivo: dico questo perchè incontriamo tutti i giorni bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che provengono da famiglie difficili, complesse, frastagliate e frantumate….i cosiddetti (termine che ODIO) “casi difficili”, ossia tutta quella fetta di infanzia che non ha famiglie “sufficientemente buone” (detto nel senso di Winnicott sia chiaro), che ha una vita frantumata che ha bisogno di qualcuno, in un contesto sano, che si proponga come modello, come specchio che rimandi possibilità positive e non – vi prego e NON – etichette preformanti.

Questo l’atteggiamento che – scusatemi – pretendo da voi educatori…lavorate le vostre difficoltà, i vostri preconcetti…fate formazione, studiate, parlatene con adulti competenti…ma quando vi sedete a terra a guardare i bambini per i quali lavorate ponetevi con quell’atteggiamento interno che si fa spazio al loro potenziale, a quello che ancora nemmeno loro vedono. E’ importante che crediate in loro, in ognuno di loro. e questo è solo il primo passo ma è grandissimo.

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Cosa accade in questo albo?

Questo adulto – supponiamo sia il babbo – lascia alla bambina lo spazio di azione necessario, ancor prima di analizzare le parole…possiamo guardare la prossemica, lo spazio, il modo di porsi…che ci dice molto su “Che cos’è un bambino” per questo adulto.

Lo sguardo è sempre con… accompagna. Non è mai un’azione su, sopra.

E’ lo sguardo che si sintonizza affettivamente con il potenziale della bambina la quale, sintonizzata a sua volta, ne coglie la fiducia e si sente libera di esplorare.

 

Torniamo all’immagine che, tergiversando vi proponevo…l’educatore seduto a terra in una tranquilla mattina novembrina in una sezione di nido. Gli inserimenti sono finiti…la fiducia di base con i genitori e i bambini si è impiantata e va ora costituita, affermata…

l’educatore seduto con questo spazio interno, aperto a sorprendersi, guarda i bambini muoversi nella stanza…ad alcuni serve tempo per sentirsi sicuri e allontanarsi un pò, altri sono già sicuri ma tutti, tutti, uno ad uno, hanno bisogno che l’educatore sia esattamente lì con quell’atteggiamento interiore a credere in loro…

Quella sicurezza permette ai bambini di mettere le basi per la propria autonomia. Mahler ci descrive questo percorso interno di fiducia in modo magistrale. Autori poi come Bowlby, Spitz, Winnicott e Bion completano il quadro raccontandci come la capacità dell’adulto di credere e sostenere il potenziale interno del bambino permette a questo potenziale di emergere e al bambino di individuarsi (di farsi persona).

Il babbo di “Chiedimi cosa mi piace” sia nei fatti che nelle parole non si sostituisce mai alla bambina, anzi, il suo modo operativo è simile a quanto descritto nell’immagine che vi ho proposto: un passo indietro, in attenta osservazione accogliente di curiosità e bisogni della bambina, favorente l’esplorazione e la scoperta.

Fiducia la parola chiave: in se stessi come educatori sostenenti e nei bambini persone autonome e ricche.

La grande quantità di albi che ci vengono proposti, negli ultimi anni, con questo “intendere l’atteggiamento adulto” e “l’essere bambino” sono tantissimi: penso anche solo ai libri interattivi di Tullet Hervé, ultimo arrivato “Un libro che fa dei suoni” l’evoluzione 2017, impossibile non cantarla e suonarla,  di Un libro.

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Sono albi che danno al bambino la percezione di competenza che vogliamo trasmettergli,

albi che gli narrano che crediamo in lui e nel suo “saper e poter fare”, senza lezioncine preconfezionate o didattiche..

Penso a Apri bene gli occhi, a tutta la produzione di il Castoro con Reginald e Tina e a tutti gli albi che in questo blog trovate qua e là citati. Nessuno escluso (vi pare che citerei qualcosa che non includa quest’ottica?! 😉

Diffidate dagli albi didattici, pronti all’uso, che trattano la manutenzione dei bambini (come togliere ciucci, pannolini…), e che ingabbiano il bambino in una visione di sè ubbidiente, statica e sottomessa. Fateci caso…

Non solo alle parole…ma anche e soprattutto allo sguardo.

Lo sguardo, lo avrete capito, deve aprire possibilità mai chiuderle, deve tenere dentro  il possibile, lo spazio transizionale dell’altro e farlo con una fiducia incondizionata.

Va oltre il guardare, è un osservare ed osservarsi, è denso di emozioni ma anche controllato e modulato, è un dialogo di fiducia ancor prima delle parole.

Siate l’educatore ideale di voi stessi…e per qualcuno –>  Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

 

NB= l’immagine in evidenza è presa da Mamme ed. Rizzoli.

Nino: al bambino che siamo. 

Questo albo mi commuove sempre.
E spero davvero faccia lo stesso effetto a tutti coloro che si occupano di educazione…confido in voi, e soprattutto nella connessione tra il vostro bambino interno e loro, coloro di cui vi occupate.

