LA questione DEL metodo.

Eccomi qua a farmi odiare ancora un po’

Bello come inizio eh?

Vi scrivo questo articolo perchè vorrei spendere due parole sulla questione del “metodo” educativo a scuola (a casa ognuno sclega quello in cui crede. Vedo ogni giorno famiglie e sento di scelte che trovo aberranti come professionista del settore educativo ma capisco, da mamma, che ognuno faccia il suo massimo anche in funzione della storia personale e dei percorsi che ha condotto nella propria vita. Mi riferisco a metodi coercitivi, a violenza, ad elettroschock –non sto scherzando)

Stamane mi è presa questa fissa di dirvi due parole su questo argomento perchè, collegandomi sui social, mi sono imbattuta in un gruppo ultrà montessoriano. Tutti convinti, stra convinti che sia l’unico metodo utile per i propri bambini, quello infallibile, il migliore in assoluto. Leggo “per il bene dei nostri bambini” e mi prende un attimo di impossibilità al silenzio.

[Facciamo una premessa: sono cresciuta con una maestra convinta montessoriana bravissima, credo molto nell’approccio al bambino di Maria Montessori che ovviamente ho studiato, approfondito e ammirato come moltissimi del settore]

Ora…IL bene dei NOSTRI bambini: io non sono nessuno per sapere quale sia ma, suppongo, da mamma, sia quello di renderli esseri umani autonomi nel pensiero e nel movimento nel mondo. Che è una compito talmente arduo e difficile di cui non si vedono i risultati a lungo termine prima di vent’anni che sfido chiunque ad avere le formule magiche.

  1. I NOSTRI bambini NON esistono: esiste OGNI bambino. E guardate che la differenza dalla massa informe all’individualità è la differenza tra il baby parking (lo dice il nome non lo dico io) e l’asilo nido di qualità, tra la scuola dei grembiuli e lavoretti in serie e quella del percorso individualizzato e del curriculum aperto. La differenza sottile, ma nemmeno troppo, sta tra una scuola che sceglie che siamo tutti uguali e che massivamente ci addestra all’omologazione con una scuola che sceglie di metterer al centro del proprio lavoro il protagonismo dei bambini. Difficile sapete, difficilissimo! Significa infatti saper osservare, comprendere, accompagnare ogni bambino, individuo per individuo e saper lavorare nell’ “area prossimale di sviluppo”(definizione coniata da Vigotskij) senza mai dimenticare di intrecciare le esperienze e di favorire gli incontri, la socializzazione, l’avanzamento del sapere anche in situazione di gruppo.
  2. Ragion per cui NON ESISTE UN METODO PERFETTO: ma ce ne sono tanti a seconda del bambino e del momento evolutivo in qui quel bambino si trova. Che se ci pensate è una cosa necessaria e meravigliosa..perchè questo significa che nella borsa del buon educatore/insegnante ci sono tantissime possibilità per adattarsi ai bisogni e alle curiosità del bambino e dei bambini in interazione, che ci sono tantissime possibilità per trovare chiavi di lettura e proposte adeguate. Maria Montessori, che rifiutò di essere annoverata tra i pedagogisti del filone della cosiddetta pedagogia attiva, non è la sola ad aver pensato – e bene – che il bambino abbia un potenziale che possiamo far emergere se predisponiamo un ambiente e dei materiali adeguati. Tutta la pedagogia attiva, per esempio, propone riflessioni importanti sulla possibilità dell’adulto di proporsi come educatore ricercatore attivo, che si siede ad osservare i bambini, uno ad uno, che studia le possibili proposte, ne analizza e verifica le evoluzioni a contatto con lo specifico gruppo con il quale sta lavorano, modifica, aggiunge, toglie, riorganizza…

 

Se considerate speciale quale è vostro figlio, se considerate che ogni figlio, ogni bambino o bambina sono unici e per questo speciali, se considerate l’educazione come quel percorso che può sostenere quell’essere unici e amplificarlo, rendendo l’individuo allo stesso tempo competente individualmente ed anche socialmente, indispensabile perchè unico nel suo genere, di valore perchè inimitabile ed ineguagliabile…se considerate che ogni essere umano è lui e solo lui e che l’omologazione appiattisca…allora dovete davvero spiegarmi, e vi prego di farlo, come sia possibile seguire un solo metodo e solo quello, se pur bellissimo, ricco, prezioso, arguto. E’ uno.

