Percorsi identitari

Io sono così.

Non è solo il titolo di un albo illustrato di settenove ( qui ) ma un’acquisizione identitaria talmente importante e complessa che ci vuole una vita per raggiungerla (e non sempre e non per tutti! Interessante il libro di Concita di Gregorio ed. Contrasto, che mi hanno da poco regalato, per adulti,su questo tema ).

Innanzitutto riflettiamo sul progesso di separazione-individuazione di cui ci parla Margaret Mhaler –> in breve l’cquisizione del se’ è il frutto di un processo relazionale che favorisce l’autonoma sperimentazione delle prorpie competenze in un ambiente affettivo sicuro e presente. (per approfondire: Bambino: un mondo da conoscere)

Sostenere i  bambini nel loro lavoro sull’identità ci mette nelle condizioni professionali di fare, in primis, un lavoro su noi stessi, sui preconcetti costituiti, sull’idea di corpo e di sè, su che cosa possiamo e sappiamo tollerare degli altri, delle differenze.
L’atteggiamento con il quale ci poniamo ad accogliere (o meno) le caratteristiche altrui è da analizzare con attenzione per poter fare un lavoro di apertura. In quanto professionisti, infatti, siamo chiamati a discernere bene dentro di noi quali sono le nostre posizioni in merito a certe questioni delicate per riuscire non a cambiare idea (se vi riesce difficile o se avete delle resistenze) ma almeno per far sì che queste siano consapevoli e possiamo sapere quando e dove andranno ad influire sul nostro giudizio obiettivo e professionale. Nel caso per esempio di alcuni stili genitoriali io ho davvero qualcosa che mi si smuove dentro…non riesco bene ad essere accogliente, ne ho rifiuto. Quando lavoravo come educatrice chiedevo spesso supporto tecnico e pratico alle mie colleghe… “pensaci tu stamattina all’accoglienza con quella famiglia …” Penso anche al rapporto interiore che abbiamo con temi come la disabilità, l’immigrazione… non voglio fare discorsi politici ma di etica professionale.

A volte non siamo pronti, abbiamo bisogno di tempo, non è un reato ammetterlo anzi un gesto di grande maturità e onestà intellettuali. Nel frattempo, però, è doveroso mettersi in discussione, al lavoro, in formazione, in studio.

Torniamo al percorso di scoperta del sè.

Le indicazioni nazionali per il curriculo (mi affido a quelle “vecchie” in attesa che le nuove siano definitive) ci vengono in soccorso quando dobbiamo progettare. Ribadisco che a mio avviso sono scritte davvero bene…meno bene tendiamo ad attivare prassi operative così innovative. Comunque… per quanto riguarda lo sviluppo del sè possiamo leggere:

“Consolidare l’identità significa vivere serenamente tutte le dimensioni del proprio io, stare bene, essere rassicurati nella molteplicità del proprio fare e sentire, sentirsi sicuri in un ambiente sociale allargato, imparare a conoscersi e ad essere riconosciuti come persona unica e irripetibile. Vuol dire sperimentare diversi ruoli e forme di identità: quelle di figlio, alunno, compagno, maschio o femmina, abitante di un territorio, membro di un gruppo, appartenente a una comunità sempre più ampia e plurale, caratterizzata da valori comuni, abitudini, linguaggi, riti, ruoli.
Sviluppare l’autonomia significa avere fiducia in sé e fidarsi degli altri; provare soddisfazione nel fare da sé e saper chiedere aiuto o poter esprimere insoddisfazione e frustrazione elaborando progressivamente risposte e strategie; esprimere sentimenti ed emozioni; partecipare alle decisioni esprimendo opinioni, imparando ad operare scelte e ad assumere comportamenti e atteggiamenti sempre più consapevoli.
Acquisire competenze significa giocare, muoversi, manipolare, curiosare, domandare, imparare a riflettere sull’esperienza attraverso l’esplorazione, l’osservazione e il confronto tra proprietà, quantità, caratteristiche, fatti; significa ascoltare, e comprendere, narrazioni e discorsi, raccontare e rievocare azioni ed esperienze e tradurle in tracce personali e condivise; essere in grado di descrivere, rappresentare e immaginare, “ripetere”, con simulazioni e giochi di ruolo, situazioni ed eventi con linguaggi diversi.
Vivere le prime esperienze di cittadinanza significa scoprire l’altro da sé e attribuire progressiva importanza agli altri e ai loro bisogni; rendersi sempre meglio conto della necessità di stabilire regole condivise; implica il primo esercizio del dialogo che è fondato sulla reciprocità dell’ascolto, l’attenzione al punto di vista dell’altro e alle diversità di genere, il primo riconoscimento di diritti e doveri uguali per tutti; significa porre le fondamenta di un comportamento eticamente orientato, rispettoso degli altri, dell’ambiente e della natura.
Tali finalità sono perseguite attraverso l’organizzazione di un ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento di qualità, garantito dalla professionalità degli operatori e dal dialogo sociale ed educativo con le famiglie e con la comunità.”

Calma, una cosa per volta…che qua sono tante eh…!