E’ un libro prezioso perchè offre spunti di riflessione profonda per adulti interessati a comprendere, scoprire e conoscere il mondo dell’infanzia…a stupirsi anche della meravigliosa complessità e profondità oltre che dalle competenze spesso sottovalutate di questi piccoli esseri appane affacciati alla vita.

Trovate qui il sito dedicato: Nino

Nino è un piccolo esserino piombato da non-si-sa-dove…

apre domande e curiosità: da dove è venuto? Dov’era prima? Domande che, volendo, possiamo offrire ai bambini…che possiamo anche alvorare in un gruppo sulla genitorialità…e sul mondo della genitorialità adottiva….

L’albo prosegue descrivendo le diverse caratteristiche e competenze del piccolo Nino…l’ironia è a portata di mano…e la sottigliezza con la quale Isol ci descrive le particolarità dei bambini è squisita:

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ci aiuta, da genitori, a riderci un pò su…a meglio tollerare le poche ore di sonno, le urla incomprensibili dei primi giorni…

Ma questo albo è prezioso perchè fa decisamente di più… e su questo vorrei soffermarmi:

  1. NINO REGISTRATORE

Nino vede e sente più di quanto sembra. E guardate che questa frase è profondissima e richiama a tutti gli studi di pedagogia, psicologia e chi più ne ha più ne metta. i bambini piccolissimi, in particolare quelli che ancora non “hanno parole”, hanno la capacità potentissima di 2assorbire l’umore dell’ambiente circostante” e di sentirlo. Gli educatori che lavorano con i cosiddetti lattanti, mettendosi in osservazione di se stessi e del clima classe, possono presto rendersi conto che se, malauguratamente, sono partiti nervosi da casa…con molte probabilità i più piccoli e sensibili gireranno loro facilmente alla larga o saranno “stranamente” nervosi. Questa annotazione è importantissima e andrebbe sempre tenuta a mente e ricordata anche da genitori…si tende a sottovalutare il bambino molto piccolo perchè, come ben ci ricorda il testo, ancora non comunica nella nostra lingua. Il fatto è che non è perchè non parlano che sono insensibili o sciocchi…solo non hanno ancora le nostre parole per dirlo (parole che acquisiscono appositamente per “venirci incontro”)

Stern ci parla di sintonizzazione affettiva, e vi assicuro che non è unidirezionale…anzi.

2. NINO SPECCHIO

Nino è uno specchio: un concetto psicoanalitico importantissimo e molto delicato. Le teorie ci insegnano principlamente che è l’adulto che si offre come contenitore (Winnicott) e traduttore (Bion) dell’esperienza del bambino, traducendo in espressioni e parole quanto il bambino sta vivendo, facendosi dunque specchio riflettente e riflessivo, evitando di mettere contributo troppo personale (farsi spazio e fare spazio alla possibilità del bambino di riflettersi) Per es: “ma come sei sorridente sembri felice” sorridendo…ecc

Questo albo ci offre la possibilità di cambiare punto di vista e di approfondire, prendere meglio coscienza, con un linguaggio immediato e diretto come quello di queste poche parole e delle illustrazioni, di una qualità dei bambini.

Visto che, come ci spiega poco sopra, i Nino sono in grado di registrare le emozioni che si muovono nell’ambiente circostante (per così dire di pancia, quindi ad un livello non consapevole e cognitivo ma di “vissuto non pensato” Racalbuto) sono anche in grado di riflettere al caregiver quanto lui stesso porta nella relazione,non solo di accorgersene ma anche di rimandarlo. Per farvi un esempio semplice ed anche un pò superficiale: avete mai provato a “guardare brutto” un piccolo? Probabilmente, anche se sorridente, a poco a poco cambierà espressione “ripetendo” la vostra. Ecco possiamo pensare che questa sia un’adesione “semplicemente estetica” all’emozione dell’altro ma, se riflettiamo su quanto il piccolo sente, su quanto noi mettiamo emotivamente in circolo, possiamo capire anche quanto sia possibile, in una relazione affettivamente importante tra adulti e bambini, rispecchiarsi vicendevolmente.

Stiamoci dunque attenti, abbiamo davanti dei registratori emotivi che non sono ancora in grado, per conformazione e sviluppo, di tradurre in pensieri logici, razionali, cognitivamente rassicuranti quanto stanno sentendo. E’ come se registrassero tutto senza poter dare una categorizzazione ed un senso. Insomma come scottarsi la mano, sentirne il dolore ma non saper capire la fonte.

Compito dunque di noi adulti, TUTTI, è di fare un lavoro su noi stessi prima ancora di metterci in relazione e nel mentre, durante. Di, continuamente, porsi in osservazione ma anche e soprattutto in auto osservazione così da poter distinguere e dare senso alle varie emozioni che inviamo e riceviamo.

 

Lo so che è difficilissimo ma facciamolo per loro, è nostra responsabilità.

Mi raccomando eh??

Lo yeti

Lo Yeti,

la presenza certa di ció che non si vede,
una sensazione costante che qualcosa ci sia ma non si sa nè dove nè come.