Prendete la pedagogia attiva…provate proprio a digitare “pedagogia attiva” in un motore di ricerca e studiatevene l’evoluzione storica, i fondamenti, i pedagogisti di riferimento, quelli più moderni, le evoluzioni teoriche, gli ampliamenti…digitate poi “epigenetica” e studiate anche gli ultimi studi in quel campo, così come quelli di neuroscienze, psicologia dello sviluppo, delle teorie psicologiche integrate…ne uscirete felici…ne sono convinta, perchè scoprirete che esistono una marea di studi che supportano la vostra convinzione che l’educazione debba fare di più e tutto per i bambini, per ogni bambino e bambina. E se conoscete un po’ i bambini, ma basterebbe osservare anche solo la diversità caratteriale e personalogica degli adulti che incontrate, sapete già che non esiste una sola chiave di accesso, che quello che funziona con uno non funziona con l’altro…che, escluse TUTTE le forme di violenza psicologica e fisica, ci sono approcci, idee, studi che si possono utilizzare, mescolare, anche reinventare aggiungendo idee, “giocandole” nel lavoro quotidiano con i bambini.

Penso che rimanendo aggiornati, studiando, approfondendo si possa ampliare il proprio orizzonte di possibilità, come educatore, di fare un buon lavoro con i bambini, di notare incongruenze, difficoltà, trovare vie comunicative alternative…mi immagino insomma il buon educatore come una persona con uno zaino pieno di vestiti adatti a diverse occasioni, con illuminanti lampeggii sulla testa e sugli occhi…che riesce a vedere possibilità dove gli altri vedono ostacoli, che nota il potenziale quanto le difficoltà e con quello lavora per ridimensionare le percentuali, che continuamente ha idee e spunti che vengono dai bambini e dalle sue conoscenze per creare nuovi approcci di lavoro e aprire strade.

Sogno? No affatto. Di educatori così ne conosco, ne conosco abbastanza da non bastarmi più la mia mano per contarli.

Se pensate che all’inizio di un anno scolastico le maestre della scuola possano dirvi: “allora noi facciamo così…” elencandovi una serie di regole e tattiche preconfezionate vi state aspettando una scuola statuaria dove i bambini che “passano” sono sempre uguali da millenni, che non serva far altro che costruire quello strumento, organizzare lo spazio in quel modo, attivare un paio di formule magiche e tutto andrà alla grande. Io mi aspetto una scuola dove mi dicano che loro mettono al centro del lavoro quotidiano i bambini allo scopo di renderli protagonisti della loro crescita e autonomi nella consapevolezza del sè, nelle relazioni con gli altri e il mondo, nella possibilità di acquisire conoscenza…mi aspetto quindi che non abbiamo formule magiche precostituite ma che navighino a vista se pur avendo una profonda conoscenza e consapevolezza delle teorie di sviluppo del bambino, degli obiettivi auspicabili da raggiungere, di che cosa sia un bambino (per abbreviare)..insomma mi aspetto degli esperti professionisti che, ricchi delle loro competenze e conoscenze, sappiano adattare il lavoro quotidiano ai bambini reali con i quali si trovano a contatto a scuola. Mi aspetto anche che tutto questo processo sia in continua evoluzione, che i professionisti si ritrovino a riflettere e riorganizzare, riorganizzandosi, continuamente per stare al passo delle grandi evoluzioni dei bambini.

Mi aspetto una scuola in movimento insomma, che sappia anche riflettere sui cambiamenti sociali, che non li contrasti ma anzi produca proposte che sappiano fornire ai bambini strumenti per cavalcare l’onda, non annegarvi dentro. 

Quanto conta il ruolo del coordinamento psicopedagogico in tutto questo? TANTO. Tanto perchè l’equipe di educatori/insegnanti è quotidianamente posta in relazione con i bambini e le famiglie, dentro al processo educativo…e non sempre è facile, in sede di collettivo, riflettere e ri-organizzarsi. Il coordinatore ha il pezioso ruolo di monitorare la situazione, di proporre spunti di riflessione, innovazione, cambiamento. Ha il ruolo di sostenere l’equipe ed anche di spronarla studiando percorsi formativi, incontri di riflessione, proposte.

Bella la scuola così…viva, energica, frizzante…attiva – appunto. No?

 

 

Come vedete ho preso quello del “metodo montessoriano” come spunto per parlarvi della mia idea in generale. Avrei potuto aprire un qualsiasi gruppo stamane di ultrà di metodo qualsivoglia e avrei scritto comunque questo articolo. Nulla contro il montessoriano, anzi.

Sono, però, contro ai fanatismi, agli estremismi, ai radicalismi. Che portano irrigidimento, esclusione, disparità, sentimenti negativi sempre.

 

NB= parola chiave FLESSIBILITA’ certo mantenendo salda l’idea di bambino…senza minestroni di teorie eh?

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