Leggiamo anche bene nel campo di esperienza specifico Il sè e l’altro che:

“Traguardi per lo sviluppo della competenza

Il bambino gioca in modo costruttivo e creativo con gli altri, sa argomentare, confrontarsi, sostenere le proprie ragioni con adulti e bambini.Sviluppa il senso dell’identità personale, percepisce le proprie esigenze e i propri sentimenti, sa esprimerli in modo sempre più adeguato. Sa di avere una storia personale e familiare, conosce le tradizioni della famiglia, della comunità e le mette a confronto con altre.Riflette, si confronta, discute con gli adulti e con gli altri bambini e comincia e riconoscere la reciprocità di attenzione tra chi parla e chi ascolta.Pone domande sui temi esistenziali e religiosi, sulle diversità culturali, su ciò che è bene o male, sulla giustizia, e ha raggiunto una prima consapevolezza dei propri diritti e doveri, delle regole del vivere insieme.Si orienta nelle prime generalizzazioni di passato, presente, futuro e si muove con crescente sicurezza e autonomia negli spazi che gli sono familiari, modulando progressivamente voce e movimento anche in rapporto con gli altri e con le regole condivise.Riconosce i più importanti segni della sua cultura e del territorio, le istituzioni, i servizi pubblici, il funzionamento delle piccole comunità e della città.”

Insomma…per tradurre a modo mio…dobbiamo partire dal bambino , girarci bene intorno per osservarlo dentro, fuori, sopra e sotto…capirne la direzione, i sogni, gli intenti, gli interessi… comprendere quali sono gli inciampi possibili e i bisogni…e costruire percorsi possibili perchè non solo si muova autonomamente nel mondo ma perchè lo possa anche esplorare contestualizzandosi ed entrando in relazione.

Un compito davvero arduo per gli educatori..bisogna tenere conto della sua complessità e dei vari aspetti da sviluppare. Rafforzare l’identità personale del bambino sotto il profilo corporeo, intellettuale e psicodinamico e sociale comporta sia la promozione di una vita relazionale sempre più aperta, sia il progressivo affinamento delle potenzialità soggettive, rivolte all’integrazione mente corpo emozioni.

Una tale prospettiva formativa richiede e sollecita il radicamento nel bambino dei necessari atteggiamenti di sicurezza, di stima di sé, di fiducia nelle proprie capacità, motivazione alla curiosità; richiede inoltre l’apprendimento a vivere in modo equilibrato e positivo i propri stati affettivi, ad esprimere e controllare i propri sentimenti e le proprie emozioni, nonché a rendersi sensibile a quelli degli altri.

La scuola 0-6 anni rappresenta di per sé un luogo particolarmente adatto perchè tutto questo movimento interno ed in contemporanea verso il mondo e gli altri, avvenga in modo spontaneo, naturale e sereno. Occorrono professionisti attenti che si muovano con delicatezza tra l’osservazione e il rilancio di proposte.

La mia idea è che…

possiamo ben partire dal corpo, strumento principe, fin da piccolissimi, per la conoscenza di se e del mondo. –> io ho meno fantasia di tutti voi messi insieme, credetemi, per cui lancio idee…sta a voi prenderle come pizzichi di sale da aggiungere semmai qua e là. Suppongo e spero abbiate tutti un giardino…e spero e suppongo abbiate tutti un angolo con uno specchio da qualche parte nella vostra scuola, e magari un’area di maggior movimento, non so. Ecco questi elementi come stanno insieme con il senso di identità? Propongo sempre di appendere vicino agli specchi rotoli di carta in formato A3 che il bambino autonomamente può “srotolare” per riprodurre (con avrie tecniche) il proprio corpo e di utilizzare la lettura di Io sono così di Settenove, Tutto da me di Corraini. (aggiungo anche Mirror di Corraini, Chiedimi cosa mi piace, Cosa faremo da grandi? e TUTTI i libri di Settenove, valido anche per i piccoli Dalla testa ai piedi ed La margherita…)

E’ così possibile così suggerire ai bambini di fare un lavoro sul corpo (da fuori–> costruire metri di misura, confronti sulle altezze/larghezze/ fattezze…e quante acquisizioni ci sono in questi processi!!) ed anche un lavoro di autoconsapevolezza (so fare questo/non quello, mi piace questo/non quello, vorrei/posso/sarò…).

Molto interessante un percorso suggeritomi da un’insegnante sulla mappatura emotiva: partendo dalla lettura di favole classiche e dalla loro “sperimentazione/drammatizzazione” nella sala del movimento con bambini di 2/3 anni è arrivata a tracciare con i bimbi la sagoma del corpo e a dare un colore ad ogni emozione chiedendo loro di posizionare quella emozione, attraverso la coloritura dell’area, all’interno della sagoma. “Quando sono felice sono felice qui”–> Interessante non trovate!? quante idee vi verranno….mi piacerebbe me le raccontaste!

 

FILASTROCCA DELLO SPECCHIO

Specchio Specchio trasparente

Son qualcuno o sono niente?

Specchio specchio luminoso

Son qualcuno o sono un coso?

Specchio Specchio Cristallino

Son qualcuno o son pulcino?

Specchio Specchio dei miei giochi

Quattro anni non son pochi?

(Roberto Piumini)

 

Vedete parole, fare e pensare si intrecciano. Possiamo partire da dove vogliamo, in base soprattutto a dove partono i bambini…penso per esempio allo star fuori in tutte le stagioni esercitando il corpo (e di conseguenza la mente) in varie situazioni climatiche e di movimento, freddo caldo, scivoloso, ripido, liscio, impervio, alto, basso, bagnato, asciuto, illuminato, al buio, ventoso…

I libri che vi appoggio qui li immagino altrettanto “appoggiati” tra un’esperienza e l’altra dei bambini, esperienza suggerita dal contesto ben oprganizzato, dai materiali proprosti, dal vostro fare autentico e delicato, mai sovrastante. Ma più che ai libri penso all’occhio attento, alle parole misurate e pensate, al fare del vostro corpo nei confronti del loro, alle possibilità del loro fare in funzione dello spazio mentale che voi stessi create per loro dentro di voi…pensarli liberi, autonomi, capaci è il passo fondamentale per permettere loro di mostrarci che lo sono davvero.

 

 

— illustrazione di Saul Steinberg —

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