Forse è dentro di noi,
nel lavoro quotidiano di lettura del mondo…

…quando proviamo a cercare la giusta direzione nel quotidiano…


Forse bisogna mettersi in viaggio e cercarlo…E chissà se un giorno, 

Raggiunta le vetta della nostra ricerca, 

Voltandoci vedremo qualcosa di diverso, di nuovo…


Un albo per adulti ed adolescenti
per chi è alla ricerca di qualcosa,
che sia dentro o fuori da sè,
per chi crede sempre in quel che non si vede,
per chi sa che solo mettendosi in viaggio si possono raggiungere nuove vette, nuove domande…

Un albo magistralmente illustrato, tra l’altro, dalla Dautremer da me amatissima.

Poche parole a seguire il ritmico andare di questa donna…

Usatelo in terapia, usatelo per credere in voi e nel mistero che vi appartiene…

Trucas: un mostro d’arte…e non solo!

Risultati immagini per trucas logos edizioniAppena ho visto fare capolino, dalla copertina, questo buffo mostro verde, dalle lunghe orecchie e gli occhioni sgranati…ho desiderato averlo sul mio comodino (il mostro si!!), poi mi son detta che va bene acquistare albi d’impulso per innamoramento compulsivo da mostri ma che, a casa, di mostriciattola ne ho una anche io ed esigo che i libri che arrivano alla sua lettura siano assolutamenti “ottimi” (per le mie competenze valutative ovviamente)…
Così ho sfogliato questo meraviglioso ed esilarante silent book che, son certa, sarà davvero divertente leggere ad alta voce con bambini e bambine!

La narrazione inizia subito, e forse non si ha il tempo di capirlo se non si sfoglia accuratamente almeno un paio di volte tutto l’albo (io sono arrivata a dar senso e filo alla storia al quarto giro di boa….sarà anche per la simpatia che mi muove l’esserino verde e il sorriso che mi strappa ogni volta che lo fisso in copertina!!)

I silent in fondo sono così…densi e ricchi di dettagli che necessitano un attento studio ( almeno questo quello che penso dovrebbero fare gli adulti prima di proporre una lettura ai bambini)
Trucas sta dipingendo con i suoi tubetti di tempera, il suo capolavoro ci appare nella sua bellezza fin dal retro copertina e, ancora, sfogliando la prima pagina…
ma fino a che non arriviamo a quella che solitamente è la pagina di inizio narrazione…non ce ne accorgiamo…
Un indice indica rimproverante il piccolo imbrattato…e se ci domandiamo il perchè è in quel momento che intuiamo di dover andare a ritroso con le pagine, prima del titolo, per capire..
e così piano piano troviamo un filo conduttore…
Qualcuno, di grande, fa notare a Trucas il suo “stato colorato” e, pare non esserne del tutto contento, così lo solleva e ripone in una tinozza d’acqua:
 Il nostro affezionatissimo piccolo mostro però non ne è entusiasta ed anzi, umidiccio e imbronciato, si mette alla ricerca di qualcosa….la sua natura creativa ha bisogno di forme espressive…
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ciò che capita, come nelle migliori storie esilaranti, è un piccolo innocuo (si fa per dire!) inciampo…Trucas trova quella che ha tutta l’aria di essere una matita….
peccato però…non lo sia affatto.

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Le conseguenze sono quasi scontate….
trucas 5…se non che accade l’inaspettato, ciò che da una svolta  ricca di stupore alla storia…
Trucas scopre che questo spiacevole evento gli offre possibilità espressive nuove, mai sperimentate prima…l’espressione del suo volto cambia, si illumina di sorpresa e allo stesso tempo di “insight” creativo…ed ecco…il capolavoro!!
( arrivate fino all’ultima ultimissima pagina!)
Riflessioni: quello che ho subito pensato è  “wow finalmente qualcuno che ci dice che anche dagli eventi spiacevoli possiamo trarre qualcosa di creativo che ci serve per comprenderci meglio ed esprimere quello che siamo!”
Ho pensato poi a quanto è importante offrire ai bambini luoghi, spazi e materiali adeguati affinchè possano esprimere i loro bisogni, desideri, inclinazioni..senza dover poi ritrattare le carte e intervenire da adulti repressori.
Quanto sia anche importante evitare schematismi, rigidismi, schede compressive…e prevedere spazi (fisici e psicologici) ampi e flessibili che possano adattarsi all’esigenza dei bambini di spaziare, ma anche rimpicciolire, di aprire ma anche di chiudere e trovare confine…
Lo so, non è facile farsi guidare da loro…dar limite ma permettere spazi,
osservarli in silenzio e al contempo avere un milione di idee per offrire loro di più, di meglio…
di cosa hanno davvero bisogno i bambini?
Secondo me la risposta è “di fiducia”
e la intendo così, cercando di schematizzarla in frasi che mentalmente potremmo dire ai bambini:
– “Sono certo che sai fare quello che senti e desideri, che puoi esprimerlo e io mi siedo qui, se hai bisogno ci sono, ma fai da solo…”
– “Sono certo che nonostante le difficoltà riuscirai nell’intento, io sono qui, vicino a te, posso aiutarti, pensare a come modificare lo spazio, a quali materiali posso metterti a disposizione…tu aiutami”
– “Ho fiducia in te quanto in me, attraverseremo gli inciampi insieme: gli educatori, la tua famiglia, gli specialisti e tu al centro dei nostri passi”
– “Come adulto soni certo che il massimo della mia competenza e professionalità si realizza quando ho osservato a lungo e con occhio attento quello che sei nel contesto in cui siamo, ne ho ragionato con i colleghi e riflettuto su come migliorare”
…e così via….Fiducia in loro, nel nostro ruolo di regia, nel potere di un’educazione che favorisca l’espressione di bisogni e desideri senza reprimerli, inquadrarli o addirittura incanalarli.
Io tifo per Trucas e voi?

Parola di bambini! 

Grazie al bellissimo lavoro che ho modo di fare vengo continuamente a contatto con i bambini e le bambine della fascia 0-6 anni. 

La loro saggezza insegna sempre a tutti…quest’area è dedicata alle conversazioni, gli spunti, le idee che vengono direttamente dalla loro voce! 

Scuola dell’infanzia, insegnante “non correre nel corridioio!!!!!!”
M, 5 anni, femmina “ma maestra allora perchè si chiama CORRI- doio?”

Oggi a scuola da mia figlia è arrivato I. un bimbo giunto in città grazie ai corridoi umanitari. La maestra ha detto il suo nome, che viene da lontano e che è un nuovo compagno da sostenere e aiutare (aveva bisogno di quaderni, colori e sorrisi). Mia figlia riassume perplessa “ha un bel sorriso, non sa stare molto seduto ma imparerà mamma, solo che…viene da lontano secondo me arriverà sempre in ritardo a scuola” 

“Io oggi divento più grande” 

“Ah! È il tuo compleanno?” 

Mi guarda con tono tra lo stupito e il rimproverante “no! Non lo sai che i bambini diventano grandi ogni giorno?” 

R. 4 anni, maschio. 
Un genio educante tipico dei bambini. 

#ehgià #sapevatelo #bambini #geni #tuttodaimparare

4 anni, femmina, seria. Entro a scuola e mi dice “ciao, sei una maestra?”

“Un’aiutante” (mi squadra come se sapesse che non è esattamente quello che sono)

“Io non abito qui ma il mio babbo lavora qui” 

“E quindi ti porta lui a scuola il mattino?”

“Si. E poi mi viene a prendere e torniamo a casa dove c è anche la mamma” 

3 anni femmina, frizzante “è llllloggico! Tutte le mamme abitano con i babbi” 

5 anni maschio, alzando la testa deciso “no” 

La treenne convinta ribadisce il concetto “si eccome!”

Lui “No. (Fermo, deciso…triste?) alcuni babbi se ne devono proprio andare ad abitare in altre case” 
Silenzio. (Mi pongo mille domande…se dire e cosa) 
Interviene lei, una quattreenne rimasta silente fino a questo momento, la voce autorevole che tutti aspettavamo “non importa dove abitano se ti amano” 
Bhe ragazzi….lavorare con i bambini è questo. E molto molto di più. 
#vocigrandideipiccoli

Un pentolino, un bambino e l’educazione ideale.

Mi hanno scritto una mail per chiedermi “ha recensito Il pentolino di Antonino”?

“No”

“Peccato”

Quel peccato mi è risuonato fino ad oggi…fino a che non ho riflettuto abbastanza sul perchè non avessi mai recensito un albo così importante per chi cammina al fianco dei bambini.E forse davvero per tutti…

Mi sono risposta che è un albo che tutti conoscono, dotato anche di una guida alla lettura scritta direttamente dalla casa editrice, e che sarebbe ridondante parlarne ancora. Ma forse la verità è che questo albo mi apre tante domande su quanto c’è ancora da fare sul mondo degli adulti, di quanto poco sento di riuscire a fare ancora e di come vorrei che l’educazione si approcciasse ad ogni bambino.

Ma…questo albo è speciale e merita una menzione in un blog che ha l’arroganza, la pretesa e l’illusione di parlare di educazione.

Cito dalla pagine di Kite edizioni “Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sè il suo pentolino, non si sa molto bene perché.Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri…deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro”

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Prima di continuare la descrizione vorrei  fare una piccola annotazione:

innanzitutto questo albo viene spessissimo utilizzato per parlare della e spiegare la disabilità, certamente il modo e il tono sono adeguati, delicati al punto giusto per trattare un argomento così delicato…ma a me piacerebbe che prendessimo in considerazione che questo albo parla di molto molto di più…e lo verificheremo passo passo.

  • Per prima cosa…questo albo parla di noi.

Di ognuno di noi, delle nostre piccole o grandi difficoltà che a volte diventano ingombranti e fastidiose per noi, e agli occhi di chi ci guarda.

“Gli è caduto sulla testa” –> non abbiamo scelto e non lo hanno scelto i genitori dei piccoli ai quali vengono spesso diagnosticate difficoltà di varia gravità. Eppure loro – le difficoltà – ci sono, ci piombano nella testa insieme alla diagnosi, o davanti allo specchio o, ancor peggio, davanti agli occhi di chi ci guarda. E piombano nella vita dei bambini che vivono le loro fatiche e quelle, di riflesso,  degli adulti che li accompagnano. Allora forse dovremmo ricordarcene quando ci avviciniamo alle famiglie, quando abbiamo l’impulso di dire “possibile che non se ne accorgano?!”, “possibile che non vogliano fare nulla?”…dovremmo proprio pensare alla nostra fatica nell’accettare noi stessi con i nostri limiti e provare per un attimo a cosa devono aver provato bambini e genitori davanti alla diagnosi scritta nero su bianco, o ancora..a quelle famiglie che iniziano a notare delle prepotenti differenze tra coloro che sono considerati normali e  loro. Un trauma che va a modificare non solo la visione di quel bambino, la sua identità, lo schema di catalogazione nel mondo…ma anche e fortemente l’identità della famiglia stessa, che smuove sensi di colpa, limiti e fragilità individuali, di coppia laddove ce ne sia una, che SEGNA creando un solco così profondo che, spesso, e soprattutto inizialmente, impedisce a chi ha ricevuto in testa il pentolino di vedere alternative…blocca il pensiero creativo e apre a quello che io ho denominato “pensiero tragico”.

A me appartiene molto…il pensiero tragico dico….quando mi capita qualcosa di emotivamente rilevante…per qualche tempo tutto in me si blocca, riesco solo a vedere un’alternativa e non è mai nè quella creativa nè quella evolutiva. Poi passa…reagisco, urlo, mi metto in moto, esplodo di idee di fare…mi affollo di pensieri, notti insonni,…fino a che non individuo un percorso possibile.

Ognuno poi reagisce come può…e qui…in questo “come può” si inserisce il meraviglioso proseguo dell’albo…

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    • “Fortunatamente esistono persone straordinarie…basta incontrarne una…”

di cosa abbiamo bisogno quando andiamo in crisi? A me la risposta arriva immediata e semplice: degli amici. Di quelle persone che non solo sanno capirci ma anche spronarci ad affrontare le crisi evolutive.

Ma quando si tratta di difficoltà che superano le nostre naturali capacità individuali di chi abbiamo bisogno? Di persone competenti, preparate e sensibili ( e tutte queste caratteristiche nessuna esclusa!)

Nel caso di Antonino possiamo ben dire che ha incontrato un adulto davvero ideale, che nel mio immaginario è un insegnante, un educatore.

Lei, vestito a fiori, ha un simpaticissimo pentolino in tasca che antonino ha l’onore di poter vedere…è lei a mostrarglielo nel tentativo, forse, nel momento in cui si è due etranei, di riconoscersi un pò ( a questo proposito, scusate i miei voli pindarici, vi invito a vedere questo video)

Lei vede un bambino. (come in Capitombolo la paperette vede un animale)

Un bambino con un potenziale inespresso, che ha bisogno di essere accompagnato a trovare il proprio linguaggio creativo-espressivo. E lei è a fianco di Antonino per questo.

Antonino impara a comprendere che vivere con il suo pentolino è possibile, che non solo si può “tenere in borsa” e fare molte delle cose che pensava gli fossero impedite ma che il pentolino è spesso un’utile risorsa creativa in un mondo tendenzialmente omologato ed omologante…

Grazie all’intervento esperto e competente di quello che è il mio educatore ideale

( –> ossia colui che interviene solo per offrire strumenti adeguati e nuovi punti di vista evolutivi a persone che stanno affrontanto la prorpia montagna personale, e che nel resto del tempo osserva, annota, lascia spazio e tempi di riflessione e di espressione…)

Antonino, e tutti noi in momenti di particolare difficoltà, scopre non solo, come spesso detto, la potenza della resilienza, ma anche la felicità…ossia la possibilità di essere se stesso, senza imbarazzi.

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L’educatore offre, insomma, la possibilità a tutti di essere diversi, ossia speciali, in un mondo che per osmosi tende al grigio e che invece ha davvero bisogno di persone creative, geniali, diversamente abili per renderlo un luogo accogliente, evolutivo, educativo senza esclusioni e, dunque, violenza. (secondo la mia personale teoria che violento è chi esclude e forse chi si sente escluso…ci diventa [con se stesso o col mondo]. In tantissime accezioni possibili)

Questo albo tocca le corde profonde di me, del mio essere donna, professionista in campo educativo, mamma. Mi commuove, mi smuove, mi sprona sempre e ancora a guardare all’altro nel suo potenziale e mai e non solo nelle sue difficoltà.

Abbiamo un compito arduo, davvero difficile, noi…educatori, genitori, professionisti che ci occupiamo di difficoltà cognitive, comportamentali, emotive, di disabilità, di famiglie e bambini… Il compito di guardare oltre i pentolini, di permettere ad ognuno di essere protagonista di se stesso e della propria storia, pentolini inclusi, in un mondo che tenderebbe invece ad escludere le sfumature pur avendone una grande urgenza.

Si potrebbe scriverne per ore…di sociologia, di politica, di psicologia più o meno spicciola…si potrebbe parlare tanto su temi di inclusione (parola che odio), integrazione, accoglienza, scambio…sarebbe bello se gli albi diventassero strumenti in mano ad adulti in grado di tradurli in pratiche educative e dialogiche…perchè cambierebbero il mondo.

Il fatto è – Capitombolo

Il fatto è  e  Capitombolo – Lapis Edizioni.

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Il fatto è…. “che nessuno può obbligare una paperetta a tuffarsi in acqua se non è pronta” dice imperiosa mia figlia giocando a fare la lettrice ad alta voce ai suoi bambini.

Lo dice con quel tono di fierezza e solennità che solo i bambini e il loro senso del vero sanno dare ai contenuti più che alle parole.

Potremmo finire così il riassunto di questo, a mio avviso, meraviglioso albo (adatto anche per le prime letture dato che è scritto in stampato maiuscolo – come anche Capitombolo)

La storia di Il fatto è si svolge ai bordi di uno specchio d’acqua al quale si affaccia tranquilla una paperetta…la pace della scena è interrotta dall’arrivo, in successione, di un’anatra, un gatto, un cane e un tacchino i quali provano in tutti i modi a spingere in acqua la piccola.
“Che non si spostava di un millimetro”

“E quando sembrò che la sua resistenza potesse venir meno, il tacchino cominciò a urlare: al lupo! al lupo!” e tutti si tuffarono nello stagno.

No, non tutti, naturalmente: la paperetta rimase al suo posto”.

— e qui attenzione perchè si insinua una seconda grande lezione sulla visione “dei piccoli” a confronto con quella stereotipata dei grandi —

Tutti urlavano alla paperetta di tuffarsi, per mettersi in salvo, “ma la paperetta non vedeva per niente il lupo: vedeva un animale grosso, brutto e peloso le cui intenzioni, per lei, erano fin troppo evidenti: spingerla in acqua”.

La faccenda pericolosa finisce con un morso al naso del lupo, messo in fuga e un bel tuffo rigenerante della paperetta alla quale, visto che la giornata si era fatta bella, “nulla sembrò più opportuno che farsi un bel bagnetto nello stagno”

il fatto è lupo

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Questo albo, da aggiungere alla collezione sul tema Bambino: un mondo da conoscere,

si apre a tantissime interpretazioni ed utilizzi. A me viene naturale associare la figura della paperetta a quella dei bambini, meravigliose creative. E la banda di animali agli adulti.

Innanzitutto posso dirvi che a mio avviso qui possiamo ben vedere quanto e come spesso le idee degli adulti sul comportamento infantile si trasformino in pressioni e spinte ad “imbuto”:

  • i grandi decidono quando è opportuno che i piccoli agiscano in una o l’altra direzione
  • e non solo lo decidono ma spingono, obbligando.
  • i grandi offrono schemi interpretativi del reale.

Per i miei (appunto) schemi in campo pedagogico ed educativo questi tre punti basterebbero per avviare un lungo, denso, importante corso di formazione sulla capacità/disponibilità degli adulti di permettere e favorire uno sviluppo autonomo del bambino.

[Sviluppo autonomo–> inteso come possibilità del bambino di incontrare proposte che gli permettano di esprimere il proprio potenziale e di colmare le proprie difficoltà e lacune.

Dice la famosissima Montessori: “il compito dell’adulto è quello di sviluppare e accrescere le attività spontanee del bambino, di suscitarne l’entusiasmo e di aiutarlo a liberarsi degli ostacoli che si frappongono sulla strada della sua crescita autonoma

Pikler conferma “il “dono” più grande che il bambino può ricevere dall’’adulto che si prende cura di lui fin dalla primissima età sono uno spazio e un tempo sufficienti per sperimentare le proprie possibilità autonome di apprendimento, in completa armonia con il proprio livello di maturità, con gli interessi e le iniziative di ogni momento

Il concetto di fondo è, a mio avviso, quello del rispetto: del pensiero del bambino, della sua capacità intellettiva e di quella di autoregolazione e conoscenza.

L’’aiuto dell’’adulto alla crescita del bambino si trasforma da una forma di manipolazione, di forgiatura o riempimento, giustificata da una considerazione di incapacità, a una forma di tutela e di supporto ad un delicato e basilare processo di maturazione che il bambino continua a fare dopo la fase di gestazione e la nascita.

E’ quindi importante, sempre, riflettere, su quale sia il ruolo che l’adulto può assumere. Il mio ideale corrisponde ad un educatore attento, creativo, seduto ad osservare, capace, in sede di collettivo di lavoro, di progettare, programmare e mantenere attiva la verifica e il rilancio continui….troppo?

Vorrei anche proporvi di osservare il comportamento della paperetta. Non trovo affatto che la paperetta sia maleducata, ostinata o scanzonata con l’accezione tipicamente negativa che viene data a questi aggettivi (trovati nella descrizione di capitombolo, sul sito di Lapis) . Trovo che la paperetta sia consapevole e determinata nel portare avanti la propria posizione nonostante l’insistenza pressante degli adulti. Oltre a questo amo particolarmente il dettaglio inserito proprio dove uno meno se lo aspetta, che apre uno spaccato ampio e importante sulla visione bambina: “la paperetta non vedeva per niente un lupo: ma un animale…” con determinate sua specifiche caratteristiche. Ecco cosa dovremmo imparare dai piccoli: l’osservazione analitica NON pregiudizievole.

Lascio a voi altri spunti di riflessione, e vi ricordo che testo ed illustrazioni sono ad opera del grande Gek Tessaro.

Una bella lettura ad alta voce di Il fatto è: https://www.youtube.com/watch?v=yQtfx4fXxN0

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Capitombolo è il proseguo naturale e forse più scanzonato del libro precedente.

Una paperetta di poco più grande (o forse così mi piace pensarla) sale su un ramo attivando così la preoccupazione – azione protettiva di tutta la fila di animali che, salendo uno su l’altro, seguono la salita vertiginosa della piccola avventurosa tutt’altro che convinta a scendere. Il finale è esilarante per tutti i lettori: la pila di animali , acchiappata la piccola, precipita rovinosamente a terra senza alcun danno – dice il libro – almeno per la paperetta la quale, per tutta risposta, saltella sulle pance all’aria degli animali…e PUF risale sul ramo.

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Insomma…se Il fatto è non ci fosse bastato a comprendere che le forzature e i consigli da buoni bravi saggi adulti  (se pur nella buona fede di “fare il bene”, con la presunzione di sapere sempre cosa è meglio) proprio sono da evitare…urge trovare altre vie decisamente EDUCATIVE per essere adulti adeguati alla grande creatività e competenza dei più piccoli.

BUONA SCUOLA dunque… 😉

 

IL VIAGGIO: che poi sono tanti, inifiniti e magici…sempre.

Amo questo tema (e i viaggi) da quando la mia prof di letteratura si fissò ad affrontarlo per un progetto triennale…

…la odiarono tutti…io NO.

Moby dick, Operette Morali, Divina Commedia..letti con l’ottica di un rapporto eterno, potente e spesso prepotente con la Natura (con la N maiuscola) intesa come processo naturale ed essere naturale… questo progetto scavò in me il tarlo dell’amore per la letteratura e per il tema.

“Che i nostri viaggi d’esplorazione non abbiano mai fine” Paul Wühr

Ora…per proporre questa area tematica ai bambini direi che possiamo tralasciare Dante, e tenere lì sotto banco la storia di Moby Dick …perchè di albi e modi per viaggiare con i piccolissimi ne abbiamo a disposizione diversi e già pronti ad incontrare gusti e linguaggi adeguati all’età con la quale lavoriamo.

Come sempre…alcune domande:

  • ci siamo posti la domanda di che cosa significa viaggiare per i bambini?
  • in quanti e quali modi si può viaggiare?
  • è possibile viaggiare rimanendo a scuola?

la mia proposta è limitata…sono certa che con i bambini e le bambine saprete fare molto meglio!!

Naturalmente, viste le mie inclinazioni, non potevo che adorare gli albi che ci aprono gli occhi sullo sguardo bambino (il gioco di parole è voluto…chiedo venia…le parole..ahhh che meraviglia!!) e che ci permettono, da adulti, di intuire una concezione del viaggiare del tutto naturale per i bambini: viaggiare con la fantasia.

Viaggiare con la fantasia –> ossia andare dove non si può, dove non esiste, dove fisicamente non si arriva, dove tutto è possibile, …Insomma una di quelle cosine che salvano la vita in tempi e momenti di crisi, che permettono di mantenere una mente aperta ai controfattuali, e ci esercita ad essere abili nel problem solving…vi pare poco?

e allora….partiamo….ai bambini basta poco…un poco che è tantissimo: uno scatolone vuoto, un pennarello magico, un foglio bianco…

a me è bastato sfogliare questo albo per amarlo sedutastante:

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ma, ovviamente…sul tema ce ne sono diversi di rilevanti:

– Immancabile, che, quando lo leggo, mi da sempre la pelle d’oca è Nel paese dei mostri selvaggi. Babalibri.

A caccia dell’orso. Mondadori.

Luna e la camera blu. Babalibri.

Non è una scatola. Kalandraka (cliccate sul titolo per leggerne la recensione)

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. Rizzoli

Zoo. di Susy Lee …in attesa di ristampa con Corraini

Mirror. di Susy Lee Edizioni Corraini

Ombra. di Susy Lee Edizioni Corraini

 Scoperta. Feltrinelli

Divertenti e irriverenti.

Celeste combinaguai. La Margherita edizioni.

Io sono un artista. Emme edizioni.

Quello che vi sto proponendo…forse lo avrete capito… è di prendere in considerazione che i bambini hanno un nucleo creativo interno così ampio, complesso e magico che, quando progettate, quando elaborate proposte laboratoriali, non potete non tenerne conto o pecchereste di sottovalutazione nei confronti di quelle meravigliose creature con le quali avete l’onore di lavorare.

Naturalmente ci sono viaggi più o meno fantastici, più o meno “dentro o fuori” (e i fuori sono sempre anche dentro mi raccomando!!), ci sono viaggi sotto o sopra, verso il micro o verso il macro, per terra, mare, monti o cielo…insomma sbizzarritevi.

Io qui vi faccio solo una carellata di alcuni spunti che riguardano per lo più i viaggi che dall’interno partono per mondi interiori proiettati..grazie all’uso della fantasia e dell’immaginazione creativa dove un oggetto di uso comune si trasforma, prende vita, si apre a mondi nuovi, diversi, ampli…fuori dalle porte della stanza dove ci si trova (che è il potenziale che ogni buon libro ha a mio avviso)

“M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole” Paul Valéry

In alcuni di questi albi (che proverò a recensire uno ad uno con i miei soliti tempi biblici – quindi tornate a visitare quest’area e a cliccare sui futuri titoli linkati ;-)) ci sono “strumenti stimolo”: un colore come nel caso di Viaggio, una porta, uno specchio…in altri l’autore non si preoccupa di porre tra il lettore, il protagonista e il mondo fantastico qualcosa di fisicamente rintracciabile…ci lascia liberi di entrare a capofitto nelle pagine e nelle illustrazioni (che sono già mediatori..)…

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Quale che sia il vostro modo di accedere alla fantasia e ai mondi che ne scaturiscono…non tentate di influenzare i bambini indirizzandoli su quella via..ognuno ha il suo modo di aprire la porta della mente”, per cui la mia idea è…offrite, come l’autore, strumenti stimolo, o anche semplicemente letture, come queste, di qualità.

Il resto lo faranno loro.

per i viaggi nel mondo naturale…vi ho già ampiamente scritto qui

Quello che a me piace fare è lasciare delle tracce spunto ai bambini poi sedermi con carta penna e macchina fotografica ad osservarli…se volete trattare il tema del viaggio…credo dobbiate, voi in primis, avere il coraggio professionale di lasciarvi condurre da loro…i bambini e le bambine che stanno conducendo parte del loro percorso di vita con voi, nella scuola dove lavorate insieme, in quel preciso momento storico-culturale, con quelle risorse, potenzialità, difficoltà e famiglie.

NB = tracce –> per me possono essere: offrire ai bambini materiali “poveri” destrutturati e naturali, far trovare loro uno scatolone pieno e /o vuoto (e se pieno…di cosa?), fare un’uscita, donare loro un cesto con alcuni oggetti chiave (lente di ingrandimento, macchine fotografiche, foto….mettetici fantasia….), presentare loro una storia, fare un lavoro allo specchio….abbinare queste ed altre idee… 😉

BUON LAVORO!!

E perdonate la mia prolissa energia…scrivetemi se pensate abbia tralsciato qualcosa o se, semplicemente, avete idee, domande, critiche!!

Grazie.

Un sasso nella strada

sasso.cover.big@x2

Novità Minibombo
che tende a non smentirsi sulla qualità degli albi prodotti.
(ha la mia antipatia solo un premiatissimo Orso Buco)

Seguendo lo stile di Orso Buco, che fù di Piccolo Blu e Piccolo Giallo, l’albo si apre con l’immagine di una grande palla grigia che preclude il passaggio a diversi animali che, a mano a mano, si affacciano sulla strada chiedendosi da dove sarà arrivato questo enorme masso.

Quando decidono di coalizzarsi per spostarlo ecco che il lettore viene sopreso da uno starnuto…ed il colpo di scena inverte le parti.

Il grande masso si rivela essere un’anziana tartaruga che, raggiunta da quella che intuitivamente è la compagna, osserva con interesse i piccoli massi apparsi sul suo cammino…

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Chi non ha mai incontrato un sasso sulla propria strada?

E chi, fortunatamente, una volta affronatato da vicino, non si è poi reso conto che andava tutto ridimensionato? Prendendo atto anche che, un problema, affrontato insieme a qualcuno che ne condivide le preoccupazioni e i dubbi, si dimezza e si risolve più facilmente..?

Mi piace pensare che questo albo divertente e simpatico metta in campo anche queste tematiche:

lo stupore (e il rimanerci di sasso)

la coalizione

l’affrontare insieme un problema

l’inversione dei ruoli

i diversi punti di vista.

Oltre, ovviamente, che a giocare con il bambino sul “vedo-non vedo” e sul riconoscimento intuitivo colore-animale.

E’ un albo che si presta a molti usi:

  • per le letture ad alta voce
  • a scuola per giocare con colori, forme, giochi di ruolo…
  • in biblioteca e in altri luoghi per proporre laboratori creativi suggeriti anche da sito stesso di Minibombo che, per ogni albo prodotto, crea un minisito dedicato. (trovate il link qui)

 

 

Insomma…non perdetevelo!!